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Riassunti di diritto penale

Prof. Zampini lezione 1

Parte iniziale

Le fonti del diritto

Il sistema delle fonti del diritto si basa su due principi fondamentali:

  • Principio gerarchico:
    • Le fonti di grado superiore non possono essere modificate da quelle di grado inferiore.
    • Le fonti di grado inferiore devono rispettare quanto stabilito dalle fonti di grado superiore.
    • Tra le fonti di pari grado prevale la fonte più recente nel tempo.
  • Principio di specialità o competenza: in base al principio di competenza alcuni atti normativi hanno una competenza generale, possono cioè disciplinare qualsiasi materia; altri atti normativi hanno una competenza speciale, possono cioè disciplinare soltanto quelle specifiche materie che sono loro affidate.

In base al principio di gerarchia le fonti del diritto non hanno tutte lo stesso valore. Esse sono disposte su una scala gerarchica: le norme che si trovano sui gradi superiori della scala hanno forza maggiore di quelle che si trovano sui gradi inferiori.

Fonti super primarie

A. Costituzione: ha competenza GENERALE.
B. Ordinamento comunitario: è un ordinamento SPECIALIZZATO, perché si occupa di MERCATO. Tra queste due fonti non potrà mai esserci conflitto perché si occupano di materie diverse. L'ordinamento comunitario si esprime a due livelli:

  • Atti di hard law:
    • Direttive: Impongono degli obiettivi da raggiungere agli stati membri. Non si applicano direttamente nell’ordinamento.
    • Sentenze di corte di giustizia europea
    • Regolamenti: atti approvati dal parlamento europeo in accordo con la commissione. Si applicano direttamente nell’ordinamento.
  • Atti di soft law: questi atti non hanno efficacia giuridica. Sono CONSIGLI che le istituzioni comunitarie danno agli stati membri. Non OBBLIGANO ma danno solo CONSIGLI.

Fonti primarie

Risultano incostituzionali, quindi NULLE, quando contrastano con i principi delle fonti super primarie.

  • Leggi: atti legislativi emanati dal parlamento.
  • Atti aventi forza di legge:
    • Decreto legge
    • Decreto legislativo: è lo strumento principe di attuazione delle DIRETTIVE COMUNITARIE (atto che si rivolge ai singoli stati).
  • Leggi regionali: sono approvate dai consigli regionali e hanno competenze specifiche affidategli dalla costituzione. Si dividono in:
    • Legge regionale esclusiva: solo la legge regionale può occuparsi di determinate materie, la legge dello stato non può intervenire. In particolare le 5 REGIONI A STATUTO SPECIALE.
    • Legge regionale concorrente: atti normativi che devono attenersi ai principi contenuti in un precedente atto normativo (LEGGE QUADRO o CORNICE DELLO STATO). La corte costituzionale ha stabilito che le leggi regionali concorrenti possono essere emanate anche in assenza delle leggi quadro, purché desuma il contenuto dai principi fondamentali della costituzione.

Fonti sub primarie

  • Atti e provvedimenti amministrativi: atti emanati dalla pubblica amministrazione.
  • Procedimento amministrativo: modalità del decidere propria della pubblica amministrazione (procedimenti cognitivi e volitivi della P.A.). La P.A. decide come curare gli interessi affidategli dalla legge. Il procedimento amministrativo può essere impugnato per 3 motivi:
    • Violazione di legge (es. scadenza dei tempi)
    • Incompetenza (es. chi emana non è l’organo specifico previsto dalla legge)
    • Eccesso di potere (es. approvato per fine diverso rispetto a quello stabilito dalla legge)

La consuetudine (o uso) è una fonte non scritta e non statuale del diritto. La consuetudine è costituita da due elementi:

  • L'elemento oggettivo altrimenti detto “repetita juvant” (PRASSI): la ripetizione del comportamento nel tempo.
  • L'elemento soggettivo o psicologico altrimenti detto “Opinio juris sive necessitatis”: la convinzione che quel comportamento sia giuridicamente obbligatorio (opinio juris) o che sia necessario che lo diventi (sive necessitatis). “Mi comporto in quel modo perché sono convinto che bisogna fare così”.

Nel nostro ordinamento la consuetudine gioca un ruolo MARGINALE; la costituzione inglese invece è consuetudinale.

Fonti straordinarie

Pur non essendo formalmente fonti del diritto, di fatto lo sono.

