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Archeologia romana: ceramica e mercati

La distribuzione e i mercati del vino italico

Oggetto della ricerca: commercializzazione dei vini italici tra II a.C. e II d.C., secoli durante i quali si sviluppa e ha fine la diffusione di queste produzioni sul mercato interno e provinciale.

La Tav. XII illustra la diffusione delle anfore di forma Dressel 1 (che interessa soprattutto aree di antica romanizzazione e paesi abitati da popolazioni amiche o alleate dei romani) la cui produzione si affianca nel corso del II a.C. a quelle dette greco-italiche, di tradizione ellenistica, e perdura per tutto il I a.C.

Le tav. XIII e XIV presentano i ritrovamenti di Dressel 2-4 che sostituiscono a partire dalla fine del I a.C. le Dressel 1. La loro produzione, invece, inizia nella seconda metà del I a.C. o forse leggermente prima. Le anfore adibite al trasporto del vino di Kos sono quelle a cui le D2-4 (ITALICHE) si ispirano, ma le prime non sono mai entrate in seria concorrenza sui mercati occidentali con i contenitori italici.

Rivoluzione tipologica

A cosa è dovuta questa "rivoluzione tipologica"? Essa implica dei cambiamenti economici di vasta portata; infatti, molti storici sono convinti che già la nascita e la diffusione della D1 rifletta lo sviluppo in Italia del modo di produzione schiavistico. Ma determinare cos'ha portato alla sostituzione progressiva di questi modelli con quelli di origine greca non è facile. Le D2-4 sono meno voluminose e più leggere, ma questo non giustifica il cambiamento, soprattutto se consideriamo che nel mondo antico il contenitore serviva a identificare il contenuto e ne garantiva la qualità.

Inoltre, le stesse officine hanno fabbricato per un certo periodo le stesse forme: non possiamo neanche parlare, quindi, di un trasferimento dei centri di produzione. La comparsa delle D2-4 su mercati italici e provinciali si accompagna a importanti eventi storici:

  • Contrazione delle esportazioni vinarie italiche (soprattutto in Spagna e Gallia, un po' meno in Germania e Inghilterra) che si accentua molto nel corso del I d.C.
  • Si assiste ad un'inversione di rotta con aumentati scambi interprovinciali. Ciò che colpisce è che in Italia non vengono importate solo merci di cui si è notoriamente carenti (metalli) ma anche vino e olio, ossia prodotti tipici dell'agricoltura intensiva italica.
  • Contemporaneamente alla diffusione delle D2-4 registriamo anche quella di contenitori fabbricati in alcune province come Spagna e Gallia ad imitazione di queste anfore.

La fine della diffusione delle anfore Dressel

Per tutto il I secolo il commercio del vino italico era imponente e organizzato. La fine della diffusione delle D2-4 coincide con la fine del commercio mediterraneo della merce trasportata. Nel II secolo non esistono anfore vinarie italiche di cui sia possibile documentare la diffusione. Allora forse sarà utile esaminare le stratigrafie ostiensi del periodo per cercare di ottenere delle informazioni più precise.

Stratigrafie ostiensi

Ostia è porto di Roma dall'età claudia e considerando che Roma è il più grosso centro di consumo del mondo antico, possiamo trarre dalle stratigrafie notizie attendibili su certi fenomeni commerciali. In età antonina (Antonino Pio 138-161; Marco Aurelio 161-180; Commodo 180-192) le notizie sulle D2-4 sono nulle esattamente come in altri siti, quindi possiamo affermare che la produzione di questi contenitori si era già conclusa nella prima metà del II secolo. Quindi, in quel lasso di tempo, si esaurisce il commercio su largo raggio dei vini prodotti nell'Italia centro-meridionale.

Forse perché in questi stessi anni entra in crisi il sistema schiavistico? Qualcuno sostiene di sì. A questo punto, c'è da analizzare minuziosamente le caratteristiche salienti delle D1 e D2-4 per cercare di cavare un fottuto ragno da un fottuto buco.

Dressel 1 – Centri di produzione

  • Terracina: un'officina è attiva tra 70-50 a.C. e produce D1B e D2-4.
  • Mondragone: l'officina produce D1B, D1A, D2-4, laterizi e ceramica comune tra fine II e inizi I a.C.
  • Albinia: D1A e 1B e forse anche D2-4 oltre a laterizi e ceramica comune tra fine II e metà I a.C.
  • Ne potrebbero tranquillamente esistere altri in Italia, soprattutto in Campania.
  • Betica (Algeciras): alla fine del I a.C. si attesta la produzione di un'imitazione della D1C.

