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Il termine umanesimo deriva dall'espressione "studia umanitas", la bella espressione con cui Cicerone indicava gli studi letterari più idonei a promuovere lo sviluppo dei valori umani. L'umanesimo non fu soltanto un fenomeno letterario, ma un fenomeno che interessò tutti i campi, determinando la nascita di una nuova visione della vita. L'umanesimo rappresenta la prima espressione del risorgimento, ovvero quello spirito che si sviluppa tra la fine del 300 e l'inizio del 400. Successivamente, il rinascimento si caratterizzò per un processo di valorizzazione artistica e culturale. Questo movimento si sviluppa in un contesto socio-politico in espansione, caratterizzato dal consolidamento del regime signorile, dove le compagnie di ventura lasciano il posti alle minori per imporre la propria potenza; ricordiamo, infatti, quelle dei Visconti e dei Medici. La classe sociale che meglio interpreta questo risveglio culturale rappresentata dalla borghesia rinascimentale. Un fenomeno tipico di questo periodo è quello del mecenatismo, che spinge i principi e i signori di quel tempo ad ospitare poeti e letterati, i quali potessero immortalare la loro gloria per tutta la vita. Uno degli aspetti dominante di questo periodo è la rivisitazione del mondo classico, come aveva gli fatto precedentemente Petrarca. Fu così che gli umanisti si accostarono a tali testi classici, non per copiarli ma, con uno spirito critico, più attento ad individuare eventuali errori e per poi correggerli. Quindi l'età classica non è vista come la meta di un viaggio di ritorno al passato, ma bensì come il punto di partenza per costruire un nuovo destino.

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