Convenzione di Vienna e invalidità dei trattati
Questa causa d’invalidità dei trattati è contenuta negli artt. 51 e 52 della Convenzione di Vienna: l’art. 51 fa riferimento alla violenza esercitata su un rappresentante dello Stato; l’art. 52, invece, si riferisce alla violenza esercitata contro lo Stato. Un tipico esempio di quest’ultimo tipo di violenza è rappresentato da quella che, agli inizi del secolo scorso, era detta la “politica del cannoniere”: si imponevano accordi con l’uso della forza e della violenza, si minacciava di bombardare determinate città se non si stipulava un certo accordo.
Violenza militare ed economica
Di che tipo di violenza parla l’art. 52? Di violenza militare o anche economica? Non c’è dubbio che si tratta di violenza militare e che quella economica non sia prevista. I Paesi in via di sviluppo volevano che si parlasse anche di violenza economica: esiste, infatti, una dichiarazione separata (che è un allegato alla Convenzione di Vienna) in cui è condannata anche la violenza economica, politica e non solo quella militare. La violenza economica che è sicuramente esclusa dall’art. 52 è invece prevista da questo allegato.
Esempio storico: Germania e Cecoslovacchia
Riportiamo ora un esempio di violenza. La Germania del III Reich (1938-1939) decise di liquidare la Cecoslovacchia concentrando al confine con la stessa le forze sufficienti per distruggere l’opposizione. Il 29 settembre del 1938 la Germania, il Regno Unito, e la Francia conclusero l’accordo di Monaco decidendo che la Germania avesse il potere di annettere la Cecoslovacchia, estendendo così la sovranità tedesca a quella cecoslovacca. La Cecoslovacchia diede il proprio consenso anche se contestualmente sosteneva che l’accordo di Monaco si era concluso senza la sua volontà.
Dopo l’accordo di Monaco (viziato), il 14 marzo del 1939 gli Stati Uniti dichiararono la liberazione della Cecoslovacchia; successivamente, però, le truppe tedesche occuparono alcune zone della Cecoslovacchia i cui diplomatici furono costretti a firmare un accordo che poneva fine all’indipendenza della Cecoslovacchia stessa. L’accordo fu firmato perché Hitler aveva minacciato di uccidere metà della popolazione di Praga con i bombardieri tedeschi. È, questo, un classico caso di accordo internazionale viziato perché vi è stata minaccia e uso della forza sia su uno Stato sia sui diplomatici (si configura sia la fattispecie dell’art. 51 sia quella dell’art. 52).
Alla fine della guerra, evidentemente, questi accordi sono stati dichiarati nulli, come non avvenuti. Oggi infatti c’è una forma di controllo collettivo che concede maggiore garanzia.
Diritto internazionale e jus cogens
Lo jus cogens ha un valore forte nel campo della responsabilità degli Stati e non si tratta di una nozione confinata solo al campo della invalidità.
Cause di estinzione di un accordo internazionale
Analizziamo ora le cause di estinzione di un accordo internazionale, ossia quelle cause che fanno venire meno un rapporto perfettamente valido. La causa di estinzione più frequente è la denuncia. L’accordo, nella clausola finale, prevede a quali condizioni lo Stato può effettuare la denuncia, che è un atto unilaterale (è fatto da ogni Stato). La denuncia è prevista, quindi, dall’accordo stesso, ma a partire da un certo momento (momento a quo); si tratta di un atto che lo Stato può effettuare senza addurre alcuna motivazione. La denuncia è una causa di estinzione dell’accordo solo per lo Stato che la effettua: se un accordo è stato stipulato da 13 Stati e uno di essi denuncia, quest’ultimo esce dall’accordo, ma l’accordo continua ad esistere fra i rimanenti 12 Stati. Se ci fossero, invece, 13 denunce unilaterali, l’accordo verrebbe meno.
Poniamo che un accordo sia stipulato inizialmente da sette Stati e successivamente gli Stati diventano 23; supponiamo, poi, che 18 di essi denunciano, l’accordo scende al di sotto (5 Stati) soglia originaria (7 Stati). Cosa accade in questo caso? Dipende dall’accordo; il quale può prevedere anche la radicale estinzione dell’accordo stesso.
