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Geografia urbana e regionale - I modulo - 25/09/12

Introduzione alla geo: gli aspetti fisici e quelli umani

La geografia parla della dimensione spaziale, (ma non è l’unica) dello spazio fisico che si può misurare e quantificare: il pianeta terra, dove si localizzano le cose. La geo-graphia (scrittura della terra) è una disciplina che si avvale di altre discipline combinate (diversi input fisici e umani). Questo spazio è occupato da due grandi protagonisti: la Natura (geo fisica) e l’Uomo.

Gli aspetti fisici usano le “ere geologiche” (tempi lunghissimi) come parametro temporale, la natura esiste da 4 miliardi di anni, invece l’uomo esiste da 1 milione di anni. La natura e l’uomo riempiono lo spazio e creano degli ambienti naturali o antropici (culturali), questi due ambienti sono sempre mescolati e possono essere studiati in diversi modi:

  • Viaggiando: geografo “con i piedi nel fango”
  • Studiando in modo ingegneristico (struttura)
  • Disegnando il mondo (cartografia e topografia)
  • Studiando numeri e statistiche.

Ognuno a suo modo parla dello spazio e combina i diversi elementi, questi ingredienti cambiano nel tempo e nello spazio e non sono quantificabili.

La geografia fisica è una scienza esatta che esiste da 4 miliardi di anni, è antica e studia tutto quello che esiste nello spazio terrestre, nell’ambiente fisico. L’unico soggetto è la natura (no uomo). Tiene conto delle ere geologiche. L’ambiente terra è costituito da 4 sfere: litosfera, idrosfera, atmosfera e biosfera. Il mondo è pieno di regioni naturali. (vedi slide).

L’uomo è arrivato solo un milione di anni fa e con lui la geografia umana e i tempi brevi della storia.

01/10/12 - La geografia umana

La geografia umana ha al centro di essa l’uomo, inteso come società. L’uomo ha vissuto per quasi 2 milioni di anni. L’uomo è nato sostanzialmente come nomade/migratore.

L’ambiente fisico e umano è il sistema delle relazioni dirette e indirette che intercorrono tra gli esseri viventi e il mondo inorganico. L’ambiente è caratterizzato da due diverse tipologie di componenti:

  • Biotica (piante, animali e uomo), cioè la totalità delle caratteristiche che qualificano l’esistenza degli organismi viventi;
  • Abiotica (atmosfera, rocce e acqua), cioè l’intero complesso delle caratteristiche fisiche e chimiche dell’ambiente inorganico che influenza gli organismi viventi.

Con la rivoluzione agricola c’è stato però il primo e vero cambiamento per la vita umana (10-15 mila anni fa); qui l’ambiente fisico e umano hanno cominciato a vivere insieme (prima viveva solo quello fisico) = biotica (piante, animali e uomo). L’uomo da quel momento è diventato sedentario. L’uomo ha cominciato a costruire spazio antropico (costruito). Tale spazio non è più un ambiente naturale ma diventa un territorio. Tale spazio viene cambiato dall’uomo attraverso la cultura, la lingua, le idee.

Con il termine territorializzazione si intende lo studio di come le società/culture modificano il loro spazio. Il rapporto uomo-ambiente: l’ambiente naturale condiziona l’uomo ma l’uomo è capace di modificarlo e interagire con esso. Esistono però dei gruppi primitivi: gruppi nomadi (essi sono coloro che hanno più conservato il rapporto con la natura).

Un ecosistema naturale è un patrimonio dell’umanità che dovrebbe essere protetto e conservato. La varietà degli organismi viventi, la “biodiversità” degli ambienti acquatici e terrestri, è una ricchezza naturale con ricadute enormi, non solo sulla salute del pianeta, ma anche sui gruppi umani e sull’economia. La biodiversità si manifesta anche nella ricchezza e varietà di sistemi differenti in un paesaggio complesso.

La combinazione geografica: il sistema antropo-fisico

Risorse e paesaggi sono al centro e all’interno di questo contenitore vi è la popolazione umana (che costruisce/distrugge e subisce) e le strutture geografiche (stati, regioni, lingue, etnie, elementi e oggetti visibili e invisibili costruiti attraverso processo di territorializzazione); tutto ciò provoca una situazione di tensione (politica, urbana, culturale, religiosa...) più glocal (globale e locale).

La geografia urbana combina tanti elementi: natura, uomo, il tempo, la globalità. Il primo elemento, dopo la Natura, è l’uomo o gruppi umani (= geografia della popolazione).

La geografia della popolazione

La geografia della popolazione si può studiare a più livelli:

  • Il primo riguarda la distribuzione (dove sono gli esseri umani?) ➔ il cartografo
  • Il secondo riguarda gli aspetti quantitativi (quanti sono gli esseri umani?) ➔ il geografo dei numeri
  • Il terzo riguarda gli aspetti qualitativi (come sono gli esseri umani?): le loro etnie, lingue, culture ➔ il geografo con i piedi nel fango/viaggiatori.

La distribuzione degli uomini sul pianeta è ineguale (non tutto il pianeta è abitato). La presenza di insediamenti umani di lunga durata dipende da molti fattori, fra cui: clima, territorio, risorse, cultura.

