Didattica dell'italiano per stranieri
Competenza comunicativa
È l'uso che si fa della lingua per comunicare. È costituita da una serie di informazioni che il parlante deve conoscere per produrre enunciati corretti ed efficaci. Si possono usare tutti i codici verbali e non verbali per raggiungere lo scopo. Si lega alla competenza linguistica: infatti, costruire frasi grammaticalmente corrette è fondamentale per una comunicazione efficace. Altre componenti sono la competenza pragmatica (raggiungere uno scopo); la competenza socio-linguistica (capacità di usare varietà di lingua in base alla situazione); la competenza interazionale (rispettare i rituali di comunicazione); la competenza culturale.
Alcune definizioni
Descrizione del linguaggio: si occupa dei fonemi.
Fonologia: è il vocabolario di una lingua. Lessico: è l'insieme delle regole per la formazione delle parole all'interno della frase. Morfologia: regola la combinazione delle parole. Sintassi: insieme delle regole morfologiche e sintattiche. Grammatica: regole, abitudini e fatti riguardanti l'uso della lingua in determinati contesti comunicativi.
Acquisizione delle lingue
L1 lingua materna o: lingua appresa dopo la lingua materna. Lingua d'arrivo L2: lingua appresa nel Paese in cui viene parlata abitualmente. Seconda lingua o: varietà di lingua parlata dall'apprendente e caratterizzata da regole della L1, altre della L2 e alcune indipendenti da entrambe.
- Acquisizione spontanea o naturale
- Acquisizione guidata: materiale linguistico al quale viene esposto l'apprendente (input); tutto ciò che l'apprendente recepisce (intake); materiale linguistico prodotto dall'apprendente (output).
Anni '40 e '50
Lo studio delle lingue straniere si basava sull'analisi contrastiva: bisognava confrontare lingua e cultura materne con quelle straniere per identificare le difficoltà da superare nell'insegnamento.
Anni '60 e '70
Secondo l'analisi degli errori, commettere errori è formulare ipotesi e mettere alla prova la propria conoscenza della lingua straniera. Gli errori devono poi essere spiegati.
Interlingua
È un sistema governato da regole precise e create dal parlante sulla base della L1 e L2. Ma presenta anche aspetti indipendenti sia da L1 sia da L2. È formata da varie fasi:
- Parole isolate
- Grammatica
Tra le prime parole apprese, ci sono quelle utili per:
- Sollecitare l'attenzione
- Regolare l'interazione
- Riferirsi ad oggetti/eventi
- Descrivere/valutare
- Varie
Inoltre le parole possono essere:
- Utili per gestire la conversazione
- Alto grado di generalità
- Pronomi personali
- Formule rituali o di saluto
- Legate a studio, lavoro, istituzioni
Formule e frames
Le formule sono serie di parole immutabili, es. "Come ti chiami?". I frames sono segmenti di linguaggio con spazi variabili, es. "Posso avere _______?". Entrambi sono espressioni fisse appartenenti al linguaggio formulaico. Sono usate molto dai bambini ma non nelle prime fasi dell'interlingua.
Varietà di lingua
Baby talk: varietà di lingua usata dagli adulti nei confronti dei bambini piccoli. Foreign talk: varietà di lingua usata dai parlanti nativi per rivolgersi agli stranieri. Pidgin: varietà di lingua usata in particolare da piccole comunità che giunge parzialmente alla lingua d'arrivo e tende in genere a fossilizzarsi in una forma incompleta. Le prime due sono semplificazioni della lingua; il pidgin invece è una lingua semplice.
Le fasi dell'interlingua
- Pre-basica
- Basica (maggior numero di avverbi, frasi varie e complesse)
Nelle fasi iniziali dell'interlingua la morfologia è praticamente assente. La copula è spesso omessa, così come gli articoli. La negazione è espressa sempre allo stesso modo. Per quanto riguarda l'ordine delle parole, è stata notata una struttura - topic comment (prima si enuncia un argomento poi si fa un commento) o - topic focus.
L'interlingua anche nelle sue fasi iniziali presenta una sua grammatica che mano a mano si arricchisce di norme della lingua d'arrivo. In generale, qualsiasi siano la L1 e la L2, le sequenze di apprendimento sono le stesse.
Temporalità – Come viene appresa per l'italiano
- Gli apprendenti usano un'unica forma verbale (radice verbale o infinito);
- Entrano i participi in -TO, in particolare quelli dei verbi che indicano una conclusione;
- Viene appreso l'imperfetto, in primis ESSERE, AVERE, POTERE;
- Compiono futuro e condizionale, infine in congiuntivo. Si inizia a distinguere tra fatti reali e fatti possibili. Quest'ultimo stadio è in genere raggiunto dai parlanti colti.
