Capitolo 1 - L'analisi sociologica del mercato del lavoro
Analisi economica del mercato del lavoro
Quali sono gli assunti e i principali risultati dell'analisi economica del mercato del lavoro? Gli economisti pongono particolare attenzione ai rapporti tra mercato del lavoro ed economia nazionale e alla domanda di lavoro da parte delle imprese. Tendono ad utilizzare un paradigma dominante (modello nomotetico).
- Ogni individuo sceglie il proprio comportamento in base a calcoli razionali, sui quali non influiscono né le relazioni con gli altri, né il contesto socio-culturale in cui vivono.
- L'utilità da massimizzare in questi calcoli è il guadagno pecuniario: spesso gli individui considerano il salario come solo indicatore dell'utilità del posto di lavoro, ignorando altre condizioni altrettanto importanti.
- Le preferenze sono esogene ai modelli interpretativi.
- Il mercato del lavoro è una realtà concorrenziale poiché vi sono molti compratori e venditori ed il salario eguaglia la domanda e l'offerta di lavoro. Soltanto così si realizzano le condizioni di efficiente pieno impiego delle risorse; nella posizione di equilibrio si raggiunge il massimo della somma delle utilità individuali.
- Nel rapporto di lavoro, le relazioni di scambio avvengono su un piano di parità poiché non esistono differenze tra datore di lavoro e lavoratore, e sono volontarie.
Interventi del paradigma neoclassico:
- Concorrenza imperfetta;
- Inserimento propensione al rischio.
Analisi sociologica del mercato del lavoro
Quali sono gli elementi distintivi dell'analisi sociologica del mercato del lavoro e i principali risultati? I sociologi pongono l'attenzione sui rapporti tra mercato del lavoro e sistema sociale e politico e sull'offerta di lavoro, ovvero sui comportamenti dei lavoratori. Tendono ad utilizzare una pluralità di paradigmi (modello idiografico), ovvero ciascun paradigma è valido solo nel contesto in cui si svolge l'azione.
- L'agire di ciascun individuo è influenzato dalle relazioni sociali; la sociologia analizza con particolare riguardo la struttura della società e il comportamento del singolo all'interno di essa.
- Il mercato del lavoro è parte integrante della società e non solo del sistema economico. Il lavoro influenza direttamente la vita degli individui: per esempio, secondo i sociologi classici, il mercato del lavoro è il luogo in cui si formano le classi sociali.
- Le motivazioni all'azione sono multidimensionali, cioè non si rifanno solo al calcolo di utilità strumentale ma contemplano anche le azioni non logiche e non razionali.
Altri temi dell'analisi sono più controversi:
- Gli approcci micro-sociologici accettano l'enfasi sulla razionalità, ma sottolineano il ruolo della tradizione e dei simbolismi.
- Gli approcci macro-sociologici sottolineano l'importanza dei condizionamenti sociali, ovvero l'influenza dei sistemi di posizione e rapporti sociali.
Il risultato di tale analisi sostiene che "il mercato del lavoro non è un vero e proprio mercato" dato che il lavoro è una merce con caratteristiche particolari e tale risorsa viene scambiata secondo regole distintive, ovvero diverse da quelle canoniche del mercato. Si usano regole diverse perché:
- Il prezzo (salario) non svolge un'azione di riequilibrio tra domanda e offerta.
- Le relazioni tra gli attori sono strutturalmente asimmetriche.
- I soggetti non agiscono in modo razionale.
In conclusione, i sociologi basano le loro analisi su modelli quali-quantitativi, utili alla comprensione dei profili occupazionali e all'identificazione delle conseguenze sociali.
Valore aggiunto dell'analisi sociologica del mercato del lavoro
Qual è il valore aggiunto dell'analisi sociologica del mercato del lavoro? Gli economisti osservano con stupore quanta importanza i sociologi diano alle caratteristiche personali e familiari degli occupati e dei disoccupati, ma per un sociologo che vede il mercato del lavoro come immerso nella più vasta società non si può ignorare se il lavoratore è uomo/donna, capofamiglia/figlio e come è inserito in una rete di relazioni sociali e familiari.
Soltanto così, è stato possibile negli Anni ’80 dare una spiegazione al fatto che elevati tassi di esclusione e marginalità dal mercato del lavoro non provocano in Italia forti tensioni sociali. I sociologi misero in luce che la disoccupazione non colpì molto i capofamiglia (come successe negli Anni ’50) ma per lo più le donne e i giovani, che potevano essere mantenuti grazie al sostegno familiare.
