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Canto 6 Purgatorio - Riassunto

Riassunto del sesto canto del Purgatorio della Divina Commedia di Dante Alighieri

E io lo dico a Skuola.net
Canto VI
Dante si volge ai “morti per forza” e, promettendo di ricordarli nel mondo, si libera della ressa. Ci sono in mezzo agli altri gli aretini Benincasa da Laterina (ucciso per vendetta) e Guccio de’ Tarlati (morto annegato); e inoltre, Federigo Novello dei conti Guidi, il pisano Gano, il conte Orso degli Alberti e infine Pier della Broccia, impiccato per la falsa accusa della regina Maria di Brabante. Dante, riferendosi a un passo dell’Eneide dal quale si arguisce che le preghiere non possono piegare un decreto del cielo, chiede a Virgilio come mai queste anime invochino preghiere di suffragio. Virgilio spiega, come il giudizio divino non muti per il fatto che l’ardore di carità possa abbreviare il tempo dell’espiazione; quando egli parlava diversamente, si trattava di anime pagane. Mentre Virgilio e Dante parlano, scorgono un’anima che, in disparte e con atteggiamento altero, guarda verso di loro. Virgilio gli si rivolge per conoscere il cammino più spedito e, alla sua domanda di dove essi vengano, inizia a pronunciare il nome della città natale, quando l’ombra si slancia d’impeto verso di lui, dicendo di essere Sordello, anch’egli mantovano. E le due anime si abbracciano fraternamente. Dante, allo spettacolo di tanto attaccamento alla comune patria, prorompe in un’apostrofe contro l’Italia, nave senza pilota, luogo di corruzione, lacerata da lotte intestine. Dante continua chiedendo a cosa siano servite le leggi di Giustiniano, se alla sella dell’Impero manca il cavaliere che lo guidi. L’invettiva si rivolge poi alla Chiesa, che ostacola il potere temporale dell’imperatore con indebite ingerenze. Apostrofa l’imperatore Alberto d’Asburgo, che ha rinunciato ad esercitare la sua autorità sulle regioni italiane. Pare che anche Dio abbia distolto il suo sguardo dall’Italia. Dante chiude con duro sarcasmo appellandosi a Firenze, i cui cittadini sono solerti ad assumere cariche pubbliche, ma non hanno alcun senso della giustizia e mutano continuamente leggi, così che Firenze pare davvero un ammalato che cerchi, con i continui mutamenti, di alleviare il dolore.
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