NB: sarebbe bello poter distinguere i contenitori italici da quelli prodotti nelle province, ma se non sappiamo come sono fatti quelli originali (italici), come potremmo mai ipotizzare le fattezze degli altri?

Analisi della diffusione

I rinvenimenti sottomarini sono molto preziosi per individuare le rotte delle navi che salpavano dall'Italia e per spiegare la diffusione terrestre delle merci. Abbiamo già notato delle intense concentrazioni di materiale in Spagna, Gallia, Inghilterra e per queste regioni si può ipotizzare un commercio di notevoli dimensioni.

  • Italia: le concentrazioni maggiori si registrano nell'Etruria interna e costiera; i ritrovamenti sono relativi a delle anfore di Sestius la cui officina era a Cosa e sulle coste della Liguria. Le presenze nella Cisalpina sono sporadiche, sulle coste adriatiche non si registra nulla se non ad Aquileia. A Roma e ad Ostia la presenza della D1 è molto ovvia, è scarsa in Sicilia dove invece sono ben documentate per tutto il III a.C. le greco-italiche. Sulla cronologia le notizie sono molto incerte.
  • Gallia e regioni renane: la concentrazione giunge dalle coste dell'attuale Provenza fino a 250 km a nord della provincia romana. Nell'entroterra la concentrazione si articola intorno ai fiumi Gironna-Garonda e Rodano-Saona-Mosa-Mosella-Reno. Per la Gallia interna sono maggiori in Borgogna e Tolosa. E' da notare l'assenza totale di D1C, più diffusa è la D1A. Dati cronologici veramente scarsi.
  • Spagna e Portogallo: in Tarraconese la concentrazione è molto alta. La D1 di Lisbona e di La Coruna sono sulla via che porta all'Inghilterra. Molto diffusa è la D1C e si può forse ipotizzare una produzione locale, ma non ci sono molti elementi a testimonianza, è giusto un'idea. I più antichi rinvenimenti appartengono all'ultimo quarto del I a.C.
  • Inghilterra: a nord e a sud del Tamigi la concentrazione è alta, forse il traffico proviene dall'Atlantico e non dall'Europa continentale. Scarsa la D1A, si trova solo al sud, inesistente la D1C. Nella zona a nord del Tamigi le ceramiche si trovano connesse a contesti funerari databili 50-10 a.C.
  • Province nord-africane: ritrovamenti solo nei maggiori centri tunisini, algerini e tripolitani, quindi non possiamo né affermare né negare che sia esistito un commercio organizzato verso queste regioni.
  • Oriente: assenza totale nelle regioni che si affacciano sull'Egeo a cui non sappiamo dare un significato.

Sintetizzando non ci restano che domande. Non conosciamo il volume della produzione e del consumo interno dei centri di produzione, né quello delle esportazioni in Italia e province.

Dressel 2-4

Dobbiamo tener conto sia delle anfore prodotte in Italia che di quelle prodotte nelle province. Sembra che la Spagna abbia realizzato l'imitazione più antica già forse dalla metà del I a.C. adibite al trasporto di pesce. Con la fine del I o poco dopo, cessa la produzione di tutte le D2-4, sia italiche che provinciali. In Gallia si può pensare che qualche altro contenitore l'abbia sostituita ma per l'Italia e la Tarraconese è improponibile. Esistono delle anfore forse vinarie rinvenute ad Ostia nei livelli antonini ma non sembra che abbiano avuto una grande diffusione. Pertanto possiamo ipotizzare una contrazione dei commerci significativa e non la loro estinzione, ma comunque alcune varietà di vino non vengono probabilmente più prodotte.

E se dal II secolo il vino fosse trasportato in botti? Ci hanno pensato, ma l'autrice non ci crede se parliamo del grande commercio transmarino.

Centri di produzione della Dressel 2-4

  • Terracina: D1B e D2-4
  • Mondragone: vedi sopra
  • Area vesuviana: Pompei e valle del Sarno, anfore con bollo "Eumachius" databili tra I a.C. e 79 d.C.
  • Felline (prov. Lecce): l'officina di Pullus produce D2-4 e laterizi, metà I a.C.
  • Albinia: vedi sopra
  • Non si può escludere che ne esistano anche altre soprattutto nel Lazio meridionale e in Campania.

