IL PROCESSO DI CONOSCENZA
Il primo processo da realizzare è quello di conoscenza dell’edificio → è
importante capire: - la tipologia di struttura
- la normativa di riferimento (che dipende dall’anno in cui la struttura è stata
realizzata) - La sismicità o meno della zona
- le eventuali modifiche che il manufatto ha subito nel tempo
- Gli eventi che hanno interessato l’edificio
Dato che difficilmente si hanno informazioni sufficienti per il nostro edificio, c’è
bisogno di effettuare un rilievo geometrico-strutturale dell’edificio → si
deve individuare il sistema strutturale dell’edificio, le dimensioni e la posizione
degli elementi resistenti e la carpenteria di ciascun piano (è un processo che
presenta molte difficoltà).
Grazie al rilievo possiamo costruire il modello geometrico di riferimento,
applicare i carichi e valutare le azioni sismiche e i loro effetti, in termini di
spostamenti e sollecitazioni, attraverso una metodologia di analisi (stat. lin,,
modale, statica non lin...)
• La conoscenza della struttura è basata sulla conoscenza di 3 parametri
fondamentali:
- Geometria della struttura → posizioni e dimensioni degli elementi strutturali,
carpenteria, analisi dei carichi (strutturali e non strutturali), fondazioni...
- Dettagli strutturali → quantità e disposizione delle armature negli elementi
strutturali, dedotte direttamente o attraverso un progetto simulato
- Caratteristiche dei materiali → proprietà, resistenze medie e moduli dei
materiali (cls e acciaio)
• Livelli di conoscenza → la normativa prevede 3 livelli di conoscenza (LC)
per i parametri della conoscenza, i quali determinano sia i metodi di analisi
utilizzabili, sia i fattori di confidenza da applicare alle proprietà dei materiali
(valori con cui ridurre le proprietà):
LC1 → Conoscenza Limitata
LC2 → Conoscenza Adeguata
LC3 → Conoscenza Accurata
Il livello di conoscenza da assegnare all’intera struttura sarà il minore dei 3,
valutandoli per ciascun parametro di conoscenza
L’LC si definisce insieme al committante, in base alle potenzialità economiche e
all’invasività delle prove (per opere pubbliche invece è sempre richiesto
almeno un LC2)
Vediamo quali sono le informazioni e/o prove necessari, per ciascun parametro,
per assegnare un certo livello di conoscenza; inoltre saranno riportati i metodi
di analisi ammessi e il Fattore di Confidenza da utilizzare:
① Geometria strutturale → la geometria presenta un unico livello di
conoscenza ammissibile (quello massimo), poichè essa è facilmente ricavabile
dai disegni di carpenteria originali o con un rilievo ex-novo completo; Inoltre
non possiamo permetterci un’indeterminatezza nella geometria, poichè ad essa
è collegato il carico permanente strutturale e non strutturale, che definisce le
masse sismiche (quindi le forze sismiche)
② Dettagli strutturali → per valutare le armature negli elementi strutturali
dobbiamo servirci del pacometro, cioè di uno strumento che individua il
materiale ferroso all’interno del volume di cls; tramite questo strumento
possiamo individuare anche il passo delle staffe (muovendoci lungo lo sviluppo
dell’elemento), e potremmo addirittura avere una stima del diametro delle
barre (anche se non risulta molto affidabile a causa delle sovrapposizioni delle
barre). Una volta
individuata una zona in cui c’è presenza di armatura, essa viene scarnificata
(viene rimosso il copriferro) per valutare precisamente il diametro; Devono
essere scoperte tutte e 4 le facce del primo pilastro (per gli altri bastano 2
facce), e infine deve essere scoperta almeno una staffa nello spigolo per
valutarne la chiusura (solitamente sarà a 90°)
Per i pilastri basta 1 sola sezione di saggio, poichè l’armatura è costante lungo
l’altezza ed inoltre è simmetrica nelle 2 direzioni (si indagherà la sezione più
comoda, ovvero quella “a petto d’uomo”)
Per le travi invece è più complesso, poichè sono in alto, e inoltre si utilizzavano
i ferri sagomati (dato che il momento è parabolico), quindi abbiamo 3 sezioni
rappresentative (le 2 di estremità e una centrale), quindi per esse occorrono 3
sezioni di saggio
- LC1 → se non abbiamo alcun documento cartaceo da cui ricavare i dettagli
costruttivi;
