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Capitolo primo

Storia sociale e storia concettuale

La storia sociale e la storia concettuale avanzano una pretesa di generalità che si può estendere ed applicare a tutte le storie speciali (es. storia economica dell'Inghilterra, storia della Chiesa in Occidente – storie che afferenti a tematiche, periodi e aree geografiche determinate). Infatti, non c'è storia che non abbia a che fare con relazioni interumane, con forme di associazione di qualsiasi genere o con stratificazioni sociali, tanto che ogni forma di storiografia cela l'esigenza di caratterizzare la storia come storia sociale. Lo studio dei concetti è una condizione essenziale per la conoscenza della storia, tanto quanto il riconoscimento del nesso che intercorre fra tali concetti e la società umana.

Retrospettiva storica

La storia sociale e la storia concettuale esistono come problematiche dai tempi dell'illuminismo, dato che le formazioni sociali fino ad allora sussistenti divennero fragili da lì in poi. L'aspirazione a ricondurre alle condizioni sociali e a dedurre da esse tutte le espressioni storiche della vita e il loro mutamento si ritrova già nei filosofi della storia dell'Illuminismo, e arriva a Comte e a Marx. Nella prassi della ricerca vi sono molti collegamenti fra le varie analisi, in particolar modo fra quelle di storia sociale e le questioni di storia concettuale. Nessun fatto storico potrebbe essere conosciuto, soprattutto in presenza di fonti scarse, senza considerare l'elaborazione concettuale. L'intreccio fra la storia sociale e la storia concettuale è stato approfondito soltanto negli anni Trenta del Novecento.

L'impossibilità di una "histoire totale"

Senza le formazioni sociali e i loro concetti, la storia non ci sarebbe, non potrebbe essere vissuta, né interpretata, né raccontata. La società e il linguaggio costituiscono perciò i presupposti senza i quali non sono pensabili alcuna storia. Per questo le teorie, le problematiche e le metodologie di storia sociale e di storia concettuale si riferiscono o possono essere riferite a tutti gli ambiti possibili delle scienze storiche. Proprio per la caratteristica di essere riferite a tutti gli ambiti possibili delle scienze storiche a volte riaffiora il desiderio di concepire una "Storia totale". Il totum di una storia della società e il totum di una storia del linguaggio non si rispecchiano mai per intero l'uno nell'altro. La storia sociale (o la storia della società) e la storia concettuale si trovano in una tensione storicamente condizionata. Sussiste una differenza ineliminabile tra ciò che accade nei rapporti fra le persone, cioè a livello sociale, e ciò che viene detto al riguardo. Tale differenza impedisce qualsiasi histoire totale.

La storia in atto: discorso e scrittura

Il nesso tra la storia sociale e la storia dei concetti appare indissolubile nelle vicende quotidiane. Infatti, l'uomo è originariamente un essere sociale in quanto dotato di linguaggio. Ogni storia ordinaria nel suo svolgimento quotidiano comporta il linguaggio e il dialogo. Nessuna storia d'amore è pensabile senza almeno tre parole: tu, io, noi. Tutti gli accadimenti sociali si basano sulle prestazioni comunicative della mediazione linguistica. Se tutto ciò è ovvio, altrettanto ovvio è che non tutto ciò che accade si riduce alla sua articolazione linguistica. L'amore tra due persone non si limita solo nelle frasi che si scambiano una coppia di innamorati. Questo perché nessun atto linguistico è già l'azione stessa, anche se aiuta a preparare, provocare, a compiere tale azione. Diversamente però una storia non si compie senza l'uso del linguaggio. Perciò, al di là del linguaggio parlato devono esserci anche altre prestazioni e funzioni prelinguistiche che rendono possibili gli eventi. Questa interdipendenza tra linguaggio e atto è la motivazione per la quale è impossibile scrivere una histoire totale. Per "linguaggio" non va comunque considerato solo quello parlato, bensì esistono altri modi di comunicare come quello della gestualità del corpo, dei rituali magici che hanno come mezzo di comunicazione la croce, fino ad arrivare ai segnali stradali. La prestazione dei metodi sopra menzionati consistono nel fatto che si può rinunciare al linguaggio parlato per dare corso ad azioni o controllare atteggiamenti e comportamenti mediante segnali o simboli (es. fare il segno della croce davanti a un crocifisso – fermarsi ad un semaforo rosso). Chi viene messo in difficoltà da un discorso non lo percepisce solo linguisticamente, ma con tutto il corpo; e chi viene zittito da un atto sente tanto più quanto il linguaggio gli sia necessario per "muoversi". L'intreccio tra i cosiddetti atti linguistici e l'accadere “effettivo” si estende dal comportamento individuale fino alle sue molteplici connessioni sociali.

