Il III secolo: crisi e trasformazioni
Il III secolo è il secolo della grande crisi, iniziata nel 192 quando Commodo viene ucciso per strangolatura. Pertinace, il successore, viene anch’egli ucciso subito dopo. Settimio Severo, governatore della Pannonia, conquista il potere, licenzia la guardia pretoriana e pone fine al potere delle grandi famiglie e così anche quella di Roma, come centro del potere. Ha inizio l’organizzazione dello Stato autoritaria, rigida e centralizzata.
La scultura del III secolo aumenta il dolore morale, l’afflizione nella popolazione, l’angoscia, e questo si ripercuote sull’espressione di dolore nei volti; angoscia che si ritrova nei ritratti e nelle teste ornamentali (occhi ingranditi, pupilla e iride incisi nel marmo), dotate spesso di espressione patetica, grazie all’inclinazione della testa, la forma plastica ellenistica muta in un carattere brusco e brutale.
Caratteristiche artistiche e crisi
Vi è una concezione anti-naturalistica nella pittura “a macchia” (rilievi dell’arco di Costantino); la crisi del tempo si aggrava sempre più a causa delle ingenti spese militari, una minore possibilità d’acquisto, la paralisi del commercio, la svalutazione della moneta e l’incremento delle tasse. Nasce così il desiderio di cambiamento, soprattutto nelle province: contributi significativi arrivano dal Cristianesimo e dalla filosofia dell’epicureismo e dello stoicismo.
Caratteristica principale della scultura del III secolo è l’abbandono dei canoni classici e l’accentuazione del modellato. Il periodo più problematico è quello da Massimino Trace (235) a Diocleziano (284). Con Costantino si ha l'immagine del condottiero ispirato, che torna anche sulle monete; dopo Costantino, la produzione artistica ha carattere ufficiale e di corte: si vanno diffondendo i dittici, due tavolette a cerniera, un esempio è il dittico di Stilicone, sua moglie Serena e il loro figlio, di stile aulico.
Produzione artistica e simbolismo
Nel pezzo dei Lampadii, di officina romana, riecheggia la scultura plebea, con la levigatezza delle superfici e la nettezza dei contorni.
Parte prima: Roma
All’inizio del III secolo, con la dinastia dei Severi (Settimio Severo, Caracalla, Elagabalo, Alessandro Severo), Roma ha ancora il centro del potere. La scultura è rappresentata dai sarcofagi: vi era una forte importazione dall’Attica e dall’Asia Minore, sono sarcofagi attici a forma di letto, klinè, con imitazioni di stoffe figurate, sarcofagi asiatici a edicole e colonne, sono decorati su tutti i lati.
Il sarcofago di Velletri ha un fitto programma, raffigurazioni di vari miti, come Alcesti, Proserpina, Tritoni, Nereidi, aquile, con Dioniso-Bacco come per esempio la stoffa di Antinoe, in origine destinata ad essere appesa al muro, decorata a figure con stampini: una fascia in alto tratta la storia della nascita di Dioniso, segue una fascia di rami di vite con uccelli, danze bacchiche. In pochi casi il sarcofago era eseguito su ordinazione: generalmente si trattava di pezzi prodotti in serie, con le teste dei protagonisti lasciate rozze per essere lavorate, con le fattezze dei defunti.
Esempio di sarcofago in marmo è quello della Collezione Ludovisi, il protagonista è a cavallo, con una cicatrice sulla fronte, a forma di croce: è l’ultimo grande documento del barocco, con il marmo lucidato, forme esagitate, prive di calore, manieristiche, preziose grazie alla politura. Il sarcofago di Acilia ha un ritmo e un calore espressivo nelle teste, appartiene al tipo tinozza, con corteo di Muse e filosofi a fianco della coppia nuziale.
Architettura e scultura
L’arco in onore di Settimio Severo e Caracalla nel Foro Romano (databile tra il 202-203): era sormontato da statue in bronzo, un carro con sei cavalli, al centro dell’attico, e ai lati statue equestri. Le colonne con fastosi capitelli erano distaccate creando un chiaroscuro più forte. Il fregio mostra forme tardo antiche, le figure tozze a grandi masse, i panneggi con poche lineari incisioni; i pannelli che occupano la parte centrale sono una novità, i quattro rilievi contengono la narrazione di episodi di campagne militari.
Sempre dedicata a Severo e Caracalla è la porta presso il Foro Boario: Settimio e la moglie stanno sacrificando davanti a un tripode, una terza figura doveva completare la scena a destra ma non c’è, viene soppressa e viene rifatto il braccio della donna in maniera penosa. Da notare è la frontalità delle figure, il gesto della donna, un rituale di preghiera di popoli semitici.
Costantino e il classicismo costantiniano
Nel 312 Costantino vince Massenzio a Ponte Milvio, nel 315 entra in Roma e fissa la capitale prima a Treviri poi in Illiria, Tracia e infine a Bisanzio, fonda Costantinopoli. Il Senato gli dedica un Arco, con l’iscrizione “Liberatore dell’Urbe”. Il fregio inizia con l’uscita dell’esercito da Milano, prosegue verso destra, a sud c’è un assedio di una città, probabilmente Verona; le proporzioni non sono naturalistiche, ma simboliche; dopo l’assedio, c’è una battaglia sopra un fiume, chiaramente la battaglia di Ponte Milvio.
