Oggettività o soggettività, tesina

Tesina sull'oggettività o soggettività con la quale vediamo la realtà, affrontata partendo da un paradosso di fisica quantistica, facendo degli accenni ad alcune correnti artistiche e approfondendo il relativismo conoscitivo di Pirandello

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E io lo dico a Skuola.net

L’affidabilità dei punti di vista:
Oggettività o soggettività

Valentina Capellini

5I

Liceo scientifico Niccolò Copernico

Esame di Stato

anno scolastico 2016-2017


INDICE

1. Introduzione

2. Fisica:
- Paradosso del gatto di Schrödinger;
- Rapporto tra fisica quantistica e sistemi fisici macroscopici

3. Storia dell’arte:
- Fisiologia della vista;
- Fotografia;
- Impressionismo;
- Cubismo;
- Surrealismo (René Magritte e Octavio Ocampo)

4. Letteratura italiana:
- Relativismo conoscitivo pirandelliano;
- Uno, nessuno e Centomila

5. Conclusione

FONTI
Bibliografia
Italiano:
- L. Pirandello, Uno, nessuno e centomila, Bur, 2012
Arte:
- J. Berger, Questione di sguardi, Il Saggiatore, 2002

Sitografia
Fisica:
- http://www.agiati.it/UploadDocs/4879_art02_maccone.pdf, Lorenzo Maccone – Il gatto di Schrödinger
- http://www.astima.it/files/Paradosso-del-gatto-di-Schroedinger---PDF.pdf, Paradosso del gatto di Schrödinger
- http://digilander.libero.it/fisicamoderna5b/Relazioni/Dell'Oca%20-%20Gatto%20di%20Schrodinger.pdf
Italiano:
- http://www****
- https://it.m.wikipedia.org/wiki/Uno,_nessuno_e_centomila
Arte:
- https://qz.com/973116/a-neuroscientist-explains-why-we-evolved-to-be-curious/, A neuroscientist explains why we can’t see the world objectively—and humanity is better for it, Georgia Frances King - Quartz
- https://www.amedeolucente.it/meccanismo-della-visione.html, Meccanismo della visione: dall'occhio al cervello
- http://www.didatticarte.it/Blog/?p=2096, Come vediamo il mondo intorno a noi?, Emanuela Pulvirenti – Didatticarte

Iconografia
Arte:
- R. Magritte, La chiave dei sogni
- Claude Monet, Impressione, levar del sole
- Pablo Picasso, Ritratto di Ambroise Vollard
- Octavio Ocampo, Famiglia di uccelli


L’affidabilità dei punti di vista: Oggettività o soggettività

Il mio approfondimento è un'analisi sulla oggettività o soggettività con la quale vediamo la realtà, affrontato partendo da un paradosso di fisica quantistica, facendo degli accenni al meccanismo fisiologico col quale vediamo, passando poi per alcune correnti artistiche che testimoniano l'evoluzione di questa percezione delle cose e approfondendo il relativismo conoscitivo di Pirandello.
Parto da un paradosso di fisica quantistica perchè mi ha portata a riconsiderare il modo in cui vediamo/conosciamo la realtà e a chiedermi se esiste un modo di vedere la realtà in modo oggettivo e determinare una verità assoluta o se siamo tutti destinati a vedere (questa realtà) solo da un punto di vista soggettivo?

Questo paradosso deriva da un esperimento mentale che ideò il fisico Schrödinger con lo scopo di dimostrare come le leggi della meccanica quantistica, ovvero quelle che valgono per sistemi fisici microscopici, fossero paradossali se applicate ad un sistema fisico macroscopico. Con questo esperimento ipotizza di inserire in una scatola un gatto e una particella di una sostanza radioattiva che nel giro di un’ora ha il 50% di probabilità di decadere e quindi azionare un meccanismo in grado di ucciderlo e il 50% che ciò non accada; per cui è naturale pensare che dopo un’ora questo gatto sia inevitabilmente o morto o vivo. Il problema è che a livello microscopico le particelle sono caratterizzate da più stati allo stesso tempo, per cui l’atomo è simultaneamente sia decaduto che non, ed essendone la vita del gatto dipendente, ne conseguirebbe che il gatto sia allo stesso modo sia vivo che morto; però è paradossale pensare che sia possibile/un ente macroscopico acquisisca le stesse proprietà di uno microscopico. Questa simultaneità degli stati vivo e morto, però, ha luogo solo finché non apriamo la scatola per controllare il risultato dell’esperimento, perché nel momento in cui compiamo un’osservazione, e quindi una misura, influenziamo il sistema facendolo collassare nello stato misurato determinando quindi o la vita o la morte del gatto. Quindi il mio osservare quello che io credo che la realtà sia, condiziona la realtà stessa ad essere esattamente come io prevedo che sia.
Di conseguenza l’uomo non può capire la realtà ma solo interpretarla perché la realtà che percepiamo cambia in base a ciò su cui focalizziamo lo sguardo.