Ci sono, inoltre, accordi che non prevedono la possibilità di denuncia, ma ciò non vuol dire che l’accordo dura in eterno: l’art. 56 della Convenzione di Vienna stabilisce che per alcuni accordi, come quelli di natura politica ed economica, non possa essere prevista la denuncia (è ovvio però che un accordo politico, economico, commerciale possa durare per sempre).
Incompatibilità tra accordi
L’art. 59 della Convenzione di Vienna prevede queste ipotesi nel caso in cui un nuovo accordo sia incompatibile con il precedente:
- A e B stipulano accordo
- A e B stipulano un nuovo accordo con obblighi diversi dal primo
- A, B, C, D stipulano un accordo
- A e B stipulano un nuovo accordo che prende il posto del precedente
- C e D sono comunque vincolati dal precedente accordo
Un'altra causa di estinzione dell’accordo internazionale è l’impossibilità sopravvenuta (incendio). Vi sono altre cause d’estinzione legate alla violazione di un obbligo (l’art. 60 stabilisce che nei confronti dello Stato che non adempie non si deve adempiere). Un’ulteriore causa d’estinzione è data dal mutamento delle circostanze: nel corso del tempo le circostanze che hanno determinato la conclusione dell’accordo possono mutare, e il mutamento non previsto dalle parti non può dalle stesse essere invocato (art. 62). Alla fine del processo di decolonizzazione (anni ‘60), dopo l’affermarsi dell’indipendenza, alcuni Paesi hanno denunciato gli accordi stipulati precedentemente con la madre patria perché le condizioni erano mutate (il protettorato, ad esempio, non aveva più ragione d’esistere). In molti casi è stata la madre-patria (Francia) e non il Paese che ha raggiunto la indipendenza (Tunisia) a denunciare un accordo per mutamento delle circostanze.
Organizzazioni internazionali
Esistono molte organizzazioni internazionali (ONU, FAO con sede a Roma…). Si tratta di un fenomeno che serve a dar vita ad un ente autonomo che ha dei propri organi. L’organizzazione nasce su una base di un accordo, che è diverso da un normale accordo internazionale il quale si limita a creare diritti e obblighi tra due o più Stati (gli obblighi di A sono diritti di B e gli obblighi di B sono diritti di A). L’accordo a cui facciamo riferimento, invece, serve a dar vita ad un ente autonomo che è appunto l’Organizzazione Internazionale.
Definizione di organizzazione internazionale
Ente autonomo creato da un accordo che non si limita a creare diritti e obblighi, ma che istituisce l’ente stesso. La struttura dell’Organizzazione internazionale è simile a quella della società (diritto commerciale) creata da un accordo plurilaterale. Con l’accordo viene istituito un ente, che è una grande persona giuridica del diritto internazionale a cui fanno parte gli Stati.
La più grande ed importante organizzazione internazionale esistente è l’ONU, il cui statuto, all’art.1, indica quali sono le sue finalità. Gli Stati contraenti che stipulano l’accordo per dar vita ad una organizzazione internazionale operano anche come membri, operano cioè all’interno e partecipano alla formazione degli organi. L’accordo che da vita ad una organizzazione è detto anche statuto o carta.
Carta dell’ONU = Statuto dell’ONU = Accordo istitutivo dell’ONU = è una sorta di costituzione che stabilisce le competenze, le funzioni etc. etc. di questa organizzazione internazionale. Lo statuto c’è quando c’è un accordo che istituisce un ente autonomo.
Articolo 2 della Carta dell’ONU
L’organizzazione è un’entità autonoma rispetto agli Stati;
- 1° paragrafo: riguarda una qualità dell’organizzazione
- 2° paragrafo: riguarda i membri (diritti e obblighi)
Art. 4: contiene una disposizione fondamentale che è alla base della disposizione della Convenzione di Vienna che considera la violenza come un vizio dei trattati. La carta dell’ONU, infatti, ha sottratto agli Stati aderenti il potere di usare la forza: per molti la precedente disposizione corrisponderebbe ad una consuetudine generale. Gli art. 5, 6, 7 della carta dell’ONU regolano i rapporti fra i membri e l’organizzazione stessa.
Una volta concluso e ratificato l’accordo, l’organizzazione acquista nel mondo del diritto una sua autonomia. Accanto agli Stati, che sono il presupposto del diritto internazionale e che preesistono ad esso, vi sono le organizzazioni internazionali create dal diritto internazionale; l’organizzazione opera nel mondo del diritto solo dopo che gli Stati hanno attuato l’accordo istitutivo dell’organizzazione stessa.