Gli economisti sostenevano che l'alta disoccupazione giovanile e la quasi piena occupazione degli adulti fosse spiegabile con il modello Insider-Outsider: gli insider (lavoratori adulti) sono super protetti dalla legislazione e dalla contrattazione collettiva e impediscono agli Outsider (giovani e donne) di essere assunti al loro posto. Secondo gli economisti, la soluzione è la Flessibilità.
I sociologi, invece, danno una spiegazione pluridimensionale che prende in considerazione più aspetti. Premettendo che il mercato del lavoro italiano è solo apparentemente rigido dato che è rigido per la PA e le grandi imprese ma il tessuto economico italiano è composto in prevalenza da piccole imprese.
L'analisi sociologica osserva che:
- Il profilo dei lavoratori adulti, con bassa scolarità e alta esperienza è più funzionale alla domanda di lavoro: quindi gli adulti sembra riescano a trovare un altro impiego più facilmente di chi è alla ricerca della prima occupazione.
- La mancanza di politiche attive del lavoro induce gli adulti ad essere più flessibili nella ricerca del lavoro.
- Al contrario, le famiglie italiane finanziano lunghi periodi di disoccupazione dei giovani purché si inseriscano in modo congruente ai livelli di istruzione.
- I sociologi considerano la crescente partecipazione delle donne al lavoro come l’esito di un processo di emancipazione delle donne dal predominio maschile e dall’altra dalla diffusione dei lavori di servizio e di cura, non più confinati nell’ambito non remunerato della famiglia.
Relazione tra instabilità occupazionale e ciclo di vita
a) Quale relazione intercorre tra instabilità occupazionale e ciclo di vita? La flessibilità ha un ruolo marginale nella creazione di occupazione ma modifica sensibilmente gli stili di vita e gli assetti societari. Contrariamente a quanto si pensi, l'instabilità occupazionale non è caratteristica esclusiva della società della conoscenza (era già presente durante le rivoluzioni industriali). L'inserimento flessibile è un second best e può celare un "effetto trappole", ovvero un effetto connesso al perdurare della situazione di stabilità. L'instabilità occupazionale, in assenza di politiche attive del lavoro e di una cultura della flessibilità, crea precarietà esistenziale.
Relazioni sociali e mercato del lavoro
b) Le relazioni sociali mediano l'incontro tra domanda e offerta di lavoro? Il capitale sociale è una risorsa nella ricerca di un lavoro o di occasioni di miglioramento della posizione professionale. A seconda dei contesti possono risultare più importanti i legami forti (tra persone che interagiscono continuamente) o i legami deboli (tra persone che interagiscono spesso). La capacità di creare e mobilitare relazioni sociali è più importante del semplice avere accesso a una rete relazionale. In virtù della sua disomogenea distribuzione, il capitale sociale può generare nuove forme di disuguaglianza e/o contribuire alla riproduzione delle posizioni di potere.
Capitolo 2 - La famiglia e i sistemi di welfare nell'economia dei servizi
Sistemi di regolazione economica e modelli di famiglia
Quale relazione intercorre tra sistemi di regolazione economica e modelli di famiglia? La famiglia, in quanto istituzione, è parte integrante dei sistemi di regolazione economica. L'organizzazione e il ruolo della famiglia variano a seconda del contesto spazio-temporale considerato, quindi differenti sistemi di regolazione determinano diversi modelli di famiglia.
Nella società rurale pre-moderna, la famiglia patriarcale era l'istituzione cardine del sistema di regolazione. Essa produceva al suo interno i beni necessari per il consumo, si occupava della costruzione e manutenzione dell'abitazione e realizzava al suo interno un'attività di produzione manifatturiera, per esempio nel campo tessile. La famiglia era nello stesso tempo un'azienda di produzione agricola e manifatturiera. Il lavoro dei membri viene demercificato e serve al mantenimento di tutta la famiglia, compresi i vecchi, i malati e i disabili. I costi di insicurezza sociale erano internalizzati.
Con l'avvento della società industriale o moderna, la famiglia modifica la sua struttura diventando una famiglia nucleare. Inoltre, perde le funzioni produttive che aveva e si focalizza sulle funzioni riproduttive. La transazione è più rapida in GB dove c'è una maggiore urbanizzazione e professionalizzazione delle donne (Fine '700) ed è più lenta nell'Europa continentale e meridionale (Fine '800). Presto o tardi, la famiglia si riorganizza in tutta Europa nella forma di famiglia nucleare: famiglia a un solo reddito o male breadwinner family. Il modello prevede:
- Struttura monogamica fondata sul matrimonio;
- Legame di coppia e filiazione;
- Rigida divisione di genere del lavoro;
- Condizione salariata del capofamiglia;
- Assicurazione sociale per il lavoratore dipendente e i suoi familiari;
- Stili di vita e consumi urbani.