La storia rappresentata e le sue fonti linguistiche

In un'azione compiuta o subita il linguaggio è stato solo un fattore secondario, non appena un evento entra nel passato il linguaggio diventa un fattore primario. Dal punto di vista antropologico, ogni "storia" si costituisce attraverso la comunicazione orale e scritta delle generazione che convivono e comunicano le proprie esperienze. Solo quando si riduce lo spazio del ricordo trasmesso oralmente la scrittura acquista la precedenza come fattore di trasmissione della storia. Senza dubbio vi sono numerosi residui extralinguistici definiti come relitti o reperti (monete, macerie di catastrofi, monumenti) in grado di testimoniare l'accaduto. Il mito, le favole, il dramma sono tutti caratterizzati dal fatto di presupporre e tematizzare il nesso originario tra discorso e azione; questo è ciò che fanno tutte le narrazioni storiche. "Lui ha detto questo e ha fatto quello, lei ha detto ciò e ha fatto quest'altro; ne è derivato qualcosa di sorprendente, qualcosa di nuovo, che ha cambiato tutto": molte opere sono organizzate in base a questo schema formalizzato. Ci sono generi che si articolano in modo unilaterale. Da un lato essi sono sordi oppure ostinati contro le prestazioni linguistiche. Ci sono annali che registrano soltanto gli eventi, solo ciò che è accaduto e non il modo in cui ci si è arrivati. Ci sono i manuali e le cosiddette storie narrative, che trattano dei fatti compiuti ma non delle parole o dei discorsi che hanno portato a essi. Diversamente nella compagnia, si trova anche l'altro estremo: pubblicare soltanto le fonti linguistiche in quanto tali, i resti scritti del discorso allora parlato o scritto. In questo modo avremmo stilizzato tre generi (annali – manuali o storie narrative – fonti linguistiche) che di fronte all'alternativa tra atto linguistico e azione effetti o li riferiscono l'uno all'altra o nel caso estremo, li tematizzano separatamente.

Evento e struttura: l'atto linguistico e il linguaggio

Sincronia = studia la linguistica e i fatti così come sono nel momento in cui viene analizzata. Diacronia = studia la linguistica e i fatti partendo dal passato e tenendo in considerazione gli eventi che hanno portato a questi avvenimenti. Finora abbiamo parlato solo di ciò che accade ed è accaduto, della storia in atto e passata, e ci siamo interrogati su come il discorso e l'azione si sono correlati in actu, per così dire sotto il profilo sincronico. La storia sociale e la storia concettuale sono caratterizzate dal fatto che il loro nesso costituisce un presupposto teorico di entrambe. La storia sociale studia il nesso tra gli eventi sincronici e le strutture o cause diacroniche. La storia concettuale studia il nesso tra l'atto linguistico (sincronico) e il linguaggio dato, che funziona sempre diacronicamente. Semplificando e schematizzando l'istituzione del matrimonio, si possono costruire due approcci metodologici. Il primo si rivolge principalmente agli eventi, cioè alle azioni in forma di discorsi, scritti e cose fatte; l'altro fa riferimento in primo luogo ai presupposti diacronici e al loro mutamento a lungo termine. Tematizzando un singolo evento, ad esempio un matrimonio principesco, del quale le fonti dinastiche ci offrono abbondanti informazioni: quali motivazioni politiche erano in gioco, quali condizioni contrattuali, quale dote era stata concordata, come erano state inscenate le cerimonie e altro ancora. (metodologia sincronica) Un altro approccio metodologico mira alle condizioni di lungo periodo che hanno reso possibile ogni singolo caso e si interrogano sui decorsi a lungo termine (metodologia diacronica). La storia sociale e la storia concettuale hanno diverse velocità di trasformazione. Perciò la terminologia scientifica della storia sociale fa riferimento alla storia dei concetti per accertarsi dell'esperienza condensata linguisticamente. E perciò la storia concettuale fa riferimento agli esiti della storia sociale per non perdere di vista la differenza tra la realtà che svanisce e le sue testimonianze linguistiche.