Sul lato sud, nel “discorso ai cittadini” e nella “distribuzione di sussidi”, il tema è nuovo: la figura dell’imperatore è centrale, frontale, divinizzata. Questo è il classicismo costantiniano. L’Arco di Costantino in realtà è ornato di spogli, ossia rilievi e sculture di altri monumenti del tempo di Traiano, Adriano e Marco Aurelio. La volontà di costruire un arco sontuoso e ricco è chiara: vi è la predilezione del disegno lineare del panneggio, la linea incisa sul rilievo è esplicita sulle basi delle colonne, con Vittore e barbari prigionieri.
La statua colossale di Costantino è l’emblema di questa nuova concezione divina dell’imperatore: l’altezza totale era di 10 metri e rappresenta Costantino seduto, il corpo doveva essere di muratura, coperto di stucco e panneggio di metallo, era una statua di culto, che però rimane in pochi resti (la testa). L’occhio ha un valore diverso: adesso ha assunto illuminazione interiore e comunicazione diretta con chi guarda.
Decorazione e sincretismo
La decorazione della Villa sotto la basilica di San Sebastiano sull’Appia ha uno schema lineare, deriva dall’ultima fase del II stile pompeiano, edicola al centro e due aperture piccole ai lati; la decorazione ha fondo bianco, è elegante e rigorosa. Stesso identico sistema viene applicato nelle catacombe cristiane fra il 200 e il 240, come quelle di Domitilla e le Pretestato.
Una decorazione dalla casa del “Cortile dell’Aquila” a Ostia presenta una novità, la decorazione si inserisce dove è stata murata una porta, è una pittura rapida, disinvolta, con accostamento di chiari e scuri; questa pittura “a macchia” deriva dalla forma impressionistica della pittura romana di età flavia, e anche il suo contrario.
L'arte nel IV secolo
Nel IV secolo inizia la tendenza a decorare ambienti sontuosi, non con pitture, ma con tarsie e marmi colorati. Un esempio è la basilica civile di Giunio Basso, di forma rettangolare absidato, restano solo alcuni pannelli del rivestimento delle pareti: scene di animali assaliti da tigri. L’arte ora si limita a produrre opere ufficiali di esaltazione del potere e la produzione di artigianato di lusso, un esempio è il complesso di argenterie nuziali dei coniugi Secundus e Proiecta, a Roma, sull’Esquilino, databile tra il 379 e il 383.
Sul coperchio della cassetta lavorata a sbalzo in lamina d’argento, ci sono i busti dei due sposi, con corona di foglie retta da due Amorini, di fronte, Venere di pettina seduta sulla conchiglia retta da Tritoni. Nel margine in basso sta l’iscrizione; il corpo dello scrigno è ornato a viticci, la sposa seduta sta alla toilette fiancheggiata da due serve, seguono due pavoni. Questa è simbolo di convivenza di elementi cristiani (l’iscrizione) con elementi di tipo pagano.
Edifici religiosi del IV secolo
La chiesa di Santa Costanza, originariamente destinata come mausoleo a Costantina, la figlia maggiore, costruita fra il 337 e il 354, è un edificio rotondo, a pianta centrale, con ambulacro interno, l’interno della cupola e delle volte è coperto a mosaico; i mosaici delle nicchie sono di soggetto cristiano, quelli della volta e dell’ambulacro invece, su fondo bianco, sono scene di vendemmia, motivi floreali e ornamentali. La cupola in basso aveva un paesaggio marino, sopra scene del Vecchio e Nuovo Testamento.
Il mausoleo di Elena, la madre di Costantino, ha forme derivanti dalla tradizione romana, è una rotonda con cupola in gettata, all’interno ci sono delle nicchie, semicircolari e rettangolari. Da Commodo l’arte si potrebbe definire “arte europea di Roma”.
Italia settentrionale, Illiria, Norico, Pannonia e Dacia
Due erano i tipi di colonizzazione: colonie romane e colonie latine. Quelle romane avevano un carattere militare, costituite da cittadini romani con autonomia e magistrature proprie; quelle latine erano costituite da popolazioni varie, che non avevano cittadinanza romana, e di fatto sono comunità autonome alleate di Roma, che avevano l’obbligo di fornire un contingente di soldati e osservare fedeltà a Roma stessa.
Ad Aquileia, molti provenivano dall’Abruzzo, e come punto di partenza è l’arte plebea: connessa con forme ellenistiche, si adatta ad una cultura artistica che ne ignorava i principi. Un esempio è il monumento sepolcrale di Lucius Alfius di Aquileia, tipico dell’ambiente municipale campano-sannita; una caratteristica tipica dell’arte plebea, è la raffigurazione di strumenti di lavoro del titolare del sepolcro. La stele funeraria di Octavius Cornicla era stata ordinata da lui stesso, ancora in vita; la testa è abbozzata con pochi tratti essenziali, lo sterno è rigido, le grosse dita delle mani accrescono un’idea di forza, la toga è resa con linee dure e parallele.
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