CAPITOLO 1 MANAGEMENT
L’ANALISI EVOLUTIVA significa trovarsi al cospetto di due variabili: impresa e
ambiente competitivo rappresentato da più attori i quali non presentano una
definizione o un comportamento statico uguale nel tempo ma anzi si caratterizzano
per aver subito dei cambiamenti durante il corso del tempo. Questa analisi quindi
permette di conoscere come è cambiato il rapporto imprese ambiente competitivo
fino ad arrivare ai giorni nostri.
Il passaggio dalla prima alla quarta rivoluzione industriale si può vedere grazie ad
alcuni esempi. La quarta rivoluzione ovvero lo spazio nel quale l impresa si confronta
è sempre più di tipo virtuale e caratterizzata da intelligenza artificiale. I fattori che
hanno permesso di arrivare a quello che viviamo oggi.
Nella prima rivoluzione industriale che parte dalla scoperta della macchina a
vapore spinning jenny porta l’introduzione della meccanizzazione a livello
imprenditoriale e si passa da un’impresa a stampo artigianale ad una meccanizzata e
standardizzata. Iniziano a nascere le basi della grande impresa o impresa fordista che
è la caratteristica principale della seconda rivoluzione industriale. In questo periodo si
cercano di realizzare linee di assemblaggio e produzione in massa di beni all’interno
dell’impianto produttivo. La terza rivoluzione si caratterizza per l’automazione e
l’inizio di forme computerizzate e impianti produttivi di massa più veloci. Il passaggio
dalla seconda alla terza mostra una riduzione della forza lavoro che corrisponde ad un
cambio dovuto all’automatizzazione delle macchine (detta reskill).
La quarta viene definita era della digitalizzazione mediante l’utilizzo della rete da cui
derivano tutte le diverse modalità di fare impresa.
Il lavoro diventa sempre più mentale e sempre meno fisico. Questi cambiamenti
evolutivi investono e modificano l’impresa a 360 gradi. Ogni cambiamente viene
vissuto in modo diverso da ogni impresa. Questo cambiamento corrisponde ai
passaggi nelle rivoluzioni industriali,
LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Dalla prima alla seconda l’economia resta ancora in parte primordiale mentre dalla
seconda in poi quando vi è la presenza di imprese enormi con produzione standard
destinate al consumatore medio il quale desta attenzione principalmente al risparmio.
Inizia cosi il fenomeno della produzione di massa basato sulla produzione ripetute di
un gran numero di prodotti standard, i quali hanno un costo medio basso e possono
essere immessi nel mercato a basso prezzo. Il fenomeno della produzione di massa
prende spazio a partire dall’inizio del 900’.
Inizia il fenomeno delle big company che trova l’emblema più significativo nella
fabbrica fordista dove i principali prodotti standardizzati sono prodotti complessi che
avviano in maniera vorticosa e anche un po’ difficoltosa la spirale consumistica. Una
seconda caratteristica della produzione di massa è stato ideato da TAYLOR che
definisce l’organizzazione scientifica del lavoro (parcellizzazione dei compiti,
frammentazione di un processo in compiti elementari) studiandola sia dal punto di
vista dei tempi sia dei metodi.
L’impresa fordista attua il taylorismo in pieno, partendo dalla fabbrica organizzata in
macchine specializzate e collegate tra loro, la parcellizzazione che permette di
dividere il processo in tante operazioni elementari semplici e ripetitivi che permettono
all’uomo di eseguire un compito automatica senza avere delle competenze specifiche
e la produzione di massa, cioè il raggiungimento di grandi volumi dovuti alla
ripetitività produttiva, che permettono all’impresa di vendere a basso prezzo avendo
pochissimi costi di produzione, usa infatti economia di scala che consentono di
abbattere i costi unitari aumentando la produzione. Le macchine lavorano insieme nel
tentativo di realizzare una sequenza complessa di lavorazioni semplici. (si dice
“SISTEMA DI MACCHINE”)
La logica alla base del fordismo è quindi la meccanizzazione, grazie ai movimenti
ripetitivi delle macchine.
