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Elio Vittorini- Conversazione in Sicilia

Sintesi della storia
Silvestro, protagonista del libro, mentre è immerso nella sua visione pessimistica del mondo che lo circonda, riceve una lettera del padre che dice di aver lasciato la madre per un’altra donna. Seguendo, seppur involontariamente, il consiglio del padre, sospinto da un “piffero”, che in lui suona lamentoso, si reca in una stazione e prende un biglietto per andare in Sicilia a trovare la madre. Durante il viaggio incontra vari personaggi che traspaiono la povertà e la crisi che al momento sta vivendo il paese. C’è gente disperata, infelice, malata di malaria o tisi, povera, affamata, morente, desiderosa di nuove possibilità e nuove speranze… .
Giunto nel paese della sua infanzia si reca in visita dalla madre con la quale poi discute e va ad assistere a un giro di iniezioni per guarire dalle malattie che stanno decimando la popolazione. Stretta amicizia con Calogero, che segue le idee marxiste, ed Ezechiele, che ritiene questo mondo “offeso”, amplia la sua visione del momento conoscendo Porfirio, seguace della rassegnata cultura cattolica. Un giorno al cimitero si sofferma a parlare con l’ “ombra” del fratello Liborio morto in guerra. Infine, recatosi dalla madre per salutarla e finalmente ripartire, trova quest’ultima in compagnia di un uomo che piange: suo padre. La madre lo ha riaccolto in casa anche se a malavoglia come traspare dalle sue parole: -Piange, lo scemo. È sempre stato così. Piangeva quando partorivo, e piange anche ora. -Silvestro, senza salutare l’uomo, se ne và, senza far rumore, immerso nel silenzio.

Analisi della trama
Silvestro, preda di una cupa disperazione per le vicende del paese, pensa il genere umano perduto, vede la vita come un sordo sogno…vive in una quiete senza speranza. Silvestro ha quasi 30 anni, ma si sente come se non avesse mai avuto nulla, né i 15 anni prima di lasciare la famiglia, né quelli dopo, come se non avesse mai mangiato pane, come se non fosse mai stato vivo, e fosse vuoto, quieto nella non speranza. A turbare ancor di più questo momento di depressione giunge una lettera del padre. Questi ha lasciato la moglie per un' altra donna, non chiede perdono al figlio, ma solo di recarsi a trovare la madre per l’anniversario dell’8 dicembre al posto di spedire la solita lettera di auguri. Silvestro decide, senza apparente motivo, di partire e tornare nel paesino natale, in Sicilia. Durante il lungo viaggio conosce numerose persone, tra cui il Gran Lombardo, padrone di terre in Sicilia, che avrebbe voluto avere una coscienza fresca, che gli chiedesse di compiere altri doveri, non i soliti, ma nuovi verso gli uomini, più alti, perché a compiere i soliti non c’era soddisfazione e si restava come se non si fosse fatto nulla, scontenti di sé, delusi. In questo peregrinare inizia a risvegliarsi interiormente, ricordando pian piano d’aver avuto anche lui un’infanzia e vari altri momenti del suo passato riecheggiano in lui che ormai non ricordava più…Giunto nel paesino in mezzo alle montagne dove viveva da piccolo va trovare la madre Concetta. Questa lo riconosce e lo invita a mangiare con lei un’aringa. Durante e dopo il pranzo madre e figlio hanno una lunga conversazione che tocca più argomenti che spesso mettono in disaccordo i due; parlano di quando Silvestro e i fratelli erano piccoli, del padre, del nonno, che dalla madre è visto come un grand’uomo, un idolo, e di come vive ora la madre tutta sola. In seguito ad un "giro di iniezioni" ai malati del paese, accompagnando la madre, Silvestro entra a contatto con la realtà di dolore e malattia che pervade tutto il paese. Silvestro, poi, stringe amicizia con Calogero, l'arrotino del paese. Questi lo conduce nella bottega del sellaio Ezechiele, dove “risiede” il “cuore puro della Sicilia non ancora contaminato dalle offese del mondo”. Porfirio, mercante di panni, che predica la necessità dell' “acqua viva” si aggiunge alle “amicizie” di Silvestro. Attraverso Calogero traspare l'ideologia marxista e l'istanza rivoluzionaria, da Ezechiele la “filosofia” del “mondo offeso”; la cultura idealistica dell’uomo schiacciato dalla vita. Porfirio, infine, rappresenta la religione cattolica e la sua rassegnazione. Silvestro ed i tre uomini si recano presso un’osteria in cui tutti, tranne Silvestro, si addormenteranno per aver bevuto del vino. Questo vino, rifiutato dal protagonista, rappresenta l'ideologia borghese controrivoluzionaria, l’elemento che serve a rivelare l'inefficacia delle altre; addormentatesi senza opporre resistenza. Silvestro, recatosi al cimitero, parla a lungo con l'ombra di un soldato ucciso che poi scopre essere suo fratello Liborio. Tutti i personaggi incontrati , o quasi, si ritrovano riuniti nella piazza del paese, sotto il monumento ai caduti, a discutere della sofferenza assai ripagata dalla gloria. Al termine della storia Silvestro si reca dalla madre per salutarla e la trova intenta a lavare i piedi ad un uomo, il padre, il quale piange nascondendosi il volto tra le mani per la vergogna. Silvestro, dunque, s’ allontana in punta di piedi senza disturbare e salutare il padre tornato a casa.

Commento personale

Ho trovato questo libro abbastanza impegnativo. Penso sia da leggere in un momento in cui si è assai motivati, perché per i contenuti di “tragicità” mi ci è voluta molta motivazione per continuare a leggere. Dal punto di vista sintattico l’ho trovato piacevole con tutte quelle similitudini utilizzate nell’ambito riflessivo del personaggio, anche sé un po’ troppo ripetitivo nel riportare più volte gli stessi termini per marcarne il significato. Riassumendo posso dire che seppur di piccole dimensioni è un libro che si merita l’appellativo di romanzo sia per i contenuti che per i significati racchiusi in sé.

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