Devono essere effettuate limitate verifiche in situ, su almeno il 15% degli
elementi strutturali (per strutture intelaiate dobbiamo effettuare verifiche sul
15% delle travi e sul 15% dei pilastri)
- LC2 → per rientrare nella LC2 abbiamo 2 possibilità:
1) Effettuare estese verifiche in situ, ovvero valutare le armature per almeno il
35% degli elementi strutturali (35% delle travi e 35% dei pilastri)
2) Se abbiamo una serie di disegni costruttivi (però incompleti), è necessario
dapprima valutarne l’affidabilità → tra gli elementi presenti nei disegni si
sceglie un numero di travi e pilastri da indagare (pari al 15% delle travi e
pilastri totali della struttura), si valuta l’armatura di questi elementi e si
confronta con quella presente nei disegni costruttivi → se coincidono, i disegni
sono ritenuti affidabili, quindi abbiamo la conoscenza di tutti gli elementi
presenti nei disegni (con un grande risparmio economico e di invasività)
- LC3 → per rientrare nella LC3 abbiamo 2 possibilità:
1) Effettuare esaustive verifiche in situ, ovvero valutare le armature per almeno
il 50% degli elementi strutturali (50% delle travi e 50% dei pilastri)
2) Se abbiamo tutti i disegni costruttivi e gli elaborati, dobbiamo valutarne
l’affidabilità effettuando un numero limitato di verifiche in situ (15% degli
elementi strutturali) e confrontandone i risultati con i disegni stessi ⇒ se
coincidono, i disegni sono ritenuti affidabili, quindi abbiamo la conoscenza di
tutti gli elementi della struttura
RIC: se le armature trovate nei saggi non coincidono con quelle riportate negli
elaborati, cioè non sono ritenuti affidabili, il materiale cartaceo viene del tutto
scartato (viene considerato inutile) e si potrà ottenere un certo livello di
conoscenza solo eseguendo le prove in situ
* Quando si ha la conoscenza solo di una percentuale degli elementi strutturali,
viene eseguito un progetto simulato, ancorato sugli elementi noti, che ha
come obiettivo quello di ricavare le caratteristiche degli elementi non noti (cioè
la restante parte degli elementi).
③ Proprietà dei materiali → Anche per le proprietà dei materiali vi sono
diversi LC:
- Il numero di verifiche è riferito a ciascun elemento primario → quindi ad es. in
2
m
LC2 devono essere prelevati 2 provini per pilastro e 2 per trave ogni 300 di
piano, e 2 barre per piano
- Il numero di barre da prelevare è più piccolo rispetto ai provini di cls perchè
l’acciaio ha una variabilità minore, e inoltre non viene influenzato nelle
proprietà dalla fase di getto
- E’ preferibile effettuare prove su barre di diverso diametro, poichè a causa del
“size effect” i diametri più piccoli tendono ad avere tensione di snervamento
maggiore rispetto ai diametri grandi
- Se abbiamo dei certificati di prove sul cls possiamo passare ad LC2 (come
visto per i dettagli strutturali), però anche in questo caso deve essere verificata
l’affidabilità → dato che il cls negli anni va incontro a degrado, le caratteristiche
saranno diverse da quelle originali, quindi i certificati spesso non servono a
nulla
∎ La determinazione delle proprietà dei materiali - indagini sul cls:
Il fattore più importante da stimare è la resistenza a compressione del cls (
f , R ), che ha sia un ruolo determinante sulla capacità portante e sulla
ck ck
durabilità della struttura, sia una grande importanza poichè molte altre
proprietà del cls (ad es. modulo elastico e resistenza a trazione) possono
essere ricavate da essa.
Per consentire la valutazioni di tale resistenza, possono essere impiegate 2
tipologie di indagini: - Indagini distruttive → implicano
l’asportazione localizzata di materiale, ad es. in carotaggio -
Indagini non distruttive → sono indagini non invasive, ma ovviamente meno
affidabili (ad es. sclerometro, ultrasuoni e metodo combinato “Sonreb”)
Una fase fondamentale è la pianificazione dell’indagine conoscitiva sulle
proprietà del cls, che comporta una serie di decisioni sulla scelta del metodo,
sulla localizzazione e sul numero di prove necessarie per valutare tali proprietà;
La scelta della metodologia da utilizzare è funzione di:
- Costi sostenibili
- Danni arrecati all’edificio (a volte non possono essere proprio utilizzati, ad es.