Nelle grandi imprese fordiste americane l’organizzazione è presidiata dai manager che
progettano, organizzano e programmano le OPERATIONS. Il capitale da investire è
molto perciò molto spesso il capitale di rischio viene raccolto in Borsa.
La grande corporation americana fordista è quindi una public company guidata da
manager non proprietari. Con il costante aumento e diffusione di questi modelli
d’impresa il rapporto tra domanda e offerta viene meno e perciò si passa ad una
scelta di comunicazione di massa e ad uno sforzo intensivo in pubblicità.
Intanto si diffondono due APPROCCI STRATEGICI DIFFERENTI: uno è basato sul modello
fordista mentre l’altro sull’idea di Sloan, fondatore di General motors:
- SLOAN è il primo a comprendere l’importanza della differenziazione nel mercato
ed inizia a realizzare auto applicando un principio di SEGMENTAZIONE DEL
MERCATO differenti per il tipo di mercato. Alla general motors infatti facevano
riferimento più brand che non si facevano concorrenza tra loro poiché erano per
differenti poteri d’acquisto delle famiglie.
- FORD punta al VANTAGGIO DI COSTO con standardizzione del prodotto e
leadership del costo
Il marketing in questa fase non esisteva poiché l’impresa colloca sul mercato tutto ciò
che produce, nonostante stesse avendo la sua prima piccola diffusione: per far fronte
all’aumento incessante di concorrenza infatti le imprese utilizzavano il brand come
elemento imprescindibile delle politiche pubblicitarie.
L’incremento dei volumi perseguiti da ogni impresa genera però una tendenza
all’eccesso di capacità produttiva in grado di introdurre elementi di forte
destabilizzazione. Era necessario riorganizzare i mercati imponendo maggior controllo
soprattutto alla concorrenza.
Il marketing assume l’obiettivo di forzare gli sbocchi del mercato agendo sulla
domanda , è necessario creare rapporti diretti con il consumatore mediante
costruzioni di grandi strutture commerciali.
Dagli anni 60 inizia ad essere necessario differenziare i prodotti da quelli dei
competitors cercando di riconoscere le nuove esigenze della domanda.
Si orienta la politica di prodotto sulle esigenze specifiche dei consumatori, la grande
impresa seleziona i segmenti del mercato su cui puntare.
Il marketing sostituisce l’orientamento alla vendita nelle imprese.
LIMITI DEL FORDISMO:
- Se si agisce in contesti turbolenti in cui l’ambiente cambia, il modo fordista di
impostare l’impresa è troppo rigido
- Con l’arrivo della differenziazione i costi aumentano per cercare di soddisfare le
diverse richieste
Negli anni 70 il fordismo maturato lascia alla fabbrica un ruolo di ordinario
amministrazione mentre il management si occupa di: rapporto col consumatore,
controllo dei cambiamenti tecnologici, rapporto con la finanza
Iniziano ad assumere rilevanza la logistica, la comunicazione e ka garanzia in grado di
fidelizzare il consumatore.
Iniziano a nascere le “holding finanziarie” che mantengono il controllo di molte unità
operative e iniziano ad assumere sempre più importanza i servizi.
LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE:
Il cambiamento quindi porta ad una GUERRA DEI PREZZI tra le imprese per innovarsi e
una rigidità difficile da togliere all’interno dell’impresa verso l’innovazione.
L’obiettivo fondamentale diventa quello di VENDERE IN MODO SPINTO E AGGRESSIVO
CIASCUN PRODOTTO MARKETING TELLAND SELL.
Si diffondono dei fattori di instabilità:
- FATTORI CONGIUNTURALI: quali fluttuazione dei cambi, dei prezzi del petrolio,
della materia prima, dei tassi d’interesse e dell’inflazione
- FATTORI STRUTTURALI: determinati dalla penetrazione e diffusione di
innovazioni (microelettronica), nelle macchine e nei materiali.
La rivoluzione tecnologica trasforma l’intero ambiente competitivo precedente. I
confini degli oligopoli vengono rotti dalla penetrazione orizzontale delle nuove
tecnologie. Inoltre si assiste ad un cambiamento dei consumi, il consumatore vuole
ora poter scegliere tra un’ampia varietà di prodotti differenziati tra loro.
