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Riflessioni preliminari sull’insegnamento della geografia

Stereotipi e conseguenze

Sono in parecchi a pensare che la geografia sia una materia scolastica con l’obiettivo di fornire

alcuni rudimenti descrittivi del mondo, una materia estremamente noiosa (con tutti quei fiumi, mari,

monti, capitali, ecc.) da imparare a memoria, ma, infondo, molto semplice, perché

“non c’è niente da capire”.

Gli insegnanti (non tutti per fortuna) considerano le ore assegnate all’insegnamento della geografia

come un serbatoio di ore a disposizione per altre materie (ad es. compiti in classe d’italiano,

correzioni di compiti dati da fare a casa, ecc.).

I presidi e i direttori didattici (sempre non tutti per fortuna) esortano gli insegnanti a modificare una

valutazione insufficiente in geografia. Perché un giudizio negativo in geografia (dove c’è solo da

imparare a memoria) è interpretato come offensivo della personalità dell’allievo.

Quasi tutti i politici, a qualunque area appartengono, ritengono che la geografia sia qualcosa di

bizzarro e inutile da confinare nel chiuso delle aule o peggio di ridurla o eliminarla. E’quindi logico

che quando si debbano prendere delle decisioni che implicano modificazioni del territorio o

localizzazioni spaziali non si pensi ad interpellare qualche geografo.

Le conseguenze di questo “disinteresse” sono sotto gli occhi di tutti ed è il territorio in cui viviamo

a farne le spese; lo testimonia la frequenza di disastri che vengono troppo spesso attribuiti alla

“fatalità”: frane, valanghe, alluvioni, crolli, erosioni delle spiagge, case che sprofondano o vengono

travolte dalle acque e così via.

Le origini del problema

La scuola, con rare eccezioni, non appare in grado di insegnare in modo corretto la geografia,

l’unica disciplina che si occupa del territorio. Gli alunni escono dalla scuola convinti dell’inutilità di

questa disciplina e così via.

Ci troviamo, quindi, di fronte ad un circolo vizioso.

Come ci troviamo in una situazione del genere? Le motivazioni sono numerose ed hanno radici

profonde. Proviamo brevemente a citarne alcune:

Alla geografia era stato assegnato il compito di redigere l’inventario di quanto l’uomo veniva

scoprendo. E anche se questa funzione della geografia è ormai di gran lunga superata, è radicata in

molti l’idea che questa è ancora la funzione fondamentale, anzi l’unica della geografia.

Fino a pochissimo tempo fa, le uniche Facoltà che fornivano una preparazione di geografia sono

state quelle di Magistero e di Lettere, ne è derivato che parecchi e migliaia di insegnanti si siano

trovati del tutto impreparati ad affrontare le tematiche di geografia, sia nei contenuti scientifici, sia

nelle metodologie didattiche.

La tradizione italiana di studi umanistici ha indirizzato la ricerca soprattutto verso la geografia

storica, storia delle esportazioni e storia della cartografia, trascurando altri contenuti altrettanto

validi e condizionando di conseguenza i programmi d’insegnamento. Questo spiega lo scarso rilievo

dato ai metodi e alle tecniche d’indagine geografica.

Alcune impostazioni

relazioni uomo-ambiente

Determinismo l ’uomo subisce passivamente l’ambiente;

Possibilismo l’uomo reagisce all’ambiente cercando di organizzarlo in relazione ai suoi obiettivi;

Volontarismo l’uomo organizza l’ambiente adattandolo in continuazione ai propri bisogni

(geografia prospettiva)

Compiti nuovi e nuovi metodi

Il compito della geografia è cambiato: essa non può più limitarsi a descrivere il territorio ma deve

essere in grado di interpretarlo e spiegarlo nelle sue diverse forme e per i suoi diversi assetti.

Si è acquisita la consapevolezza dei seguenti fatti

☺ Il nostro pianeta è ormai sufficientemente conosciuto e descritto. Quindi (e lo avevamo detto

prima) questo compito tradizionale della geografia può considerarsi assolto;

☺ Molto più delle parole, oggi sono le immagini che riescono a “descrivere” il paesaggio. Ma se la

geografia dovesse ancora solo limitarsi a descrivere il mondo, tanto varrebbe sostituire la geografia

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con la fotografia;

☺ Mentre l’ ambiente fisico si evolve in tempi lunghissimi, le realizzazioni umane si effettuano in

tempi brevissimi;

☺ L’uomo modificando continuamente i suoi obiettivi, tende a modificare anche l’aspetto

territoriale in funzione delle sue esigenze anche grazie alle scoperte scientifiche, alla tecnologia e

dalle fonti energetiche che ha a disposizione.