Modalità
Modo in cui il parlante si rapporta a ciò che dice. Esprime dubbio, desiderio, ipotesi del parlante. Possono essere deontiche (riguardo obblighi e libertà) o dinamiche (riguardo la volontà). Se ne riconoscono tre stadi:
- Modalità implicita: segnali non verbali (gesti, intonazione, espressione del volto etc)
- Modalità lessicale: uso di verbi e avverbi che esprimono incertezza o sicurezza
- Modalità grammaticale: si realizza con l'apprendimento di condizionale e congiuntivo
Genere
In italiano dà luogo all'accordo. Presenta cinque stadi:
- Gli apprendenti subito non fanno caso al genere;
- Il genere comincia ad essere usato per assonanza;
- L'accordo si estende all'aggettivo attributivo;
- L'accordo a questo punto coinvolge anche gli aggettivi predicativi;
- Gli apprendenti avanzati usano l'accordo tra nome e participio passato nelle frasi con essere ausiliare.
Transfer
La lingua materna influenza l'apprendimento della lingua straniera. Tale processo è chiamato transfer. Interessa tali aree:
- Fonologia – accento;
- Fenomeni prosodici e paralinguistici – il parlante può produrre singole parole con accento perfetto ma l'enunciazione di frasi intere può svelare il suo accento straniero;
- Lessico - “falsi amici”;
- Sintassi – si usano strutture della L1 quando non si capiscono quelle della L2;
- Morfologia – in caso di morfemi simili nelle due lingue;
- Discorso – riferito al modo in cui i parlanti collegano gli enunciati tra loro.
I parlanti di lingue dello stesso ceppo (es. romanze) apprendono le lingue straniere più velocemente rispetto a parlanti di ceppi diversi. Tramite l'elusione si possono evitare delle strutture della L2 ritenute particolarmente difficili. L'apprendente può infatti decidere quali elementi e come trasferirli nella L2 basandosi sulla L1. Ma non tutto viene trasferito, es. i pronomi e gli articoli.
Il “transfer da qualche parte” (Anderson) prevede che il transfer possa verificarsi “se e solo se […] esiste già nell'input della L2 il potenziale per delle generalizzazioni.”
Variabilità sistematica
I modi per realizzare una certa intenzione comunicativa sono molteplici. Possono dipendere dal contesto o da altri fattori extra linguistici. Ma può trattarsi anche di una variazione libera, sempre provvisoria. Le variazioni sistematiche sono dovute a:
- Contesto linguistico: i fonemi variano a seconda della posizione. Anche la morfologia subisce cambiamenti;
- Contesto sociale: le variazioni riguardano la situazione sociale in cui si trova il parlante;
- Tipo di compito: le variazioni sono dovute alla forma attraverso cui esprimere la lingua (orale o scritta).
Variazione libera
Si usano forme diverse, nel medesimo contesto e con uguale significato per realizzare il medesimo intento. Secondo Ellis, l'apprendente segue questi processi:
- Acquisizione – si acquisiscono nuove forme linguistiche;
- Elaborazione – se ne elabora la funzione;
- Sostituzione – si utilizzano sostituendole alle precedenti.
I sistemi interlinguistici non sono statici: ogni elemento è suscettibile di cambiamenti.
Progetto ZISA
Progetto ZISA - “Acquisizione della seconda lingua da parte di lavoratori spagnoli e italiani.” Studio condotto sull'apprendimento del tedesco. Risultati:
- Scoperta di un ordine di acquisizione di alcune regole comuni a tutti;
- Solo alcune regole seguono questo ordine.
L'ordine delle regole è:
- Soggetto + verbo + oggetto
- No inversione
- Separazione tra ausiliari e modali
- Inversione soggetto-verbo
- Distinzione tra principale e subordinata
Per quanto riguarda l'italiano
Le prime frasi sono comuni alle altre lingue, a parte per alcuni movimenti sintattici. L'accordo arriva molto tardi e per ultimo si impara il congiuntivo. NB! Le sequenze di apprendimento naturale sono alterate dall'istruzione! Gli insegnanti possono facilitare i passaggi da una fase all'altra.
Grammatica Universale di Chomsky
Il bambino che impara la lingua materna presenta innata la capacità di formulare regole sulla lingua e usarla a proprio beneficio. Questa è quella che Chomsky definisce “Grammatica Universale”. È costituita da:
- Princìpi – leggi assolute, universali, che si manifestano in modo negativo e che delineano in base a nozioni strutturali la forma della lingua (es. “frase principale” e NON “primo verbo”). I principi non si possono violare!
- Parametri – danno conto della diversità della lingua. Sono innati. Ogni parametro non ha una proprietà individuale ma è legato ad altri. Bisogna imparare quale scegliere.
La Grammatica Universale è nata basandosi sull'acquisizione della lingua materna. Applicandola alla seconda lingua sono stati maturati pensieri diversi:
- È inaccessibile perché ormai morta;
- È accessibile e condiziona la L2 allo stesso modo in cui condiziona la L1;
- Il condizionamento sulla L2 è parziale ed è mediato dalla L1.
È vero, gli apprendenti costruiscono “grammatiche mariole” violando tramite l'interlingua i principi della Grammatica Universale. Bisogna però dire che gli apprendenti si accostano alla L2 basandosi sulla GU della L1. Quindi le loro grammatiche non saranno del tutto selvagge. Inoltre, la selezione dei parametri attuata per la L1 viene utilizzata anche per la L2.
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