Analisi della diffusione della Dressel 2-4

Molti esemplari sono di dubbia provenienza quindi non è facile ipotizzare la diffusione della D2-4 italica. Un commercio organizzato sembra identificabile tuttavia in Africa settentrionale, sul limes renano e in Inghilterra.

  • Italia: la diffusione riguarda le coste tirreniche e la Sicilia. Non si capisce perché non ce ne siano sull'adriatico considerando che un centro di produzione stava in Apulia e uno forse anche in Istria. A Ostia ovviamente ci sono molti esemplari. In età flavia le anfore dette pompeiane rappresentano nelle terme del nuotatore circa il 30% dei frammenti di orlo di D2-4, stessa cosa per la produzione terraconense e il restante 40% interessa zone italiche non meglio identificate. Gli indici delle anfore pompeiane in periodo tardo-augusteo sono più alti.
  • Gallia: diffusione limitata.
  • Spagna e Portogallo: italico è il bollo Eumachius (età augustea).
  • Regioni renano-danubiane: un flusso commerciale organizzato c'era forse connesso con la presenza delle truppe romane, cronologia tra fine I a.C. e inizio I d.C.
  • Inghilterra: si può supporre un commercio organizzato ma i tipi attestati sono diversi da quelli renani, siamo intorno alla metà del I.
  • Province nord-africane: i siti sono gli stessi della D1 ma gli elementi cronologici sono scarsi.

Conclusione

Si può rilevare una tendenza alla diminuzione progressiva del commercio di certe qualità di vino italico destinate a sparire definitivamente intorno ai primi anni del II se non già prima. La novità che emerge da questo studio è che la crisi della diffusione non va cercata nel corso del I secolo ma in età augustea quando, con la nascita di un nuovo contenitore, si assiste ad uno spostamento dell'asse delle esportazioni dalle province tradizionalmente importatrici (Spagna e Gallia) verso paesi di più recente conquista. Forse si può mettere in connessione con il contemporaneo sorgere di centri di produzione autonomi nei paesi più ricettivi del commercio delle D1. Comunque il commercio del vino italico ha nella prima età imperiale una sua solidità.

Nella tav. XV si evidenziano i dati rinvenuti da Ostia. I tipi anforici rinvenuti sono raggruppati per regione di origine, differenziati per età e per contenuto (pesce, frutta, olio, vino, contenuto non identificato). La maggior parte delle anfore vinarie, in Italia, riguarda la D1 in età repubblicana, dall’età augustea in poi la D2-4. La flessione è sensibile dall’inizio del II secolo e in età antonina gli unici frammenti attribuibili sono da considerare residui di produzioni più antiche.

La produzione della ceramica campana: aspetti economici e sociali (JP Morel)

RICORDA:
I GUERRA PUNICA 264-241 A.C.
II GUERRA PUNICA 218-201 A.C.
III GUERRA PUNICA 149-146 A.C.
Siamo in epoca repubblicana: prima rep. 509-367; media 367-202; tarda 202-31 a.C.

Si chiama ceramica campana un insieme di ceramiche a vernice nera prodotte nella metà occidentale del bacino mediterraneo e in Italia tra IV e I a.C. È molto abbondante. Finora è stata analizzata in senso tipologico, cronologico ed economico (come indizio di rapporti commerciali). È possibile tentare di ricostruire le modalità della produzione, le dimensioni e l’organizzazione delle botteghe? Le fonti letterarie non dicono nulla in materia e non conosciamo nessuna delle officine che l’hanno prodotta quindi le nostre congetture sono fondate su elementi la cui interpretazione è incerta.

