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Temi della ricerca europea nelle scienze pedagogiche

Principali temi della ricerca didattica oggi in Europa

Nelle indicazioni europee, relative ai temi dell’istruzione, viene ribadita in maniera costante la centralità della persona, ovvero lo studente deve sempre essere posto al centro dell’attività educativa in tutti i suoi aspetti (cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali). Il movimento europeo “delle scuole nuove” mira a promuovere l'attività spontanea del fanciullo attraverso i suoi interessi, i suoi bisogni e le sue tendenze. Negli anni più recenti, ha trovato una più ricca interpretazione dei principi di Cousinet e di Freinet.

Cousinet ha sviluppato un modello di educazione progressista in cui il lavoro scolastico deve realizzarsi in un ambiente stimolante, capace di soddisfare la curiosità infantile e di favorire i processi di socializzazione. Freinet sviluppa il metodo della cooperazione, attraverso l’uso della stampa nella scuola. Negli ultimi trenta anni la pedagogia e la didattica si sono trovate a dover affrontare nuove emergenze educative, legate a tre fenomeni: il femminismo che propone la dimensione del genere; il problema ecologico; problemi multiculturali dovuti alla presenza di nuove etnie nei paesi sviluppati.

Proprio per questo il processo pedagogico, educativo e didattico deve essere in grado di considerare le differenze tra le persone, tra le loro storie. Così fin dai primi anni di scuola i docenti dovranno formulare le loro proposte didattiche in relazione ai bisogni dei bambini e degli adolescenti. Ogni metodologia didattica dovrà mirare a promuovere il processo di apprendimento e l’acquisizione di conoscenze. Apprendere e conoscere si articoleranno così in un processo circolare nel quale si distinguono diverse fasi: l’esperienza concreta; le riflessioni; la formulazione di concetti astratti; la verifica.

La didattica deve garantire la centralità dell’allievo e pertanto le impostazioni metodologiche devono essere orientate sia tenendo conto dello sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale del bambino, come suggerito dalle più accreditate ricerche psico-pedagogiche e alla personalizzazione del processo di insegnamento-apprendimento. Come suggerisce Fromm, la “fornitura di pacchi di conoscenza di lusso” non può prescindere dal suscitare la motivazione e l’interesse ad apprendere, nonché la partecipazione attiva del discente al proprio percorso educativo.

Inoltre l’istruzione non può essere legata al semplice possesso di dati conoscitivi ma deve essere orientata a favorire lo sviluppo intellettivo del bambino, cioè le conoscenze devono essere fatte proprie dall’allievo. L’offerta educativo-formativa deve essere sviluppata nell’ottica della personalizzazione del processo di apprendimento e insegnamento. Una didattica impostata e sviluppata secondo la tematica dell’individualizzazione dell’apprendimento rischia di frammentare i diversi elementi dell’esperienza conoscitiva perdendo di vista la globalità del processo di apprendimento.

La scuola, lo stato e l’insegnante stabiliscono cosa insegnare senza tener conto dell’unicità della persona e delle esperienze quotidiane vissute dal discente. Pertanto l’allievo non può fare altro che rifiutare scelte fatte da altri e incorrere perciò nell’insuccesso formativo. La personalizzazione invece ha origine dall’acquisizione del senso di responsabilità, della capacità di autodeterminazione e dallo sviluppo del pensiero critico.

Settori di indagine della ricerca didattica

All’interno del contesto educativo internazionale cresce la consapevolezza del bisogno di mutamenti profondi nei sistemi educativi e nei processi di insegnamento-apprendimento. Ciò per numerose ragioni, tra le quali: il bisogno di raggiungere un equilibrio tra diversità e uniformità; l’evoluzione del sistema produttivo assegna un ruolo fondamentale alla produzione di conoscenza e di competenze; i luoghi deputati alla formazione operano in un nuovo universo della comunicazione mediata dalle tecnologie.

C’è una stretta relazione tra i vari settori disciplinari che si occupano di educazione e sviluppo (pedagogia, didattica, sociologia, psicologia). Pertanto la ricerca in campo educativo e in particolare nella didattica viene considerata come una ricerca applicativa in quanto orientata a trovare soluzioni a problemi concreti. La ricerca pura si muove nell’ottica di elaborare teorie che possono servire come riferimento generale e come mezzo di interpretazione di vari fenomeni.

La sperimentazione didattica è effettuata sulle idee della ricerca teorica che possono rappresentare delle ipotesi di lavoro da sottoporre a verifica (per vedere quali sono gli effetti che producono). Perciò è possibile intendere per educazione la configurazione e trasmissione di un certo percorso o itinerario concettuale; questi processi di trasmissioni di conoscenze, atteggiamenti e comportamenti necessitano di una progettualità da parte di chi li propone e una consapevolezza da parte di chi li apprende di essere soggetto attivo di un cambiamento coerente con la progettazione.

