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Elementi di antropologia culturale

Antropologia

Antropologia: studio del genere umano dal punto di vista culturale, cioè analisi delle idee e comportamenti espressi dagli esseri umani in tempi e luoghi lontani fra loro.

Comparsa

Umanesimo - '400 – scoperta del nuovo mondo. L'umanesimo sosteneva che il genere umano fosse in grado di forgiare il proprio destino, superando le leggi della natura. Questa realtà era fortemente astratta e idealizzata attorno alle civiltà classiche e alle più recenti contrade europee. La scoperta dell'America ruppe l'incanto umanistico. Con l'intensificazione e l'espansione dei contatti con gente dalla cultura diversa, gli europei iniziarono ad interrogarsi circa la natura di queste civiltà definite barbare e selvagge. I contatti aumentarono poi con la colonizzazione e gli scambi commerciali. Colonie e riserve diventano i luoghi privilegiati del lavoro dell'antropologo.

Cosa fanno gli antropologi?

Studio di istituzioni sociali politiche, culti e credenze religiose, tecniche di costruzione e adattamento di popolazioni diverse da quelle europee. Fino alla metà dell' '800 questo lavoro era fatto a distanza. Poi alcuni anni più tardi ci fu una svolta importante: antropologi si recano sul posto. In realtà però non dobbiamo vedere l'antropologia come una scienza puramente occidentale perché le teorie sulla natura umana vengono elaborate da tutti i popoli anche quelli che non hanno ancora appreso la forma scritta.

Cultura

Cultura: complesso di idee, simboli, azioni e disposizioni storicamente tramandati e acquisiti e condivisi da un determinato numero di persone, mediante i quali questi ultimi si accostano al mondo in senso pratico e intellettuale.

Antropologia però non mette in relazione le diverse culture solo per analizzarne le differenze ma anche per trovare punti affini e comuni.

Natura della cultura

La cultura non è genetica, anzi l'individuo nasce nudo in questo senso. I comportamenti e le idee, vengono acquisite nel corso della crescita grazie agli insegnamenti del gruppo di appartenenza. L'essere umano venendo al mondo sarebbe libero di scelta, ma sa anche che per vivere in mezzo ai suoi simili deve adottare codici di comportamento riconoscibili e condivisi dagli altri. È anche vero che durante la crescita, l'individuo può elaborare le proprie preferenze. Processo di formazione dell'individuo dura tutta la vita.

Cultura complesso di modelli

Culture presentano forme interne di organizzazione cioè dei modelli: orientano le attitudini pratiche e intellettuali di coloro che li condividono. Servono da guida per il comportamento e il pensiero. Rendono la cultura operativa, cioè che un atto o un comportamento umano ha uno scopo materiale quanto intellettuale; mette l'uomo in condizione di agire in relazione ai propri obiettivi adattandosi all'ambiente sociale/ambientale.

Modelli non vivono di vita propria ma si alimentano di tensione continua con altri modelli condivisi dagli stessi soggetti. Quando un modello cambia generalmente cambiano anche gli altri.

Modelli selezionati

Generazioni ereditano i modelli con un presupposto di selezionabilità. La cultura è dinamica cioè non è un'entità statica ma frutto di processi storici ed è notevolmente differenziata e stratificata: all'interno di una singola cultura esistono modi diversi di percepire il mondo e di rapportarsi agli altri.

Dimensione comunicativa della cultura

La cultura ha dimensione comunicativa che è centrale in qualsiasi processo culturale in quanto la cultura esiste in relazione alla capacità che gli esseri umani hanno di trasmettersi i messaggi. In più idee e comportamenti non costituiscono un repertorio fisso e ripetibile all'infinito. I segni possono essere combinati anche in modo innovativo, capaci di creare nuovi significati. Per questo la cultura è detta anche creativa.

  • Universalità semantica = tutte le lingue sono in grado di produrre informazioni
  • Produttività infinita = capacità di collocare referenti dei segnali nel tempo e nello spazio.

Caratteristiche della cultura

La cultura è olistica cioè complessa e integrata, formata da elementi che stanno in rapporto di interdipendenza reciproca. Confini: cultura non ha confini netti e precisi, ma ha nuclei forti che le distinguono. Più ci si allontana, più differenze sbiadiscono. Decentramento della produzione culturale stop sfere culturali separate ma processo incroci e mutuo arricchimento tra le forme culturali precedentemente separate.