Famiglia e regimi di welfare
Nello schema di regolazione fordista, la famiglia è accostata ad altre due istituzioni: il mercato del lavoro (demercificazione del lavoro del capofamiglia) e il welfare state (copertura rischi della perdita di lavoro del capofamiglia). Nella società post-industriale o terziaria:
- I servizi alla persona si sostituiscono ai trasferimenti monetari (mercato del lavoro dell’economia dei servizi);
- Si riduce l'intervento del welfare state;
- La famiglia è costretta a recuperare una serie di attività di cura.
La transizione è rapida nei sistemi liberisti (USA e GB) intorno al 1985 ed è più lenta nell'Europa continentale e meridionale intorno al 1995. La famiglia nucleare diventa una famiglia a doppio reddito (o dual-earner family) basata su un modello che prevede:
- Struttura monogamica flessibile;
- Legami di coppia e di filiazione;
- Condivisione delle attività produttive e riproduttive;
- Accesso a un sistema di welfare sussidiario;
- Stili di vita e consumi sostenibili.
Il legame tra famiglia e regimi di welfare
Il candidato illustri il legame intercorrente tra famiglia e regimi di welfare. In Europa, la società industriale è fondata sulla centralità della relazione tra famiglia, mercato e welfare. Tale relazione definisce il modello sociale. Il welfare state permette la fornitura ai cittadini di un insieme di prestazioni sociali, in qualità di diritto, finanziate per mezzo della fiscalità ordinaria (prelievo fiscale) e di sistemi assicurativi (assicurazioni sociali per assistenza e previdenza).
Il principale risultato dello sviluppo del welfare state è la de-mercificazione del lavoro, grazie all'introduzione di sistemi di assistenza e previdenza sociale. Per contro, non si assiste a una de-familiarizzazione delle attività di cura. La de-mercificazione del lavoro è conseguenza dell'aumento della tutela dei rischi di mercato: i costi della riproduzione della forza lavoro sono in parte coperti dallo stato, chi si fa carico dei principali rischi sociali (malattia, disoccupazione, infortunio, vecchiaia).
La de-familiarizzazione è data da un aumento della garanzia dei servizi alla persona: parziale copertura delle attività riproduttive associate alla cura dei soggetti fragili (minori, anziani, malati). La copertura dei rischi è differenziata a seconda del contesto spazio-temporale. Tra le differenti tipologie di welfare analizziamo il modello di Titmus e quello di Andersen.
Modelli di welfare
Titmus distingue tra welfare residuale, nel quale lo stato interviene solo in ultima istanza (esempio: ospizio di fine '800) e welfare istituzionale, in cui lo stato interviene a sostegno del benessere. Quest’ultimo ha due varianti: il welfare istituzionale a base universalistica e quello a base meritocratica (means test: test dei mezzi).
Andersen distingue tra:
- Welfare liberale (USA e GB): programmi limitati, assistenza ai più bisognosi.
- Welfare conservatore-corporativo (Europa continentale e meridionale): robusti programmi assicurativi a base occupazionale.
- Welfare socialdemocratico (paesi scandinavi): programmi universali di elevata qualità.
La capacità del welfare di produrre de-familiarizzazione delle attività di cura può essere valutata attraverso l'attività informale di cura, misure di conciliazione dei tempi, trasferimenti monetari per figli a carico, servizi per l'infanzia, pensioni e assistenza per gli anziani e i disabili. La de-familiarizzazione delle attività è pre-condizione dell'inserimento professionale delle donne. In Europa, tale possibilità è garantita in modo molto disomogeneo da soluzioni alternative all'intervento del welfare state. Esempi:
- In Francia e Svezia: servizi sociali + ripartizione paritaria degli incarichi familiari;
- In Gran Bretagna: basso costo dei servizi domestici privati (au-pair e badanti);
- Nell'UE meridionale: reti parentali + part-time;
- In Italia: de-familiarizzazione molto limitata perché i servizi sociali sono spesso di bassa qualità; si fa ricorso alla solidarietà di parentela (nonni, ecc).
