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Diritto amministrativo. Nozioni essenziali - Riassunto

Riassunto del testo Diritto amministrativo – Nozioni essenziali. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l’aspetto storico della Pubblica Amministrazione, le fonti del dirittoamministrativo, il principio di sussidiarietàorizzontale, le funzioniamministrative (i munera legali, necessitati, convenzionali), le fasi del procedimento amministrativo ( la fase iniziativa, istruttoria, decisionale e integrativa d’efficacia).

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  • 03-04-2013
di 18 pagine totali
 
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Diritto amministrativo. Nozioni essenziali - Riassunto
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Amministrazione: è un'azione concreta d'interessi.E' un'insieme di azioni concrete perché riferite a specifici interessi;le azioni possono essere fatti ma anche azioni giuridiche. Questa definizione di amministrazione vale per qualsiasi insieme di interessi,sia per quelli familiari che per quelli collettivi.Ogni organizzazione di governo non può non compiere attività amministrative, anche se le attività dell'organizzazione di governo non sono unicamente quelle di carattere amministrativo ma anche quelle di normazione e giurisdizione. L'amministrazione è sempre un'attività concreta estrinsecata in rapporti giuridici. Tuttavia anche la giurisdizione è costituita da rapporti giuridici concreti mentre la normazione invece non è caratterizzata da azioni concrete, vista la generalità e l'astrattezza della legge. Nell'evoluzione storica dell'amministrazione ciò che varia sensibilmente con il variare dell'epoca è il MATERIALE GIURIDICO utilizzato nelle p.a., l'amministrazione rimane sempre la stessa salvo la manus variandi. Per quanto riguarda lo svolgimento dell'attività giuridica dell'amministrazione essa può svolgersi secondo le regole del diritto comune (diritto privato).Pressoché tutte le azioni amministrative possono essere rette dal diritto comune, il problema è insito nella base consensualistica su cui poggia l’intero diritto privato; visto che l'amministrazione in molti casi necessita di realizzare i propri interessi a prescindere dal consenso del soggetto nella cui sfera gli interessi si producono(espropriazione). Per questo la p.a. ha sempre usato in ogni epoca un materiale giuridico derogatorio rispetta al diritto comune, da rilevare è che il diritto comune in alcuni casi mette a disposizione gli strumenti necessari per questo fine in altri no. ASPETTO STORICO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Il problema del diritto amministrativo ha una storia millenaria (problema dell'individuazione di regole derogatorie al diritto comune) questo problema è connaturale alla nascita d'organizzazioni di governo della collettività nella realtà. In questo sistema concreto la disciplina giuridica dell'amministrazione italiana d'oggi nasce dalle vicende storico-istituzionali della Rivoluzione Francese e dall'impero napoleonico, vicende che hanno peraltro influenzato un po' tutti gli stati dell'Europa continentale. Questo non vuole dire che nell'antico regime francese non fossero conosciute una serie d'istituzioni che poi sono diventate le istituzioni amministrative attuali, ma nell'antico regime l'amministrazione era piccola cosa che aveva il suo modo di operare in uno spazio ristretto rispetto all'oggi. Quello che noi oggi chiamiamo attività d'amministrazione era compiuta per gran parte da piccole cittadine rurali. Ruolo fondamentale era attribuito al potere centrale (potere regio) che intorno al 1600 subì un rafforzamento delle proprie prerogative grazie alla funzione della guerra. Questo rafforzamento è contestuale all'indebolimento subito dal potere settoriale;il re attraverso la guerra acquista la posizione dei poteri sottoposti (marchese, duca, ecc). Il potere regio inizia a costituire un'organizzazione amministrativa propria composta d'apparati centrali (consiglio di stato) e poi da articolazioni periferiche, questa figura periferica s'incarna nell'intendente che dipende direttamente dal re e rappresenta il potere centrale in provincia assorbendo i poteri vari che una volta erano dei signori territoriali. Si instaura un sistema amministrativo composto da funzionari qualificati: nasce la burocrazia. Rimanevano lo stesso le signorie territoriali esautorate dal potere regio. A questo punto è opportuno chiedersi: come si configura l'amministrazione in questo sistema Tenendo sempre in considerazione che ritratta di un'amministrazione spoglia da istituti oggi presenti, bisogna partire dal presupposto che la teoria della divisione dei poteri non era ancora presente nell'antico regime; prima il re faceva le leggi, era il supremo giudice e allo stesso tempo era il massimo organo di governo. Per quanto riguarda l'amministrazione le forme attraverso cui si esplica sono quelle dell'attività giurisdizionale con atti giurisdizionali, sia per motivi di comunanza di poteri nella stessa persona e sia perché non esiste una distinzione negli atti. Si viene poi a formare la categoria degli atti del principe (secondo Giannini sono considerati "l'anticipazione