La ricerca antropologica

Non è lo studio della cultura nella sua totalità ma studiarla adottando prospettive che ci predispongono a stabilire collegamenti tra i vari aspetti. Etnografia: elemento chiave della ricerca antropologica, è lo studio delle diverse realtà mediante adozione di prospettive e tecniche particolari.

Raccolta dati

Principale compito dell'antropologo sul campo. Raccogliere ogni informazione che può essere utile alla conoscenza della cultura che si vuole studiare. Frutto dell'osservazione e ascolto che antropologo riesce a esercitare nei confronti dei comportamenti e delle parole della gente in mezzo alla quale vive. Importante vivere in contatto, entrando a far parte del loro mondo, usando i suoi modelli.

Osservazione partecipante

Esperienza antropologica è fatta proprio da questo “andare e venire” ed è essenzialmente la ricerca antropologica perché permette di imparare la cultura che si sta studiando pur mantenendo un certo distacco.

Assunti del pensiero antropologico

  • Prospettiva olistica: modelli interagiscono sempre con altri modelli ed è la loro capacità di coniugarsi in un insieme complesso più o meno coerente che dà vita a quel qualcosa che noi chiamiamo cultura.
  • Problematica contestuale: ricercatore è obbligato a considerare ogni aspetto della cultura in reazione ad altri aspetti di quest’ultima cioè a definire il contesto in cui si colloca.
  • Sguardo universalista e anti-etnocentrico: antropologia è un sapere universalista nel senso che considera tutte le forme di produzione culturale come degne di attenzione e utili alla conoscenza del genere umano.
  • Tendenza istintiva e irrazionale che consiste nel ritenere i propri comportamenti e i propri valori di quelli altrui. Accomuna senza distinzione tutti i popoli della terra.

Stile comparativo

Confrontare fenomeni diversi per ricavare delle costanti. Due principali stili comparativi:

  • Tra società e culture interalleate o vicine geograficamente. Precisione descrittiva; non consente grandi generalizzazioni.
  • Società e culture prive di legame. Per elaborazione di tipologie e conclusioni più ampie. Ampie e sintetiche visioni dei fenomeni; mancanza precisione analitica.

Vocazione dialogica

Antropologia deve praticare una cultura dell'ascolto, un atteggiamento intellettuale che mette in condizioni l'antropologo di intendere la voce degli altri. Carattere dialogico è rilevante perché consente a universi culturali diversi di trovare un incontro comune.

Inclinazione critica e approccio relativista

La critica antropologica consiste nell'individuare le trasformazioni delle culture in contesti storici differenti che hanno posto in contatto con le forze del colonialismo e che oggi le espongono a quelle della globalizzazione. Antropologia è sapere critico anche nei confronti di se stessa. Relativismo culturale atteggiamento che consiste nel ritenere che comportamenti e valori per poter essere compresi devono essere considerati all'interno del contesto complessivo entro cui prendono unità e forma.

Impianto pluriparadigmatico

Paradigma = idea, modello e modello culturale e come un paradigma. Sono punti di riferimento in base ai quali gli scienziati fanno la ricerca.

Risvolto applicativo

Nonostante apporti pratici e applicativi l'antropologia resta un sapere accademico/scientifico. In quanto studio il genere umano non pretendo di insegnare a comportarsi.

Natura riflessiva e decentramento sguardo

Incontro con soggetti appartenenti a culture diverse dalla propria consente agli antropologi di esplorare la propria soggettività e la propria cultura cogliendo il punto di vista degli altri.

Razze, geni, lingue e culture

L'umanità attuale ha una grande varietà sia a livello fisico che a livello linguistico. Però presente elementi di forte unità:

  • Gruppi umani fanno comunque tutti parte di una sola specie
  • Sono tutti produttori di cultura
  • Le lingue hanno strutture grammaticali paragonabili.

Razzismo

L'aspetto degli esseri umani costituisce il principale fattore di riconoscimento e di appartenenza; ma è anche fonte principale di discriminazione. Ma non si può parlare di razza come nei cani o cavalli. La distinzione tra esseri umani non può certo essere fatta in base ai tratti somatici anche perché non cambiano nettamente da una razza ad un'altra. L'unico metodo rimane quello del DNA.

