Testo greco e traduzione di Tucidide, 1, 119.

Versione originale in greco


αὖθις δὲ τοὺς ξυμμάχους παρακαλέσαντες ψῆφον ἐβούλοντο ἐπαγαγεῖν εἰ χρὴ πολεμεῖν. καὶ
ἐλθόντων τῶν πρέσβεων ἀπὸ τῆς ξυμμαχίας καὶ ξυνόδου
γενομένης οἵ τε ἄλλοι εἶπον ἃ ἐβούλοντο, κατηγοροῦντες οἱ
πλείους τῶν Ἀθηναίων καὶ τὸν πόλεμον ἀξιοῦντες γίγνεσθαι,
καὶ οἱ Κορίνθιοι δεηθέντες μὲν καὶ κατὰ πόλεις πρότερον
ἑκάστων ἰδίᾳ ὥστε ψηφίσασθαι τὸν πόλεμον, δεδιότες περὶ
τῇ Ποτειδαίᾳ μὴ προδιαφθαρῇ, παρόντες δὲ καὶ τότε καὶ
τελευταῖοι ἐπελθόντες ἔλεγον τοιάδε.

Traduzione all'italiano


Ne scaturì l'ordine, per gli alleati, di una nuova convocazione: si desiderava che deponessero il loro voto sulla necessità di affrontare il conflitto. Affluirono le missioni inviate dai paesi del patto e s'adunò un consesso, in cui molti si presentarono a esporre le loro rimostranze: si trattava in genere di accuse contro Atene e di esplicite volontà di guerra. I Corinzi, dopo avere in precedenza avanzato passi non ufficiali verso le altre delegazioni per sollecitarle a votare la guerra (erano in ansia per Potidea, temevano che la situazione laggiù degenerasse, prima di una positiva conclusione dell'assemblea); alla fine, comparvero davanti a tutti e tennero questo discorso:

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