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Introduzione

Se dovessi dire cos’è il pensiero digitale inizialmente comincerei col dire che è paragonabile a un disegno alle infinite combinazioni di racconti che lui stesso può tesservi sopra. Quando parliamo, i nostri concetti sono uniti spesso da enunciati quali: “e siccome”, dal momento che, di conseguenza, ossia connessioni logiche che elaborano cause, effetti e astrazioni concettuali che servono a dare un senso al racconto; il racconto di un bambino è invece costruito da una serie continua di “e allora” cioè semplici associazioni di fatti. È l’adulto, casomai, che innesca un corto circuito nel flusso associativo della narrazione del bambino con domande che esigono, invece, risposte di tipo analitico, quali “perché?” o “come mai?”

Il disorientamento che abbiamo oggi di fronte ai media digitali è dovuto proprio a questa dicotomia: separazione tra interpretazione razionale e dimensione sensoriale. In questo, infatti, si traduce sostanzialmente la svolta cognitiva operata dai nuovi media: l’estroflessione della comprensione del mondo sulla mappa multidimensionale e mentale all’interno di una cornice, o frame, dove multimedialità, simulazione virtuale e telecomunicazione diventano strumenti di un nuovo approccio cognitivo maggiormente armonizzato su livelli eterogenei di elaborazione della conoscenza.

Per secoli l’uomo, attraverso la pratica della scrittura, ha ricondotto tutta l’attività cognitiva alla linearizzazione del pensiero, vale a dire all’interpretazione del mondo secondo la decifrazione di una serie di codici astratti disposti lungo un’unica dimensione: quella del tempo assoluto. La tecnologia dell’alfabeto ha portato l’uomo a far predominare il pensiero logico-concettuale e lineare su quello visivo multidimensionale.

La fotografia, il cinema e la televisione: sono queste le tecnologie che ridefiniscono strutturalmente la comunicazione tra gli uomini nell’ambito di un’estensione spazio-temporale della realtà all’interno di nuovi mondi virtuali e che trovano nei media elettrici la loro forma di supremazia attraverso la trasmissione delle informazioni in rete, l’interazione con i terminali domestici, la simultaneità e la circolarità della trasmissione, l’istituzione di una grande platea virtuale.

La comunicazione digitale ci costringe a un salto cognitivo radicale, che non si limita a definire come vengono trasmesse le informazioni ma ad aprire i nuovi spazi di un sapere intercognitivo, una dimensione all’interno della quale soggetti pensanti e interagenti collaborano nella costruzione di pratiche intellettive. Un’evoluzione di forme di sapere e strategie comunicative in continuo dinamismo, e per questo sempre nuove, che noi definiamo appunto nuovi media.

In tal senso, e nello specifico ambito di questa disciplina, questi concetti si riflettono necessariamente in nuove modalità d’apprendimento. Compito principale di questo testo non sarà quello di classificare e fornire un’analisi specifica sui singoli media emergenti, quanto, invece, offrire gli strumenti concettuali, metodologici e tecnici necessari per affrontare lo studio e l’analisi di questi mezzi sulla base della loro stessa natura di medium, ossia tecnologie che nascono, crescono e si trasformano in relazione alle dimensioni percettive e cognitive dell’uomo e alla loro interpretazione semantica.

Cap.1 Dallo spazio fisico allo spazio virtuale

Il 20 aprile 1939, David Sarnoff, presidente della Radio Corporation of America (RCA) vive uno dei giorni più importanti della sua vita: dinanzi a lui, sul piccolo schermo di un nuovo apparecchio di ricezione, viene trasmessa l’immagine del presidente Roosevelt mentre pronuncia il suo discorso di benvenuto alla fiera mondiale di New York. All’interno del padiglione della RCA che dall’alto ha la forma di una valvola, avviene un evento senza precedenti; quell’insolito apparecchio, presentato per la prima volta, prende il nome di television.

Il NY Times: La televisione non potrà mai essere un serio contendente della radio, perché la gente deve stare seduta a tenere gli occhi incollati a uno schermo. La famiglia media americana non ha tempo per queste cose.

Cose simili erano state dette anche per la radio nel 1915 sempre a Sarnoff, il quale però, dopo aver acquisito la Marconi Company e aver fondato la RCA, vide approvata la sua idea e successivamente ben accolta anche dal grande pubblico: la prima radiodiffusione nel 1921 contò 300000 ascoltatori. Nei tre anni a seguire “la scatola musicale senza fili” chiamata radiola divenne un enorme successo di mercato, vendendo per 83,5 milioni di dollari.

