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Pedagogia: rapporti tra società e scuola

La scuola si trova sempre di più a doversi confrontare con una società che si evolve in continuazione. La società è in continuo cambiamento in relazione al campo di conoscenze, alle innovazioni, alle tecnologie, alle trasformazioni culturali, economiche e politiche. Tutti questi cambiamenti si ripercuotono sulla società, e le istituzioni scolastiche devono abbandonare la tradizionale preclusione per quello che succede al loro esterno, cercando di tenersi sempre in contatto con le esigenze della collettività e del mondo del lavoro. Il problema maggiore al quale si incorre è che spesso le riforme attuate sono in ritardo rispetto ai tempi e in questo modo una volta entrate in vigore risultano già vecchie.

I progetti didattici devono essere sviluppati tenendo conto delle modificazioni della vita analizzando elementi di ordine politico, culturale ed economico. A partire dal Novecento l’uomo diventa assegnatario della propria dignità senza identificarsi all’interno di aggregazioni di partito, assumendo la responsabilità civile che lo porta a trovare una dimensione nella società. La scuola in questo contesto ha un compito molto delicato in quanto deve promuovere i valori dei singoli attribuendo importanza alle potenzialità presenti all’interno della società.

Nell’ultimo secolo, dal punto di vista culturale, ci sono stati dei grossi cambiamenti, mentre le istituzioni educative svolgono i loro compiti all’interno di strutture definite. Essi possono essere intesi come spazi protetti e privilegiati, e per questo motivo il mondo esterno può essere considerato un mondo di conoscenza. La scuola deve promuovere una conoscenza ecologica degli apprendimenti, intesa come la capacità di collegare insieme la dimensione istituzionale con le conoscenze informali.

Il livello educativo riveste un ruolo molto importante poiché può promuovere i cambiamenti culturali e sostenere un nuovo modello di democrazia, che possa permettere a chiunque di avere un tenore di vita dignitoso. Le richieste del mondo del lavoro sono quelle di inserirsi sempre di più in un libero mercato. La competizione implica professionalità e competenze sempre maggiori, che rappresentano i requisiti fondamentali per entrare nella società produttiva.

Non è più richiesto personale che sa fare bene solo una mansione, ma che possieda una mentalità aperta e disponibile rispetto alle attività eseguite, in grado di aggiornarsi e di fronteggiare situazioni. La società perciò più che un accumulo di conoscenze chiede alle istituzioni un’azione sulle competenze in modo da poter garantire flessibilità.

La scuola deve perciò diventare una palestra formativa che si confronta costantemente con la realtà sociale nella quale è inserita, per preparare gli studenti a entrare nel mondo del lavoro e a inserirsi in un contesto sociale. La scuola in definitiva rappresenta lo specchio della società, in quanto ne mette in luce tutte le disfunzioni, i disagi e il benessere.

Il cambiamento educativo

Ogburn (1957) ha ideato la teoria del ritardo culturale (cultural lag). Nel cultural lag, anche detto cultural gap, si riconosce l'esistenza di uno scarto tra lo sviluppo tecnologico e quello del corpo sociale nel reperire e assimilare le informazioni. A fondamento della teoria del Cultural Lag esiste la suddivisione tra gli aspetti materiali (o tecnologici) e immateriali (usi e costumi) della cultura. I due insiemi sono interdipendenti. In generale, non può esistere la cultura materiale senza la cultura immateriale.

Tra gli aspetti immateriali più rilevanti si possono considerare i valori, le norme e i simboli; tra gli aspetti materiali, la tecnologia e i beni di consumo. Ogburn, rielaborando la teoria marxiana, è stato tra i primi a scoprire che la cultura immateriale cambia molto più lentamente di quella materiale e contiene al suo interno dei tratti (ad esempio, le mentalità) che hanno una durata secolare e difficilmente si trasformano e si adattano al cambiamento introdotto dalla cultura materiale. Il processo mentale si sviluppa molto più lentamente di quanto faccia la tecnologia.

