Versione originale in latino

Historia de Papirio Praetextato dicta scriptaque est a M. Catone in oratione, qua usus est ad milites contra Galbam, cum multa quidem venustate atque luce atque munditia verborum. Ea Catonis verba huic prorsus commentario indidissem, si libri copia fuisset id temporis, cum haec dictavi. Quod si non virtutes dignitatesque verborum, sed rem ipsam scire quaeris, res ferme ad hunc modum est: mos antea senatoribus Romae fuit in curiam cum praetextatis filiis introire. Tum, cum in senatu res maior quaepiam consultata eaque in diem posterum prolata est, placuitque, ut eam rem, super qua tractavissent, ne quis enuntiaret, priusquam decreta esset, mater Papirii pueri, qui cum parente suo in curia fuerat, percontata est filium, quidnam in senatu patres egissent. Puer respondit tacendum esse neque id dici licere. Mulier fit audiendi cupidior; secretum rei et silentium pueri animum eius ad inquirendum everberat: quaerit igitur compressius violentiusque. Tum puer matre urgente lepidi atque festivi mendacii consilium capit. Actum in senatu dixit, utrum videretur utilius exque republica esse, unusne ut duas uxores haberet, an ut una apud duos nupta esset. Hoc illa ubi audivit, animus compavescit, domo trepidans egreditur ad ceteras matronas. Pervenit ad senatum postridie matrum familias caterva; lacrimantes atque obsecrantes orant, una potius ut duobus nupta fieret, quam ut uni duae. Senatores ingredientes in curiam, quae illa mulierum intemperies et quid sibi postulatio istaec vellet, mirabantur. Puer Papirius in medium curiae progressus, quid mater audire institisset, quid ipse matri dixisset, rem, sicut fuerat, denarrat. Senatus fidem atque ingenium pueri exosculatur, consultum facit, uti posthac pueri cum patribus in curiam ne introeant, praeter ille unus Papirius, atque puero postea cognomentum honoris gratia inditum "Praetextatus" ob tacendi loquendique in aetate praetextae prudentiam.

Traduzione all'italiano

La storia di Papirio Pretestato è stata raccontata e messa per iscritto da Marco Catone nel discorso che rivolse Ai soldati contro Galba, con certamente molta eleganza e splendore e raffinatezza di linguaggio. In questo miscellanea avrei riportato direttamente quelle parole di Catone, se, nel momento in cui ho dettato queste cose, avessi avuto una copia del libro. Ma se non mi chiedi le qualità e l’imponenza delle parole, ma la conoscenza del fatto in sé, la storia è all'incirca così: un tempo a Roma i senatoria avevano l’usanza di entrare in senato coi figli che ancora indossavano la toga pretesta. Allora, quando in senato fu discussa una faccenda piuttosto importante e fu rinviata al giorno successivo, e si decise che nessuno dovesse parlare della faccenda su cui stavano discutendo prima che fosse stata deliberata, la madre del giovane Papirio, che era stato in senato con suo padre, interrogò il figlio su cosa mai i senatori avessero discusso in senato. Il ragazzo rispose che ciò doveva essere taciuto e non era lecito fosse detto. La donna diventa più desiderosa di ascoltare; la segretezza della cosa e il silenzio del ragazzo eccita la sua mente a indagare: chiede dunque con più insistenza e con più forza. Allora il ragazzo, poiché la madre lo incalza, escogita una bugia arguta e divertente. Disse che in senato si era discusso se sembrasse più utile e fosse più nell'interesse dello Stato se uno avesse due mogli o se una fosse sposa di due. Quando quella udì ciò, l’animo si impaurisce, tremante esce di casa alla volta delle latre matrone . Accorse in senato il giorno dopo una folla di madri di famiglia; piangendo e supplicando pregano che una potesse essere maritata a due piuttosto che due a uno. I senatori, entrando nella curia, si domandavano che sorta di insubordinazine di donne fosse quella, e che cosa volesse codesta richiesta loro rivolta. Il giovane Papirio, avanzato al centro della curia, racconta che cosa la madre aveva insistito di sentire, che cosa egli stesso avesse detto alla madre, la storia così com'era stata. Il senato loda la lealtà e l'ingegno del ragazzo, delibera un decreto che da quel momento in poi i ragazzi non entrassero in senato con i genitori, tranne quel Papirio, e in seguito fu dato al ragazzo a titolo di onore il cognome "Pretestato" per la prudenza nel tacere e nel parlare nella fanciullezza.

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