La geografia diventa, così, interpretativa ed esplicativa e ,conseguentemente, modifica la sua

metodologia, che, da qualitativa diventa quantitativa.

La geografia deve avere gli strumenti per misurare i fenomeni e i fatti studiati e confrontare i

risultati ottenuti. Misurabilità e possibilità di confronto sono assicurate dalla metodologia

quantitativa.

Cambia anche l’insegnamento

Anche l’insegnamento si modifica: il mero nozionismo viene messo da parte ed è sostituito dallo

sviluppo della capacità di utilizzare diverse fonti (carte geografiche, enciclopedie, riviste

specializzate, bibliografie).

La didattica della geografia insegna i metodi di utilizzazione e di confronto delle informazioni che

si hanno a disposizione.

L’obiettivo diventa quello di insegnare agli studenti a ragionare, a porsi delle domande, a riflettere

per riuscire poi a risolvere i problemi territoriali, ad osservare i rapporti tra uomo e territorio per

cercare, poi, di individuarli (perché in continuo evoluzione nello spazio e nel tempo) e spiegarli.

Le nozioni vengono apprese “in corso d’opera”, cioè, durante le attività di scoperta, misurazione,

interpretazione e “non a priori”.

Attualmente la didattica della geografia in Italia, a parte le dovute eccezioni, appare praticamente

immutata rispetto al passato, mentre sembra essere profondamente cambiata all’estero.

Un’avventura di scoperta

Il cambiamento fondamentale riguarda lo spostamento dell’interesse dagli elementi ai concetti.

I concetti devono essere “scoperti” dagli allievi stessi attraverso attività di ricerca, di indagine e di

esplorazione.

Durante queste attività gli allievi incontreranno “naturalmente” e , quindi, individueranno anche

nomi di città, la loro posizione e le loro caratteristiche più significative

Un altro importante cambiamento si è avuto in merito alla tipologia di studio da settoriale a pluri o

multidisciplinare.

La geografia non può, proprio perché il suo oggetto di studio è l’assetto del territorio, limitarsi a

essere settoriale, ma deve essere multidisciplinare deve quindi costantemente trovare collegamenti

con altre discipline

L’avvento della metodologia quantitativa

I quattro vantaggi derivanti dall’ impiego dei metodi quantitativi:

1. evitano confronti grossolani e superficiali delle informazioni

2. fanno emergere fatti e fenomeni nascosti

3. riescono a mostrare e verificare i risultati ottenuti con un metodo scientifico

4. consentono di confrontare e generalizzare i risultati delle indagini effettuate su diversi territori

nello stesso momento e/o sullo stesso territorio in tempi diversi

Compiti nuovi e nuovi metodi

Il compito della geografia è cambiato. La geografia non può più limitarsi a descrivere il territorio

ma deve essere in grado di interpretarlo e spiegarlo nelle sue diverse forme e per i suoi diversi

aspetti.

La geografia cambia profondamente le sue caratteristiche e da descrittiva diviene interpretativa ed

esplicativa, fornendo parametri, facendo confronti e valutazioni, prevedendo le situazioni future che

verranno a crearsi in relazione ai nuovi bisogni, suggerendo gli interventi da compiere per

modificare l’assetto territoriale, in modo da correggere gli aspetti negativi e rafforzare quelli

positivi.

Strettamente collegata al rinnovamento degli obiettivi e delle funzioni della geografia è la

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metodologia.

Fino a quando la geografia è stata soltanto descrittiva, era sufficiente la metodologia qualitativa

(letteraria, documentaria, cartografica, storica, ecc.) ma da quando si è trasformata in interpretativa

ed esplicativa, si è dovuto ricorrere alla metodologia quantitativa

La metodologia quantitativa assicura due requisiti essenziali:

1. la misurazione, più precisa possibile, dei fenomeni e dei fatti studiati;

2. la confrontabilità dei risultati, non più valutabili solo in base ad apprezzamenti soggettivi e,

quindi, opinabili, ma basati essenzialmente su dati matematico-statistici attraverso cui è possibile

trarre dati oggettivi.

Le ricerche geografiche iniziarono a fornire soluzioni sempre più precise, utili e originali, ai

problemi di organizzazione territoriale. Soluzioni che non trascuravano l’esperienza e la conoscenza

territoriale acquisita dalla geografia classica ma la integravano, l’arricchivano e la completavano

con i risultati dell’elaborazioni quantitative (applicazioni di modelli, strumenti, tecniche, teorie,

ecc.).

