Educazione finanziaria: il conto in banca fa la differenza

Marcello G.
Di Marcello G.

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La ‘cultura economica’ dei ragazzi italiani sembra dare segni di miglioramento. Rispetto a qualche anno fa, infatti, crescono i livelli di educazione finanziaria degli adolescenti. Molto però dipende dai singoli profili, dalle caratteristiche dei giovani risparmiatori. La provenienza geografica e il possesso di una conto in banca gli elementi determinanti per far salire la propria preparazione in tema di soldi. È questo il sunto dell’ultima indagine Ocse Pisa - opzione Financial literacy – che dal 2012 tenta di incentivare il corretto uso degli strumenti finanziari, attraverso un serie di domande che si riferiscono a situazioni di vita reale, interrogando i 15enni di quindici Paesi del mondo.

Financial literacy, l’Italia è in linea con la media OCSE

Il primo dato da sottolineare è che l’Italia non esce così male. In base alle risposte date nel rapporto Pisa2015, il nostro Paese si posiziona più o meno a metà classifica (con un punteggio medio di 483), leggermente inferiore alla media OCSE (489) ma comunque in linea con il rendimento dei coetanei di altre grandi nazioni come gli Stati Uniti (487); lasciandosi dietro, ad esempio, la Spagna (469). I migliori? Gli adolescenti cinesi (566 punti), mentre tra i Paesi OCSE primeggiano i ragazzi del Belgio (541).

Meno di 1 ragazzo su 5 ha un’elevata ‘cultura economica’. Disastroso il 20% dei 15enni

Ma concentriamoci sui 15enni italiani: l’80% raggiunge o supera il livello minimo di competenze stabilito dall’OCSE (livello 2). Ed è già un primo passo. Anche se solo il 6,5% degli studenti arriva al livello avanzato (livello 5). Mentre in parecchi (circa un quinto dei ragazzi) si colloca al di sotto del livello minimo di competenza. Un quadro meno fosco di quello che possa sembrare perché i numeri sono in crescita: nel 2012 il dato medio era pari a 466 punti. Un dato che però è influenzato in misura maggiore dall’aumento degli adolescenti più preparati (livello 4 e 5), visto che la percentuale di studenti ‘impreparati’ (al di sotto del livello 2) non ha subito sostanziali cambiamenti nel periodo 2012-2015.

Educazione finanziaria, meglio avere un conto in banca. Tra Nord e Sud c’è un abisso

Come detto, però, ci sono dei fattori che spostano le statistiche in maniera sensibile. Primo fra tutti l’area del Paese in cui si vive. Qui il divario Nord-Sud si fa sentire eccome: se, infatti, i ragazzi del Nord Est sfiorano quota 520 punti, quelli del Sud e delle Isole superano a fatica i 440 punti. La differenza potrebbe farla l’abitudine a dover gestire i propri soldi, visto che tra chi possiede un conto in banca (circa il 35% del campione) i punteggi medi in financial literacy sono superiori rispetto ai colleghi che non ce l’hanno. Un elemento che travalica anche lo status socio-economico: a parità di reddito e di condizione familiare chi ha un conto bancario è nettamente più informato.

Nei licei gli studenti più preparati. Ai professionali l’economia è quasi sconosciuta

Infine un accenno all’influsso che può avere la scuola sull’apprendimento delle regole base del risparmio. I Licei si collocano ben al di sopra della media nazionale (oltre quota 510 punti), molto più avanti rispetto a tutti gli altri indirizzi. Gli Istituti Tecnici salvano la faccia, posizionandosi in perfetta linea con la media OCSE: per loro il punteggio è attorno a 480. Disastrose, invece, le risposte che hanno dato al questionario gli studenti di Istituti Professionali e dei Corsi di Formazione Professionale: questi ultimi vanno di poco oltre i 420 punti, i primi non superano neanche questa quota.


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