Come nella società anche nella scuola la libertà d’azione è più limitata, in quanto non si può eliminare ciò che già esiste. Bisogna agire gradualmente, cercando di destabilizzare il meno possibile il contesto anche se a volte è inevitabile creare degli scompensi. I processi formativi devono essere dinamici e variabili in relazione all’ambiente, con il fine di innalzare la produttività del sistema formativo.

Rapporti internazionali UNESCO

L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (in inglese United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, da cui l'acronimo UNESCO) è stata fondata dalle Nazioni Unite il 16 novembre 1945 per incoraggiare la collaborazione tra le nazioni nelle aree dell'istruzione, scienza, cultura e comunicazione. Sono membri dell'UNESCO, all'ottobre 2011, 194 Paesi più 7 membri associati. Il quartier generale dell'UNESCO è a Parigi ed opera programmi di scambio educativo, scientifico e culturale da 60 uffici regionali sparsi per tutto il mondo.

L’UNESCO chiede ai paesi membri per mezzo di conferenze o per mezzo dei network delle risoluzioni dicendo quali sono le priorità nei 10 anni successivi:

  • Diffondere l’istruzione nei paesi a alto tasso di analfabetismo (prima alfabetizzazione)
  • Innovare l’istruzione dei paesi alfabetizzati
  • Diffusione della società dell’informazione e della comunicazione, e dello sviluppo delle nuove tecnologie

L’UNESCO ha altri due grandi blocchi:

  • Scienza: intesa come l’ambiente in generale, tutela dell’ambiente
  • Cultura: tutela della cultura, siti dell’UNESCO

Emergono tre tipi di necessità:

  • Accrescere il livello di istruzione nella popolazione attiva (bisogna mantenere vive tutte le conoscenze anche se non sono strettamente necessarie per il proprio lavoro)
  • Qualità dell’istruzione (vengono richieste valutazioni per mezzo di questionari)
  • Modificazione dei programmi di studio (curricoli)

Temi di attualità nel mondo scolastico

  • Formazione continua (bisogna continuare ad apprendere per tutta la vita: es: nuove tecniche di insegnamento come la LIM)
  • Analfabetismo di ritorno (problema)
  • 2a lingua comunitaria (da maggiore apertura mentale)
  • Informatica (alla fine del secolo scorso era un problema ora è più naturale usarla perché è inserita in ogni ambito)
  • Multiculturalità (è un problema a livello mondiale; ci vorrebbero nella scuola più insegnanti di colore in quanto sono più sensibili all’integrazione razziale; inoltre tutti gli insegnanti dovrebbero dedicare un po' del loro tempo alla multiculturalità)
  • Insegnamento a distanza (sarà il futuro dell’insegnamento corsi on-line)
  • Gestione dell’istruzione pubblica o privata: alcuni stati investono una parte del PIL nell’educazione e nella ricerca. In Italia questo non avviene perché siamo poveri
  • Ricerca educativa
  • Prospettiva di globalizzazione del mondo

Il curricolo integrato rappresenta una dimensione particolare dell’attività educativa, che mette in primo piano lo sviluppo di connessioni sempre più ampie e articolate tra i progetti procedurali e collettivi e gli aspetti essenziali della programmazione. La cooperazione costituisce una dimensione fondamentale del lavoro, collaborazione che non deve essere occasionale, ma coordinata e continua, al fine di diventare una consuetudine della prassi di lavoro. Lo sviluppo di abilità trasversali pone invece la necessità di allargare il contesto delle esperienze degli studenti, introducendo elementi che riguardano capacità generali e valevoli in più contesti.

Il sistema educativo deve essere concepito senza sconnessioni e interruzioni. In questo contesto assumono un peso rilevante i collegamenti tra i docenti di ordini di scuole diverse, e la necessità di sviluppare una continuità verticale e orizzontale.

Continuità verticale e orizzontale

Si possono distinguere due tipologie di continuità, una verticale e una orizzontale. La continuità verticale si riferisce al collegamento tra i diversi cicli scolastici e tra programmi curricolari, mentre quella orizzontale riguarda la capacità di creare connessioni tra le istituzioni scolastiche e gli enti e le strutture collocate all’esterno. La continuità deve essere progettata accuratamente, prevedenti rapporti sia tra le discipline, sia nei processi di insegnamento e di apprendimento, al fine di fornire un quadro unitario delle attività, delle esperienze e delle conoscenze che sono offerte agli studenti.

