Italia della Liberazione

Dopo il fascismo e la guerra, l’Italia presentava una situazione allarmante per le difficoltà economiche e la disgregazione politica e morale.
Sul piano economico, la produzione agricola era dimezzata così come era fortemente diminuita quella industriale, le vie di comunicazione erano interrotte. Inoltre sopraggiunse il problema dell’inflazione, della disoccupazione e, per i ceti più poveri, la fame. Due furono le risposte a questa situazione drammatica: da una parte, rivendicazioni tumultuose ed episodi di estrema violenza; dall’altra, lotta politica che mostrava l’aspirazione ad un vero rinnovamento democratico.
Inoltre a livello sociale, la guerra era stata colpevole di aver accentuato, ancora una volta, il consistente divario tra Nord e Sud, protagonisti di esperienze diverse. Il Nord chiedeva radicali cambiamenti istituzionali per non dover rivivere mai la vicenda della guerra civile; in Mezzogiorno, dove persistevano le idee monarchiche e in generale le tendenze conservatrici, le rivendicazioni sociali si espressero in modo disorganico e spontaneo (occupazioni di terre); in Sicilia si riaffermò il separatismo (indipendenza dell’isola) che finì con l’intrecciarsi a fenomeni di banditismo e mafia.

Importante e decisivo anche nella politica interna fu certamente la fine del conflitto che aveva sottoposto l’Italia da parte degli Alleati ad un ampio controllo.

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