Abbiamo parlato, finora, delle organizzazione “classiche” o “governative” (costituite da Stati), anche se, attualmente si stanno creando quelle intergovernative (fra Governi di Stati); vi sono, poi, anche le OM (associazioni internazionali private non governative). In questa sede parleremo delle organizzazioni governative (organizzazioni internazionali in senso stretto).
Autonomia delle organizzazioni internazionali
L'ente costituito è un ente autonomo, ma è possibile paragonarlo agli Stati? No. Le organizzazioni internazionali si differenziano dagli Stati perché non hanno sovranità: gli Stati, infatti, non attribuiscono sovranità alle organizzazioni internazionali, ma al massimo attribuiscono loro competenze. Gli enti non sono enti sovrani, perché non hanno né un popolo, né un territorio, né un governo. Le organizzazioni internazionali sono, per definizione, enti giuridici sprovvisti della sovranità, ma hanno competenze e funzioni per l'assunzione di atti. Gli enti sono grandi persone giuridiche del diritto internazionale, che hanno una grande somiglianza con i soggetti, cioè con le persone giuridiche del diritto interno.
Le organizzazioni internazionali sono un fenomeno recente? Da quando si può dire che e iniziato il fenomeno delle organizzazioni internazionali? Le organizzazioni internazionali nascono con la Società delle Nazioni, nata dopo la prima guerra mondiale. Nel 1920 vennero istituite la Società delle Nazioni e l’O.I.L. (organizzazione internazionale del lavoro); la Società delle Nazioni è l'antecedente storico dell'ONU. Prima del 1920 e esistevano delle unioni amministrative internazionali (che risalgono all'800), ma che non possono essere considerate organizzazioni della propria perché costituite da uno schema diverso.
Organizzazione internazionale è qualcosa di diverso. Il fenomeno nasce nel 1920 e sia cresciuto dopo il 1945. Il cuore del sistema è costituito dalle Nazioni Unite, attorno alle quali ci sono altre organizzazioni: F.M.I. (fondo monetario internazionale), F.A.O., O.I.L., U.N.E.S.C.O., O.M.P.I., Banca mondiale…
Ogni organizzazione internazionale ha un proprio cinture di competenze: è l'accorto che attribuisce un certo potere all'organizzazione internazionale, la quale non può andare al di là delle propri funzioni; ogni organizzazione internazionale, dunque, opera in un determinato settore internazionale che gli è attribuito dall'accordo istitutivo.
Struttura delle organizzazioni internazionali
Ciò che caratterizza l'autonomia dell'ente e l'esistenza di una struttura autonoma. La struttura non è altro che insieme di organi che fanno funzionare autonomamente ed unitariamente organizzazione internazionale: è impensabile, infatti, una persona giuridica che non ha già un apparato di organi. Di organi, infatti, sono gli elementi fondanti di una persona giuridica perché, per definizione, la persona giuridica che per operare ha bisogno di organi (considerati quasi le braccia della persona giuridica). Di organi, dunque, o non essere la volontà dell'organizzazione internazionale.
Anche lo Stato, che è una creazione del diritto, e una persona giuridica, un apparato di organi: il Parlamento è un organo con funzioni legislative; i giudici sono organi con funzioni giurisdizionali; il Governo è un organo con funzione esecutiva.
Tra organo e persona giuridica sussiste un rapporto organico, di immedesimazione: l'organo non rappresenta la persona giuridica; l'organo è la persona giuridica nell'espletamento di quella determinata funzione.
Le organizzazioni internazionali in quanto sono autonomi in quanto hanno organi: è proprio sui organi che resta il fenomeno delle transazioni internazionali (articolo 2 della carta dell'ONU fa riferimento alla sfera soggettiva dell'organizzazione internazionale).
Gli organi fondamentali
I tre organi fondamentali dell'organizzazione internazionale sono:
- Assemblea (come se fosse il Parlamento)
- Consiglio di sicurezza (che svolge funzioni esecutive)
- Segretariato (che svolge funzioni amministrative: contabilità, controllo del personale)
Corte di giustizia (costituita da 15 giudici) è un organo autonomo. Questi sono gli organi fondamentali, ma l'organizzazione può crearne altri sussidiari (oggi l'ONU conta circa 50.000 organi). Quanto più l'organizzazione è importante tanto più un apparato organico tenga crescere.
