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Storia di Iqbal - Francesco D'Adamo

Recensione del libro Storia di Iqbal dello scrittore italiano Francesco D'Adamo, con analisi dei personaggi.

E io lo dico a Skuola.net
Relazione su Storia di Iqbal

TITOLO: Storia di Iqbal

AUTORE: Francesco D’Adamo. Questo scrittore è milanese e ha pubblicato di-versi romanzi di vario genere. La collana di cui fa parte questo libro ha ricevuto il premio Andersen nel 1994.
Il personaggio di Iqbal è stato il frutto del “miscuglio” tra l’effettiva verità e l’immaginazione dell’autore.
Il personaggio di Fatima, invece, fa parte della più completa fantasia e imma-ginazione di Adamo.

GENERE DEL LIBRO: Questo romanzo è di tipo sociale e più specificatamente un romanzo di denuncia: dico romanzo di denuncia perché narra una storia re-almente accaduta nella quale si sono verificati numerosi avvenimenti un po’ spiacevoli, appunto per “denunciare”quella situazione.
Il libro “Storia di Iqbal” è dunque una testimonianza, un piccolo contributo per rinvigorire la memoria…

AMBIENTE GEOGRAFICO: La storia è ambientata in Pakistan, però possiamo dire che l’autore ha inventato il paesaggio e quindi anche le descrizioni perché non ci è mai stato in quei luoghi.

TRAMA: Questa è la storia di Iqbal Masih, il ragazzo divenuto in tutto il mondo il simbolo per la lotta contro lo sfruttamento minorile.
La storia inizia dal cedimento di Iqbal, da parte della sua famiglia, a causa di un debito di 16 dollari, a un commerciante di tappeti. In questo modo fu co-stretto a lavorare, dall’alba al tramonto, in una tessitura di tappeti, in condizio-ni disumane e quindi incatenato al telaio, d’altronde come altri bambini, suoi amici.
Iqbal tentò più volte di fuggire dall’impianto della tessitura con risultati non soddisfacenti. Però una volta, durante una sua fuga fu presente a delle manife-stazione del Fronte contro lo sfruttamento minorile, si rivolse ad un poliziotto e spiegò a quest’ultimo la sua situazione e quella dei suoi amici.
Il giorno seguente i poliziotti e Iqbal si recarono alla tessitura. Hussain Khan, il padrone, ovviamente negò tutto e Iqbal ritornò alla vita di prima. Per punizio-ne, da parte di Hussain Khan, fu mandato nella Tomba, un luogo scuro, al ra-gazzo, però, non era consentito né mangiare né bere.
In seguito, dopo esser uscito dalla Tomba si ricordò di avere nelle sue tasche un volantino del Fronte, così dopo aver organizzato un’altra fuga dalla tessitura
riuscì a rintracciare Eshan Khan, il capo del Fronte. Successivamente Eshan Khan, Iqbal e altri uomini del Fronte si recarono a casa di Hussain. Iqbal mo-strò a questi uomini il laboratorio di tessitura, ma anche la Tomba.Ne restaro-no allibiti. Dopo quest’episodio tutti gli sfruttati, compreso Iqbal, furono portati alla sede del Fronte, in attesa di trovare le loro famiglie.
Iqbal, decise di collaborare con gli uomini del Fronte per la liberazione di altri bambini sfruttati. Per riuscirci dovette studiare molto, partecipare a tutte le riunioni del Fronte. Dopo un po’ di tempo Iqbal divenne quasi “famoso” perché era riuscito a penetrare in alcune tessiture di tappeti al fine di denunciarne i proprietari. In questo modo tutti i giornali parlavano di Iqbal e fu a quest’ultimo che venne assegnato un premio, il premio della “Gioventù in azio-ne”, costituito da 15.000 dollari. Successivamente Iqbal ed Eshan Khan furono invitati in Svezia ad una conferenza internazionale sui problemi del lavoro; i-noltre ad Iqbal fu assegnata, da un’università di Boston, una borsa di studio.
Dopo questi viaggi, Iqbal si recò dai suoi genitori per circa un mese, al fine di festeggiare la Pasqua con loro. In quel giorno Iqbal fu ucciso nel suo villaggio, e l’assassino non fu identificato.

PERSONAGGI: I personaggi sono molteplici: Iqbal, Fatima, gli altri amici, Hussain Khan ed Eshan Khan
· IQBAL: Iqbal è senza dubbio il protagonista del libro, in quanto tutta la storia si concentra su di lui. Iqbal era una persona veramente coraggiosa, testarda, dotata di tenacia e aveva “prospettive”, raggi di luce per il suo fu-turo. Da adolescente intraprese una lotta contro lo sfruttamento minorile, per liberare altri bambini che, come lui furono costretti ad essere schiavi e in qualche modo ci riuscì anche però, fatto ritorno nel suo Paese in occasio-ne della Pasqua, fu assassinato nel suo villaggio quando aveva 13 anni e non furono mai ritrovati i colpevoli.
· FATIMA: Era un’amica di Iqbal, una vera amica. Era diventata schiava quando aveva solo pochi anni e quindi, divenuta più grande, non ricordava granché della sua esistenza prima della schiavitù.
Era una ragazza molto fragile, paurosa.
· GLI ALTRI RAGAZZI SCHIAVI: gli altri bambini della tessitura dei tap-peti erano Karim, il “guardiano”; la piccola Maria; il piccolo Alì, Mohammed, Salman, Fuscello. Nel libro non sono presenti molte descrizioni inerenti que-sti personaggi, Fatima li cita soltanto.
· HUSSAIN KHAN: era il padrone della tessitura dei tappeti. Era una per-sona abbastanza perfida, cattiva nei confronti dei suoi piccoli schiavi. A quest’ultimi aveva fatto una sorta di promessa che non veniva mai mante-nuta. Questa “promessa”, consisteva nel scrivere su una lavagnetta perso-nale di ogni ragazzo una linea, che stava a significare, dopo un numero de-ciso da Hussain, la fine della schiavitù del bambino e quindi la sua liberazio-ne. Però Hussain, in questo modo, illudeva solamente i suoi schiavi. Talvolta essi non eseguivano i propri doveri di schiavi, li mandava nella Tomba, un luogo scuro, dove lo schiavo non mangiava e quindi era anche denutrito e in condizioni veramente pietose.
· ESHAN KHAN: era il capo del Fronte per la lotta contro lo sfruttamento minorile. Si dimostrò molto amico di Iqbal e lo considerava quasi come un figlio e gli fu vicino per la sua lotta.

GIUDIZIO SUL LINGUAGGIO: A parer mio, questo libro contiene un linguag-gio abbastanza semplice e costituito da termini comuni, facilitando la mia lettu-ra.

GIUDIZIO COMPLESSIVO SUL LIBRO: complessivamente io giudico questo libro abbastanza avvincente ed interessante perché tratta un problema che ha afflitto per molti decenni il mondo, quale lo sfruttamento minorile.
Trovo anche coinvolgente la storia di Iqbal, un bambino testardo riuscito a libe-rare altri bambini come lui sfruttati utilizzando il suo ardimento e la sua tena-cia.
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