Daredevil Selfie: sempre più ragazzi rischiano la vita per una foto

Marcello G.
Di Marcello G.

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Su un tetto, sui binari del treno, alla guida: sembra che il nuovo sport preferito dai ragazzi sia rischiare la vita. Tutto per un semplice autoscatto col cellulare, per immortalare in un selfie quel momento di pura adrenalina. Si chiama Daredevil Selfie (letteralmente "selfie temerario") ed è l’ultima pericolosa moda che sta contagiando sempre più giovani (adolescenti e no). A lanciarla per primo Alexander Remnev, freeclimber russo col pallino dei selfie estremi. Solo che lui è un professionista mentre chi lo imita non sempre ha l’esperienza per farlo in sicurezza. Così la cronaca si sta riempendo di episodi con protagonisti proprio i ragazzi: ai più fortunati va tutto liscio, qualcuno se la cava con un grosso spavento, altri però ci lasciano la vita.

Rischiare la vita per un selfie può costare parecchio


Come lo studente romano morto l’altro giorno a Livorno, folgorato dall’alta tensione mentre tentava di farsi una foto su un vagone di un treno parcheggiato in un deposito. Prima di lui la stessa sorte era toccata a un 13enne, travolto da un convoglio alla stazione di Soverato (in Calabria). Se l’è invece cavata con qualche frattura una 18enne di Montebelluna (in Veneto), precipitata da un lucernario di un vecchio complesso industriale. Ma gli esempi potrebbero essere molti ancora. Quella del selfie estremo è ormai quasi una malattia. Lo ammettono anche i ragazzi.

La foto estrema: una moda pericolosa


Secondo un nostro sondaggio, effettuato su un campione di oltre 4mila studenti, il 13% ha provato almeno una volta a farsi un selfie in situazioni poco sicure. Tra questi, l’11% ha anche confessato di aver avuto imprevisti che hanno messo a repentaglio la propria vita. Il 18% lo ha fatto fa per provare sensazioni forti, l’8% per sentirsi grande di fronte agli amici. Per il 64%, invece, non c’è stato bisogno di una motivazione particolare: si fa’ e basta. Solo il 10% ci ha detto di aver rischiato perché in qualche modo ‘costretto’ dal branco. La cosa che stupisce di più, però, è che le percentuali maggiori si riscontrano tra i maggiorenni. Perché non è una questione d’incoscienza legata all’età, nella maggior parte dei casi c’è l’assoluta consapevolezza di quello che si sta facendo: il 65% degli intervistati è ben conscio dei pericoli.

I luoghi preferiti? Dirupi, veicoli e ferrovie


Ma dove vanno in scena queste sfide con la vita? Non c’è un luogo preferito in assoluto, basta che sia ‘al limite’. Alcuni set, però, sono molto gettonati. Il 26% ha provato a fare un selfie estremo mentre era alla guida del motorino, della bicicletta o addirittura in macchina. Un altro 25% ha preferito provare la sensazione del vuoto, salendo su un edificio o sporgendosi da un dirupo. Mentre il 14% ha scelto una stazione ferroviaria o la fermata della metropolitana. E non importa che 1 su 3, a conti fatti, ha avuto paura. Perché l’85% lo rifarebbe.

Condividere il selfie estremo è quasi inevitabile


E, trattandosi di un fenomeno che riguarda i giovanissimi, naturalmente non può rimanere fuori la dimensione social. Quasi tutti i ragazzi che si sono dati al Daredevil Selfie lo hanno fatto per condividere la propria ‘impresa’. Un quarto ha inviato l’immagine agli amici e l’ha postata sui social network; un altro 27% si è concentrato solo su questi ultimi, puntando ad amplificare l’eco del gesto; il 17%, al contrario, si è limitato a mandarlo via chat solo agli amici più stretti. Mentre appena il 31% ha preferito tenerselo per sé, quasi come fosse un trofeo.

L’adrenalina non permette di valutare i rischi


Anche se il fenomeno va oltre l’aspetto individuale. In ballo c’è il mantenimento di equilibri ben più ampi. La logica del gruppo è centrale. “Il desiderio di riconoscimento da parte degli altri porta i ragazzi a tentare di superare i propri limiti, non facendogli valutare i rischi connessi ad un’azione estrema – sostiene la psicoterapeuta Maura Manca, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza - perché in quel momento l’adrenalina è superiore a qualsiasi istinto di autoconservazione. C’è un’impresa da portare a termine”.

Un fenomeno alimentato dal web


Tendenze sempre esistite tra i ragazzi che Internet ha solo contributo ad alimentare. “La ricerca intenzionale della viralità, non importa se attraverso un video o una foto – continua Maura Manca – aggiunge l’elemento della popolarità. In passato gesti del genere venivano condivisi con una cerchia ristretta di amici. Oggi, la platea potenziale che potrebbe vedere le loro gesta sul web li stimola a farlo più spesso, ad aumentare la posta in gioco”.

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