Sistemi dogmatici: il diritto islamico e il diritto indù
I sistemi dogmatici: generalità
I sistemi dogmatici si basano su credenze religiose: il diritto non è da Dio; ritengono un dovere religioso l'osservanza delle regole sociali: la coscienza impone un certo comportamento; non prevedono un testo normativo ufficiale: le regole vengono interpretate e comunicate dalle varie scuole giuridiche esistenti; seguono il principio della personalità del diritto: ciascun credente segue le regole della scuola di appartenenza e queste regole sono applicate indipendentemente dalla residenza del soggetto.
Fra i due sistemi si ha una differenza: l'Islam presuppone che tutti i fedeli sono uguali fra loro, salvo il profeta; l'Induismo presuppone una forte distinzione in caste.
L'Islam e il diritto
La parola Islam significa "sottomissione, abbandono" a Dio. Essa designa: la religione monoteista in seguito alla predicazione di Maometto che è considerato l'ultimo e definitivo profeta inviato da Dio; coloro che praticano la religione islamica sono detti musulmani: parola che indica "colui che si considera sottomesso alla divinità unica e irraggiungibile di Allah".
Le fonti del diritto islamico
La dottrina religiosa dell'Islam è raccolta nel Corano che è un testo scritto in arabo; il credente deve attenersi alla shari'a, ossia il diritto divino islamico che indica la via da seguire in tutti gli aspetti della vita: preghiere, digiuno, rituali. Le regole sciaraitiche costituiscono il diritto divino islamico.
Il Corano è proveniente da Allah che è completo e non può essere mutato, anche perché non esiste un organo della comunità islamica che si pone come superiore gerarchico e che possa indicare la verità e creare regole di condotta vincolanti; è autosufficiente: non esistono altre fonti di verità e di giustizia fuori di essa; è un sistema giuridico insuperabile: le regole del Corano disciplinano tutti i comportamenti degli uomini che nella cultura occidentale sono disciplinati dalle norme giuridiche.
L'Islam non ammette l'esistenza di un ordinamento giuridico separato dalla shari'a, l'esistenza di una regola di condotta extrareligiosa, e l'idea di una società laica, accanto alla Comunità dei credenti.
L'interpretazione del diritto islamico
Il diritto islamico è creazione dei dotti ed è l'esempio più tipico di creazione dottorale del diritto. La dottrina si basa sul testo scritto e sulla tradizione; non esiste un legislatore umano; non esiste una giurisprudenza, in quanto il giudice nel sistema islamico decide senza motivare, le regole di diritto e non esiste un principio che vincoli il giudice al precedente.
All'interno dell'Islam si hanno molteplici divisioni: l'Islam sunnita, l'Islam sciita, l'Islam kharigita. Queste entità hanno divergenze politiche e teologiche: discutono sul valore della Sunna, sul modo di selezione sui poteri.
Il diritto privato nell'Islam
La shari'a è il complesso dei precetti indicati da Dio agli uomini per regolare la loro condotta. Essa ha varie fonti. La prima fonte (primaria) è il Corano. Il testo si divide in 114 capitoli (sure) suddivisi in versetti e categorie. I versetti sono 6200 e 500 di questi contengono regole giuridiche, molto generali che richiedono una interpretazione.
La seconda fonte (primaria) è la Sunna che significa costume o codice di comportamento: essa è il complesso degli atti e delle parole del profeta che sono stati ispirati da Dio. La condotta esemplare del profeta è raccolta in 6 libri: ciascun libro è stato sottoposto ad un esame critico da parte della comunità islamica.
I rapporti fra Corano e Sunna sono discussi: secondo l'opinione dominante, la Sunna può derogare al Corano; si discute sul valore e sull'autenticità della Sunna: alcuni musulmani (i sunniti) seguono la Sunna, mentre altri (gli sciiti) talora criticano alcuni testi.
Terza fonte (secondaria) del diritto islamico è il consenso unanime della comunità di tutti i musulmani (Umma) detto igma' che può essere espresso o concludente: quando alcuni studiosi seguono un'opinione ed altri si astengono. Quarta fonte (secondaria) del diritto islamico è l'analogia.
L'Induismo e il diritto
Le regole di condotta induista si basano su antichi testi sacri. Il diritto indù negli antichi testi sacri ha subito numerosi sviluppi nel corso del tempo, adattandosi alle esigenze sociali e culturali delle varie epoche e regioni.
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