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Valutazione e contesto educativo

È un ramo della pedagogia che si può collocare tra le tecniche sperimentali che si occupano dello studio dei sistemi di valutazione delle prove di verifica.

Capitolo 1 – L’autonomia scolastica

Il termine "autonomia" veniva utilizzato anche in ambito scolastico; infatti con la legge dell'8 marzo 1999 tutte le scuole acquistano autonomia. Con l'autonomia sono cambiati i tradizionali rapporti tra centro e periferia, e sono aumentate le responsabilità e le capacità di scelta e di decisione da parte delle istituzioni scolastiche. L'autonomia delle istituzioni scolastiche è funzionale al raggiungimento degli obiettivi e degli standard ed è finalizzata alla promozione e sostegno dei processi innovativi ed al miglioramento dell'offerta formativa.

L’autonomia organizzativa

L’autonomia organizzativa gioca la sua riuscita sulla sua capacità di affidare responsabilità e di prendere decisioni; di mettere in campo progetti realizzabili, condivisi, flessibili. Essa è finalizzata all’adozione di modalità organizzative coerenti con gli obiettivi e gli standard formativi del corso di studi. Rientra tra i compiti dell’autonomia organizzativa la definizione dell’orario complessivo ma sempre più utilizzato come elemento caratterizzante è lo spazio lasciato all’ampliamento dell’offerta formativa.

  • Organizzazione (aule, aule speciali, laboratori, biblioteca)
  • Orario (attivazione di attività sportive, culturali)
  • Didattica (scambio di informazioni su alunni, progetti di accoglienza, integrazione handicap)

La riuscita di un progetto formativo richiede il ruolo di protagonisti degli operatori scolastici, soggetti che vedano premiata la loro professionalità e l’impegno profuso. La formazione del personale docente, rappresenta, oggi, uno degli aspetti fondamentali per la riuscita del processo di attuazione dell’autonomia e, bisogna favorire un tipo di formazione che privilegia un rapporto interattivo con la scuola e con i singoli insegnanti.

L’autonomia didattica

L’autonomia didattica è finalizzata ad assicurare il diritto all’apprendimento degli alunni. Le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. All’autonomia didattica è affidato la determinazione dei curricoli. I curricoli devono comprendere:

  • Le discipline e le attività fondamentali (quelle di base)
  • Le discipline e le attività integrative (quelle facoltative)

Le scuole possono stipulare convenzioni con le Università, enti e associazioni per realizzare obiettivi previsti dal P.O.F. L’attività didattica va adeguata al tipo di studi e al ritmo di apprendimento e per questo è consigliabile una programmazione per moduli. Il modulo è il frutto di un attento percorso programmatorio sulla base di dati certi e di percorsi controllati. Esso può avere un riferimento disciplinare o pluridisciplinare (esempi di moduli: moduli costruiti per gruppi interni alla classe; per gruppi di classi diverse, ecc.). Caratteristica fondamentale del modulo è la flessibilità: vi deve essere flessibilità del tempo didattico e flessibilità del tempo delle discipline.

Caratteristiche e finalità del P.O.F.

Nella Pubblica amministrazione vi è stata nell’ultimo ventennio, una forte spinta innovativa. La nuova scuola d’impronta ad una gestione di tipo privatistico e i principi fondamentali devono essere:

  • Maggiore attenzione alle domande esterne: gli studenti hanno delle esigenze formative che vengono poste da essi stessi (ad esempio: Voglio diventare un educatore, come posso fare?)
  • I concetti di efficacia e di efficienza: efficacia quando raggiungiamo completamente un obiettivo; efficienza quando cerchiamo di raggiungere l’obiettivo utilizzando meno mezzi possibili;
  • Precisazione della propria identità: la scuola deve valorizzare la cultura del luogo
  • Etica della valutazione: bisogna valutare correttamente dando un giudizio e una motivazione sulla prestazione e, la valutazione negativa non va punita, ma vanno realizzati obiettivi per migliorarla;
  • Capacità di proiettarsi verso l’esterno: ovvero verso il mondo extrascolastico
  • La soddisfazione del cliente, che non è soltanto dello studente ma anche della famiglia e della società: in quanto quest’ultime hanno delle aspettative nei confronti della scuola