La continuità verticale sono state istituite negli istituti delle commissioni denominate appunto di continuità, formate da docenti di vari cicli scolastici, normalmente a livello di scuola elementare e media dello stesso quartiere, nelle quali avviene un passaggio massiccio di allievi. Tali commissioni adempiono formalmente obblighi previsti, discutendo le caratteristiche degli allievi ed eventuali casi problematici, per i quali deve essere pianificato accuratamente l’inserimento e l’integrazione nella nuova realtà scolastica. Sono nati così gli Istituti Comprensivi, istituti che raggruppano sotto la stessa gestione amministrativa, scuole materne, elementari e medie.

Riguardo alla continuità verticale, recenti ricerche hanno messo in dubbio alcuni fattori ritenuti come fondamentali del sistema educativo italiano. Tra questi si rileva la ciclicità dell’insegnamento di alcune discipline come ad esempio la storia. La continuità orizzontale, oltre ai rapporti con l’esterno, può riferirsi anche agli apprendimenti che il soggetto sperimenta all’interno della scuola e alla capacità di adottare qualità del pensiero come la flessibilità. In psicologia questa caratteristica viene definita transfert degli apprendimenti e consiste nella capacità di trasferire un apprendimento sperimentato in determinate circostanze ed altre situazioni.

I saperi essenziali della scuola di base

Alcuni studiosi hanno rilevato che uno dei problemi del sistema educativo italiano è costituito dalla struttura dei programmi, che risultano spesso rigidi e ampi nei contenuti. La scuola si è aggiornata introducendo innovazioni nell’articolazione dei suoi programmi. Tali attività risultano isolate rispetto alla centralità del curricolo e a volte generano contrapposizioni tra insegnanti che si attengono scrupolosamente ai contenuti disciplinari, rispetto a quelli che spaziano maggiormente, valorizzando aspetti espressivi e pratici.

La recente normativa sull’autonomia amplia queste possibilità, prevedendo che gli istituti definiscano in maniera indipendente i propri curricoli. Per affrontare questi temi, il ministro ha creato una specifica commissione tecnico-consultiva, denominata commissione dei saggi con il compito di discutere sui contenuti della scuola. Dal dibattito è emerso che l’istruzione deve stimolare apprendimenti effettivi, tenendo conto delle complesse relazioni che esistono tra obiettivi di una specifica utenza e obiettivi di sviluppo del sistema, i valori che si intendono tramandare e le attese della società e del mondo del lavoro.

Il passaggio della scuola da organismo che trasmette le conoscenze a organismo che potenzia le capacità trasversali. È importante superare la concezione che ogni ciclo di studio ha un funzione propedeutica rispetto a quelli successivi, favorendo l’identificazione di obiettivi e di risultati educativi utilizzabili in termini culturali, scientifici e professionali.

Riforme in Italia

La scuola italiana alla fine del secolo scorso ha apportato una serie di riforme sostanziali: queste riforme interesseranno 75.000/80.000 professori dalla scuola materna alle superiori; 50.000 funzioni strumentali (prof. che svolgono ruoli importanti nella scuola). Elevazione dell’obbligo scolastico (obbligo di istruzione fino a 16 anni: seconda superiore).

Legge 20 gennaio 1999, nr. 9, art. 1: a decorrere dall’anno scolastico 1999-2000 l’obbligo di istruzione è elevato da otto a dieci anni, anche se, in sede prima applicazione, e fino all’approvazione di un generale ritorno del sistema scolastico e formativo, l’obbligo di istruzione ha durata novennale. Un altro decreto contiene norme attrattive della legge, precisando che al fine di migliorare la qualità del livello di istruzione dei giovani, adeguando agli standard europei, e di prevenire e contrastare la dispersione scolastica potenziando le capacità di scelta degli alunni, l’obbligo di istruzione è elevato a 9 anni in prima applicazione.

