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Combustibili solidi

I combustibili solidi fin dall’antichità venivano distinti per:
• Percentuale di umidità
• Quantità di ceneri residuate
• Le sostanze volatili
— La legna da ardere ha diverso valore secondo la specie vegetale da cui proviene e secondo il grado di stagionatura e di conseguente umidità contenuta.
Vi sono legnami dolci (abete, pino, ontano, pioppo, ecc.) più leggeri, a fiamma più lunga, con potere calorifico un po’ inferiore.
E legnami forti (rovere, faggio, olmo, frassino, ecc.), più compatti e pesanti, a fiamma corta, con potere calorifico più elevato.
L’uso della legna come combustibile è oggi limitato a stufe od impianti di uso particolare.
— Il carbone di legna può essere ottenuto con il metodo antico della carbonaia (carbonizzazione della legna in assenza di aria, in cataste preparate all’aperto) o col metodo moderno della distillazione in apposite storte metalliche.

Può essere dolce o forte, secondo il legno da cui deriva. È usato ancora oggi come buon combustibile domestico, specie nelle zone che lo producono.
— I carboni fossili (torba, lignite, litantrace, antracite) si formarono lentamente dalla decomposizione e carbonizzazione di vegetali diversi, sepolti da terra ed acqua, fuori dal contatto dell’aria, in condizioni adatte di pressione e temperatura e sotto l’azione di microrganismi. La loro ricchezza di carbonio, da cui deriva il potere calorifico, dipende dalla loro antichità.

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