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Battaglia di Salamina

I drammatici e gloriosi avvenimenti delle guerre Persiane rimassero sempre nella memoria dei Greci come momento irrepetibile della loro coscienza “nazionale”. Per secoli essi furono oggetto di racconti e riflessioni, ma già nei primi anni della spedizione persiana lo storico Erodoto (484-424 a.c) registrò nelle sue storie la narrazione del conflitto che, nella sua prospettiva, assumeva il senso di uno scontro epocale tra Oriente e Occidente, rappresentati rispettivamente da una massa caotica di sudditi, il cui obiettivo è al massimo quello di mettersi in mostra per ottenere i favori del re, e una flotta ordinata di cittadini responsabili, in lotta per affermare la propria libertà.
I greci finalmente si prepararono alla battaglia e appena spuntò l’aurora, i comandanti radunarono i loro soldati. Fra tutti fu Temistocle quello che tenne il discorso più appropriato. Contrapponendo gli atti più nobili della natura e della condizione umana ai meno nobili, invito i soldati a scegliere i primi e, conclusa la sua esortazione, ordinò loro di imbarcarsi. E così tutte le navi greche furono condotte al largo.

A Salamina la grande massa delle navi persiane andò distrutta in parte a opera degli Ateniesi, in parte per merito degli Egineti: infatti, mentre i Greci combatterono in bell’ordine e disposti per squadre, le navi dei barbari non conservarono lo schieramento e manovrarono a casaccio, e così era inevitabile che accadesse ciò che infatti accadde. Eppure quel giorno i barbari si mostrarono molto più valorosi che non all’ Eubea, poiché ciascuno, per timore di Serse, si prodigava, convinto che il re lo guardasse.

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