Scuole fredde? L’anno prossimo potrebbe andare anche peggio. Lo spettro dei termosifoni spenti è più di una minaccia

Marcello G.
Di Marcello G.

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Le scuole italiane sono al gelo. Ormai questo è un dato di fatto. L’ondata di freddo che ha colpito il nostro Paese, proprio in concomitanza col ritorno sui banchi dopo le vacanze di Natale, ha infatti mostrato tutta la vulnerabilità degli edifici scolastici. Incuria, mancata manutenzione, strutture abbandonate a loro stesse, aule costruite secondo logiche che neanche conoscevano il concetto di efficienza energetica. Tasselli che, tutti assieme, hanno messo in ginocchio soprattutto le regioni del Sud, meno abituate a queste temperature artiche. Ma le cose, udite udite, potrebbero andare ancora peggio. Lo abbiamo scoperto quasi per caso.

Il freddo eccezionale ha mandato in tilt le scuole del Centro-Sud


Tutto è partito da alcune segnalazioni che ci sono arrivate dalla provincia di Caserta. In quella parte della Campania gli inverni sono solitamente miti ma quest’anno è andata diversamente. Anche lì, infatti, il freddo ha messo in difficoltà gli studenti. Una situazione che, negli stessi giorni, ha accomunato a loro i ragazzi di tutto il meridione. A Caserta, però, i rappresentanti degli studenti hanno provato a fare il quadro della situazione raccogliendo le voci dei loro ‘colleghi’ attraverso una consultazione online. Lo scenario è più che mai preoccupante: la quota di studenti soddisfatti per i riscaldamenti a scuola non raggiunge il 2%, quasi ovunque o funzionano solo nelle aree comuni degli edifici oppure non producono calore a sufficienza per riscaldare gli ambienti, nel 17% dei casi sono proprio rotti. E siamo convinti che questo stia accadendo – naturalmente con modalità diverse – anche altrove, in particolare al Centro-Sud.

Mancano i soldi per pagare le bollette


Ma di chi è la responsabilità? Dell’edilizia fatiscente, di chi ‘governa’ le scuole, di chi amministra le Province (responsabili solo degli istituti superiori, il resto è di competenza dei Comuni)? Proprio partendo da questa domanda abbiamo scoperchiato un vaso di pandora che, se possibile, è ancora più allarmante. “Il 7 ottobre 2016 – riporta una nota scritta dagli stessi rappresentanti degli studenti all’inizio dell’anno scolastico - la Provincia ha comunicato a tutti i dirigenti scolastici degli istituti secondari della provincia di Caserta che, a partire dal 1 gennaio 2017, la Provincia non disporrà più dei fondi per provvedere alla manutenzione straordinaria ed al pagamento delle bollette per l'elettricità con conseguente rischio di una traumatica interruzione dell'anno scolastico”.

Gli enti locali potrebbero non garantire il riscaldamento


Ebbene sì, è proprio questa la triste realtà: gli enti locali stanno fallendo. In poco tempo sarà complicato continuare a garantire i servizi essenziali, non solo in Campania. A confermarcelo l’ing. Paolo Madonna, dirigente responsabile del settore edilizia della provincia di Caserta. “La nostra Provincia è già tecnicamente fallita, siamo stati i primi insieme a Vibo Valentia e Potenza – dice l’ing. Madonna - nel 2016 saranno una quarantina quelle fallite, nel 2017 quasi tutte tranne quelle più ricche. Le nostre casse sono praticamente esangui, non abbiamo un bilancio previsionale approvato e quindi di fatto non abbiamo i mezzi tecnici per poter garantire i servizi essenziali che la legge ci impone di fornire. L'unica cosa che ad oggi funziona ancora è appunto il riscaldamento nelle scuole, grazie ad un contratto quinquennale che scade il 15 Marzo.

Province verso il fallimento, hanno le competenze ma non i fondi sufficienti


Se quest’anno, dunque, i ragazzi hanno sofferto il freddo il prossimo inverno potrebbero letteralmente gelare. “La riforma Del Rio (sul riassetto degli enti locali, ndr) ha svuotato di fatto le casse delle Province ma, con la vittoria del No al Referendum, le competenze sono rimaste intatte – continua Madonna - Noi cerchiamo di fare il possibile per questi ragazzi ma cosa accadrà il prossimo anno nessuno ancora lo sa”.

Ma il problema è anche strutturale. Le scuole sono troppo vecchie


La speranza è che tra dodici mesi non si verifichino più le condizioni di freddo eccezionale degli ultimi giorni. Anche perché, pur garantendo il riscaldamento nelle scuole, non è detto che la situazione cambi di molto. È un problema di edilizia. “La maggior parte delle scuole delle Province del Sud – sottolinea Madonna - ha delle caratteristiche di trasmissione termiche molto scadenti, perché pensate per climi decisamente più caldi. Ciò vuol dire che anche aumentando la durata dell'accensione dei riscaldamenti il calore non venga mantenuto ma, al contrario, aumenti la velocità con cui si disperde all'esterno”. Agli studenti non resta che appellarsi alla clemenza del clima.

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