  • Giurisprudenza:
    • Scienza del diritto
    • Provvedimenti dei giudici (COMMON LAW / CIVIL LAW)

È la scienza del diritto che si occupa del diritto e delle dottrine giuridiche. È il complesso di istituzioni e norme giuridiche di un popolo, di una società, di un determinato periodo storico. È l’insieme dei provvedimenti, sentenze emanate dai giudici. Può essere:

  • Costituzionale: sentenze e provvedimenti della corte costituzionale, sono vincolanti.
  • Comunitaria: sentenze e provvedimenti della corte di giustizia dell’unione europea. Giudica la compatibilità degli atti comunitari con il trattato di Lisbona, istituto siglato nel 2007. Le sentenze vincolano i giudici che si pronunceranno nelle materie.
  • Di legittimità: CASSAZIONE. Da per scontati i fatti accertati dalla corte d’appello, non fa accertamenti di merito, ma valuta come il giudice d’appello ha applicato il diritto a quei fatti; valuta la correttezza del ragionamento del giudice nell’emanare la sentenza. La cassazione può confermare la sentenza d’appello o cessarla quindi annullarla o senza rinvio (assoluzione dell’imputato) o con rinvio (la cassazione stabilisce quale normativa vi deve applicare e il giudice di merito deve seguire il criterio indicatogli).
  • Di merito: il tribunale e in seconda istanza la corte d’appello accertano i fatti concreti con perizie. Le sentenze emanate sono vincolanti solo per il fatto concreto; hanno autorevolezza, i giudici quindi non sono obbligati a seguire l’interpretazione (essi seguiranno maggiormente l’interpretazione se deriva dal grado di autorevolezza maggiore).

Nel nostro ordinamento il giudice si limita ad applicare la norma emanata dal parlamento. Il giudice secondo la concezione illuministica è la BOCCA DELLA LEGGE.

Due sistemi fondamentali: common law & civil law

Common law (anglosassone)

La giurisprudenza è fonte del diritto. Principio del precedente giudiziario vincolante “Stare decisis” – Attenersi alle interpretazioni che alla legge sono state date dai giudici che hanno affrontato quelle materie.

Civil law (il nostro)

Principio illuministico della TRIPARTIZIONE DEI POTERI. Il giudice non crea la norma giuridica, ma dà voce alla norma, la applica, quindi la giurisprudenza non è una fonte del diritto. Però non è proprio così poiché il giudice applica la legge interpretandola. La legge si esprime per norme generali ed astratte e casi concreti. Tra la fattispecie astratta e concreta vi sono inserite le interpretazioni dei giudici. Le interpretazioni dei giudici le troviamo nelle massime giurisprudenziali (sistema normativo che si è inserito tra l’inscriptio e la parte in fatto).

Ordinamento giudiziario

Tre gradi di giudizio:

  • Tribunale
  • Corte d’appello
  • Cassazione

I primi due sono detti giudici di merito. La cassazione si limita a prendere atto dei fatti accertati. Valuta il ragionamento del giudice (la sua coerenza). La cassazione può dire che la sentenza VA BENE (sentenza di conferma) o che NON VA BENE (sentenza di annullamento). La sentenza di ANNULLAMENTO prevede una CASSAZIONE SENZA RINVIO o una CASSAZIONE CON RINVIO. La massima è il distillato giuridico della sentenza, cioè il riassunto della sentenza. Come il giudice interpreta la norma di legge, quindi l’interpretazione del giudice. Si colloca tra l’inscriptio e la parte in fatto.

Lezione 2

Cap.1 - Il diritto penale

Definizione

Il diritto penale è quel ramo del diritto pubblico che disciplina i fatti illeciti per la cui commissione la legge prevede l’applicazione di sanzioni penali. Tali fatti illeciti sono i reati, cioè quei comportamenti umani, attivi od omissivi, alla cui realizzazione la legge ricollega sanzioni penali che sono la pena e la misura di sicurezza.

Funzione

Assicurare le condizioni per la pacifica convivenza sociale impedendo fatti socialmente dannosi attraverso il ricorso alla minaccia di sanzioni per il loro compimento. Le sanzioni penali hanno una duplice funzione preventiva:

  • Prevenzione generale (deterrente): attraverso la minaccia della loro applicazione tendono a distogliere i cittadini dal commettere reati.
  • Prevenzione speciale (riabilitativa): la concreta applicazione all’autore del reato (REO) tendono ad evitare, anche attraverso la funzione rieducativa, che lo stesso torni a delinquere.

