Lo statuto albertino
La prima costituzione dello stato italiano fu lo Statuto Albertino, concesso dal sovrano
Carlo Alberto nel 1848, che rese l’Italia una monarchia costituzionale. Il sovrano era il capo
dello stato e il capo dell’esecutivo, cioè nominava e revocava i ministri; e inoltre aveva il
comando delle forze armate, gestiva la politica estera, nominava i funzionari di stato e
poteva sciogliere le camere. Al sovrano si contrapponeva il parlamento, formato da due
camere, la camera dei deputati che veniva eletta a suffragio maschile limitato per censo e
alfabetizzazione e il senato del regno i cui membri venivano nominati dal re. Le due
camere esercitavano un potere legislativo, ma condizionato dal re; in quanto lui
partecipava al procedimento di formazione delle leggi, sia mediante l’esercizio
dell’iniziativa legislativa sia sanzionando e promulgando le leggi approvate dal parlamento.
All’interno della magistratura i magistrati erano considerati dei funzionari pubblici con
limitate garanzie d’autonomia. Al ministro guardasigilli (di grazia e giustizia) era affidato il
potere di emanare provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Lo statuto si
configurava come uno stato confessionale, ovvero era riconosciuta una sola religione,
quella cattolica; la quale era la religione di stato. I diritti e le libertà erano riconosciute ma
il loro esercizio poteva essere limitato dalla legge. Lo statuto albertino oltre a essere una
costituzione concessa, cioè emanata da colui che è al potere senza la partecipazione
popolare, è anche una costituzione breve, in quanto emana soltanto i principi, e flessibile
cioè che può essere modificata con legge ordinaria.
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Il fascismo
La mancanza di rigidità dello Statuto spalancò le porte all’ascesa fascista che deviò lo
Stato verso un regime autoritario. L’affermazione delle classi popolari che richiedevano il
riconoscimento di maggiori diritti e il malcontento della borghesia, portarono alla
formazione da parte di Benito Mussolini del partito fascista. Il 29 ottobre del 1922, dopo la
“marcia su Roma” organizzata dai fascisti per ottenere il potere con la forza, il re Vittorio
Emanuele III gli conferisce l’incarico di formare un nuovo governo. Mussolini formò un
governo di coalizione sostenuto da esponenti liberali, conservatori e in parte anche
cattolici, dato il fatto che in parlamento i fascisti godevano di una posizione minoritaria.
Ottenuta la fiducia da parte delle camere in un clima di intimidazione, Mussolini iniziò le
trasformazioni istituzionali che portarono all’istaurazione del regime fascista. Nel 1923
venne creata la milizia fascista, legalizzando in questo modo la violenza come mezzo di
lotta politica. Nello stesso anno venne introdotto un nuovo sistema elettorale maggioritario
che assegnava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto il 25% dei voti.
Alle elezioni del 1924 il “listone” formato da fascisti e liberali ottenne il controllo della
camera dei deputati. Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti Mussolini in un discorso alla
Camera si prese la responsabilità di quanto era successo e preannunciò la fine delle
libertà politiche e civili.