Nel 1995 con l’istituzione della Carta dei Servizi Scolastici e con l’elaborazione del Progetto Educativo d’Istituto per la prima volta le singole scuole sono obbligate a rendere noto ciò che offrono all’utenza. Nel PEI (Progetto Educativo d’Istituto) venivano elencate tutte le scelte educative dell’istituto per garantire il diritto allo studio e una qualità dell’istruzione e della formazione. Con la legge, in vigore dal 1 Settembre del 2000, regolata dall’articolo 21, meglio conosciuta come “Legge Bassanini” ogni istituto è diventato responsabile delle sue scelte. La scuola sceglie cosa fare e deve dar conto di quello che fa.

Il P.E.I. viene sostituito dal P.O.F. e tutte le scuole devono iniziare a redigere il P.O.F. Con i decreti abbiamo lo sconvolgimento della scuola perché nel 1974 abbiamo il termine “programmazione”: i docenti programmavano le loro attività ed erano loro che decidevano quali metodologie adottare per far acquisire tali conoscenze. Con il P.O.F. gli organi collegiali esprimono e comunicano all’utenza (alunni, genitori, associazioni e Enti territoriali) il proprio progetto di formazione, i piani d’intervento e le strategie che si intendono applicare.

  • La definizione degli obiettivi: dove vogliamo arrivare
  • L’individuazione delle attività idonee a realizzare la formazione: per arrivare a quel traguardo quali attività devo svolgere?
  • Le scelta dei contenuti, degli strumenti e dei mezzi: tramite un contenuto scegliamo metodologie diverse
  • La scelta dei sistemi di verifica: esistono tante tipologie di verifica
  • La flessibilità dell’impianto programmatorio: non sempre ciò che programmiamo è realizzabile come lo si è prefisso.

Le caratteristiche della programmazione sono:

  • Praticità: quando rispondiamo alle esigenze specifiche
  • Realizzabilità: quando l’obiettivo che ci siamo prefissi è raggiungibile
  • Modificabilità: adattiamo il nostro programma alle esigenze concrete che emergono ogni volta
  • Valutabilità: anche la programmazione deve essere valutata.

I risultati di un processo di apprendimento sono dipendenti dalla qualità dell’insegnamento realizzato; inoltre, anche la figura dell’insegnante risulta cambiata poiché da ripetitore e controllore diviene, progettista di percorsi formativi e responsabile delle decisioni. L’azione programmatoria si esplicita nel P.O.F.; quest’ultimo rappresenta il piano delle decisioni assunte rispetto al curricolo, alla flessibilità, alla programmazione, alla valutazione, ecc.

Inoltre, il P.O.F. viene elaborato dal collegio dei docenti e viene approvato dal consiglio d’istituto. Esso deve essere reso pubblico e consegnato agli studenti e ai genitori. Il P.O.F. rappresenta l’identità dell’istituto perché in esso sono elencate le attività proposte, le metodologie, i contenuti. Gli aggettivi del P.O.F. sono: flessibilità, responsabilità e integrazione.

Capitolo II – La qualità dell’istruzione

Possiamo parlare di “qualità” se si raggiungono gli obiettivi programmati e se i risultati che si ottengono sono rispondenti alle richieste del cliente o alla collettività.

Il significato di qualità

Il concetto di qualità, nelle aziende industriali e di servizi, ha attraversato 3 fasi:

  • Qualità come rispetto delle specificità: intesa come rispetto di standard, regolamenti e che implica l’azienda stessa a valutare il prodotto / servizio offerto.
  • Qualità come idoneità all’uso: vi è una relazione tra azienda e mercato; va considerato il giudizio di chi ne fruisce.
  • Qualità come soddisfazione del cliente: bisogna adattarsi ai bisogni dell’utente. Curare la qualità in azienda vuol dire soprattutto migliorarla continuamente. La “qualità totale” punta non solo sulla qualità tecnica, che riguarda ciò che il cliente riceve effettivamente dal prodotto/servizio, ma anche sulla qualità funzionale, che ha a che fare con il modo con il quale viene fornito il prodotto/servizio stesso. Quindi, la qualità non è vista soltanto dal punto di vista tecnico ma anche come un concetto globale che riguarda l’obiettivo di “eccellenza” al quale un’azienda deve tendere.

