Geografia 08/04/2015
Introduzione
Stefano Piastra – stefano.piastra@unibo.it
No lezione il 28 maggio. Fine lezione il 4 giugno. 48 ore di corso. La puntualità è la cosa più importante e la frequenza è fondamentale.
campus.cib.it power point delle lezioni
Esame scritto. 4 domande aperte e domande a scelta multipla. No salto d'appello. Si può sostenere l'esame solo dopo aver frequentato e passato il laboratorio.
Programma d'esame: appunti delle lezioni, power point
- “Compendio di geografia umana”
- “Il mio spazio nel mondo”
Ricevimento (fino a luglio): mercoledì 10:30-12:30
Finalità e approcci della geografia
Il termine “geografia” deriva dal greco: ghè = Terra e graphìa = descrizione. La geografia è dunque una “descrizione della Terra” e il nome stesso è diverso da geologia, perché quest'ultima è un discorso (“logos”) sulla Terra. In altre parole, la geografia si ferma alla superficie terrestre e studia le relazioni presenti su di essa; la geologia affronta invece le cause dei processi stessi alla base della formazione della superficie terrestre (orogenesi, deriva dei continenti, ecc...)
Orogenesi = processo naturale che porta alla formazione delle montagne. L'evoluzionismo è una scienza, quindi non bisogna negarla. Anche il cattolicesimo ci sta facendo i conti. Spesso nelle discipline umanistiche si pensa che l'uomo sia più potente della natura. BALLA. La natura sarà per sempre, l'uomo prima o poi morirà. L'uomo non è niente in confronto alla natura. (materialismo)
Quali agenti modellano l'epidermide del pianeta e sono dunque oggetto di studio della disciplina? La natura e l'uomo. La geografia come disciplina che studia i rapporti uomo-ambiente e come essi mutano nel tempo. E quindi, dovendosi occupare di una materia di confine tra materie scientifiche e umanistiche, la geografia mescola metodi e approcci: statistiche, geomorfologia, storia, scienze sociali (a volte il paesaggio si presenta in un certo modo per strutture antropologiche, come nelle tribù tribali). Quindi un geografo deve sapere di tali discipline.
La geografia è una disciplina e non una scienza, perché non esistono leggi ferree, ma c'è sempre un margine di possibilità o di interpretazione. Come la storia, anche la geografia si presta ad essere interpretata, e non “parla da sola”. Un dato fenomeno (ad es. deforestazione, spopolamento, ecc...) può essere causato da fattori diversi o da una somma di fattori. Ma nessuna “legge” te lo spiega. È lo studioso che interpreta. Anche nelle scienze c’è un margine di interpretazione, ma decisamente più ridotto.
La geografia occidentale nasce storicamente nel mondo greco-romano. Le prime opere geografiche si devono ad autori come Anassimandro, Ecateo di Mileto, Strabone, Tolomeo. Nel medioevo, la geografia, come tutte le discipline, viene interpretata in chiave cristiana. Nel medioevo si pensava a una Terra così: 3 continenti allora conosciuti, nel cui punto di incontro era ubicata Gerusalemme, “centro” del mondo. Terre emerse divise da acque “a forma di T”.
In età moderna, il Rinascimento e soprattutto le scoperte geografiche “aprono” il mondo e ne dilatano le dimensioni. Con l'età contemporanea ci avviciniamo ai concetti geografici odierni.
Alexander von Humboldt (1769-1859), tedesco, fu uno studioso modernissimo per i suoi tempi, tra i più grandi di sempre. La sua grandezza è intanto in un enorme lavoro sul terreno, e non a tavolino credendo solo a quello che era scritto sui libri. Per lui è fondamentale l'autopsia, ossia vedere le cose con i propri occhi. È un enorme passo avanti; prima ciò che diceva uno studioso famoso era considerato “intoccabile”. Von Humboldt, con i mezzi del tempo, viaggia in tutta l'Asia centrale e in tutta l'America Latina, dove studiò i vulcani allineati lungo la cordigliera andina. Egli inoltre aveva una concezione «olistica» dei problemi, cioè complessiva: studiava la geologia, ma era anche naturalista, botanico, attento alle popolazioni.
