elenb96 di elenb96
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Meriggiare pallido ed assorto


Mi natale come prima anche gozzano e tutta la tradizione del 1900 non può non parlare di D'Annunzio. Qui vengono ripresi i paesaggi dannunziani ma disseccati perché la natura è la testimonianza della vita che non fluisce.
Come metrica in questo componimento il poeta accoglie e supera la struttura tradizionale.
Nella poesia vediamo il muro e vorremo scavalcarlo ma come ci ha già spiegato in limoni il poeta non può scavalcare il muro e sa che verrà deluso. L'io lirico è scomparso, la poesia ha solo verbi all'infinito, sembrerebbe futurista ma l'infinito è utilizzato solo per far scomparire il sentimento e definire la condizione dell'essere umano che è sempre uguale per tutti.
Il pomeriggio è pallido e il muro è rovente. In questa estate non si sentono solo le cicale ma il poeta si trova nella selva di Dante con la precisione di definizione di Pascoli con le parole sterpi e serpi. Inoltre i suoni sono duri.
Il sole poi ,che nella tradizione e sempre stato una guida , ora acceca e invece di guidare disorienta. Forse l'esercizio della ragione ci può far comprendere meglio le cose.
L'intera poesia è il correlativo oggettivo di un'esistenza prosciugata.

Gloria del disteso mezzogiorno


La poesia parla della gloria ma essa non è positività, si trasforma. La luce non aiuta anzi rende il paesaggio più tenue. Il paesaggio è secco e in esso si trova solo un martin pescatore che cerca la roda nell'arsura. La buona pioggia deve ancora arrivare ed è proprio l'attesa della pioggia il vero piacere, come direbbe Leopardi nel sabato del villaggio, questo perché non si sa se arriva e quando arriva non da davvero piacere.
Nel desiderio quindi c'è la massima intensità di emozione che l'uomo sperimenta.
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