Bisogna ora effettuare una distinzione tra organi di Stati ed organi di individui. Gli organi di Stati sono costituiti da delegati statali (Assemblea generale), secondo quella che è la costituzione stabilita dallo statuto ma qual è la differenza tra i delegati ed una conferenza internazionale? Nel caso di una conferenza internazionale (riunione di organi statali) non c'è un organo; i delegati statali, invece, sono presenti nell'organo, esprimono una volontà ed operano nell'organo come elementi interni agli organi stessi. I delegati contribuiscono a formare la volontà collettiva dell'organo; gli Stati, pur esprimendo un voto, contribuiscono alla formazione della volontà collettiva dell'organo. Le volontà dei delegati si risolvono nell'organo stesso (Assemblea generale), la maggioranza si raggiunge dando vita ad una risoluzione imputabile all'Assemblea generale: si assumono, così, atti che provengono direttamente dall'ente e non sono assunti a titolo individuale.
Gli organi di individui sono qualcosa di diverso: la composizione delle norme non ripulsa su delegati statali, ma su funzionari internazionali (ad esempio il segretario delle Nazioni Unite, nel caso dell'ONU). Di organi di una organizzazione internazionale hanno una diversa composizione e diversi sistemi di voti.
Democrazia e rappresentatività degli organi
L'organo più democratico è l'Assemblea generale (art. 9 della Carta). È democratico perché composto da tutti gli Stati, ed ogni Stato, nel voto, ha lo stesso peso degli altri. Il carattere democratico di quest'organo è suffragato dall'articolo 18 che stabilisce in che modo distribuito il potere di voto dei delegati statali all'interno dell'Assemblea generale: il potere è distribuito in modo paritario fra tutti gli Stati. Le risoluzioni dell'assemblea generale non valgono come decisioni ma come raccomandazioni.
La composizione del Consiglio di sicurezza è stabilita dall'articolo 23: c'è una piccola minoranza che gestisce il consiglio di sicurezza; 5 sono membri permanenti, e altri sono eletti come membri non permanenti. Non è un organo democratico e rappresentativo (è costituito, infatti, da 15 stati di cui 5 sono permanenti). L'articolo 27 dispone in che modo è distribuito il voto tra i membri: i cinque membri permanenti hanno sostanzialmente il potere di veto: è sufficiente un solo voto contrario da uno dei cinque membri permanenti per prendere una decisione o per bloccarla.
Com'è facile comprendere, c'è una struttura profondamente diversa tra l'Assemblea generale e il Consiglio di sicurezza: il primo organo è democratico e rappresentativo, il secondo non lo è; il primo organo assume solo raccomandazioni non vincolanti, il secondo assume decisioni vincolanti. Questo significa che gli Stati forti hanno deciso di che vedere il potere: c'è una trama di potere molto forte; il Consiglio di sicurezza, infatti, è nelle mani degli Stati forti del sistema.
Conclusioni sulla distribuzione del potere
Il potere di veto, il modo in cui è distribuito, ci fornisce diverse informazioni: ci fa capire che non tutte le organizzazioni internazionali sono uguali, proprio perché il potere di voto è ripartito in maniera diversa.
Se si assume una delibera all'interno del Consiglio di Stato, viene schiacciata la minoranza se ci sono Paesi che si oppongono alla delibera stessa: emerge, così, una posizione di supremazia dell'organizzazione ed un forte potere di quegli Stati che, all'interno dell'organizzazione, hanno una posizione privilegiata.
La maggioranza qualificata per gli Stati forti permette l'assunzione di delibere queste delibere costituiscono le azioni coercitive che possono essere dirette allo Stato.
Il fenomeno dell'organizzazione internazionale ci fornisce informazioni anche sulla gerarchia delle fonti del diritto internazionale: gli atti costituiscono una fonte di terzo grado perché possano sugli accordi (fonte di secondo grado). La gerarchia è questa:
- Consuetudine
- Accordi
- Atti (i cui destinatari sono gli Stati membri)
Vi sono, poi, alcuni atti che hanno solo un valore esortativo. Osservando i testi di alcune risoluzioni, si nota come, a seconda dei casi, il potere di voto si distribuisce in maniera diversa (è necessario osservare gli Stati che hanno votato e quelli che si sono astenuti). Gli atti che hanno solo valore esortativo non sono vincolanti: è discrezione dello Stato scegliere se seguirli o meno.
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