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Il dopoguerra in Italia: l'Italia fascista


L’Italia era uscita come una delle 4 potenze vincitrici della guerra ma la guerra aveva causato grosse conseguenze anche a lei:
- Grosso deficit del bilancio statale;
- Prezzi e costo della vita che aumentavano;
- Agricoltura impoverita e l’industria doveva tornare a produrre beni utili in quel momento di pace e non più di guerra;
- Forte disoccupazione che deriva dall’interruzione della produzione di armi (produzione bellica) che colpiva soprattutto i soldati e gli ufficiali tornati dal fronte.
Tutti i ceti sociali erano in agitazione:
• La classe operaia → chiedeva miglioramenti economici e maggiore potere in fabbrica;
• I contadini del Centro Sud volevano il rispetto delle promesse fatte in guerra cioè la distribuzione delle terre;
• I ceti medi si organizzavano per difendere i loro interessi e ideali patriottici.
Invece
• La Grande borghesia al contrario si era arricchita molto durante la guerra e aumentato il suo potere sullo stato

Nascita di nuovi partiti:

La classe dirigente liberale si trova sempre più isolata e sono favorite invece le forze socialiste e cattoliche:
1919: Nasce il Partito Popolare Italiano (PPI) fondato da Don Luigi Sturzo che presentava un programma di ispirazione cattolica che:
-era contro il potere centrale dello Stato liberale e a favore delle autonomie locali;
-voleva l’affermazione dei valori cattolici nelle leggi statali (quindi insegnamento religioso nelle scuole ecc.)
1919: Mussolini fonda a Milano il Movimento dei fasci di combattimento con idee nazionaliste e alcune rivendicazioni politiche e sociali tipiche della sinistra. Si proponeva la difesa degli ex-combattenti che facevano fatica a inserirsi di nuovo nella società e che secondo loro non erano stati premiati e riconosciuti per ciò che avevano fatto.
Fine 1920: crescita del Partito socialista: dominato dalla corrente rivoluzionaria
1921: una parte dei socialisti del PSI si staccò e fondò il Partito Comunista

Vittoria Mutilata e ripresa del nazionalismo:
L’Italia uscì dalle trattative di pace insoddisfatta perché la città di Fiume non era stata annessa. Gli Italiani avevano chiesto alla conferenza di Versailles che la città di Fiume fosse annessa all’Italia sulla base del principio di nazionalità (=principio in base al quale ogni popolo, che ha una propria identità nazionale e che ha occupatoun certo territorio ha diritto a formare uno Stato Indipendente negli stessi territori che ha occupato.) ma gli alleati si erano opposti.

Questo fece nascere una serie di proteste da parte dei nazionalisti che accusavano i governi liberali di essere deboli e di non riuscire ad affrontare i problemi italiani. Il governo di Orlando infatti cadde e nacque il mito della “vittoria mutilata”. Nel 1919 la città di Fiume venne occupata da un gruppo di volontari guidati da Gabriele d’Annunzio.

Il biennio rosso in Italia
Come era accaduto in Europa, Fra il 1919 e il 1920 anche in Italia ci fu una fase di agitazioni sociali:
• Nel 1919 → aumentò il costo della vita creando una serie di proteste e scioperi che coinvolse anche il settore dei servizi pubblici;
• Lotte dei lavoratori agricoli per le terre che portò all’occupazione di terre incolte e di latifondi da parte di contadini poveri;
• Nel 1920 – i dipendenti pubblici bloccarono servizi essenziali come i trasporti e le poste;
• Agitazione del lavoratori delle industrie metallurgiche e meccaniche che portò all’occupazione delle fabbriche. La protesta era guidata dai Consigli di fabbrica = nuove organizzazioni operaie sul modello dei soviet. (anche in Italia rischio di rivoluzione comunista)

Elezioni del 1919→prime elezioni politiche dopo la guerra
Si svolsero col sistema proporzionale = confronto tra liste di partito e non tra singoli candidati e vengono dati tanti seggi (posti) in proporzione ai voti ottenuti da ogni lista ===> I liberali perdono e vincono perciò socialisti (156 seggi) e popolari (100 seggi).

1920: Torna al governo Giovanni Giolitti con un programma riformatore per riaffermare la sovranità dello stato.

  • Politica interna: riuscì infatti a gestire l’occupazione delle fabbriche rifiutando di far intervenire l’esercito e convincendo gli industriali a firmare un accordo con i sindacati (discreto aumento salariale).
  • Politica estera: Italia e Jugoslavia definiscono la questione adriatica → l’Italia rinuncia alla Dalmazia e conserva l’Istria e la città di Zara; Fiume diventa città libera (diventerà italiana nel 1924).b
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