Per quanto riguarda la qualità a scuola, al centro dell’azione vi sono i bisogni dell’alunno (il cliente) e all’alunno vanno offerti servizi in grado di promuoverne l’apprendimento e la crescita culturale e professionale.

Per cercare di definire il significato di qualità nella scuola è necessario definire cosa è il servizio scolastico e di conseguenza qual è il prodotto della scuola. Spesso sentiamo affermare che il prodotto della scuola è la cultura: questa affermazione pur contenendo la verità confonde il fine con il mezzo. Non basta essere un docente preparato, che compie il proprio dovere, se a questo impegno non segue un esito da parte degli studenti. Affermare che il prodotto della scuola sono gli studenti anch’esso comporta una parte di verità.

Per creare qualità c’è bisogno di osservare e controllare il reale profitto che gli alunni traggono dal processo educativo messo in atto dalla scuola ed osservare e controllare la costruzione e la realizzazione dell’opportunità formative programmate.

Gli obiettivi della qualità dovrebbero essere:

  • Rispondere alle esigenze degli alunni in conformità alle finalità del corso di studio;
  • Il continuo miglioramento del servizio offerto;
  • L’interscambio con il territorio in cui l’istituzione scolastica opera;
  • L’efficienza e l’efficacia delle prestazioni svolte.

Progettare la qualità

Per ottenere qualità bisogna offrire un servizio rispondente alle aspettative e garantire a tutti e a ciascuno effettive opportunità di apprendimento. Progettare per offrire qualità vuol dire descrivere i risultati che ci prefiggiamo di raggiungere, le risorse disponibili, le competenze necessarie, la responsabilità, i tempi, i criteri di valutazione, ecc.

Un discorso particolare va fatto sulle attese che genitori e alunni ripongono nella scuola: alunni e genitori hanno una loro percezione soggettiva delle cose, si aspettano comprensione e ascolto per le loro esigenze. Progettare in questo ambito vuol dire prevedere indagini con strumenti come questionari, curricola scolastici, scambi di informazione con gli insegnanti.

Realizzare la qualità

La valutazione della scuola coincide con la valutazione della qualità del servizio offerto. I punti fondamentali per realizzare la qualità sono:

  • L’alunno è il punto di riferimento centrale dell’istituto poiché senza di esso non può sopravvivere. L’obiettivo strategico deve essere la continua attenzione del cliente-alunno.
  • La formazione continua ovvero arricchimento e allenamento del proprio intelletto. Per quanto riguarda gli insegnati, essi devono aggiornare le proprie competenze sia dal punto di vista disciplinare e sia dal punto di vista metodologico – didattico.

Per realizzare la qualità bisogna tener presente alcuni fattori che rispondono a queste domande:

  • Cosa forniamo agli alunni (competenza professionale)
  • Come lo forniamo (relazioni)
  • Dove lo forniamo (strutture, attrezzature, strumenti)
  • Quando lo forniamo (organizzazione).

Col Piano dell’Offerta Formativa le scuole formulano un accordo con le famiglie; perché questo patto possa funzionare c’è bisogno di stabilire con quali tempi, in che modo e con quali strumenti saranno effettuate le verifiche in modo da poter arrivare ad una valutazione.

Valutare la qualità

Per valutare la qualità di un’azione formativa realizzata bisogna prendere in considerazione l’apprendimento degli alunni e il servizio che la scuola fornisce. Il primo passo per poi giungere alla valutazione è quello delle verifiche, ovvero stabiliamo che cosa verificare e con quali strumenti. Per esprimere un giudizio sulla qualità progettata e realizzata abbiamo bisogno di raccogliere informazioni, di organizzarle e metterle in relazione (anche nel P.O.F. dobbiamo esplicare come raccoglieremo le informazioni, come le organizzeremo e come le elaboreremo).

Si tratta di stabilire: l’ambito di analisi, il tipo di analisi e gli strumenti dell’analisi. L’ambito di analisi fa riferimento ai concetti di pertinenza, efficacia ed efficienza. PERTINENZA, ovvero si fa riferimento alle conoscenze acquisite dagli allievi delle generazioni passate; EFFICACIA, ci si domanda se il servizio offerto è efficace; EFFICIENZA, il rapporto...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

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