Se volessimo divertirci a tracciare i diversi stadi dell’evoluzione delle nuove tecnologie inventate dall’umanità in un grafico che rappresenti il tempo intercorso dalla nascita di un nuovo medium fino ai giorni nostri si otterrebbe un grafico con una parabola discendente. Trasformazioni che l’uomo un tempo viveva nell’arco di migliaia di anni, oggi sono vissute nell’arco di una sola generazione. Sfugge, in pratica, il senso della trasformazione.

1.1 Il secolo elettrico

Lo storico Hobsbawn definisce questo periodo “il secolo breve” proprio a sottolineare l’accelerazione impressa dalla storia agli eventi e le trasformazioni della vita degli uomini. Un’incredibile accelerazione di eventi.

1.1.1

Durante la guerra fredda vi fu un grosso sviluppo delle tecnologie per raggiungere il cosmo dovuto alla competizione tra USA e URSS. Quando Neil Armstrong sta per toccare il suolo lunare, l’entusiasmo con cui i mass-media accompagnano lo storico evento diffonde un senso di grande fiducia nella scienza e nelle tecniche moderne. Con gli occhi incollati allo schermo milioni di persone seguono in diretta il grande momento prefigurandosi già, nel futuro, di viaggiare o andare ad abitare in nuovi spazi siderali.

Dalla base di Houston qualcuno informa Michael Collins, l’astronauta che era rimasto a volteggiare nel modulo di comando in attesa del rientro dei suoi compagni, che “probabilmente è l’unica persona a non vedere ciò che sta accadendo in televisione”. Quel giorno Collins doveva realizzare che tutti gli abitanti della Terra erano sulla Luna, tranne lui. Non è necessario sviluppare mezzi di trasporto sempre più potenti, sempre più efficienti per ridurre le distanze, perché i nuovi media elettrici ti conducono dove vuoi tu, sempre, e in tempo reale.

L’elettrificazione era divenuta l’energia motrice della nuova era industriale e aveva trasformato le città e le abitazioni nei terminali di un’unica grande rete, ponendo così le premesse per la penetrazione dei media nello spazio domestico. Nessuna innovazione tecnologica fu così determinante ed essenziale, nell’ambito dello sviluppo dei mezzi di comunicazione, come il controllo che esercitò l’uomo sull’elettricità.

I nuovi media elettrici sarebbero diventati gli amplificatori della comunicazione politica. Comincia di fatto, a dischiudersi una nuova era in cui allo spazio fisico si sostituisce lo spazio virtuale e prende sempre più piede la persuasione inconsapevole che tutto quello che vedi nello schermo è reale. David Sarnoff nel 1940 affermò che la televisione era “destinata a fornire una conoscenza più grande a un numero di persone più ampio. In realtà la televisione di oggi è diventata un atto di consumo, orientata più a sostenere l’industria che essa stessa ha edificato e gli interessi economici e politici che gravano attorno a questa, che non primariamente occupata a promuovere la crescita sociale.

1.1.2 Lo spazio digitale

Gli ampi spazi che i nuovi media digitali aprirono alla risposta individuale del destinatario, per molti avrebbero significato l’inizio inevitabile dell’agonia dei mezzi di comunicazione di massa, determinando la fine del conformismo culturale e del consumo passivo, favorendo la libera circolazione della conoscenza; altri intravedono anche la riduzione della distanza tra paesi ricchi e poveri e il crollo dell’egemonia degli USA.

Oggi non possiamo che assistere al crollo di qualsiasi spinta ideale si sia sviluppata attorno ai nuovi mezzi di comunicazione al loro nascere. Oggi solo il 6% della popolazione mondiale ha accesso a internet. La proclamata democrazia di internet ha quindi generato il digital divide, ossia il divario digitale. Tale divario viene determinato dalle disparità derivanti dalle diverse soglie di libertà di controllo e di accesso al mezzo.