dell'atto amministrativo") questi atti sono ben assimilabili ai nostri atti amministrativi poiché privi di giurisdizione. Come atto amministrativo avevamo quindi due tipologie: l'atto del principe e l'atto giurisdizionale. Questi atti d'esercizio dell'amministrazione potevano essere o meno di carattere autoritario. A riguardo è stato chiesto se gli atti di questo tipo che invadevano la sfera dei diritti di un terzo erano impugnabili Per quanto riguarda l'antico regime la risposta è sicuramente positiva: era possibile contestaEspandi »re e impugnare; questo sistema che insegue due canali secondo l'atto in considerazione: gli atti di derivazione regia erano sottratti alla cognizione delle magistrature e l’eventuale ricorso era esperibile solo davanti all’autorità centrale (qui ha origine il contenzioso amministrativo), il sistema amministrativo era invece sottoposto alla tutela giurisdizionale ordinaria. Si ha una sensibile confusione tra amministrazione e giurisdizione che erano uniti nella stessa autorità. In un secondo momento si pose, soprattutto in Francia, la necessità di una distinzione tra Parlamenti che rappresentavano la giurisdizione, completamente indipendenti dal potere sovrano, e l'amministrazione che era invece fortemente dipendente del potere regio. Allo stesso tempo anche i rapporti con la normazione erano confusi. Mancando il principio della divisione dei poteri non si aveva una distinzione tra competenze e funzioni. La svolta si ebbe con la Rivoluzione francese; questa estese i suoi effetti, partendo dalla Francia, a tutto il continente europeo. Nel 1789 la rivoluzione fece cadere il sistema delle organizzazioni sociali, tutto il paese viene organizzato mediante un modello unitario (comuni→dipartimento; provincia→potere centrale), nacque il diritto comunitario e provinciale, dove tutti gli elementi erano assoggettati alla stessa disciplina amministrativa. Dal punto di vista organizzativo tutto il territorio fu diviso in circoscrizioni territoriali (dipartimenti) e ad ognuna di queste era attribuito un organismo gerarchicamente dipendente dal potere centrale che esercita la tutela sia nei confronti degli enti locali che amministrativi: il prefetto. A livello centrale si cominciò a formare l'organizzazione per ministeri composta di personale qualificato tecnicamente alle dipendenze del governo e preposta ad un determinato settore. Intorno a questo sistema una svolta fu data nel 1800 da napoleone che creò il Consiglio di Stato che aveva il compito di portare al governo la consulenza tecnico-giuridica, i membri erano inizialmente nominati dal console e in un secondo tempo dall'imperatore. In Italia quest'organo s'instaurerà nel 1806. Sul versante funzionale le leggi rivoluzionarie spazzarono via quelle regole che creavano una commistione tra amministrazione e giurisdizione. Furono smantellati i parlamenti e creati dei tribunali nel senso moderno dell'espressione; contestualmente si affermò il principio per cui questi tribunali non potevano conoscere gli affari dell'amministrazione e quindi annullarne gli atti. Gli atti dell'amministrazione potevano essere conosciuti solo dall'amministrazione stessa e il sistema dei ricorsi era o quello gerarchico o con il sistema del contenzioso amministrativo. Qui inizia il diritto amministrativo moderno, si formano una serie di principi e tra questi il fondamentale è quello che compare nel 1815 e porta la definizione d'atto amministrativo. Il diritto amministrativo nasce come diritto dell'autorità. Atto amministrativo: atto giuridico che produce effetti giuridici, anche imperativi,dotato di esecutività e sottratto alla cognizione dei tribunali comuni. Altro principio formatosi e il principio di legalità. Non si concretizza il principio per cui l'amministrazione è soggetta alla legge e dove l'amministrazione esercita la sua attività in funzione della legge stessa; si concretizza invece il principio della volontà generale: i rappresentanti del popolo, della nazione, esprimono la volontà generale del popolo. Questa volontà generale si traduce in legge formando il concetto di legge come oggi inteso in funzione generale ed astratta. Contestualmente si forma il principio di amministrazione come apparato d'esecuzione della legge. Sintetizzando possiamo affermare che i principi emersi da queste vicende storiche nei confronti dell'amministrazione sono. -idea d'amministrazione -distinzione tra amministrazione e giurisdizione
-idea d'amministrazione uniforme su tutto il territorio e assoggettamento allo stesso regime giuridico comune -formazione di un ceto di specialisti, i burocrati. Successivamente l'esperienza ha preso strade differenti secondo i paesi ma mantenendo lo stesso un filo conduttore. LINEE D'EVOLUZIONE COMUNI A TUTTI I PAESI Le linee d'evoluzione comuni sono tre e sopra di queste si hanno due fattori importanti che coesistono con l'amministrazione: -l'apparato politico dello stato, che incide particolarmente sull'impianto amministrativo nazionale -il fattore dimensionale, poiché l'amministrazione muta di dimensioni secondo le richieste del popolo. Si può in ogni caso affermare che le tre linee evolutive sono: a)dall'accentramento al decentramento L'esperienza dello stato moderno nasce come un accentramento del potere centrale. Questa dialettica è destinata a durare a lungo anche in Italia, nonostante già nella costituzione si parli di decentramento il cambiamento reale si ha molto dopo rispetto al 1948 anno d'entrata in vig « Comprimi
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