edifici importanti)
- Tempi di esecuzione
- Precisione richiesta dall’indagine
• Dove eseguire le indagini? nella scelta della localizzazione dei punti di
misura e/o estrazione, vanno evitate le zone dove il cls ha solitamente
caratteristiche diverse da quelle medie (sennò si avrebbe una misura alterata):
1) Nei pilastri la zona di prelievo ideale è la mezzeria dell’elemento, poichè
oltre ad essere la più comoda, è anche la zona di minor sollecitazione
flessionale; 2) Per
le travi emergenti solitamente i prelievi si realizzano sulla fiancata, tra 1/4 e
1/5 della luce netta, all’incirca a metà altezza;
Per le travi a spessore il prelievo dovrà essere effettuato in direzione verticale,
e richiederà ovviamente la rimozione di una zona di pavimento, massetto e
tutto ciò che presenta la superficie del cls
① Carotaggio → La scarsa affidabilità dei metodi non distruttivi per la
definizione diretta della resistenza del cls spesso impone la necessità di
effettuare prove di carotaggio, i cui risultati possono essere utilizzati sia per la
determinazione diretta della resistenza, sia per calibrare i risultati ottenuti con
in metodi indiretti (quindi per avere un numero di prove maggiore, con minore
invasività).
L’esecuzione dei carotaggi è un’operazione complessa e delicata → il criterio
fondamentale imposto dalla normativa è quello di ridurre al minimo il
danneggiamento del campione nel corso delle operazioni di estrazione
Per prima cosa nelle zone di prelievo devono essere eseguite delle accurate
rilevazioni pacometriche, in modo da individuare ed evitare le barre di
armatura f
• Resistenza delle carote → la resistenza misurata in laboratorio sulle
car
f
carote ( ) risente di numerosi fattori che la differenziano da quella del cls
car
f
in situ :
cis
- La posizione del prelievo (varia se parallela o ortogonale alla direzione di
getto, se al piede o alla testa del pilastro...)
- il disturbo che consegue alle operazioni di prelievo
- Le dimensioni delle carote (il rapporto H/D non può essere sempre 2, cioè il
rapporto standard) - La presenza di armature incluse
Tutti questi fattori in genere tendono a far sottostimare la resistenza del cls, ed
è praticamente impossibile eliminare tutti gli effetti che comportano questa
differenza tra le resistenze → Per questo motivo è stata
introdotta una relazione empirica, che consente di convertire la resistenza delle
carote prelevate nella corrispondente resistenza del cls in situ, attraverso
l’utilizzo di alcuni coefficienti correttivi:
f ∙ C ∙ C ∙ C f
=(C )
cis ,i H D dia a d car , i
/ 2
C C =
- → coeff. correttivo per rapporti H/D diversi da 2 ⇒
H D H D
/ / 1,5+ D/ H
C
- → coeff. correttivo relativo al diametro (decrescente al crescere di D)
dia
C
- → coeff correttivo relativo alla presenza di armature incluse (crescente al
a
crescere del diametro delle armature incluse)
C
- → Coeff. correttivo che tiene conto del disturbo arrecato alla carota nelle
d
operazioni di estrazione; in letteratura ci sono diversi consigli sul valore da
adottare, ma quello più indicato sembra essete
C per f ; C per f
=1,20 <20MPa =1,10 >20MPa (poichè il rimaneggiamento è
d car ,i d car ,i
tanto maggiore quanto minore è la qualità del cls)
② Metodo sclerometrico: lo sclerometro è uno strumento molto diffuso
nella pratica professionale corrente, grazie alla sua economicità e semplicità
d’uso → esso è costituito da una massa battente d’acciaio, azionata da una
molla, che contrasta un’asta di percussione posta a diretto contatto con la
superficie di prova
Il metodo consiste nel misurare l’indice di rimbalzo (S), ossia l’altezza di
rimbalzo della massa dopo che questa è stata proiettata contro la superficie
dell’elemento da indagare → l’indice di rimbalzo viene poi correlato alla
R
resistenza a compressione del cls ( ) tramite delle curve sperimentali
c
③ Prove ultrasoniche: la prova ultrasonica consiste nel misurare il tempo
impiegato da onde soniche (di frequenza in genere compresa tra 40 e 120 Hz)
T
ad attraversare un mezzo compreso tra un trasmittente e un ricevente
x
T collocati a distanza nota.
