Giustiniana Wynne ed Evelina: analisi delle singole opere e confronto
Roy Porter è stato uno storico inglese e scrittore molto prolifico. Tra i suoi numerosi scritti, ciò su cui ci siamo soffermati con particolare attenzione è stato "Enlightenment", opera dettagliata che vede come argomento centrale e primario l’Illuminismo. Interessante è stato quindi collegare alcune delle informazioni ivi trovate a due figure che quell’epoca l’hanno vissuta in prima persona: Giustiniana Wynne e Evelina.
Il tema della comunicazione
“Can anything, my good Sir, be more painful to a friendly mind, than a necessity of communicating disagreeable intelligence?”. Nella prima lettera del romanzo Evelina è Lady Howard che, con queste parole, focalizza l’attenzione su uno dei concetti fondamentali dell’intero scritto: la necessità di comunicare. Come per Giustiniana, che in alcune sue lettere sottolinea quanto a volte le conversazioni siano prive di witness, trasferire ogni propria emozione su carta, tradurre ogni sentimento in parola, diviene, lettera dopo lettera, una sempre più intensa necessità interiore e nel suo caso ancor più indispensabile dato il forzato distacco dall’amato.
L'arte della conversazione e la libertà di espressione
Tale concezione è sicuramente riconducibile alla mentalità che andava sviluppandosi in epoca illuministica, secondo cui quella della conversazione stava diventando una vera e propria arte. Come ci dice Roy Porter, in Inghilterra “more people had the time and leisure to participate in the openings afforded by polite culture and revalue themselves and their place in the world”: donne, abitanti delle provincie, appartenenti a classi medie o medio-basse, tutti potevano avvalersi del diritto di esprimere il proprio giudizio, grazie alla allora nascente libertà di pensiero e parola.
Il critico, nello stesso saggio, afferma la sua convinzione che è nel “diamante grezzo” che giace il vero valore, esponendo dunque una nobiltà d’animo non modellata dalle convenzioni sociali e non corrotta dai costumi del tempo, vergine e non intaccata. È l’esperienza interiore ad essere privilegiata, a discapito della distinzione classica tra ciò che stava dentro e ciò che era esterno, tra fatti e fantasia, ed insegnava agli individui a reinventarsi seguendo i propri suggerimenti interiori: la verità sta nel cuore, non nella mente.
Evelina e la scoperta di Londra
Proprio per questo, Evelina, catapultata in una città come Londra, afferma di sentire il bisogno di “a book of the laws and customs à-la-mode, presented to all young people upon their first introduction into public company”. Nelle lettere indirizzate all’adorato padre adottivo Mr. Villars, la giovane donna confessa, in tutta la sua innocenza ed ingenuità, la sua completa ignoranza riguardo le leggi della società mondana in cui è stata proiettata. Evelina è spaesata in questo nuovo mondo, ma ciò nonostante in lei risiede quell’intelligenza e quella forte sensibilità che le permette di dare giudizi incondizionati su coloro che la circondano, ed è qui che giace il diamante grezzo di cui parla Porter.
Sensibilità e illuminismo
È la sensibilità che, convalidando l’interiorità dell’io, diventa concetto chiave dell’ Illuminismo. L’analisi introspettiva, l’esplorazione della propria natura, l’indagine cosciente dei propri dubbi, infatti, sono alla base di quegli studi innovativi che in quegli anni presero forma col nome di “Psicologia”, come afferma Porter nel capitolo Happiness: questa non si limita a studiare l’individuo e la sua anima, ma analizza anche come si rapporta con l’etica e la morale del tempo.
“Like nature… Man comprised a machine made up of parts open to scientific study through the techniques of a moral anatomy which would unveil psychological no less than physical laws of motion” (pag. 262). Questo nuovo modo di considerare il sé porta a vedere una profondità prima ignorata nell’essere umano, a scavare più profondamente nella psiche e questo non avviene soltanto in quella dell’uomo ma anche in quella della donna.
La moralità secondo i philosophers
Porter prosegue il suo saggio affermando che i letterati del tempo, ossia i philosophers, avevano dato una nuova visione di tutto ciò che era moralità, ossia “Morality had traditionally been cast as an objective system of divine laws or cosmic fitness: absolute right and wrong, duty and justice” (pag. 262). La razionalità è quindi al di sopra dei sentimenti dell’individuo, nel quale dalla lotta tra mente e cuore e quindi tra cosa è giusto e cosa è sbagliato, vi è operata sempre la scelta corretta, privilegiando tutto ciò che di razionale abbiamo.
Due innamorati come Giustiniana e Memmo non possono rinunciare al loro legame senza aver tentato. Qualche mese prima che Giustiniana lasciasse Venezia, nell’autunno del 1758, entrambi lottarono per poter coronare la loro unione congiungendosi in matrimonio. Poco importava a loro che il nome di Memmo era uno dei più importanti nella Venezia del tempo mentre quello di lei, figlia di un baronetto, non abbastanza altolocato per il suo.
La ricerca del piacere
“What is the pulse of this so busy world? The love of pleasure”. Altro fattore decisivo dell’Illuminismo sta nella ricerca del piacere. Parlando della società Europea settecentesca, Roy Porter fa notare quanto all’interno di essa ci siano differenze non solo nello stile di vita e nel retaggio culturale, ma anche a livello di affermazione e sviluppo dell’illuminismo e delle sue tematiche guida, compresa la diversa ricerca del piacere: “Some societies achieve more pleasure than others or are more pleasureloving” (pag. 265).
Durante il suo girovagare per l’Europa, Giustiniana stessa riscontra queste differenze; se a Milano le donne sono brutte e goffe, a Torino invece “Le dame non possono uscir sole... E la galanteria in pubblico è malissimo condotta”. A Parigi trova un mondo completamente diverso rispetto alla realtà italiana, una moda più all’avanguardia ed espressiva. I francesi inoltre sono magnifici, molto arditi ed intraprendenti e fanno del flirt una vera e propria arte, diversamente dagli inglesi dalla forte moralità protestante, e per questo molto più miti, le dame più esili e magre, quasi prive di sensualità.
Il perseguimento della felicità personale è considerato il “summum bonum” della propria esistenza, il diritto di chiunque nel tentare di afferrare il soddisfacimento del piacere, inteso anche come appagamento carnale. L’epoca settecentesca, infatti, è il primo momento storico in cui osserviamo una dapprima timida, poi sempre più esplicita esplosione erotica. Nell’epistolario Wynniano ne troviamo un chiaro esempio: proprio l’incontrollabile passione di Giustiniana sarà la causa scatenante del suo allontanamento da Memmo, che le provocherà pr...
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