Friedrich Ratzel Dopo di lui, altra figura capitale per la geografia attuale è (1844-1904). Altro studioso tedesco che nella sua Anthropogeographie propone una visione deterministica delle relazioni tra uomo ed ambiente. Determinismo = cosa l'uomo decide di fare, di coltivare, di allevare... Come in filosofia anche in geografia c'è la differenza tra determinismo e possibilismo. L'uomo non fa altro che adattarsi alle condizioni naturali. ESEMPIO. In Italia il cibo che prevale è grano, vino e olio; in Cina, invece, il riso. Questo perché l'uomo deve adattarsi. In Cina il grano non sarebbe cresciuto, diversamente dal riso. L'economia, lo stile di vita, ecc... sono influenzati dai condizionamenti ambientali. Ratzel rispetto a von Humboldt è meno attento alla natura e più all'uomo: è un materialista. Ci avviciniamo cioè alla geografia umana attuale. Lui spesso si riferiva al passato e pensa che se si sfida la natura si fa una brutta fine. Sempre Ratzel “inventa” la geografia politica, ovvero un approccio geografico che si occupa dei popoli, degli stati, dei confini, ecc... Chi vince ha una supremazia visione materialista. Per i sostenitori è realista, per gli altri è pessimista.
Oggi il 70% delle risorse umane è in mano al 30% della popolazione.
Paul Vidal de la Blache Dopo Ratzel, abbiamo (1845-1918). Lo studioso francese si oppone al determinismo ratzeliano, e vi contrappone una propria visione possibilista dei processi. Vale a dire che i condizionamenti ambientali sono sì importanti, ma l'uomo può scegliere se e quanto adattarvisi. Dà quindi più spazio al libero arbitrio umano. Inoltre, nell'ambito dei suoi libri, propone una prospettiva storicista: demografia economia, paesaggio, ecc... possono cioè essere letti alla luce della storia del rispettivo periodo.
Nasce di qui un forte legame tra storia e geografia, tuttora presente anche nella nostra scuola. La sua è sempre di più una geografia umana. A partire dal secondo dopoguerra la geografia cambia ancora pelle. Il ‘68 (rivoluzione delle università) è importante anche in geografia: nasce la New geography (USA-UK), un approccio quantitativo. Il mondo, secondo questa teoria, si può spiegare solo con i numeri, i tassi, gli indici, ecc... Si introducono brutalmente gli approcci della matematica e dei modelli astratti nella geografia. Il 68' avviene in occidente. Si prova anche nell'altra parte del mondo, ma non si riesce. ESEMPIO “primavera di Praga” in cui il comunismo interviene e gli studenti fanno una brutta fine.
Esistevano poi approcci marxisti, incentrati ovvero sull'economia, sui problemi dello sfruttamento e del colonialismo, attenti ai continenti “dimenticati” (in primis l'Africa). Negli ultimi decenni ci sono tanti altri sviluppi. I numeri possono essere importanti, ma anche loro possono mentire post-modernismo, ESEMPIO. che nega l'esistenza di una realtà oggettiva, e che riporta l'attenzione al soggetto. Oppure la geografia umanistica, che non è sinonimo di geografia umana: l'esperienza delle cose è mediata solo attraverso la propria storia personale. Ognuno di noi ha una propria geografia legata all'ambiente geografico e sociale dove è nato, cresciuto, dove ha studiato, ecc... In estrema sintesi, entrambe sono approcci filosofici, a volte anti-scientifici, mai usabili a scuola. Se si utilizzasse l'approccio post-modernismo a scuola sarebbe un caos, in cui tutti fanno quello che vogliono. Il post-modernismo che prevaleva fino a poco tempo fa, oggi è molto criticato. Oggi importante è l'oggetto e non il soggetto.
Esiste un approccio assolutamente giusto e uno assolutamente sbagliato? In realtà, le sole categorie di giusto e sbagliato sono un po' inapplicabili. Eccessivo possibilismo non va bene, come del resto anche eccessivo determinismo. I condizionamenti ambientali a volte sono fortissimi e la «scelta» umana è limitatissima. Tuttora è così nei paesi in via di sviluppo. Altrove non è così. C'è la necessità che un insegnante di geografia rifletta su questi problemi teorici, e adotti criticamente, in tutto o in parte, un suo “modello” di riferimento, basandosi anche (ma non solo) sul suo background etico, religioso, politico. Le stesse domande si pongono anche in storia, filosofia, ecc... Bisogna però sentirsi liberi di scegliere.
