Mika di Mika
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Relazione de "Conversazione in Sicilia" di Elio Vittorini

Tutto il racconto gira attorno alle considerazioni di un fantomatico personaggio, che parla in prima persona, (come scrive lo stesso Vittorini, il romanzo non è autobiografico) sui fatti che gli accadono. All'inizio riceve dal padre una lettera in cui gli dice di essere andato con un'"amica" a Venezia, e annuncia anche di non aver intenzione di tornare: gli raccomanda di badare alla madre, ora che lui non c'è. A tal punto si ricorda di non aver spedito per tempo la cartolina di auguri per il compleanno a sua madre, e perciò si avvia con il primo treno per la Sicilia, e durante il viaggio, sia nel treno che nel battello incontra strani personaggi, con cui parla, ma ha solo un rapporto superficialissimo. E qui abbiamo il primo riscontro dello smarrimento del personaggio, e della sua testa che è "tra le nuvole": arrivato a Siracusa, pensa a come sia stato stupido a non prendere il treno direttamente per il paesino ove abita la madre. Quando la incontra, si accorge di come per i secondi quindici anni della sua vita, fino a quel momento, a stare senza la madre detta vita gli è sembrata come "svuotata", e ora gli pare che tutto abbia una "doppia realtà": una è costituita dai suoi ricordi da bambino ed un'altra da quella che sta vivendo. A questo punto chiede alla madre delucidazioni sulla decisione del padre, e si sente dire: "Tuo padre è un uomo inutile, era molto meglio il mio", "tuo padre portava le altre ragazze giù nel vallone come il nonno, ma le scriveva poesie e le faceva sentire regine, e mi trattavano con superiorità". Qui ancora di più si nota la "quasi stupidità" di Silvestro, il personaggio in questione: pur molto interessato, la madre gli diceva una cosa e lui rispondeva domandando la stessa cosa, e la madre confermava: così vanno avanti per i tre giorni di permanenza di Silvestro lì in Sicilia. Assieme alla madre ricordano poi le sue scorribande con i quattro fratelli da piccoli. Poi, l' ultima giornata, passeggiando, incontra un arrotino, col quale va a bere, ed egli parla del "mondo offeso", ossessionato da questo pensiero. La notte sogna di stare col fratello, morto in guerra, seduto su una tomba nel vicino cimitero. Al risveglio, la mattina, prima di andarsene, vede il padre lì, venuto a far visita alla moglie.
Il racconto si muove tra i ricordi ed il presente, due poli contrapposti, ma sovrapposti, quasi a creare una realtà più reale. Tutti si dividono in due categorie universali: "uomini" e "non uomini", essendo "ancora più uomini" quelli sofferenti, per qualsiasi motivo, i perseguitati; non appartengono invece al genere umano coloro che li perseguitano. Sussiste anche il concetto del "mondo offeso", offeso dai mali suoi: miseria, malattia. Soprattutto si nota la figura dell' arrotino con il suo aiutante, come già espresso nel corso di questa relazione, ossessionati da questo pensiero, al cui confronto nulla sono le piccolezze del mondo: i soldi rubatigli dal carrettino ove erano custoditi, ma tutto si perde nel bere.
Questo romanzo non mi è molto piaciuto, perché in questo periodo e con queste conoscenze storiche avrei preferito sicuramente un romanzo con componenti meno ideologiche e storiche.

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