Questo ragionamento riguardo all’assoluta certezza di ciò che vediamo può essere fatto anche in ambito artistico. Ho avuto infatti l’occasione di vedere alcune opere del pittore surrealista René Magritte con le quali riesce a mettere in discussione il mondo reale. Ad esempio nel quadro “La chiave dei sogni” descrive perfettamente l’incompatibilità tra vedere e saper spiegare la realtà. Una caratteristica bizzarra che notiamo immediatamente è che ogni riquadro è accompagnato da un titolo che non è in alcuna apparente relazione con l'oggetto raffigurato e questa particolarità spiazza lo spettatore che se per prima cosa legge la didascalia si aspetta di vedere una certa raffigurazione di essa e allo stesso modo se guarda prima la figura si aspetta un preciso nominativo. Così capiamo che il nostro modo di vedere la realtà è influenzato da ciò che sappiamo o che comunque crediamo; infatti il modo in cui interpretiamo un dipinto dipende da come abbiamo già fatto esperienza del significato di quelle stesse immagini perché se non sapessimo di dover associare ad una figura la parola scarpa potremmo anche chiamarla luna senza che la sua identità cambi. Per cui sono i preconcetti presenti nelle nostre menti che ci fanno analizzare la realtà in un modo piuttosto che un altro.
Prima di proseguire (col percorso artistico) è utile analizzare in modo un po’ più tecnico il nostro modo di vedere, perché è dalle nuove scoperte scientifiche in questo campo che è stato influenzato il mondo dell’arte.
Innanzi tutto bisogna dire che il semplice guardare è un processo per così dire “creativo” perché l'immagine che abbiamo della realtà è solo un'immagine prodotta dal nostro cervello, infatti il nostro occhio non registra fedelmente ciò che gli appare davanti, bensì individua e raccoglie le parti fondamentali di un’immagine. Dopodiché la corteccia visiva crea un'immagine della realtà associando a certi fotoni certi colori, forme e prospettive.
Queste però sono associazioni relative perché avvengono comparando le parti del campo visivo, per esempio una cosa sarà scura perché accanto ad una più chiara o più grande perché accanto ad un oggetto piccolo. Un ulteriore fenomeno visivo istintivo è la pareidolia, cioè la tendenza a vedere forme nelle strutture amorfe che ci circondano, dovuta all’influenza del subconscio, delle nostre credenze, conoscenze e della società in cui viviamo.
Tutte queste scoperte in campo visivo come dicevo prima le ritroviamo nel progressivo sviluppo dell’arte.
Partiamo dalla nascita della fotografia nei primi anni del 1800.
La fotografia è una raffigurazione apparentemente oggettiva ottenuta tramite un processo meccanico di registrazione permanente delle emanazioni luminose di questo, in realtà però riflette anch’essa il modo di vedere del fotografo nel momento in cui ha scelto il soggetto da fotografare. Per capire questa percezione soggettiva della fotografia basta pensare che mentre ogni dipinto che si serve della prospettiva suggerisce allo spettatore che egli è l’unico centro del mondo, la macchina fotografica dimostrò che questo centro non esiste mettendo in evidenza che ciò che si vede dipende da dove si è e in quale momento. Infatti non essendo la fotografia altro che una visione di un oggetto isolata dal luogo e dal tempo in cui si manifesta, allora è chiaro che nell’essere riprodotta essa rappresenta solo un modo di vedere questa apparenza.
La fotografia però ha portato a dei cambiamenti anche in campo pittorico.
Pochi anni dopo infatti nacque l’impressionismo che, studiando la fotografia, si rese conto che l’occhio umano funziona come una macchina fotografica, ovvero cattura la luce e poi la elabora. Per gli impressionisti infatti la realtà andava colta attraverso l’immediatezza, prima che la luce venisse elaborata sintetizzando subito sulla tela attraverso macchie di colore le impressioni visive che la luce lasciava per fissare le momentanee condizioni di tempo e atmosfera che la luce creava. Per gli impressionisti quindi il visibile non si presentava più agli esseri umani per essere visto perché nel suo continuo mutare si era fatto sfuggente. Invece, nei primi anni del 1900, i cubisti non dipingono più ciò che vedono bensì ciò che sanno che esiste. Il loro approccio di lettura della realtà era pertanto un percorso conoscitivo della struttura della realtà e non dell’apparenza di essa. Per cui rappresentano simultaneamente un oggetto da vari punti di vista, dando importanza alla quarta dimensione, il tempo, ed eliminando la prospettiva.
Andando a tempi più recenti troviamo le illusioni ottiche dei dipinti di Octavio Ocampo, l’artista messicano delle illusioni, che sfruttando il fenomeno della pareidolia crea immagini ambigue che non sono mai quello che si crede di vedere; ad esempio qui crediamo di vedere il volto di una donna quando in realtà sono stati rappresentati degli uccellini.
Quindi fino ad ora stiamo facendo fatica a riconoscere oggettivamente la realtà.