L’avvento della metodologia quantitativa

I quattro vantaggi derivanti dall’impiego dei metodi quantitativi:

1. evitano confronti grossolani e superficiali delle informazioni

2.fannoemergerefattiefenomeninascosti

3.riesconoamostrareeaverificareirisultatiottenuticonunmetodoscientifico

4. consentono di confrontare e generalizzare i risultati delle indagini effettuate su diversi territori

nello stesso momento e/o sullo stesso territorio in tempi diversi.

Le indicazioni, fornite dalle elaborazioni effettuate, stimolano la riflessione, (suggerendo nuove

direzioni di ricerca) e permettono di giungere a nuove valutazioni (che sarebbero state impossibili

da effettuare altrimenti)

L’uso di dati statistici in geografia ha un’importanza centrale perché essi forniscono informazioni

sintetiche sulle caratteristiche sociali, economiche e territoriali dei diversi luoghi.

L’osservazione e lo studio dei dati, e in modo particolare dei grafici costruiti grazie ad essi, è spesso

più efficace della lettura di una lunga descrizione. Inoltre, l’uso dei dati statistici permette di

svolgere, in maniera intuitiva e semplice, le comparazioni fra diversi paesi, regioni e città.

Dati e fonti

I dati statistici sono, certamente, uno degli strumenti centrali in un modello didattico di

“apprendimento per scoperta” che richiede un comportamento attivo da parte degli studenti.

I dati possono essere suddivisi secondo la fonte e secondo la forma e la modalità della loro

raccolta.

Se consideriamo la fonte, si distinguono dati di fonte primaria (es.:dati ottenuti attraverso

questionari) e dati di fonte secondaria (es.:dati ottenuti attraverso trattamento contabile come idati

Istat).

Se consideriamo invece la forma e la modalità della loro raccolta, i dati statistici si distinguono in

dati attivi e dati passivi.

I dati attivi sono dati sperimentali, raccolti direttamente dal ricercatore, attraverso tecniche

adeguate, e esplicitamente destinati allo studio concreto che egli sta conducendo.

I dati passivi sono quelli raccolti da esterni non direttamente indirizzati a fornire informazioni utili

per una descrizione geografica, ma rivolti a altri fini. I dati passivi sono quindi usati, ma non

raccolti dal geografo. Nella didattica della geografia, nella scuola primaria e secondaria, si

utilizzano normalmente dati passivi di fonte secondaria.

Organismi produttori di statistiche

Gli organismi che producono statistiche sono di diverso livello:

☺ Internazionale (es.:l’ONU,l’OCSE,ecc.);

☺ Statale - organismi ufficiali che hanno come compiti il rilevamento e la pubblicazione dei dati

statistici- in Italia questo ruolo è svolto dall’Istat;

☺ Regionale - locale – cioè enti locali (comuni, province, regioni) e organizzazioni imprenditoriali,

sindacali, ecc. – es. l’Unione industriale, le Camere di Commercio ecc.

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Punti deboli del metodo quantitativo

Nel senso comune, spesso, si considera il dato statistico preciso in modo assoluto: occorre invece

tenere conto che la rilevazione ha sempre dei margini di errore che dipendono da vari tipi di fattori:

il campione analizzato, la serietà della fonte statistica (quindi dell’ente che raccoglie i dati), la

disponibilità dei dati stessi.

Così quando leggiamo le classifiche mondiali dei dati che riguardano i diversi paesi è bene

ricordare sempre che molti di questi dati sono a volte frutti di calcoli approssimativi, di stime

elaborate per sopperire alla mancanza di informazioni dirette, e talvolta di manipolazioni finalizzate

a presentare la realtà di uno stato in modo diverso da quella effettiva.

Imetodiquantitativisonousatioggisoprattuttoperlapianificazioneeilgovernodelterritorio.

I loro punti deboli (eccessiva generalizzazione, soggettività dei parametri o falsa oggettività,

subordinazione all’ordine dominante) sono in effetti funzionali nell’ambito delle politiche, perché

permettono di semplificare la realtà e di introdurre scelte e progetti.

Il metodo deduttivo (partire da un’ipotesi generale per passare dall’universale al particolare) della

geografia quantitativa è poco adatto alla didattica nella scuola “primaria”, dove invece tutte le

indicazioni didattiche suggeriscono di procedere dall’esperienza, dall’osservazione diretta, dal

vicino, verso generalizzazioni più ampie.