1.2 Società dell’informazione e determinismo tecnologico

La profonda accelerazione che il secolo elettrico innesta sul progresso delle tecnologie della comunicazione riduce drasticamente il tempo e le distanze. Nascono nuove definizioni quali: l’era dell’informazione, nella quale l’informazione sarebbe il bene in assoluto più prezioso, in grado di determinare le sorti dell’economia; era della comunicazione, in cui la rete di connessione tra i terminali del globo determinerebbe l’annullamento dei confini nazionali; l’era della digitalizzazione, secondo cui tutti gli elementi della nostra realtà sarebbero convertibili secondo un unico codice binario.

1.2.1 Il determinismo tecnologico

La tesi principale del determinismo tecnologico sostiene che la tecnologia segue una propria evoluzione autonoma, indipendente dall’intervento umano, sociale, storico. In tal senso si stabilirebbe una relazione a senso unico tra la tecnologia e la società, nell’ambito della quale l’ordine verrebbe significativamente influenzato dal progresso della tecnologia e non viceversa. La seconda fondamentale tesi del determinismo tecnologico è che, in virtù di questo meccanismo di determinazione operato dalla tecnologia sulla storia dell’uomo, le innovazioni tecnologiche diventano necessariamente il punto di riferimento più importante per l’analisi dei cambiamenti che avvengono in ambito socio-culturale.

In realtà, non sempre l’introduzione di nuove tecnologie si è riflessa contemporaneamente in cambiamenti che hanno coinvolto anche l’ambito socio-culturale. La tecnologia, pertanto, non è il punto cardine attorno al quale ruota la comunicazione, ma quest’ultima si genera dal rapporto dialettico che sussiste anche con altri fattori: le convenzioni culturali, la spinta economica, l’evoluzione storica.

Se realmente la tecnologia potesse influire sulle dinamiche sociali e culturali, oggi, in rapporto alle nuove tecnologie di comunicazione, questo potere non dovrebbe ridursi a una ristretta élite di cybernauti che chiudono gli occhi di fronte al divario tecnologico che li separa da tutto il resto del pianeta.

1.2.2 La società dell’informazione

Daniel Bell, sociologo, fu il primo a formulare il concetto di società post-industriale, intendendo definire un’epoca che da sistema economico basato sulla produzione di beni, ossia merci, si muove verso un sistema basato sulla produzione di beni culturali, vale a dire sapere.

Il concetto di società dell’informazione sposta al centro del nuovo sistema di produzione non il sapere codificato, ma il trasferimento delle informazioni che si tradurrà nella definizione di autostrade dell’informazione, come la piattaforma ideale dove far convergere lo sviluppo economico delle telecomunicazioni, dei mass media e dell’informatica.

Senza voler entrare nell’ambito di un dibattito sul processo di globalizzazione, ci limiteremo ad approfondire qui alcune criticità maggiormente collegate all’ambito della nostra indagine. La velocità con cui si è sviluppata l’era dell’informazione ha fatto sì che il reperimento, la produzione e la distribuzione dell’informazione siano diventati oggi assai più immediati di quanto non lo siano mai stati prima. Questo, ovviamente, ha ridotto in maniera esponenziale quella naturale selezione dei dati che permetteva prima di separare le informazioni più importanti da quelle meno rilevanti.

Il risultato è che oggi l’era dell’informazione ha prodotto un’inconcepibile massa di informazioni frammentarie, casuali e spesso non consistenti, una sovrabbondanza di informazioni a bassa qualità che viene chiamata overload information. Diventa complesso ricercare informazioni e selezionarle secondo un senso logico. Il problema oggi non verte sulla distribuzione e la diffusione delle informazioni, quanto nel permettere a queste di diventare conoscenza. Il computer si ferma a un’analisi testuale delle informazioni, non procede a quella semantica. Può rispondere a domande del tipo chi, cosa, dove, quando ma non a domande del tipo come e perché e diventa assai problematico definire le regole della trasformazione: il messaggio può assumere diversi significati sulla base di diversi destinatari e contesti d’uso.

1.3 Il ruolo dei nuovi media

La profonda accelerazione dell’innovazione tecnologica e dell’attività economica impressa da questo periodo, per dirla come Rifkin, mette in discussione la nozione stessa di proprietà che caratterizzava il periodo industriale. Ci troviamo, quindi, di fatto in un periodo di transazione in cui al concetto di bene materiale si sostituisce gradualmente quello di bene culturale, al concetto di distribuzione quello di comunicazione, al concetto di consumo quello di utilizzo.