Questa nostra difficoltà nel capire se ciò che vediamo sia vero o un’illusione può essere riscontrata anche in ambito letterario. In particolare Pirandello ci invita a riflettere sul fatto che non solo non possiamo conoscere con assoluta certezza ciò che ci circonda ma non possiamo avere alcuna certezza nemmeno sulla nostra identità; e lo notiamo leggendo nel suo libro Uno, nessuno e centomila “Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere”. In questo libro infatti ritroviamo i temi del relativismo conoscitivo e la crisi di identità dell’uomo, tanto è vero che quella di Vitangelo Moscarda è la storia di una presa di coscienza del fatto che l'uomo non è Uno, e che la realtà non è oggettiva; infatti il protagonista passa dal considerarsi unico per tutti (Uno, appunto) a concepire che egli è un nulla (Nessuno), attraverso la presa di coscienza dei diversi se stesso che via via scopre essere nel suo rapporto con gli altri, dato che ognuno lo percepirà in modo diverso (Centomila). In questo modo la realtà perde la sua oggettività e sfocia nel relativismo. Infatti Vitangelo afferma “perché seguitate a credere che la sola realtà sia la vostra, questa d'oggi, e vi meravigliate, vi stizzite, gridate che sbaglia il vostro amico, il quale, per quanto faccia, non potrà mai avere in sé, poverino, lo stesso animo vostro?” e ancora “Ahimé, caro, per quanto facciate, voi mi darete sempre una realtà a modo vostro, anche credendo in buona fede che sia a modo mio”. Per questa ragione Pirandello sostiene che ci siano centomila persone invece di una, perché ne abbiamo tante quante sono le valutazioni che ci vengono attribuite. Ma di queste centomila persone o più generalmente interpretazioni del reale qual è la più vera? Nessuna, perché ciò a cui diamo valore di realtà è mera apparenza, un’apparenza del quale nessuno dubita perché crede sia uguale per tutti ma, se ci accorgiamo che essa cambia ogni volta che cambia una qualsiasi parte del contesto in cui ci troviamo, capiamo che la realtà non può essere uguale per tutti.

Ma questa conclusione non deve sembrare negativa perché anche se non possiamo conoscere una verità assoluta, in realtà, questa indeterminabilità della realtà non è un male perché la dinamicità ed adattabilità della nostra mente nell’elaborare la realtà esterna è proprio ciò che serve all'uomo per cogliere e “sfruttare” il mondo nel suo progredire e per questo non dobbiamo disprezzare opinioni e interpretazioni diverse dalle nostre, bensì accettarle, rispettarle e imparare da queste.

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