Come vengono individuati e selezionati i fatti socialmente dannosi?

Si individua nella costituzione il criterio orientativo delle scelte di ciò che può essere fatto lesivo dei beni giuridici che hanno una rilevanza costituzionale esplicita o implicita, diretta o indiretta (ciò significa che possono essere penalmente tutelati non solo i beni espressamente previsti dalla costituzione, ma anche i beni che trovano nella stessa un rilievo implicito o la cui tutela è funzionale a quella dei beni costituzionali).

Avere un criterio orientativo nella definizione di ciò che può essere definito reato è fondamentale per due motivi:

  • Consente di selezionare, tra i vari beni giuridici, quelli effettivamente meritevoli della tutela penale
  • Orienta e vincola il legislatore evitando che la sua discrezionalità sfoci nell’arbitrio con il rischio di reprimere anche i diritti fondamentali del cittadino.

Per i beni di secondaria importanza sono previste misure di natura extra-penale. Inoltre non è necessario che la sanzione penale sia applicata contro ogni forma di aggressione ai beni di primaria importanza. A tale proposito intervengono due principi:

  • Principio di sussidiarietà dell’intervento penale: la sanzione penale è prevista solo se il ricorso a sanzioni extra-penali è insufficiente.
  • Principio di meritevolezza della pena: se la gravità dell’aggressione al bene raggiunge una soglia tale da far apparire inevitabile il ricorso alla sanzione penale.

Principi che presiedono alla criminalizzazione delle condotte umane:

  • Principio di materialità: si considera reato solo un comportamento umano che si estrinseca nel mondo esteriore e che sia percepito attraverso i sensi (quindi fatto materiale). Non possono costituire reato la mera volontà criminosa, la nuda cogitatio, l’atteggiamento interiore, l’intenzione meramente dichiarata (nullum crimen sine actione). È espresso nell’articolo 25 della costituzione.
  • Principio di offensività: per esservi reato il fatto materiale deve essere tale da ledere o porre in pericolo il bene protetto (nullum crimen sine iniuria).
  • Principio di colpevolezza: per esservi reato il fatto materiale lesivo del bene protetto deve appartenere causalmente e psicologicamente al suo autore nel senso che allo stesso possa muoversi un rimprovero per averlo commesso. Si esclude così la responsabilità per fatto altrui, ma anche la possibilità di attribuire la colpa di un fatto ad un soggetto senza che ne sia stata accertata la responsabilità (nullum crimen sine culpa).

Quindi il reato è un comportamento umano estrinsecatesi nel mondo esteriore e percepibile dai sensi (principio di materialità), che lede o pone in pericolo un bene giuridico avente rilevanza costituzionale, esplicita o implicita, diretta o indiretta (principio di offensività), attribuibile causalmente e psicologicamente, e quindi rimproverabile, al soggetto che lo ha posto in essere (principio di colpevolezza), sempre che il grado di aggressione al bene sia tale da reclamare la sanzione penale e quindi rendere insufficiente il ricorso a sanzioni extra-penali (principi di meritevolezza e sussidiarietà), per cui il legislatore ha previsto una sanzione penale qualificandolo espressamente come reato (principio di legalità) e descrivendolo in maniera chiara e precisa nelle sue componenti (principio di tassatività).

I caratteri del diritto penale

Il diritto penale presenta i seguenti caratteri:

  • Statuale: le norme di diritto penale possono essere emanate solo dallo stato.
  • Pubblico: poiché l’interesse alla repressione dei reati è sempre interesse pubblico.
  • Autonomo: indipendente, originario e completo.
  • Sussidiario: il ricorso al diritto penale deve costituire l’EXTREMA RATIO, cioè limitato alle sole ipotesi in cui il ricorso a sanzioni extra-penali appaia inadeguato. Inoltre l’intervento del diritto penale deve essere limitato soltanto ai casi di lesione dei beni aventi rilevanza costituzionale, sempreché l’aggressione a quei beni raggiunga un certo grado di gravità.
  • Frammentario: l’illecito penale si configura solo con riferimento a determinate modalità di aggressione dei beni giuridici (necessità di descrivere esattamente il fatto che costituisce reato).

Cap.2 - Il principio di legalità e la funzione di garanzia della legge penale

L’articolo 1 del CODICE PENALE sancisce un principio generale secondo il quale “nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da esse stabilite”.