Famiglie linguistiche

Nascono in base ai geni. Ma in realtà la presenza di una lingua in un determinato territorio può dipendere anche da fattori esterni tipo l’occupazione di una zona disabitata, convergenza di più lingue, sostituzione di una lingua interna con una esterna ad esempio con l'imposizione (colonizzazione). Cmq il corredo genetico di un individuo varia anche a causa di fattori esterno quali la deriva genetica o selezione naturale che obbliga il corpo ad adattarsi in determinate situazioni.

Aree culturali

Regioni geografiche al cui interno sembra possibile comprendere una serie di elementi sociali, culturali, linguistici relativamente simili. Il fatto di privilegiare certi elementi culturali e certe società perché ritenute più rappresentativi di altre comporta la messa in ombra di altrettanti elementi importanti. Homo sapiens sapiens – il colonizzatore. Andato ad evolversi non solo dal punto di vista somatico, linguistico e culturale ma anche per quanto riguarda le forme di adattamento. Cioè adattarsi ad un ambiente particolare, costruire utensili, inventare metodi per ripararsi, mediare con i vicini. Nasce il lavoro umano.

Società acquisitive

Oggi marginalità moderna. Realizzano la propria sussistenza attraverso prelievo di risorse spontanee dall'ambiente. Cacciatori/raccoglitori: non sono scenari primordiali perché abbiamo residui ancora oggi anche se in percentuale minima. Prima della rivoluzione agricola erano la totalità della produzione mondiale. La caccia/raccolta è pian piano diminuita davanti all'avanzare di altre forme di adattamento come agricoltura.

!Kung San: cacciatori/raccoglitori del Kalahari

  • Privi di armi da fuoco, bestiame e agricoltura.
  • Negli anni '60 dipendevano interamente dalla caccia/raccolta.
  • Ogni accampamento associato ad una buca d’acqua.
  • Divisi in accampamenti ognuno era autosufficiente per ciò che riguarda il cibo.
  • Scambi erano rari mentre individui si muovevano molto.
  • Cibo non era conservabile più di due giorni quindi sforzo produttivo annuale.
  • Cibo vegetale = 70%. Con caccia il rimanente.
  • Non si dedicavano all'agricoltura.
  • Condizioni generali di vita non dure.
  • Anziani vera autorità.
  • Rapporti tra i sessi importanti e sostanziale parità.
  • Portati per le feste.

Vezo: pescatori del Madagascar

  • Lungo la costa nord-occidentale del Madagascar.
  • Case di legno e paglia.
  • Villaggi di 100 persone.
  • Dal mare è tratta la principale risorsa per la sopravvivenza.
  • No identità radicata.
  • Si può diventare un vezo comportandosi come tale.
  • Pesca di ogni tipo.
  • Non mondo chiuso.
  • Mare è anche religione.

Orticultori/contadini

Domesticamento piante ed animali. Quadro generale delle condizioni di vita cambia. Orticultura = impianto nel terreno di talee provenienti da alberi adulti le quali danno vita a alberi nuovi senza altro intervento della preparazione del terreno. Grazie alle fasce calde tropicali si riproducono velocemente. Agricoltura = operazione più complessa si fonda soprattutto su coltivazione dei legumi e alberi da frutto. Terreno è preparato adeguatamente legato a determinati ritmi stagionali. Contiene la premessa per comparsa dell'autorità politica e stratificazione sociale. Società contadine per il fatto di risiedere nella campagne.

Yonamami: orticultori amazzonici

  • Brasile e Venezuela.
  • Grandi abitati collettivi shabono.
  • Uomo + mogli (poligamia) e figli non sposati.
  • Coltivazione banani con tecnica slash and burn cioè abbattono e bruciano alberi per preparare terreno per innesto delle talee.
  • Banane schiacciate in una specie di pappa che è alimento essenziale.
  • Anche cacciatori ma prerogativa maschile.
  • Acquisto armi da fuoco con contrabbando d’oro.
  • Non cooperazione fra i villaggi.
  • Scarsità donne.
  • Infanticidio.
  • Riti funebri basati su endocannibalismo.

Pastori

Passaggio economia di caccia/raccolta a economia produttiva. Animali nutriti con il pascolo naturale. Nacque in medio oriente al tempo della rivoluzione industriale. Pastorizia nomade è forma iperspecializzata che può combinare allevamento animale migratori con forme di produzione come agricoltura e artigianato. Limitata dalla nascita degli stati nazionali.

Mezzadri toscani

  • Mezzadria è un sistema di gestione agricola.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Lomonaco Fabrizio.
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