Infatti nel 1925 furono emanate una serie di leggi, dette fascistissime, che diedero vita alla
dittatura fascista. Fu il giurista Alfredo Rocco a ispirare il nuovo quadro legislativo: l’unico
partito riconosciuto era quello fascista, quindi era vietato formare partiti diversi; la figura
del presidente del Consiglio venne sostituita con quella di “capo del governo”,
responsabile di fronte al re ma non al parlamento e fu anche rafforzata la sua autorità nei
confronti degli altri membri e gli venne riconosciuto il potere legislativo. Mussolini divenne
capo del governo, primo ministro, segretario di stato, nonché duce del fascismo. Con una
nuova legge elettorale i cittadini potevano votare solo una lista unica di candidati scelti dal
Gran Consiglio del fascismo (organo supremo presieduto da Mussolini che doveva
garantire il collegamento tra partito e istituzioni). Venne fondata l’OVRA, opera di vigilanza
per la repressione antifascista. In materia di giustizia e sicurezza fu istituito il Tribunale
speciale per la difesa dello Stato che aveva il compito di giudicare gli oppositori. Vennero
limitate le libertà di stampa e di associazione; venne abolito il diritto allo sciopero con
l’istituzione dell’ordinamento corporativo il quale prevedeva che tutti i settori della
produzione dovevano organizzarsi in corporazioni composte da lavoratori e padroni. La
stampa fu sottoposta a censura e i direttori dei giornali controllati. Nel 1929 vennero firmati
i Patti lateranensi con la Chiesa. Il documento era composto da tre parti:
- Un trattato internazionale con il quale la Chiesa riconosceva ufficialmente lo Stato
- italiano ottenendo la sovranità sullo Stato della Città del Vaticano;
- Una convenzione finanziaria che impegnava l’Italia a versare un’indennità al
- Vaticano;
- Un concordato il quale stabilì che quella cattolica era la religione di Stato e che era
- obbligatorio il suo insegnamento nelle scuole. Inoltre con il concordato si stabilì che
- il matrimonio religioso aveva anche validità civile.
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Mussolini nel 1934 decide di conquistare l’Etiopia per dare all’Italia un impero, ampliando i
possedimenti coloniali già acquisiti.
La conseguenza più grave della guerra d’Etiopia fu l’avvicinamento di Mussolini a Hitler.
La Germania aveva appoggiato la conquista coloniale italiana attraverso il rifornimento di
armi e materie prime. Nel 1936 venne firmato un patto d’amicizia fra Italia e Germania,
chiamato Asse Roma-Berlino con il quale Mussolini voleva far pressione sulle altre potenze
europee affinché gli venissero concessi maggiori vantaggi in campo coloniale. In
quest’epoca l’Italia giunse a condividere le discriminazioni contro gli ebrei, promulgando
nel 1938 le leggi razziali contro gli ebrei le quali vietavano i matrimoni tra ebrei e non
ebrei, impedivano loro di frequentare la scuola pubblica e di svolgere determinate
professioni. Dopo due anni di leggi razziali, nel 1940, l’Italia entrò in guerra al fianco della
Germania. Nel giugno del 1943 gli anglo-americani occupano Pantelleria e Lampedusa e il
mese seguente sbarcano in Sicilia, dando il via all’invasione della penisola italiana.
L’aviazione alleata colpisce ripetutamente le città e il 19 luglio, per la prima volta, viene
bombardata Roma. La crisi del regime fascista culmina con la seduta del Gran Consiglio
quando Benito Mussolini viene messo in minoranza e invitato a rimettere i poteri nelle
mani del Sovrano. Vittorio Emanuele III decide di far arrestare il dittatore e affida l’incarico
di formare il nuovo Governo al Maresciallo Badoglio, il quale mise fuori legge il partito
fascista, nel tentativo di restaurare il regime liberale, esistente prima dell’avvento del
fascismo. L’8 settembre Badoglio comunica via radio la notizia dell’armistizio ma i fascisti,
con l’aiuto dei tedeschi, diedero vita, sotto la guida di Mussolini, che intanto era stato
liberato dalla prigionia, alla Repubblica di Salò (nel Nord Italia). Contro la Repubblica di
Salò si scagliarono le forze antifasciste che avevano intanto organizzato la resistenza
partigiana, la quale aveva al suo vertice il Comitato di liberazione nazionale. Con il patto
di Salerno, stipulato nel 1944 tra CLN e la monarchia, si diede vita a un regime politico
transitorio. Il patto prevedeva anche di rimandare a dopo la fine della guerra la scelta tra la
monarchia e la repubblica. Il 25 aprile 1945 si concluse la guerra e il fascismo finì.
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