Tale processo si basa sul metodo induttivo della geografia tradizionale(partire dall’osservazione

della realtà regionale procedendo dal particolare verso l’universale).

L’uso dei dati statistici nella scuola primaria necessita dunque di una particolare attenzione. Essi,

anche quando vengono espressi attraverso grafici e tabelle, comportano un livello di astrazione

molto alto, spesso superiore allo sviluppo cognitivo raggiunto dai bambini.

Rischiano cioè di essere incomprensibili, non solo per mancanza delle basi matematiche, ma anche

perché espressione di un’astrazione concettuale non alla portata dell’alunno.

Occorre allora, almeno in questo grado di scuola, preferire l’informazione rielaborata alla lettura

diretta del dato,qualora l’interpretazione di questo risultasse troppo difficile. Quindi si potrà parlare:

di qualità della vita senza leggere direttamente l’Indice di sviluppo umano, di economia e di potere

di acquisto senza ricorrere al PIL, di commercio senza enumerare quantità e corrispondente valore

finanziario

I dati statistici vanno proposti, infine, tenendo conto della soggettività della loro informazione;

come indizi, quindi come tracce, come luci che illuminano alcuni aspetti dello spazio geografico, e

che si affiancano agli altri strumenti con i quali documentiamo e cerchiamo di ricostruire con un

linguaggio scientifico l’insieme dei luoghi.

Cambia l’approccio e il ruolo dell’insegnante

Anche il ruolo dell’insegnante si modifica profondamente: da attore diventa regista e coordinatore,

che propone problemi, suggerisce percorsi di ricerca e spinge alla riflessione e all’interpretazione. Il

docente si preoccuperà di stabilire delle linee di ricerca, curandone la sequenza operativa.

Si partirà dall’individuazione del problema, seguirà l’osservazioni delle fonti disponibili, la raccolta

delle informazioni e della documentazione necessaria, la valutazione della distribuzione spaziale, la

formulazione di una o più ipotesi sulle funzioni e sulle relazioni con gli elementi antrofisici, la

scelta delle operazioni da effettuare, la verifica delle ipotesi, la rappresentazione grafica dei risultati,

la ricerca delle motivazioni, interpretazione e spiegazione del problema ecc.

Si può paragonare il ruolo dell’insegnante a quello del direttore d’orchestra che non suona gli

strumenti ma fa produrre buona musica.

Cambia anche il ruolo dell’allievo

Anche il ruolo dell’allievo si modifica profondamente: da spettatore passivo diviene attore

protagonista.

Viene direttamente e totalmente coinvolto nel processo di apprendimento che diventa processo di

ricerca-scoperta.

Gli allievi, (mediante l’impiego ragionato e intelligente di strumenti d’indagine rigorosi e precisi,

saranno più stimolati a leggere, osservare, riflettere, raccogliere informazioni ecc. fino a scoprire

essi stessi i fenomeni ed il loro significato.

In questo modo verrà favorita la capacità critica dell’allievo.

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Le nozioni saranno apprese non solo più facilmente e logicamente ma saranno anche perfettamente

comprese e valorizzate perché ritenuti utili,anzi necessarie.

Gli allievi saranno interessati e contenti di capire i rapporti esistenti nell’assetto territoriale.

Un cambiamento non facile ma possibile

La nuova geografia, non si prefigge più di descrivere il mondo ma si propone di far apprendere un

metodo di ricerca, fornendo alcune grandi idee di fondo:

☺ i diversi elementi territoriali diventano significativi per l’uomo perché hanno contribuito a

differenziare l’economia, le società e l’organizzazione politica degli Stati;

☺ il significato degli elementi costitutivi dell’ambiente è determinato dalle società;

☺ i gruppi sociali instaurano rapporti con le risorse e le condizioni dell’ambiente in cui vivono ma

tali rapporti differiscono a seconda del tipo e del livello culturale delle società;

☺ il territorio non è mai statico ma in continua evoluzione

☺ l’intervento dell’uomo modifica il territorio in tempi brevissimi alterando l’equilibrio del

territorio (che al contrario si è raggiunto lentamente);

☺ l’organizzazione del territorio mostra alcune regolarità che possono essere studiate;

☺ esiste una stretta interdipendenza fra il mondo, la comunità locale, la società nazionale e tutti i

popoli del

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica della geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Ferrara Graziella.
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