Testo greco e traduzione di Tucidide, 1, 29.

Versione originale in greco

Κορίνθιοι δὲ οὐδὲν τούτων ὑπήκουον, ἀλλ' ἐπειδὴ πλήρεις
αὐτοῖς ἦσαν αἱ νῆες καὶ οἱ ξύμμαχοι παρῆσαν, προπέμψαντες
κήρυκα πρότερον πόλεμον προεροῦντα Κερκυραίοις, ἄραντες
ἑβδομήκοντα ναυσὶ καὶ πέντε δισχιλίοις τε ὁπλίταις ἔπλεον
ἐπὶ τὴν Ἐπίδαμνον Κερκυραίοις ἐναντία πολεμήσοντες·
ἐστρατήγει δὲ τῶν μὲν νεῶν Ἀριστεὺς ὁ Πελλίχου καὶ
Καλλικράτης ὁ Καλλίου καὶ Τιμάνωρ ὁ Τιμάνθους, τοῦ δὲ
πεζοῦ Ἀρχέτιμός τε ὁ Εὐρυτίμου καὶ Ἰσαρχίδας ὁ Ἰσάρχου.
ἐπειδὴ δ' ἐγένοντο ἐν Ἀκτίῳ τῆς Ἀνακτορίας γῆς, οὗ τὸ
ἱερὸν τοῦ Ἀπόλλωνός ἐστιν, ἐπὶ τῷ στόματι τοῦ Ἀμπρακικοῦ
κόλπου, οἱ Κερκυραῖοι κήρυκά τε προύπεμψαν αὐτοῖς ἐν ἀκατίῳ ἀπεροῦντα μὴ πλεῖν ἐπὶ σφᾶς καὶ τὰς ναῦς ἅμα ἐπλήρουν,
ζεύξαντές τε τὰς παλαιὰς ὥστε πλωίμους εἶναι καὶ τὰς ἄλλας
ἐπισκευάσαντες. ὡς δὲ ὁ κῆρύξ τε ἀπήγγειλεν οὐδὲν εἰρη-
ναῖον παρὰ τῶν Κορινθίων καὶ αἱ νῆες αὐτοῖς ἐπεπλήρωντο
οὖσαι ὀγδοήκοντα (τεσσαράκοντα γὰρ Ἐπίδαμνον ἐπολιόρκουν), ἀνταναγαγόμενοι καὶ παραταξάμενοι ἐναυμάχησαν· καὶ
ἐνίκησαν οἱ Κερκυραῖοι παρὰ πολὺ καὶ ναῦς πέντε καὶ δέκα
διέφθειραν τῶν Κορινθίων. τῇ δὲ αὐτῇ ἡμέρᾳ αὐτοῖς ξυνέβη
καὶ τοὺς τὴν Ἐπίδαμνον πολιορκοῦντας παραστήσασθαι ὁμολογίᾳ ὥστε τοὺς μὲν ἐπήλυδας ἀποδόσθαι, Κορινθίους δὲ
δήσαντας ἔχειν ἕως ἂν ἄλλο τι δόξῃ.

Traduzione all'italiano

I Corinzi non accolsero nessuna delle proposte fatte, ma dopo che le loro navi furono fornite di equipaggi ed erano giunti gli alleati, mandarono subito avanti un araldo, con la dichiarazione di guerra ai Corciresi salpando con settantacinque navi e duemila opliti fecero rotta su Epidamno, per attaccare i Corciresi: erano strateghi della flotta Aristeo figlio di Pellico, Callicrate figlio di Callia e Timanore figlio di Timante, e dell'esercito Archetimo figlio di Euritimo e Isarchida figlio di Isarco. Quando quelli furono all'altezza di Azio nella regione Anattoria, dove è sito il santuario di Apollo, all'imboccatura del golfo di Ambracia, i Corciresi mandarono loro incontro su una scialuppa un araldo, intimando di non proseguire la navigazione contro di loro. Intanto però equipaggiavano le navi, riparando le vecchie, che erano in grado di tenere il mare, e altre che avevano allestite. Come l'araldo tornò a riferire che dai Corinzi non si aspettassero alcun segno di pace, e le loro navi furono pronte in numero di ottanta (quaranta infatti partecipavano all'assedio di Epidamno), si portarono a ridosso del nemico, e messisi in formazione, diedero battaglia. Vinsero nettamente i Corciresi: affondarono quindici navi nemiche. Quel giorno stesso si verificò un ulteriore vantaggio per loro: quelli che assediavano Epidamno avevano costretto la città alla resa con le condizioni seguenti: gli stranieri venduti schiavi, i Corinzi prigionieri in catene, fino a che intervenisse una decisione diversa.

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