Alcune classi di ceramica a vernice nera

  • Ceramica attica a vernice nera: senza decorazione dipinta, prodotta da officine ateniesi e poi largamente esportata tra IV e III. Viene detta anche “precampana”.
  • Ceramica di Gnathia: apula, prodotta 360-270. Decorata con lumeggiature gialle, bianche e rosse su vernice nera.
  • Produzione delle "petites estampilles": prodotta in Italia centrale (inizi III) sono solitamente ciotole con 4 piccoli timbri.
  • "Pocola": vasi con decorazione dipinta e/o dedica inscritta.
  • Ceramica di Teano: vasi a decorazione complessa (incisa, impressa, sovraddipinta) tra fine IV e inizi III a Teano in Campania settentrionale.
  • Ceramica capuana: prodotta a Capua tra fine IV e inizi III, decorazioni impresse complesse.
  • Gruppo di Malacena: Etruria settentrionale IV-III forse fino al II. La vernice è bellissima.
  • Heraklesschalen: vasi ornati da un medaglione rappresentante Ercole (Italia centrale seconda metà III).
  • Ceramica di Cales: a rilevo prodotta in Campania settentrionale dal 250-180.
  • Campana A: ceramica a pasta rossa prodotta a Napoli II-I. Molto esportata.
  • Campana B: a pasta chiara, Etruria II-I sec, molto esportata.
  • Produzioni B-oidi: sono simili alla B, prodotta largamente nel Mediterraneo principalmente a Cales.
  • Ceramica aretina a vernice nera: simile alla B, fabbricata ad Arezzo II-I, esportata largamente. Verso il 50 a.C. si evolve nella ceramica sigillata aretina a vernice rossa.
  • Campana C: a pasta grigia originaria di Siracusa, molto esportata nel II-I.

Prima della fine della seconda guerra punica: alcuni esempi

  1. Fioritura delle produzioni di qualità eccellente dalla diffusione ristretta (dopo la II g.punica le produzioni diventano mediocri e sono a diffusione ristretta): contano pochi esemplari, una cinquantina di Heraklesschalen, 19 pocola iscritti, 11 esemplari dell'officina catalana delle rosette nominali attiva tra 260-200.
  2. Nessuna fabbrica italica produce quantità molto considerevoli di ceramica (dopo la II g.p alcune fabbriche invece ne producono quantità enormi): è il caso delle “petites estampilles”.
  3. Relativa indifferenza alla standardizzazione nelle piccole botteghe (dopo la II g.p la standardizzazione tende a imporsi ovunque): ci sono tre officine che producono pochi esemplari e per tempi ristretti, producono coppette e coppe nel golfo del Leone, in Sicilia o Calabria occidentale e nel Lazio tutte e tre tra la fine del IV e inizi del III.
  4. Coesistenza di forme aperte e chiuse o semichiuse (dopo la II g.p le chiuse scompaiono e le semichiuse sono molto rare): dopo il primo terzo del III il bronzo e l'argenteria fanno sparire i vasi di argilla semi-fini per lo stoccaggio e come vasi per bere e per versare.
  5. Complessità delle decorazioni (dopo II g.p le decorazioni sono molto semplici): si utilizza l'impressione, l'incisione, la baccellatura, la pittura, il rilievo ad applique o a sbalzo.
  6. Manifestazioni relativamente frequenti dell'interesse dell'artigiano per il proprio lavoro (dopo II g.p queste manifestazioni diventano del tutto eccezionali): è testimoniato dalla varietà fantasiosa delle decorazioni e nella cura profusa. Riscontrabili in alcune pocola, Malacena e Cales.
  7. Frequenza relativa dei bolli da vasaio o delle firme (dopo II g.p diventano molto rari): si definisce relativa perché in Italia ce ne sono pochi, provengono dal centro e sono databili al III. Sono spesso abbreviati o monogrammi. Notiamo che alcune sono incise e non stampate (vasi di Teano), nella ceramica di Cales le firme di uomini liberi coesistono con quelle degli schiavi o liberti.
  8. Tracce, in certi casi, di lavori su ordinazione, di un rapporto diretto tra vasaio e acquirente (dopo II g.p non si verifica più): alcuni vasi hanno un'iscrizione sovraddipinta prima della cottura e menzionano culti, nomi di collettività (pagus, vicus...) o un singolo individuo. Dato che sono dipinte si deve presupporre che il produttore ancora prima della cottura sapesse perfettamente per chi stava confezionando il prodotto.
  9. L'esportazione di una certa importanza è limitata ad una sola officina (quella delle petites estampilles) ma avviene comunque in quantità moderata (dopo la II g.p molte officine esportano quantità enormi di ceramica): la fabbrica delle petites a cui ci riferiamo esporta comunque in quantità limitate e in posti geograficamente lontani tra loro. La campana A e B sono molto più diffuse. Tutte le altre officine lavorano per lo più a livello regionale.

Campana A

Fin dall'VIII si producevano ad Ischia con argilla locale, ceramiche di ogni tipo e nel IV-III soprattutto ceramica a vernice nera di qualità molto buona. Bruscamente, verso il 200, si registra un'esplosione manifatturiera e commerciale che trasforma questa produzione nella vera e propria campana A, quella che noi tutti amiamo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melaverde99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia classica romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi della Tuscia o del prof Pavolini Carlo.
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