Che cos’è la mediazione?
• La mediazione è un processo di costruzione e di gestione della vita sociale, semi-
strutturato e creativo (Fritz, 1996), il cui scopo è quello di suscitare tra persone o
gruppi dei nuovi legami, prima inesistenti, di cui beneficiano le parti in causa.
• E’ un intervento fuori dal dominio legale nel quale uno o più individui aiutano le
parti nella soluzione di una disputa interpersonale e/o intergruppi o di una
incomunicabilità.
• La mediazione è “un intervento problema”, ossia di evidenziazione, di
di
problematizzazione e di presidio dei cambiamenti che si verificano nei contesti
relazionali e sociali.
4 caratteristiche importanti
Creatrice: suscita tra le persone o gruppi dei legami nuovi, che non esistevano prima,
• legami di cui beneficiano entrambe le parti chiamate in causa.
Rinnovatrice: permette di migliorare I legami già esistenti tra le parti della
• mediazione, che si erano deteriorati o allentati prima del conflitto.
Preventiva: anticipa e prevede il conflitto in gestazione fra persone o gruppi.
• Curativa: ogni volta che un mediatore entra in gioco in un conflitto esistente, assiste e
• aiuta le persone a trovare soluzioni, a scegliere vie d’uscita.
Cosa non è la mediazione
Non è una pratica unicamente per:
• Appianare i conflitti, ovvero risolvere i malumori o le indecisioni;
• Non è un puro e semplice negoziato;
• Non è un arbitrato (ovvero un processo volontario in cui si domanda a una terza
• persona neutra di prendere una decisione al posto dei contendenti.
Storia della mediazione
La mediazione nasce negli Stati Uniti agli inizi degli anni Settanta come pratica di
• soluzione di conflitti familiari.
Jim Coogler, avvocato di Atlanta, “vittima egli stesso di un doloroso divorzio, fonda nel
• 1975 l’Associazione di Mediazione Familiare con l’intento di superare la logica
“vincitori e vinti”.
Da qui si diffonde in Canada (Quebec). Oggi la mediazione è offerta dal Servizio
• Sanitario Nazionale.
Già nell’antica Cina e in Grecia i diverbi e i conflitti tra le città-stato venivano risolti con
• l’aiuto di interventi di conciliazione. In Cina erano i capi-villaggio.
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In Europa alla fine degli anni ’70 grande successo della mediazione in Francia ed
• Inghilterra.
In Italia questa pratica, in particolare la mediazione culturale, prende avvio all’inizio
• degli anni Novanta come conseguenza dell’aumento dei flussi migratori. Il decreto
attuativo n. 286/1998 della legge 40 stabilisce infatti la possibilità di utilizzare la figura
del mediatore nelle istituzioni pubbliche italiane, in particolare nella scuola.
Ambiti di azione della mediazione
familiare: soluzione di conflitti generazionali e/o affettivi e cerca di far ritrovare i
• componenti della famiglia
sanitario: con immigrati. Dà loro la possibilità di accedere ai servizi. Es. negli ospedali,
• la mediazione è indispensabile affinchè una persona ospedalizzata si senta a suo agio e
vi sia una proficua relazione medico-paziente.
Jean Fronçois Six divide la mediazione in:
Maschile: assume carattere istituzionale ed è visto come uno strumento di lotta contro
• l’esclusione sociale dei cittadini più vulnerabili; promuove l’uso dei servizi in maniera
adeguata
Femminile: mette in relazione, avvicina, fa riconoscere punti di vista diversi, ricuce dei
• legami tra vicini. Le mediatrici sono più frequenti in ospedale e nelle scuole.
Scolastica: come idea e pratica educativa “per stabilire relazioni di incontro e di
• scoperta con e dell’altro”.
I livelli di intervento della mediazione
orientativo – informativo: informare, avvicinare al servizio.
• Linguistico - comunicativo: traduttore, facilitatore linguistico, snocciolare I significati,
• rendere comprensibile ciò che le parti dicono.
psicosociale e relazionale: capire ciò di cui le parti hanno bisogno. Importanza delle
• relazioni, contenere le emozioni e le ansie.
culturale: incontro tra culture intese come insieme di valori, per questo bisogna
• conoscere a fondo gli altri paesi e quello in cui si vive.
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Caratteristiche generali della mediazione (Wall et al. 2001) Risultati
Determinanti Caratteristiche Fattori che ottenuti
della influenzano i
degli approcci dalle parti
mediazione risultati Risultati
della
Interazione Modelli di
mediazione mediazione
fra le parti mediazione Risultati
ottenuti dal
mediatore
Figura 1
Caratteristiche generali della mediazione (Wall et al. 2001)
Perché una mediazione abbia luogo occorrono due processi:
• le parti devono richiedere la presenza di un terzo come mediatore;
• il soggetto terzo deve essere d’accordo a mediare.