Tale principio è sancito solennemente nella nostra costituzione all’art. 25 comma 2*: “nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso” (principio di irretroattività).

Il principio di legalità comporta pertanto che costituiscano reato solo ed esclusivamente i fatti espressamente previsti dalla legge come tali e non anche quei fatti che, per quanto parimenti lesivi di beni protetti, non siano tuttavia esplicitamente previsti come reato dalla legge penale. Lo stato può quindi limitare la libertà individuale solo nei casi e nei modi espressamente previsti dalla legge.

Alla base del principio di legalità ci sono due fondamenti:

  • Fondamento tecnico-giuridico: se la minaccia della pena deve servire da deterrente psicologico è necessario che i cittadini sappiano prima quali sono i fatti ritenuti illeciti, la cui commissione comporta l’applicazione di sanzioni.
  • Fondamento ideologico-politico: tendente a salvaguardare i cittadini dagli arbitri del potere, avente come destinatari sia il legislatore che il giudice (salvaguardia i cittadini dal libero arbitrio).

Il principio di legalità non riguarda solo la determinazione dei fatti costituenti reato, ma anche la determinazione delle sanzioni ad essi collegate (pena e misura di sicurezza: art. 1 e 199 c.p.). In questo modo il giudice potrà scegliere la sanzione per un determinato reato solo tra i vari tipi previsti dalla legge e nell’ambito dei minimi e dei massimi, anch’essi stabiliti dalla legge, al fine di adeguare il più possibile la pena al reato.

Il principio di legalità si articola in 4 sotto-principi:

  • Riserva di legge: opera sul piano delle fonti del diritto penale.
  • La tassatività o sufficiente determinatezza della fattispecie: opera sul piano della formulazione delle norme penali.
  • L’irretroattività della legge penale: opera sulla validità temporale delle norme penali.
  • Il divieto di analogia: opera sul piano delle fonti del diritto penale.

Il principio di legalità rimanda ad una concezione formale e concezione sostanziale del reato.

  • Concezione formale del reato (contrarietà alla legge): è tipica degli ordinamenti liberali. Possono essere puniti penalmente solo quei fatti espressamente previsti dalla legge come reati. Ha la funzione di GARANZIA per il cittadino, poiché evita gli arbitri del potere esecutivo e giudiziario e assicura la certezza e l’eguaglianza giuridica. Tuttavia tale principio rischia di avvantaggiare coloro che vivono ai margini della legge e che non realizzano propriamente il fatto previsto dalla legge. Inoltre non è capace di adattarsi ai mutamenti della sensibilità sociale imponendo di punire fatti che, ancora previsti come reato, non sono più avvertiti come socialmente dannosi dalla collettività, e non consentendo di punire, invece, fatti lesivi di beni rilevanti che tuttavia non sono ancora previsti come reato dalla legge.
  • Concezione sostanziale del reato (contrarietà ai valori/principi): tipica degli ordinamenti totalitari. “Diritto penale dell’atteggiamento interiore”: si viene puniti per un modo di essere della persona e per il suo modo di fare. Manca la CERTEZZA DEL DIRITTO. I codici penali dei regimi totalitari ti tutelano solo se sei conforme ai loro principi. È reato il fatto socialmente pericoloso anche se non espressamente previsto dalla legge. Sono quindi punibili le condotte socialmente pericolose anche se non criminalizzate dalla legge. Comporta un adeguamento automatico del diritto penale al divenire della realtà sociale, tuttavia elide la certezza del diritto e le garanzie per i cittadini, infatti…

In base a quale principio e da chi un’azione viene considerata socialmente pericolosa?

Il nostro ordinamento ha adottato una concezione formale-sostanziale secondo la quale è reato il fatto previsto come tale dalla legge, irretroattivamente, in forma tassativa, materialmente estrinsecantesi nel mondo esteriore, offensivo di valori costituzionalmente significativi che lede o pone io pericolo un bene giuridico avente rilevanza costituzionale. In assenza di tali connotati formali e sostanziali la norma incriminatrice di comportamenti lesivi di valori incompatibili con la costituzione, sarebbe illegittima ed incostituzionale.

Cap.3 - Il principio della riserva di legge

Opera sul piano delle fonti del diritto penale. Tale principio sta a significare che solo la...

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Scienze giuridiche IUS/17 Diritto penale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tonia_la di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Zampini Giovanni.
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