Ominide 50 punti

Origini della lingua italiana

Anticamente del popolo indoeuropeo facevano parte i Latini. Essi erano un popolo che crebbe sempre di più e che, stabilitosi in Italia, fondò Roma. Quelli che ormai divennero Romani, si imposero anche all'esterno dell'Italia e diffusero la lingua latina ai popoli da loro sottomessi. Così il latino, data l'enorme estensione che i Romani raggiunsero (in particolare nell'epoca di Augusto), divenne la lingua unica per gran parte dei popoli europei. Ma il linguaggio parlato era instabile e diverso di luogo in luogo, a seconda delle influenze esterne. Ad esempio: nell'Italia settentrionale vi era l'influenza dei celti, mentre nel Meridione vi era l'influenza del greco. Il latino parlato, comunque, di anno in anno, subiva diverse trasformazioni, in particolare quello parlato. Quello scritto, invece, è sempre stato stabile e corretto e doveva rifarsi alle regole grammaticali.
Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), il latino cominciò a modificarsi sempre più, fino ad avere i giusti elementi linguistici e le giuste basi per la formazione dell'italiano. In questo periodo l'Italia era in decadenza politica, sociale ed economica, in quanto era l'inizio del Medioevo. In cui il latino parlato era completamente diverso da quello dell'età antica;il latino scritto rimase simile a quello dell'età classica. Fino al IX-X secolo, il linguaggio latino si trasformò ancora e si formarono diverse lingue:francese, spagnolo, rumeno, romancio, italiano. Queste facevano parte delle lingue neolatine. Solo nel 960 d. C. vi fu la prima testimonianza scritta del volgare italiano. Ma già in precedenza, nell'842 d.C si ebbe la prima testimonianza in francese. Dopo l anno mille vi fu una rivoluzione in cui si ebbero cambiamenti sociali, politici economici e anche religiosi. Nel 1200, in particolare, si diffuse la scrittura del volgare e, inoltre, appaiono i primi scritti artistici (IL CANTICO DELLE CREATURE, DI SAN FRANCESCO.NEL VOLGARE DELL'UMBRIA). Nei primi secoli del Medioevo la lingua ufficiale era il latino, la lingua impiegata dagli intellettuali;tutto il resto della popolazione ignorava il latino e lo usava solo per le necessità quotidiane. Questa parte della popolazione era detta volgare. Già nel corso della civiltà classica, occorre distinguere il latino scritto, usato dai grandi scrittori o nei documenti importanti, dal latino parlato. La lingua orale è sempre molto diversa da quella scritta:è meno regolare nell'uso dei termini, è ricca di parole e modi di dire. Così anche per il latino classico. Durante i secoli dell'Impero Romano questo latino parlato (oppure sermo vulgaris), si era differenziato in una miriade di varietà locali:il latino parlato da un abitante italico o della penisola iberica. Questo perché tali linguaggi subivano l'influenza delle parlate precedenti alla conquista romana, che avevano lasciato residui nella pronuncia e nel vocabolario. Inoltre, ogni comunità o gruppo tendeva ad apportare modificazioni, a introdurre modi di dire che valevano solo in quel determinato ambito. Comunque gli scambi che avvenivano tra le varie regioni dell'Impero e la presenza dell'amministrazione romane di istituzioni come la scuola e l'esercito, impedirono una totale separazione linguistica. La situazione, però, cambiò con il crollo dell'Impero Romano:il linguaggio delle comunità dell'ex impero andarono sempre più distanziandosi tra di loro e dalla originaria matrice lingua latina. Poi, gli apporti delle lingue dei popoli invasori, germani e arabi, lasciarono traccie considerevoli (lingue di superstrato);così si andarono formando delle lingue nuove rispetto al latino. Questi nuovi linguaggi si svilupparono in tutta l'area in cui si era anticamente parlato il latino, quella a cui, già nell'età imperiale, si dava il nome di Romània: vale a dire l'Italia, la Francia, la penisola iberica, la Romanìa (l'antica Dacia) e parte del Belgio e della Svizzera. Queste parlate dettero origine alle attuali lingue romanze, o neolatine:italiano, spagnolo, francese, rumeno, portoghese, catalano e provenzale. Esse diventarono lingue anche delle rispettive nazioni;tutti questi linguaggi, romanzi, germanici, slavi ecc. , erano gli inizi delle lingue d'uso esclusivamente orale, ed erano impiegati per tutte le necessità quotidiane. La lingua scritta , usata per la cultura e per i documenti ufficiali, restava ovunque il latino. A parlare le lingue volgari non erano solo i ceti inferiori, ma anche i chierici e gli aristocratici. Vi fu poi una vera e propria rivoluzione culturale quando si cominciò ad usare queste lingue anche per comporre opere letterarie.

Registrati via email