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PICO DELLA MIRANDOLA

Pico della Mirandola è un filosofo dell’accademia fiorentina. Egli afferma che esiste un'unica Verità, universale ed eterna che si rivela agli uomini in modi e in forme diverse in base alle varie epoche storiche: la fonte di questa verità è Dio. Pur analizzando le diverse dottrine filosofiche e religiose, bensì sembra che dicano cose diverse, in realtà hanno un nucleo di verità in comune. Inoltre, per impossessarsi della Verità, bisogna impossessarsi dell'eredità delle filosofie e delle religioni del passato, poiché ognuna di queste ha contribuito a sostenere la verità. A differenza di Ficino, quindi, ha una concezione paritetica delle varie dottrine, poiché per lui non esiste né una filosofia, né una religione superiore a tutte le altre.
L'ideale a cui tende Pico è:
la Pax Philosophica, ossia la concordia tra le dottrine, la cui conseguenza è la Pax Cristiana, ovvero l'armonia tra gli uomini.

Una ha carattere teorico (pax philosophica), l'altra ha carattere pratico (pax cristiana), nel senso che in nome delle differenti correnti di pensiero filosofico e religioso sono nate dispute, però, se si individua un nucleo comune a tutti si arriverà alla pace.

L’opera principale di Pico è il De hominis dignitate. Originariamente doveva essere il discorso inaugurale che avrebbe dovuto pronunciare al convegno che stava progettando a Roma nel 1487, questo doveva vertere sul concetto di pax philosophica, ma fu ostacolato dal papa Innocenzo III che riteneva eretiche le tesi sostenute, quindi Pico avrebbe rischiato la persecuzione. Quest’orazione fu, quindi, pubblicata sottoforma di testo; il titolo è da tradurre come "sulla dignità dell’uomo". Per dignità si intende la specificità, ovvero quelle caratteristiche peculiari che lo rendono tale e diverso da ogni altro ente (Humanitas).
Per Marsilio Ficino la dignità dell'uomo era l’anima, per Pico della Mirandola sarà la libertà. Pico afferma che l’uomo è la creatura privilegiata: occupa una posizione centrale nell’universo ed è l’opera creatrice di Dio. Dio ha creato tutti gli esseri, superiori e inferiori, dotandoli di una natura determinata, tranne l’uomo a cui ha dato la libertà intesa come capacità di autodeterminarsi. La libertà rende l'uomo libero di scegliere che cosa diventare, se elevarsi e tendere a Dio o degradarsi al livello delle bestie, quindi, rende l'uomo superiore a tutte le altre creature, compresi gli angeli. Inoltre, descrive l’uomo come un microcosmo (universo in piccolo), perché Dio ha messo in lui i semi di tutte le cose, cioè avendo una natura indeterminata può scegliere di diventare qualsiasi cosa, quindi si autodetermina: uomo artefice del proprio destino. Infatti, il filosofo, parla di una seconda creazione dell'uomo: la prima volta è stato creato da Dio (fisicamente), la seconda volta si plasma da solo (personalità). In questo senso, l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, siccome, in qualche modo, è anch'egli creatore, con la differenza che Dio, essendo infinito, crea tutte le cose mentre l’uomo può plasmare solo se stesso.

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