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Sunti di Politica Economica, libro adottato Fondamenti di Politica Economica, Acocella

Riassunto per l'esame di Politica Economica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Fondamenti di Politica Economica, Acocella consigliato dalla docente Spina. Argomenti trattati: i fallimenti del mercato: aspetti macroeconomici della realtà, la disoccupazione, l'inflazione, gli squilibri di bilancia dei pagamenti.

  • Per l'esame di Politica economica del Prof. R. Spina
  • Università: Catania - Unict
  • CdL: Corso di laurea in scienze dell'amministrazione
  • SSD:
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  • 10
  • 21-10-2013
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Sunti di Politica Economica, libro adottato Fondamenti di Politica Economica, Acocella
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ESAME DI POLITICA ECONOMICA Capitolo 7 I fallimenti del mercato: aspetti macroeconomici della realtà Per capire alcuni rilavanti fenomeni inspiegabili, quali numerosi e ricorrenti situazioni “di crisi”, ossia disoccupazione, inflazione sottosviluppo, bisogna analizzare la capacità dei mercati reali di svolgere il ruolo ad essi attribuito di “mano invisibile”. Queste sono manifestazioni della “instabilità” delle economie di mercato capitalistiche, dove con il termine “instabilità” si vuole indicare la possibilità che l’economia si sviluppi lungo sentieri non ottimali dal punto di vista dell’efficienza e/o dell’equità ed eventualmente rimanga in queste situazioni non ottimali. Simili aspetti delle realtà emergono con difficoltà se si parte da una teoria come quella dell’equilibrio economico generale. Se esiste equilibrio su tutti i mercati, sarà in equilibrio anche il mercato del lavoro e la disoccupazione non potrà essere che volontaria e non involontaria. I sostenitori delle virtù della “mano invisibile” hanno tentato di spiegare alcuni degli aspetti della realtà (ad esempio la disoccupazione), sempre alla luce della teoria dell’equilibrio economico generale, introducendo l’ipotesi che spiegano il cattivo funzionamento dei prezzi (rigidità); fra queste ipotesi un ruolo privilegiato è stato quello dell’intervento pubblico che contribuirebbe a determinare tale rigidità e quindi i fenomeni di crisi. Altri hanno sostenuto che la causa dell’instabilità risiede in aspetti strutturali dei mercati che impedisco a questi ultimi di funzionare nel modo e con i risultati previsti dalla teoria dell’equilibrio economico generale. Per “macroeconomici” ci riferiamo ai fallimenti connessi con l’instabilità delle economie di mercato: disoccupazione, inflazione, squilibri della bilancia dei pagamenti, sottosviluppo, possono essere considerati fallimenti macroeconomici del mercato per le seguenti ragioni: 1. essi sono fallimenti, in quanto denotano la presenza di inefficiente e/o iniquità 2. essi sono fallimenti del mercato, in quanto sono strettamente legati al funzionamento concreto dei mercati: possono esserci fallimenti del non mercato (ossia, dell’azione pubblica) 3. essi costituiscono fallimenti macroeconomici, in quanto la teoria che li spiega sembra essere una teoria macroeconomica
La disoccupazione Con il termine disoccupazione si riferisce alla disoccupazione involontaria connessa con il livello della domanda globale; questa avviene quando vi sono lavoratori potenziali disposti a lavorare con un salario reale vigente o anche a uno leggermente inferiore, ma la domanda di lavoro è insufficiente per occuparli: quindi l’offerta risulta “razionata”. Nel secondo dopoguerra le economie di mercato hanno sperimentato situazioni di occupazione e disoccupazione molto diverse nelle due fasi che si individuano prima del 1973 (data della prima crisi petrolifera) e dopo il 1973. Nella fase anteriore al 1973 la disoccupazione è risultata in continua diminuzione in vari paesi; nella fase successiva essa è aumentata notevolmente, ad eccezione degli Stati Uniti. L’esistenza della disoccupazione involontaria configura una perdita di efficienza statica e dinamica per il sistema economico. Dal punto di vista statico essa implica la possibilità di migliorare la posizione di alcuni individui (i disoccupati stessi), senza peggiorare quella di altri. Inoltre, il fatto di non utilizzare le risorse umane per un lungo periodo di tempo né implica il deperimento: per questo la probabilità che un disoccupato ritrovi un lavoro si riduce all’aumentare della durata della disoccupazione. Oltre alla perdita di occupazione, vi è pure la disuguaglianza della distribuzione del reddito. La redistribuzione del reddito può essere effettuato da intervento pubblici, che consentono il pagamento di indennità di disoccupazione o l’integrazione dei guadagni, o il pagamento di un salario minimo. Ma l’esistenza di queste due forme di pagamenti, facilita i licenziamenti o la sospensione del lavoro (lay-off). Alcuni economisti sono contrari all’indennità di disoccupazione perché diminuirebbe l’offerta di lavoro. -1-
Sembrerebbe che solo la durata dell’indennità e non l’importo,che ha un effetto sull’offerta di lavoro e sulla durata della disoccupazione. Indennità di disoccupazione e integrazione dei guadagni costituiscono pur sempre un costo economico per la società e il suo complesso. Oltre a questo si aggiungerebbero la frustrazione, l’emarginazione e l’aumento della criminalità. Tutti questi costi può spiegare l’impiego a perseguire la “piena” occupazione che fu oggetto di politica di alcuni governi nel dopoguerra. Con il termine “piena” non si riferisce al termine letterale, inteso come al 100% delle forze di lavoro; questo riguardava essenzialmente la disoccupazione involontaria al di sopra di quella frizionata (dovuta ad errori di calcolo, mutamenti imprevisti, attriti e non è calcolabile statisticamenEspandi »te), ritenendo che quest’ultima sia normale in presenza di “imperfezioni” nel funzionamento dei mercati. A questa forma di disoccupazione corrispondono dei posti di lavoro vacanti, che molto difficilmente possono essere rioccupati. Inoltre l’assenza di un cospicuo numero di disoccupati capaci di far concorrenza ai lavoratori occupati, riduce il timore di licenziamento e, così, l’impegno nell’attività produttiva da parte di quest’ultimi e quindi anche incentivazione a richieste di aumenti salariali. Quindi vi è la possibilità che l’obiettivo della piena occupazione entri in conflitto con quello della “disciplina nelle fabbriche” o della stabilità sociale e politica del sistema di economia di mercato. L’emergere di questa situazione di conflitto tende a manifestarsi attraverso il fenomeno economico detto inflazione.