• La pratica della mediazione è quindi un processo volontario e consensuale, nel quale le
• parti giocano un ruolo attivo nell’assumersi la responsabilità della disputa e giungere
ad un accordo finale. Essa inoltre, proprio perché pratica alternativa, è confidenziale,
nel senso che le parti si esprimono liberamente e secondo i tempi stabiliti insieme
(Gaddi et al. 2003).
Il ruolo delle norme
La letteratura mostra che due fattori – le norme e i benefici attesi – sono fondamentali
• nel modellare questi due processi interdipendenti.
Consideriamo le norme, che sono strettamente collegate alla cultura di riferimento.
• Per esempio, in Paesi come la Cina, il Giappone, la Tailandia o la Turchia, le norme
rappresentano una potente variabile nel motivare le parti a richiedere la presenza di
una terza parte nella soluzione delle dispute.
Negli Stati Uniti la mediazione è meno utilizzata dalla popolazione (solo il 10% delle
• dispute cerca la soluzione attraverso la presenza di una terza parte). Gli autori
spiegano questo atteggiamento rimandando alla cultura di appartenenza
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Per esempio che nella soluzione di conflitti, gli Asiatici preferiscono utilizzare strategie
• mediazionali che frenano l’animosità interpersonale e si preoccupano del bene
collettivo, mentre i Nordamericani e gli Europei preferiscono strategie di confronto
diretto che presuppongono una concezione della mediazione come vincitori-perdenti.
Il ruolo della cultura
Per esempio, in un’azione di mediazione culturale con donne migranti, Cima (2005)
• racconta che per la cultura albanese accogliere significa andare a casa di chi ha bisogno
e accompagnare. In questo modo è stata rivista la pratica della mediazione: “Lo spazio
dell’accoglienza richiedeva che qualcuna delle donne del luogo andasse in visita,
entrasse nella loro casa. Era esattamente il contrario di quanto avevamo pensato e
costruito nel Punto Ascolto” (p. 68).
L’inizio della mediazione
Viene proposto un colloquio di mediazione, che vede coinvolte tutte le parti e
• dovrebbe auspicare la disponibilità di tutti a partecipare attivamente ad esso e a
cercare un accordo comune per giungere a una soluzione ottimale.
Se questo non succede, una delle parti può prendere l’iniziativa. E’ il mediatore allora
• che prende contatto con l’altra parte e cerca di convincerla a partecipare al colloquio.
Il modello a tappe
Ma quale tecnica è la più adatta ad affrontare la disputa?
• I modelli a tappe sono quelli maggiormente utilizzati nella pratica di mediazione. Uno
• di questi, proposto da Beer e Stief (1997), prevede sette passaggi:
la dichiarazione di apertura, spesso attraverso un colloquio;
• i tempi di dialogo per ciascuna persona;
• lo scambio di argomenti e il dibattito;
• la costruzione di un’agenda (e di regole) per lo svolgimento del dibattito;
• la costruzione dell’accordo fra le parti, ovvero l’arrivo ad una soluzione condivisa;
• la stesura scritta dell’accordo, che permette di verificare che tutto sia stato compreso
• allo stesso modo;
la chiusura della mediazione.
•
Il colloquio: l’ambientazione
Deve avvenire in un’atmosfera piacevole;
• Scegliere un ambiente tranquillo, silenzioso, accogliente, in modo da favorire la
• concentrazione sui problemi e la pacatezza della discussione;
Disporre I posti in modo che vi sia una comunicazione paritaria (es. le parti in conflitto
• non devono trovarsi nè troppo vicine (pericolo che si venga alle mani..) nè troppo
distanti). 4
Uso di un tavolo.
• Ok per fiori e bevande;
• Valorizzare e apprezzare la partecipazione delle parti.
•
Il colloquio: regole fondamentali
presentarsi (nome, professione, qualifiche specialistiche e/o precedenti esperienze,
• qualcosa di privato);
Riassumere alle parti tutte le informazioni che il mediatore possiede sulla situazione.
• Evitare di dare l’impressione che una parte sia avvantaggiata.
Ricordare le regole fondamentali del colloquio:
• Lasciar finire di parlare!
• Niente offese o litigi.
• Nel colloquio il mediatore guida e interviene quando necessario.
• Assicurare la riservatezza di ciò che verrà detto.
• Importante che le parti si sfoghino e che si mettano tranquille. In questo modo spesso
• le parti ascoltano il punto di vista degli altri per la prima volta;
Creare le condizioni di un turno comunicativo alla pari.
• Riformulare spesso ciò che viene affermato dalle parti al fine di evitare
• fraintendimenti.