Sui nuovi media si incrociano le variabili sociali, economiche e ideali di una società in trasformazione che vanno a definire progressivamente nuove pratiche comunicative, nuovi linguaggi e nuove forme di gestione e distribuzione della conoscenza. Questo ci fa comprendere che le tecnologie non determinano incondizionatamente la vita dell’uomo, ma fanno parte integrante della sua realtà e con lei si evolvono in rapporto dialettico. In tal senso i nuovi media rimangono degli strumenti in continua trasformazione, da cui emerge significativa la loro costante condizione di novità e non dei riferimenti immutabili: nascono nuovi prodotti e servizi che definiscono nuovi modelli di comunicazione e di consumo che vengono abbandonati con la stessa rapidità con cui nascono.

Cap.2 Dinamica evolutiva dei nuovi media

Difficilmente una trasformazione tecnologica è veramente una rivoluzione perché, il più delle volte, il processo tecnologico segue un percorso più evolutivo che integra le conoscenze di tecnologie già sviluppate in precedenza. La stessa “rivoluzione della stampa” di Gutenberg non fu propriamente una rivoluzione dei mezzi di comunicazione. La stampa è, dunque, una rivoluzione in senso tecnologico, nella misura in cui accelera la riproduzione della scrittura mediante l’uso del torchio tipografico, ma non ridefinisce come medium, le proprietà già apportate dalla scrittura. Al contrario, la scrittura fu un’innovazione tecnologica sostanziale: come avremo modo di analizzare meglio in seguito, essa ridefinisce lo spazio e il tempo della comunicazione, estendendo il messaggio lungo l’asse diacronico della linearità e della unidirezionalità. Una rivoluzione che influirà in maniera determinante sul pensiero umano e sull’organizzazione sociale dell’uomo. Non esistono rivoluzioni dei mezzi di comunicazione in senso generale, ma esistono rivoluzioni che ridefiniscono la struttura spazio temporale del processo comunicativo.

Spazio e tempo diventano le coordinate principali di riferimento per definire la portata di innovazione di un mezzo di comunicazione e stabilire di conseguenza in che misura esso possa anche, in definitiva, essere o meno un nuovo medium. Le innovazioni tecnologiche che maggiormente hanno influito sulla struttura del tempo e dello spazio dei processi comunicazione: la scrittura alfabetica, la radiodiffusione e il digitale.

2.1 La tecnologia dell’alfabeto

Fino alla fine dell’800 la lingua parlata, la scrittura, la rappresentazione di suoni e immagini non rendevano necessario un dispositivo di recezione del messaggio, richiedevano solo competenze di decodifica già direttamente connaturate nel destinatario del messaggio: la conoscenza della lingua e dell’alfabeto, per esempio, ma anche l’udito e la vista. Questi ultimi costituiscono di fatto dei dispositivi di ricezione naturali dell’uomo, mentre il parlare e il gesticolare sono, invece, i suoi naturali dispositivi di trasmissione: l’uomo è medium delle cose che attraverso di lui si dicono.

Fino a fine 800 l’uomo aveva cercato di superare le barriere di una comunicazione che imponeva la compresenza fisica degli interlocutori. Il controllo esercitato dall’uomo sullo spazio e sul tempo della comunicazione diventa il motore della crescita e dello sviluppo di nuove forme e tecnologie di comunicazione predisposte a colmare le distanze di luogo e di tempo.

La scrittura diventa uno strumento utile per astrarre l’oggetto dalla sua fisicità, per controllarlo, per dargli senso. È un controllo che conferisce potere a chi lo gestisce. Ma diventa fin da subito anche uno strumento economico: la scrittura prende origine, infatti, proprio da esigenze amministrative e contabili. La successiva evoluzione della moneta finirà con l’astrarre l’oggetto fisico dalla sua riproduzione contabile: il segno numerico verrà adottato come unità di rappresentazione quantitativa indipendente dal rapporto uno a uno definito in precedenza tra l’unità di scambio e il gettone. È un passaggio importante, che segna anche l’evoluzione di una scrittura che dalla descrizione dell’oggetto (pittogramma) passa alla sua rappresentazione simbolica (ideogramma). Il passaggio decisivo verso la completa astrazione della scrittura lo si avrà con la nascita e lo sviluppo dell’alfabeto. È una fase di passaggio fondamentale nell’ambito dell’evoluzione delle tecnologie di comunicazione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zanespace di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione digitale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Guidolin Ugo.
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