Inflazione Di norma questo termine indica un aumento del livello generale dei prezzi, e quindi la perdita di valore della moneta. Le tipologie di inflazione sono: 1. dal punto di vista delle cause immediate: inflazione da domanda, finanziaria, creditizia, importata, da offerta, da costi, da profitti; 2. dal punto di vista del ritmo di aumento dei prezzi: inflazione strisciante, moderata, galoppante, iperinflazione L’inflazione da domanda (demand-pull inflation), è quella che deriva dalla pressione della domanda, che tende a espandersi al di là dell’offerta disponibile, in prossimità della piena occupazione delle risorse fisiche e umane L’inflazione finanziaria e creditizia sono forme di inflazioni da domanda, innescate da crescita della spesa pubblica finanziaria in deficit (ossia, senza un pari aumento delle entrate fiscali), in condizioni di prossimità al pieno impiego o da eccessiva creazione di credito da parte del sistema bancario. L’inflazione da offerta si verifica per effetto di shock che portano a ridurre l’offerta (calamità naturali, guerre, ect) L’inflazione da costi (cost-push inflation) consiste nel trasferimento sui prezzi dell’aumento dei costi dell’impresa (salari, materie prime, energia, imposte specifiche). L’inflazione da profitti è connessa con l’aumento del profitto reso possibile dall’esistenza di forme di mercato diverse dalla concorrenza perfetta. L’inflazione importata è connessa ad un prolungato aumento delle esportazioni del paese produttore, verso un paese estero con un elevato livello di domanda (che può dar luogo a inflazione in quel paese, da cui la denominazione di inflazione importata). Può capitare che le varie inflazioni si possono presentare contemporaneamente: esempio l’inflazione da costi e da domanda: un aumento della domanda di lavoro, oltre ad aumentare i prezzi, porta il mercato del lavoro verso la piena occupazione e determina l’aumento dei salari e dei prezzi. Per quanto riguarda il ritmo di aumento dei prezzi si parla di: • inflazione “strisciante”, fenomeno contenuto con percentuali al di sotto delle due cifre; • inflazione “moderata”, avviene se la crescita dei prezzi e minore del 10% annuo; • inflazione “galoppante”, quando i prezzi aumentano a tassi annui di due o perfino tre cifre; • “iperinflazione”, se il tasso è almeno dell’ordine di grandezza del 300% annuo. La misurazione dell’inflazione può avvenire utilizzando i vai indici di prezzo disponibili: deflatore implicito del PIL o dei suoi componenti, prezzi all’ingrosso, prezzi alla produzione, prezzi al consumo, ect. L’inflazione nel dopoguerra ha subito andamenti molto diversi nei paesi sviluppati e in quelli sottosviluppati. In paesi dell’America Latina, fenomeni di inflazione galoppante o iperinflazione sono normali situazioni, che non generano crolli della moneta e quindi sostituirla. -2-
Nell’ambito dei paesi sviluppati, a parte il dopoguerra, l’inflazione ha avuto normalmente carattere strisciante fino alla prima crisi petrolifera. Successivamente a questa data il fenomeno si è manifestato con tendenza variabile, senza mai raggiungere livelli di iperinflazione. Prima della seconda guerra mondiale, si erano avuti numerosi casi di inflazione galoppante. Una pressione inflazionistica sorge ogni volta che i percettori dei vari redditi monetari (salari, profitti, rendite), cercano di aumentare la propria quota nella distribuzione del reddito reale prodotto, a discapito degli altri (ovvero consumatori). Questa definizione di inflazione copre le tipologie base di inflazione, quella dei costi e da domanda, e mostra che l’inflazione è il sintomo di una lotta sociale, nelle sue manifestazioni più esasperate e incontrollate, di una disgregazione della società. L’inflazione di norma implica anche una redistribuzione della ricchezza. I costi provocati dalla redistribuzione del reddito e della ricchezza per alcuni individui si cancellano per la società nel suo complesso, perché a essi fanno riscontro guadagni per altri. Alcuni hanno sostenuto che una moderata inflazione può essere benefica per l’intero sistema economico, e quindi da stimolo « Comprimi