Le zone anecumeniche sono le zone disabitate, quelle ecumeniche corrispondono allo spazio terrestre esteso fin dove l’uomo, grazie alla sua adattabilità all’ambiente e al progresso delle sue tecniche di sfruttamento del suolo, è riuscito ad abitare durevolmente in normali condizioni di vita (noi viviamo qui). I confini tra queste due zone non sono ben definiti in quanto le zone anecumeniche (Antartide e il Sahara) possono però diventare ecumeniche e viceversa: tali sono le zone subecumeniche (abitate in maniera discontinua nello spazio e nel tempo). La presenza dell’uomo quindi ci indica se una zona è abitata, inabitata o abitata in parte.

Il Frémont ci aiuta a classificare le principali aree di popolamento della Terra:

  • Il 30% abita vicino alla costa (il mare è un fattore attrattivo agli insediamenti umani)
  • L'8% abita nelle aree lontane, oltre i 1000 km

Se dividiamo il pianeta per continenti, la distribuzione risulta essere:

  • 3 miliardi e mezzo (60,50%) abitano in un solo continente: l’Asia ➔ squilibrio del pianeta terra
  • 0,05% in Oceania

Per fasce altimetriche:

  • 57% in pianura
  • 24% in collina

02/10/12 - Distribuzione della popolazione sulla Terra

Dopo l’esplosione demografica la popolazione si distribuisce in tutta la Terra in maniera diseguale (soprattutto in Europa e Asia sud-est, vedi carta di densità). La densità della popolazione varia anche a livello locale.

Aspetti quantitativi: la popolazione è disegualmente distribuita anche se la dividiamo in fasce d’età. Se guardiamo la carta “il PIL per abitante” (PPA) il così detto “nord del mondo” (sebbene l’Australia sia a sud) è il più ricco e il così detto “sud del mondo” è più povero e si divide a sua volta in povero e poverissimo.

Carta “distribuzione popolazione mondiale ieri e oggi”:

  • Francia, Germania ecc. restano degli stati popolosi anche dopo il ridimensionamento della popolazione di questo secolo, ma a causa delle migrazioni oltreoceano la popolazione si ridimensiona (si riduce) rispetto al boom di altre aree (vedi Brasile).

Tasso di natalità: indica la crescita “effettiva”, quanti bambini nascono.

Tasso di fecondità: indica la crescita potenziale di un paese (media figli per donna).

Speranza di vita alla nascita.

Saldo demografico naturale: può essere sia positivo che negativo.

I cicli demografici

  • Espansione: legata alla la prima rivoluzione agricola, diminuisce la mortalità (soprattutto infantile) poiché aumentano le risorse alimentari.
  • Crescita ridotta: tra il 1000 e il 1750 ci sono state molte guerre ed epidemie, eventi congiunti che portano ad una espansione-contrazione della popolazione.
  • Esplosione demografica: tra il 1750 e il 1850 con la prima rivoluzione industriale migliorano le condizioni igienico sanitarie e quindi diminuisce la mortalità.

La transizione demografica (vedi slide):

  1. Alto stazionaria: popolazioni primitive o popolazioni in estremo disagio. Non esiste più questa fase a livello planetario ma solo a livello locale in certe zone. L’agricoltura è debole, le condizioni igienico sanitarie scarse ecc.
  2. Di prima espansione: prima rivoluzione industriale. Natalità alta poiché dal punto di vista materiale si possono mantenere più figli, c’è il costume di sposarsi giovani ed avere molti figli era considerato un valore poiché andava incontro alla necessità di manodopera.
  3. Di tarda espansione: cambio culturale. Cambia il pensiero, c’è necessità di fare pochi figli (non è necessario né conveniente) poiché si lavora in fabbrica e c’è l’urbanizzazione. Poco a poco il tasso di crescita diminuisce.
  4. Basso stazionaria: nascono in pochi e muoiono in pochi crescita zero. Oggi in alcuni casi si parla addirittura di decrescita.

Pochissime zone sono nella prima fase, alcuni paesi sono nella seconda fase, la maggior parte sono nella terza fase. Il mondo sviluppato (Europa) è per lo più nella quarta fase. Ci sono fattori oggettivi che fanno diminuire la mortalità come ad esempio l’estinzione del vaiolo; ma ci sono altri fattori soggettivi (valori e motivi religiosi) che influenzano l’andamento demografico (per esempio spingono ad avere molti figli). Questo potrebbe portare alcuni paesi a non raggiungere mai (o tardare) la quarta fase.

Caso Cina: politica del figlio unico distorce la crescita naturale demografica.

Caso India: politica imposta come in Cina, ma non è accettata né efficace per motivi religiosi contrari. (vedi slide grafico: scarto tra linea azzurra e linea verde è la crescita della popolazione.)

Capacità di crescita

La selezione naturale viene rimpiazzata dalla selezione culturale. Per esempio esistono società maschiliste in cui muoiono prima le donne ecc.

- Incremento naturale: crescita della popolazione naturale, tasso natalità – tasso mortalità = positivo/nullo/negativo

- Indici di natalità e mortalità: (vedi slide) la classificazione (divisione in classi) è significativa, ci fa vedere dove ci sono grandi discontinuità. (Si mettono insieme i gruppi che tra loro non hanno un grande scarto, se c’è uno scarto significativo allora si forma un altro gruppo).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

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