Tale obbligo si adempie frequentando le scuole elementari, le scuole medie e il primo anno di scuole superiori, statali o non statali, abilitate al rilascio di titoli di studio riconosciuti dallo Stato o anche privatamente. L’obiettivo di queste normative è di aumentare la % di diplomati nella popolazione, limitando la dispersione scolastica in modo che lungo il cammino non si perda nessun allievo. L’articolo 68 al fine di potenziare la crescita culturale e professionale dei giovani, ha portato l’obbligo di frequenza ad attività formative fino al 18 anno di età.

L’articolo 69 tratta le questioni inerenti alla riqualificazione e all’ampliamento dell’offerta formativa, con riferimento ai giovani e agli adulti, occupati e non occupati. Con tali fini è istituito il sistema dell’Istruzione e formazione tecnica superiore, al quale si accede con il diploma. Gli insegnanti dovrebbero essere incentivati a sviluppare le capacità di ricerca e di organizzazione del lavoro, unitamente alla precisione delle competenze degli organi collegiali, distinguendo i compiti di indirizzo da quelli tecnico professionali e di gestione e valorizzando le capacità specifiche delle sue componenti.

In Italia la 5° superiore si finisce dopo 13 anni di studio, mentre in tutti gli altri paesi europei dopo 12 anni. Perciò il ministro dell’istruzione Berlinguer ha pensato di portare l’istruzione a 12 anni, ma sono nate delle discussioni e problemi molto difficili, in quanto non si sapeva a chi togliere un anno. Il ministro aveva proposto di fare 7 anni tra elementari e medie e 5 anni alle superiori, la sua proposta era già stata approvata come legge ma a maggio cambia il governo e la polemica degli insegnanti ha continuato e la riforma dei cicli non è stata messa in atto e per questo motivo non aveva senso elevare l’obbligo da 8 a 9 anni e così il nuovo ministro ha ripristinato le leggi che c’erano in precedenza.

Riforma dei cicli: il documento mette in evidenza che il sistema educativo è finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ciascuno, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori, in corrispondenza con le disposizioni in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il documento prevede che l’istruzione si articol:

  • La scuola dell’infanzia ha durata triennale e concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, cognitivo e sociale dei bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni. la scuola dell’infanzia deve prevedere dei collegamenti sia con i servizi dell’infanzia, sia con la scuola di base.
  • Il ciclo dell’istruzione primaria dura 7 anni e si caratterizza per fornire un percorso educativo lineare e unitario. Il ciclo primario si divide in due bienni e un triennio. I primi due bienni hanno l’obiettivo di stimolare l’acquisizione e lo sviluppo delle conoscenze e delle abilità di base, ponendo in particolare rilievo i processi logici. Il triennio finale deve favorire la crescita personale e l’autonomia nella gestione delle capacità di studio, di elaborazione e di scelta in conformità con l’età degli studenti e la diversa trattazione degli argomenti, che prevede il graduale passaggio dalle aree tematiche alle discipline. L’ultimo anno vengono avanzate varie proposte di approfondimento di argomenti specifici, in modo da ampliare il quadro culturale dei ragazzi per favorire un ascella al ciclo successivo basata su un’orientamento professionale e consapevole. Il ciclo primario si conclude con un esame di Stato.
  • La scuola secondaria dura 5 anni, i fini del ciclii secondario sono di consolidare, riorganizzare e accrescere le capacità che gli studenti acquisito in precedenza, incoraggiando le attitudini e arricchendo la loro formazione culturale, civile e umana. Ciascuna area del ciclo secondario si suddivide in indirizzi. La scuola secondaria si realizza negli attuali istituti di istruzione secondaria di secondo grado che assumono la denominazione di licei. I primi due anni sono formativi, e viene garantita agli studenti la possibilità, a meno che non sussistano condizioni particolari legate ad un indirizzo specifico, di passare da un modulo all’altro, anche di indirizzo diverso (passerella: adesso non è più presente). A conclusione del periodo dell’obbligo scolastico viene rilasciata una certificazione attestante il percorso didattico svolto e le competenze acquisite. La frequenza degli ultimi tre anni può prevedere anche brevi periodi di inserimento in realtà culturali, produttive, professionali e dei servizi in Italia e all’estero.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ally93la6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Biasutti Michele.
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