Capitolo secondo

La storia dei concetti e i concetti della storia

Richard Koebner, nel suo saggio Semantics and Historiography, mostra cosa sono in grado di fare le parole, come possono guidare i comportamenti e dare luogo ad azioni; ma esso mostra anche come le parole dipendano e siano condizionate dagli interessi di attori e partiti politici. Le parole e le azioni si influenzano e si sollecitano a vicenda. Nella sua grande opera, Imperialismo – The Story and Significance of a Political Word. Ha dimostrato come nel corso di un secolo il concetto di imperialismo abbia profondamente cambiato i suoi significati senza che le generazioni successive se ne siano accorte. In questo modo emerge quanto l'uso linguistico fosse dipendente dalla mutevolezza delle fazioni, delle situazioni conflittuali, degli interessi di classe e dei pregiudizi. Al cosiddetto contesto è riservato un ampio spazio, poiché senza di esso non può essere individuato il significato di nessuna singola parola. Nel 1922 Koebner curò la pubblicazione di un importante volume dedicato agli inizi della comunità cittadina di Colonia. Il lettore odierno rimane sorpreso del fatto che Koebner utilizzi come principale concetto-guida per l'ordinamento comunale repubblicano quello di comunità popolare, che in realtà non è un concetto delle fonti, ma un concetto moderno del XIX e del XX secolo. A questo riguardo egli pensava in primo luogo alla componente giuridica che caratterizzava una comunità civica repubblicana con cittadini di uguali diritti. Possiamo essere certi del fatto che dodici anni dopo Koebner, quando fu costretto a emigrare in Palestrina, non avrebbe più impiegato questo concetto di comunità popolare; ma fu proprio tale concetto che, carico di presunte connotazioni raziali, fu utilizzato come parola d'ordine per escludere gli ebrei dalla comunità popolare.

Storia dei concetti

Ogni vita umana è costituita da esperienze e per integrarle nella propria vita occorrono dei concetti. I concetti sono dunque necessari per integrare le esperienze passate sia nel nostro patrimonio linguistico sia nel nostro comportamento. Solo quando questa integrazione è avvenuta si può comprendere cosa è accaduto e forse si sarà in grado di sostenere le sfide del passato. Allora si potrà anche acquisire la capacità di fronteggiare gli eventi futuri. Per dirla con Kant, non c'è esperienza senza concetti e non c'è concetto senza esperienze. Il concepire qualcosa, l'afferrare qualcosa attesta in modo tutto speciale che l'uomo è un essere vivente capace di creare un linguaggio e di servirsene; ed egli se ne serve quando si muove, quando sente e ascolta qualcosa, quando ricorda o quando si aspetta qualcosa, cioè quando agisce e nello stesso tempo pensa. Si può tematizzare la storia concettuale come mutamento dei concetti e contesti pragmatici solo se si sa che un mucchio di altre cose rimangono uguali e dunque sono ripetitive. Solo sullo sfondo di strutture semanticamente e pragmaticamente ripetitive si possono pensare, percepire e commisurare l'innovazione. Ad esempio si può comunicare qualcosa come nuovo solo se si presuppone che l'ascoltatore o il lettore comprenda tutto o perlomeno quasi tutto. Anche chi si serve di vocaboli innovativi suppone che il resto venga compreso e sia conosciuto in precedenza. Ciò significa che la struttura ripetitiva del linguaggio e della comprensione è il presupposto affinché il nuovo possa essere affermato. Occorre ricordarsi che nella storia qualcosa muta rapidamente e qualcos'altro lentamente. Ci sono diverse velocità di trasformazione. Ci sono accelerazioni e rallentamenti nei diversi ritmi. Così possono verificarsi frizioni nell'uso del linguaggio, nelle frasi, nei testi, nei discorsi e nei loro significati. Una parola può improvvisamente acquistare alcuni significati nuovi, ma altre no. Come si configura allora il rapporto temporale tra i concetti e gli stati di fatto? Senza dubbio qui sta la chiave per la storia dei concetti. Tutte le teorie oggi di moda, dimenticano che il linguaggio è e rimane ambivalente. Il linguaggio è tanto ricettivo quanto produttivo: esso registra ed è nello stesso tempo un fattore della percezione, della conoscenza e del sapere. Ogni parola può avere una pluralità di significati che vanno commisurati alla mutevole realtà (metodologia semantica), e uno stato di fatto non può essere riportato una volta per tutte a un solo concetto, richiama una pluralità di designazioni che corrispondono al suo mutamento (metodologia onomasiologica). Heiner Schultz ha mostrato che ci sono solo quattro possibilità per configurare il reciproco mutamento di concetto e stato di fatto:

  • Primo: quando il significato di una parola e lo stato di fatto restano uguali, sincronicamente e diacronicamente. È estremamente raro che i significati delle parole e gli stati che corrispondano in modo durevole gli uni agli altri e, più ancora, che essi mutino in modo uniforme e parallelo. Ciò valse a lungo per i concetti con i quali venivano colti i fenomeni naturali, cioè quegli ambiti che si realizzavano nella ripetizione costante.
  • Secondo: il significato di una parola resta uguale, ma lo stato di fatto cambia. La realtà che muta deve dunque essere colta e afferrata in modo nuovo sul piano linguistico.
  • Terzo: il significato di una parola cambia, ma la realtà da essa colta resta la stessa. Perciò la semantica che muta deve trovare nuove forme espressive per rendere conto della realtà. Un esempio che lo spieghi lo troviamo nel concetto di rivoluzione. Il concetto muta, ma le successioni di eventi da esso diagnosticate si ripetono in modo analogo. Fino al Settecento il concetto di rivoluzione indicò uno sconvolgimento che si ripete regolarmente nel corso della storia politica, ossia un mutamento dell'ordine politico legato alle vecchie manifestazioni della guerra civile: insurrezione, rivolta, tradimento, violenza e assassinio. A partire dall'illuminismo e con la Rivoluzione francese esso si riferisce a un processo unico e irripetibile che, facendo sempre meno ricorso alla violenza, porta a un futuro in tutto e per tutto nuovo di autorganizzazione pacifica dei popoli.
  • Quarto: gli stati di fatto e i significati delle parole si sviluppano in modo del tutto indipendente gli uni dagli altri, sicché la loro precedente corrispondenza non si verifica più. Un caso di sviluppo divergente della storia delle parole e della storia dei fatti è costituito dal campo di tensione tra il concetto e la realtà di fatto dello stato. Nella tradizione latina fino al Settecento il termine status indicò il "rango". Status nel senso di "ceto" significava dunque un gruppo all'interno della società. L'unico elemento in comune di questi ceti consisteva nel fatto che tutti erano ugualmente sottomessi al principe sovrano. Dal Seicento all'Ottocento il termine Staat (stato) coincise con Stand (ceto). Successivamente avvenne un completo cambiamento: il ceto divenne un fattore di disturbo della formazione statale: i concetti di Stato e ceto assunsero due significati contrapposti. Il termine Status, fino ad allora un concetto che faceva riferimento a una società plurale, si trasformò in una pretesa di esclusività. Al posto dei principi divenne Sovrano lo stato medesimo; al posto del "sovrano dello stato" subentrò lo "Stato Sovrano"; lo stato riunì in sé tutti i diritti di sovranità. Da allora questo Stato unitario così organizzato escluse tutti gli altri significati prima in uso del termine Stato.

I concetti e le realtà hanno ciascuno la propria storia; cambiano a velocità diverse, sicché a volte i concetti precedono la realtà e altre volte la realtà precede i concetti. Lo possiamo chiarire tornando all'esempio del concetto di Stato.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dariozzolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di scienze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Lombardo Carmelo.
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