A prescindere dal modello di riferimento, esistono poi tante geografie a seconda di quale argomento uno si occupa. La geografia è cioè una sorta di grande «contenitore», al cui interno sono presenti una miriade di branche. È tutta geografia, ma intanto esistono 3 grandi sottocategorie: la geografia fisica, quella umana e quella politico-economica.
Geografia fisica
- Agenti esogeni (superficiali, legati alle piogge, al clima, ...)
- Agenti endogeni (quelli all'interno della superficie terrestre)
Geografia umana
- Tasso di natalità sulla Terra
- Il paesaggio dei terrazzamenti (il vino nel mondo Mediterraneo era utilizzato non per ubriacarsi, ma perché dava tante calorie per sopravvivere e lavorare)
- La cartografia storica
Geografia politico-economica
- Linee aeree e aeroporti: passeggeri in transito annui
- Rapporti tra stati che esistono, ma non ufficialmente (ESEMPIO. L'ISIS)
- Confini
Nella scuola primaria quale geografia si fa? Soprattutto geografia umana, ma un po' anche di geografia fisica (laghi, fiumi, vulcani), di geografia economica (agricoltura, industria, ecc...), di geografia politica (confini dell'Italia, le regioni, ecc...). E in generale si tratta di Italia, ma sempre di più dobbiamo abituare i bambini sin da piccoli a guardare anche fuori dal nostro paese, al mondo. Dovremmo trattare di Italia, ma abituando a confrontare col mondo, perché l'Italia non è il fulcro del mondo. Di conseguenza, necessità, in relazione al nostro futuro in insegnanti, da parte nostra di avere una visione complessiva dei problemi. Per questo il corso si chiama «geografia»: geografia umana, fisica, politico-economica. Necessità di conoscere temi e problemi anche al di fuori di quello che sarà il puro programma di geografia della scuola primaria in cui insegneremo. Il ruolo di un insegnante è quello di una persona di cultura, con un posto ben preciso nella società dei paesi sviluppati. Che significa essere consapevoli, battersi per una scuola democratica e più giusta, essere preparati ai cambiamenti della globalizzazione, ecc… A maggior ragione in un paese in crisi come l’Italia.
La cartografia
Una carta è una rappresentazione ridotta, simbolica ed approssimata della realtà. È assolutamente sbagliato il termine “cartina”: le dimensioni della rappresentazione non contano nulla! Ogni disciplina ha il suo linguaggio.
Ridotta
Le carte sono un medium e per motivi pratici è necessario ridurre la superficie rappresentata. Tale riduzione è scientifica, fatta in base a una scala (si tratta di una divisione, un rapporto) che indica di quante volte la realtà è stata rimpicciolita. 1:100000 In questo caso la realtà è stata ridotta 100000 volte. 1 cm sulla carta corrisponde a 100000 cm nella realtà: ci deve essere coerenza tra le unità di misura. Questo simbolo “:” non è un “due punti”, ma un “diviso”. Ogni carta fatta bene ha una scala. Perché senza non si può sapere, ad esempio, se un territorio è più grande di un altro (ESEMPIO. Gli Stati Uniti sono più grandi dell’Italia). Ci sono 2 tipi di scale:
- Scala numerica (1:100000 oppure 1/100000)
- Scala grafica (in cui il rapporto numerico è rappresentato graficamente)
Simbolica
La carta deve rappresentare tutto il mondo, il quale è fatto da tante cose, che sono rappresentate; ciò viene fatto utilizzando una simbologia. I simboli sono esplicitati a bordo carta nella legenda, ma solo quelli principali. Un simbolo particolare è la rappresentazione del rilievo, cioè la plasticità del terreno (tutto ciò che si eleva dal terreno). Una volta veniva rappresentato attraverso i “mucchi di talpa” (nel ‘400-‘500). Questa è una rappresentazione non scientifica. Nelle carte a piccola scala si usa il colore.
- Verde=pianura
- Giallo= colline
- Marrone=montagne
- Azzurro=mare
- Blu=oceano
Nelle carte topografiche il rilievo si rappresenta usando una isolinea (o isoipse o curve di livello). Si tratta di linee che collegano punti che hanno la medesima quota o altitudine sul livello del mare medio. Come funzionano le isoipse? Si tagliano i rilievi con dei piani paralleli e proiettano l’intersezione di questo taglio nella carta. Ogni isolinea ha accanto a sé un numerino che rappresenta la quota media sul livello del mare. Le isopse si calcolano sempre in metri e permettono di vedere la morfologia. Questa è una rappresentazione scientifica.