r
In questo modo possiamo ricavare la velocità di propagazione delle onde →
essa può essere collegata tramite una relazione empirica alle caratteristiche
elastiche di un mezzo infinito, omogeneo, isotropo ed elastico:
Tuttavia, questa relazione si adatta poco al cls, che non è un mezzo omogeneo,
isotropo ed elastico; i fattori che maggiormente influenzano le misurazioni
sono: - Rapporto
acqua/cemento → aumentando il rapporto la velocità rimane uguale, mentre la
resistenza diminuisce
- Età del cls → la velocità tende a diminuire con l’età (a causa di
microfessurazioni), mentre la resistenza potrebbe aumentare a causa delle
reazioni di indurimento -
Umidità → l’umidità aumenta la velocità delle onde, mentre la resistenza
diminuisce - Presenza di armature → la
velocità di trasmissione nell’acciaio è molto maggiore, quindi la presenza di
armature altera il valore reale
- Sollecitazione → per sforzi superiori al 50% del carico di rottura, lo stato di
fessurazione determina una riduzione della velocità
A causa di queste considerazioni risulta molto difficile correlare la velocità
ultrasonica con la resistenza, perciò è necessario costruire una curva
sperimentale di taratura riferita specificamente al cls in esame, ed evitare
assolutamente di utilizzare curve di correlazione fornite dai manuali
④ Prova SonReb: il metodo SonReb consiste nell’uso combinato della prova
sclerometrica e della prova ultrasonica, e consente di compensare parte degli
errori commessi utilizzando singolarmente le 2 metodologie.
La prova consiste nella valutazione dei valori locali della velocità ultrasonica V
e sell’indice di rimbalzo S, a partire dai quali è possibile ottenere la resistenza
R
del cls tramite espressioni empiriche del tipo:
c b c
R ∙ S ∙V
=a
c
dove i valori di a, b e c sono stati proposti da diversi autori (e spesso
differiscono anche significativamente)
La stima della resistenza del cls può essere effettuata anche graficamente,
utilizzando delle curve di isoresistenza nel piano V-S, nelle quali si può entrare
con i valori locali dell’indice di rimbalzo e della velocità ultrasonica →
l’intersezione dei 2 valori intercetterà una curva, che corrisponde ad una certa
resistenza del cls
∎ Esempio Applicativo: vediamo un esempio della procedura da seguire per
ottenere la resistenza del cls, basandosi sui risultati di prove di carotaggio
(distruttive) e prove indirette (non distruttive):
1) Si raccolgono i risultati delle prove (sia distruttive che non distruttive)
eseguite negli stessi punti; quelle non distruttive saranno eseguite in più punti
rispetto alle distruttive: f ∙ C ∙ C ∙ C
=(C )f
2) Attraverso la relazione empirica si corregge la
cis ,i H D dia a d car , i
/
resistenza delle carote prelevate (per tener conto del rimaneggiamento),
R R =f /0,83
ottenendo cosi la resistenza cubica in situ (RIC: ):
c c car
3) Si verifica la presenza di un legame di proporzionalità diretta tra i valori delle
resistenze ottenuti e i corrispondenti valori di S e V (ottenuti negli stessi punti):
4) Attraverso un foglio elettronico si valutano i coefficienti a, b, c della curva
SonReb (a partire dai valori V ed S delle prove non distruttive, effettuate sugli
elementi su cui abbiamo effettuato anche le prove distruttive); si può scrivere
dunque una relazione SonReb tra la resistenza e i parametri V ed S:
5) Si stimano, tramite l’espressione appena ricavata, le resistenze relative ai
punti in cui sono state effettuate solo prove non distruttive →
6) Infine si calcola la resistenza cubica media del cls effettuando la media tra i
valori ottenuti direttamente dalle prove distruttive, e i valori ottenuti dalle
prove non distruttive calibrate
Processo di valutazione
Conclusa la fase di conoscenza si passa alla fase di valutazione, nella quale si
valuta l’azione sismica che dovrà essere combinata con gli effetti dei carichi
gravitazionali.
Infatti le verifiche dovranno essere effettuate per la seguente combinazione
degli effetti dell’azione sismica con le azioni dei carichi permanenti e variabili:
∑
F ψ Q
=E+G +G +
d 1 2 2 i ki
- E → è l’azione sismica per lo stato limite in esame
G
- → il valore delle azioni permanenti strutturali
1
G
- → il valore delle azioni permanenti non strutturali
2
Q
- → il valore caratteristico
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Appunti consolidamento
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Consolidamento delle strutture
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Appunti di Consolidamento delle strutture
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Consolidamento di strutture