La ricerca didattica è incentrata su diverse tematiche come:

  • Gli orientamenti e gli obiettivi, nazionali e internazionali, riguardanti le normative scolastiche
  • Le strategie didattiche rinvenibili nei piani di insegnamento e nelle diverse metodologie utilizzate
  • Le problematiche legate ai ruoli rivestiti dalle diverse figure impegnate nel processo educativo (alunni, docenti, genitori)
  • Gli aspetti attinenti il controllo dei processi di apprendimento e di insegnamento come le azioni di monitoraggio e di valutazione

La ricerca didattica può riferirsi ad un contesto ridotto come può essere una classe e in questo caso si parla di micro didattica. Quando un fenomeno viene studiato e osservato sulle qualità e quantità globali si parla di macro didattica. In questo caso la ricerca si concentra sugli elementi primari del sistema istruzione. Il campo di indagine di tali ricerche è finalizzato a verificare:

  • Come le variazioni nelle modalità didattiche di verifica e di valutazione possono incidere sui risultati di singoli o di gruppi
  • Come variazioni nell'organizzazione delle scuole, delle classi e delle organizzazioni locali possano incidere sull’apprendimento
  • Come variazioni strutturali (cioè di modifica dei curricoli, delle modalità di esame, del sistema dei crediti) possono incidere sul singolo o sul gruppo di discenti

Una delle difficoltà più frequenti incontrate nella ricerca didattica è dovuta all'incapacità di far emergere la situazione problematica dal marasma della complessità delle situazioni educative. Una volta individuato lo spazio del problema bisogna definire le ipotesi e l’itinerario da percorrere, considerando le tappe intermedie e finali per raggiungere le soluzioni e i metodi da adottare, nonché i criteri di verifica delle soluzioni.

Un altro tema della ricerca è quello di fornire al personale docente conoscenze e competenze relativamente alla ricerca didattica e non solo alla pratica educativa in senso stretto. Si impone la necessità di fare scuola come ricerca perché la complessità della società, nazionale e internazionale, impone la necessità di assumere continuamente decisioni, di compiere valutazioni preventive in itinere e finali dei progetti formativi, di sottoporle a continuo monitoraggio che richiede competenze che vanno oltre la semplice conoscenza disciplinare.

Le “infanzie” nel dibattito internazionale

Per tutto il Novecento le scienze pedagogiche e le scienze dell’educazione si sono interessate dell’infanzia, con l’elaborazione di numerose teorie pedagogiche e numerosi interventi didattici. La cornice teorica di riferimento è l’attivismo di tipo naturalistico. Il movimento delle scuole nuove e l’educazione attiva vengono considerati i due principali fenomeni da cui ha origine la pedagogia contemporanea. I caratteri principali dell’attivismo (cui si ispira la progettazione educativa contemporanea) sono:

  • Il puerocentrismo, ovvero privilegiare le esigenze del bambino nel processo educativo
  • Partecipazione attiva del bambino all’esperienza educativa
  • Ruolo fondamentale degli interessi del bambino
  • Centralità dei processi di socializzazione
  • Valore e impegno sociale della scuola

Infatti uno dei principali impegni dell’attivismo di Dewey è quello di costruire comunità scolastiche finalizzate a realizzare esperienze significative di natura democratica.

Il XIX secolo è stato caratterizzato da una sorta di tendenza all’adultismo, che ha condotto a trascurare la necessità di prendere spunto dal mondo del bambino. Anche la riflessione e la progettazione dei meso e macrosistemi (rappresentati dalla famiglia e dalla scuola) ha posto in ombra il bambino enfatizzando il diritto degli adulti. La storia dell’infanzia è riconducibile ad adulti che raccontano l’infanzia ed è così molto più difficile ritrovare tracce documentali di storia dei bambini e delle bambine. Nell’Ottocento si rinviene una doppia discriminazione: di classe e di genere. Infatti le bambine venivano educate all’obbedienza e alla sottomissione ma non venivano istruite.

Negli anni novanta si sviluppa il costruttivismo per il quale deve essere l’allievo a costruire e padroneggiare i propri apprendimenti. Gli scenari educativi stimolano la curiosità, lo spirito di ricerca, il confronto e l’autonomia di pensiero. Infine c’è una condivisione generale (nella letteratura degli ultimi decenni): le modalità attraverso le quali le rappresentazioni mentali vengono trasmesse sono regolate dall’ambiente culturale e dalle azioni educative. Così in questa direzione assume importanza particolare la funzione della parola.

Nel tempo ha preso sempre più spazio la prospettiva universalista che indica alcune categorie della realtà di carattere universale, successivamente estesa da Gardner a tutti gli ambiti di sviluppo e di crescita dell’individuo (ambito emotivo, morale, estetico). Inoltre secondo Gardner nel passato ruoli e valori hanno avuto un’evoluzione molto lenta, oggi si trasformano da una generazione all’altra creando molti problemi alle istituzioni educative. Perciò per l’autore bisogna radicare l’educazione in due prospettive: l’atemporalità cioè non tenendo conto del tempo, in quanto la società è complessa e in continua evoluzione e considerare le esigenze e le sfide del mondo attuale.

Inoltre si pone il problema della de-contestualizzazione dell’apprendimento, in quanto spesso l’istruzione viene trasmessa a scuola in modo formale e quindi lontana dal contesto in cui gli apprendimenti dovranno essere utilizzati. Si configura oggi l’esigenza di un’educazione continua, permanente, che abbia lo scopo di formare individui capaci di comprendere, affrontare e migliorare il mondo in cui vivono. Tutto ciò attraverso l’interesse verso le principali tendenze sociali, culturali e personali dell’era moderna: i mezzi di comunicazione di massa, che sono l’agenzia educativa dominante; l’ecologia, l’intercultura e le pari opportunità, che rappresentano le esigenze educative moderne.

Tutto ciò deve essere contornato dalle fondamenta della progettazione curricolare:

  • Valorizzazione del rapporto tra educandi e educatori
  • Atteggiamento di fiducia nelle capacità dei ragazzi da parte degli adulti
  • Costante disponibilità da parte degli adulti nel comprendere i giovani

I punti di forza della ricerca europea sono:

  • Riconoscimento di autoappartenenza del bambino (i bambini si appartengono e non appartengono all’adulto)
  • Lotta al precocismo (spesso si vuole che il bambino cresca in fretta)
  • Rispetto per le infanzie
  • Rispetto per la pluralità di espressione delle forme di esistenza
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lola878 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Isidori Maria Vittoria.
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