Isobate = processo inverso delle isoipse, in cui si affetta il mare e non i rilievi. Le isoipse sono presenti in tutte le carte; ovviamente non in pianura, perché le isolinee rappresentano solo la plasticità del terreno e nelle carte di una città in pianura il dislivello sarà minimo. Ci sono città al di sotto del livello del mare e, in questo caso, si parla di depressione. In una depressione è molto caldo d’estate e molto freddo d’inverno, perché non c’è ricambio d’aria (ESEMPIO. San Marino). “Barba” = la parete è verticale. In pochi metri il dislivello è di centinaia di metri.
Per quanto riguarda le montagne, si utilizza il temine ”quota” o “altitudine”, è sbagliato usare il termine “altezza”, che è un concetto geometrico.
Approssimata
La carta è approssimata perché dal punto di vista della geometria è impossibile trasferire con precisione assoluta una superficie curva, come quella terrestre, su una superficie piana, come quella di un foglio. Quindi dobbiamo riprodurre una figura bidimensionale su un foglio. Per ridurre il margine d’errore si utilizzano delle proiezioni. Le carte non sono perfette, ma sono rappresentative e, come tutte le rappresentazioni, hanno un margine d’errore. Per ridurre questo si ricorre alle proiezioni. In una carta devo decidere dove mettere i punti cardinali. Se non c’è scritto nulla è implicito che il NORD sia in alto (convenzione iniziata nel 1800). Se voglio rappresentare diversamente si può fare, l’importante è indicare la posizione del NORD.
Ci sono tante tipologie di carte e vengono classificate in base alla scala:
- Fino a 1:10000 abbiamo piante se la carta rappresenta aree urbane e mappe se rappresenta zone rurali;
- Tra 1:10000 e 1:200000 abbiamo carte topografiche;
- Sopra 1:200000 abbiamo carte corografiche (regionali), geografiche e planisferi.
Il cartografare il proprio Stato è un testimoniare la propria sovranità. In Italia abbiamo l’Istituto Geografico Militare (IGM), con sede a Firenze (I capitale Torino, II capitale Firenze, III capitale Roma nel 1870 – Firenze restò capitale solo qualche anno e fu proprio in questo periodo che nacque l’IGM, da quel momento non cambiò mai sede). Ogni regione, recentemente, ha il proprio ufficio cartografico regionale, che producono le Carte Tecniche Regionali (CTR). Prima c’era solo l’IGM per tutta l’Italia. Questo perché le regioni sono nate solo nel 1970, perché l’Italia raggiunge l’Unità nazionale tardissimo (1861). L’idea politica era “fatta l’Italia bisogna fare l’italiano”. Ogni regione ha fatto la sua cartografia come meglio poteva (alcune sono pessime, altre ottime).
L’IGM ha fatto fogli a scala 1:100000. Ogni foglio contiene 4 quadranti a 1:50000. Ogni quadrante contiene 4 tavolette a 1:25000. Negli ultimi anni però ha dovuto adeguarsi a standard europei e quindi ora produce fogli a scala 1:50000 e sezioni a scala 1:25000. I nomi di luogo ufficiali italiani (la c.d. toponomastica) sono quelli riportati sulle carte IGM. Se le carte riportano un toponimo sbagliato (ESEMPIO. Monte Somenga) è comunque quello ufficiale. I territori cambiano e l’IGM aggiorna periodicamente le proprie carte: l’anno a cui si risale la carta si chiama “levata”. Per ogni carta d’Italia esiste, dunque, una prima “levata” fatta tra la fine ‘800 – inizio ‘900 e varie levate successive, sino a quella più recente. Non appena edita, una carta è già fatta vecchia, perché il mondo cambia.
Perché Militare?
Da sempre le carte sono state il punto di partenza e lo strumento su cui si pianificano le guerre. Militare perché significa controllare un territorio. Avere a disposizione una rappresentazione del terreno significa conoscerlo, e sapere quindi in quale area mi posso difendere meglio, dove posso più facilmente attraversare fiumi o montagne, ecc... Questo non è solo in Italia, ma in tutto il mondo. In ogni città c’è una libreria convenzionata con l’IGM, dove è possibile comprare le carte. Gli istituti universitari hanno tutta la cartografia italiana più recente. Le carte più recenti sono stampabili dal sito www.pcn.minambiente.it
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