Il ruolo economico della famiglia
a) Qual è il ruolo economico della famiglia? Il ruolo economico della famiglia è la produzione di beni e servizi per l'autoconsumo e lo scambio e la progressiva concentrazione sul lavoro di cura e assistenza personalizzata dei membri della famiglia. A queste due componenti strutturali, possiamo aggiungere le attività riproduttive, ovvero le attività legate:
- al lavoro domestico tradizionale;
- alla socializzazione dei minori e adolescenti;
- all'assistenza ad anziani e infermi;
- all'affettività e stabilizzazione caratteriale dei membri.
Tutte queste attività hanno in comune il fatto di essere gratuite, quindi il lavoro non è retribuito e rimane invisibile alle fonti statistiche ed estraneo al mercato. Questa attività sono svolte dalla popolazione attiva e anche dalla popolazione non attiva ed hanno un forte peso; per questo si sta sviluppando la contabilità satellite volta a calcolare il lavoro non monetizzato.
Misure di riconoscimento del lavoro familiare
b) Quali sono le principali misure di riconoscimento economico e giuridico del lavoro familiare?
- Voucher/assegno di cura trasferimento monetario;
- Contributi figurativi riconoscimento periodi a fini pensionistici;
- Congedo genitoriale e parentale conservazione del posto di lavoro;
- Finanziamento di forme di cooperazione tra famiglie trasferimento monetario + riconoscimento e counseling.
Capitolo 3 - Modernizzazione, sviluppo economico e mutamento sociale
Modernizzazione e approccio sociologico tradizionale
Lo studente presenti gli assunti chiave dell'approccio sociologico tradizionale all'analisi dei processi di modernizzazione, entrando nel merito dei diversi modelli interpretativi. La modernizzazione è studiata sin dalle origini della sociologia. Il dibattito è particolarmente vivace nel secondo dopoguerra e si concentra sui problemi della de-colonizzazione del Terzo Mondo. Le teorie hanno tuttavia un elevato grado di generalizzabilità, ovvero attuabili in contesti diversi da quelli in cui sono stati elaborati.
Negli anni ’50 - ’60, gli studiosi hanno una visione dicotomica dello sviluppo: la modernità è considerata il prodotto di una netta rottura con la tradizione. La modernizzazione è interpretata con diversi modelli:
- La teoria degli stadi di sviluppo;
- L'approccio psicologico;
- La prospettiva diffusionistica;
- L'analisi strutturale-funzionale.
Teoria degli stadi di sviluppo
La teoria degli stadi di sviluppo distingue alcuni stadi di sviluppo dei sistemi economici e spiega lo sviluppo come risultato del passaggio da uno stadio all'altro. Questa teoria si basa su variabili economiche e ha una matrice evoluzionistica, ovvero sopravvivono i sistemi più adatti ed efficienti a rispondere alle necessità del periodo (esempio: la circolazione della moneta ha sostituito il baratto perché più efficiente).
I postulati della teoria degli stadi di sviluppo sono:
- L'esistenza di leggi naturali che presiedono allo sviluppo sociale (presenza del positivismo);
- Universalità del percorso di sviluppo: tutti passano dallo stesso percorso, alcuni prima altri dopo; si crede ci sia una forte possibilità di prevedere le fasi della modernizzazione;
- Irreversibilità del processo, in quanto frutto di dinamiche accumulative.
Secondo la teoria degli stadi di sviluppo, il processo di modernizzazione è articolato in 5 fasi:
- Il punto di partenza è la società tradizionale con una struttura di tipo agricolo, a basso livello di reddito procapite, con una organizzazione sociale di tipo gerarchico, con strutture politiche assolutistiche.
- Condizioni essenziali per il decollo: scienza e istruzione, capacità imprenditoriali, trasferimento di capitali a usi produttivi;
- Il decollo attraverso investimenti produttivi, nuovi settori produttivi, organizzazione industriale e l'affermazione di capitali a usi produttivi.
- Il passaggio alla maturità in cui diversifica la produzione e si razionalizzano i processi.
- Nascita della società del consumo di massa.
Approccio psicologico
L'approccio psicologico sorge in polemica con le analisi puramente economiche del processo di sviluppo e considera di fondamentale importanza le variabili psicologiche e culturali. Tuttavia, il testo originale si interrompe a questo punto. Assicurati di includere tutte le informazioni fornite.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Soluzione teoria Sistemi operativi
-
Soluzione esercizi d'esame COMSOL - Prof. Vozzi
-
Soluzione Esami Informatica Generale Febbraio 2017
-
Testi d'esame con soluzione di Modellistica ed Identificazione