I contendenti devono arrivare alla fine di questa fase avendo il più possibile chiaro ciò
• che è stato detto e come si è arrivati a dirlo
Modello di mediazione cross-culturale (Gulliver, 1979)
studi etnografici negli Stati Uniti, Canada e Tanzania
• Otto tappe
• ricerca di un’arena, ovvero le parti stabiliscono dove la negoziazione si svolgerà.
• L’arena in questo caso ha un duplice significato, poiché si intende non solo il luogo
fisico in cui avverranno gli incontri, ma anche il pattern di interazioni fra le parti.
Definizione di un piano e degli argomenti.
• Esplorazione del campo. Questa tappa prevede che i partecipanti alla disputa diano la
• loro versione dei fatti, enfatizzando le differenze e le cause del disaccordo.
Restrizione delle differenze. A questo punto i partecipanti cominciano a muoversi
• verso la cooperazione, cercando di trovare potenziali punti di accordo.
Preliminari per il patteggiamento finale.
• Patteggiamento finale, ovvero incremento delle convergenze di posizione.
• Ritualizzazione dei risultati. Questa fase si caratterizza in maniera diversa a seconda
• del contesto culturale nel quale avviene. Se nel mondo occidentale questa fase
consiste prevalentemente nella sottoscrizione di un accordo da firmare, in contesti
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non-occidentali (es. Gambia) la ritualizzazione dell’accordo può avvenire tramite una
preghiera, una stretta di mano, uno scambio di oggetti, una bevuta insieme.
Messa in atto dei risultati.
•
Tecniche maggiormente utilizzate nella mediazione
Tecniche Esempi
Centrate sui soggetti
Raccogliere informazioni dai partecipanti o tramite documenti scritti
• Esercitare pressione
• Riflessiva usare humor o trasparenza
• Promuovere empowerment suggerire come giungere a una soluzione
• Non azione monitorare semplicemente la disputa
• Centrate sulla relazione
Tranquillità sviluppare fiducia nella mediazione
• Stabilire un piano
• Raccordo convincere una parte ad accettare l’altra
• Integrazione
• Problem solving
• Rappresentazione chiedere a una parte di assumere la posizione dell’altro
•
Il contesto nella mediazione
differenze rilevanti rispetto al contesto di attuazione della pratica e alle condizioni
• nelle quali la mediazione ha luogo (per esempio, se la mediazione avviene in un
contesto interculturale, scolastico, o familiare).
L’importanza del contesto nel costruire ciò che le persone fanno o dicono è un
• elemento centrale che bisogna considerare anche quando si fa mediazione. E’ il
contesto che ci fa scegliere alcune parole e non altre, che ci fa agire in un determinato
modo piuttosto che in un altro.
importante il processo di influenza: chi parla, dove e quando, se è un membro di quale
• gruppo, in quale occasione, con quali scopi.
Gli esiti della mediazione per le parti
le soluzioni e i benefici non sono univoci, ma si differenziano a seconda del target
• considerato.
soggetti della disputa – maggiori risultati:
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accordo e soluzione del problema. Sebbene gli studi riportino dati differenti a seconda
• del tipo di mediazione, possiamo dire che in media tale risultato è ottenuto nel 75% dei
casi (Wall et al., 2001).
la soddisfazione, nel senso che il processo di mediazione ha saputo essere per i
• soggetti coinvolti una pratica alternativa di soluzione del conflitto, oltre ad essere
economica, veloce e duratura, perché migliora le relazioni interpersonali
altro esito importante: gli individui vengono responsabilizzati alla soluzione del
• problema, dando loro le basi per affrontarlo in maniera costruttiva e collaborativa.
Gli esiti della mediazione per il mediatore
se la mediazione va a buon fine, il mediatore può ottenere credito e prestigio, oltre che
• soddisfazione personale. I benefici possono esserci anche se la mediazione fallisce.
Shulman (1996) indica che può verificarsi nel mediatore un aumento della sensibilità
culturale e alla capacità di lavorare in interazione con più soggetti o con i colleghi,
trovando il tempo di confrontarsi e relazionarsi a fondo.
Un beneficio che possiamo chiamare indiretto della mediazione: uscire dalla logica
• dell’emergenza e darsi tempo per pensare, aprire, riflettere perché quel tempo che
sembra perso viene poi guadagnato in termini di competenze professionali, ma anche
di competenze riconosciute ad un territorio” (Cima 2005, p. 105).
Collegato a ciò ritengo un importante esito superare i pregiudizi e gli stereotipi nei
• confronti degli altri che possono risultare degli ostacoli fondamentali al processo di
mediazione, poiché rischiano di accentuare le differenze dei gruppi o degli individui
contrapposti, allontanando così le possibilità di conoscenza e di comunicazione proprie
della mediazione.
Ostacoli alla buona riusci
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