La figura del CONSUMATORE diventa più sofisticata e visibile e orienta le sue scelte su
prodotti con design, innovazione qualità e servizio.
NEGLI ANNI70-80:
- L’offerta supera la domanda
- Aumenta disoccupazione
- Aumentano prezzi
- Instabilità e incertezza nel mercato
- Troppa capacità produttiva
L’obiettivo è quindi la differenziazione del prodotto innovativo. L’approccio al
consumatore diventa più rapido e risponde alle esigenze. Nascono i primi prodotti a
prezzi accessibili.
Le imprese decidono di puntare tutto sulla flessibilità abbandonando le pretese di
controllo e affidandosi alla propria capacità di adattamento alle minacce e opportunità
dell’ambiente esterno
NUOVI MODELLI DI IMPRESA FLESSIBILE
Con il diffondersi del DECENTRAMENTO della produzione, un numero crescente di
operazioni viene esternalizzato. La strategia è ora quella di selezionare quale attività
tenere sotto il proprio diretto controllo. La DE-VERTICALIZZAZIONE permette invece
all’azienda di decidere su quali segmenti del mercato concentrarsi per ottenere
vantaggi esternalizzando le attività non-core.
I 2 modelli pricnipali sono:
-LEAN PRODUCTION (stile toyota) caratterizzata dalla flessibilità. L’impresa capisce
che il consumatore non è generico e anonimo ma diventa un soggetto che deve
essere conosciuto e con il quale l’impresa deve intrattenere una relazione solida. Solo
conoscendone i veri bisogni può produrre e vendere nel mercato un bene che viene
scelto dai clienti. Anche le imprese di fornitura devono conoscere le richieste del
mercato. Questo meccanismo contiene il modello 0 scorte ossia non tiene conto delle
scorte di magazzino. Ciò dipende solo dal rapporto stretto con il cliente.
Si creano delle squadre di lavoro grazie alle quali i lavoratori possono assumere
compiti non circoscritti. L’investimento principale riguardava la QUALITA’ del prodotto
finito basandoli anche su una vita breve ma una possibilità di rinnovo della gamma
molto più rapida.
Nel caso TOYOTA vi era il concessionario che svolgeva un doppio ruolo: informava
totalmente il cliente di tutti i dettagli del prodotto e forniva analisi periodiche sui
consumatori che sono fondamentali per lo sviluppo dei nuovi prodotti.
Il venditore partecipa al flusso di generazione del valore ponendosi come connettore.
Con i fornitori si innesca la FORNITURA SNELLA che si basa su fiducià e lealtà
reciproca.
- PICCOLE MEDIE IMPRESE E DISTRETTI/CLUSTER:
I distretti sono radicati al territorio e godono di una specializzazione produttive e una
popolazione di imprese.
Il processo produttivo si basa sulla divisione del lavoro e delle conseguenti relazioni
tra le imprese collegate nella supply chain.
Le reti distrettuali comprendono anche enti pubblici, associazioni imprenditoriali,
sindacati, banche, scuole …
I cluster sono una forma di organizzazione spaziale della produzione (silicon valley).
Sono definiti come concentrazione geografiche di imprese e istituzioni che operano
nel medesimo campo di attività e sono in relazioni tra loro.
Nella terza rivoluzione quindi:
-produzione di massa personalizzata e automazione: con automazione flessibile
intendiamo tutti i sistemi di produzione che integrano la fase di proggettazione del
prodotto assistita dai computer e la fase di progettazione del processo assistita dal
computer al sistema di fabbricazione flessibile. Queste macchine automatiche
riescono a effettuare un’ampia varietà di operazioni e permettono di avere una grande
varietà di prodotti. Si realizza così la mass customization o personalizzazione di
massa.
- centralità cliente: il cliente e la sua soddisfazione sono un perno centrale. Il
marketing assume un ruolo centrale nella strategia orientata a massimizzare il valore
creato ed erogato al cliente finale.
- economia dell’immateriale e servitizzazione dell’offerta (trasformo la
produzione in servizi) a partire dagli anni novanta l’immateriale è diventata fulcro di
una rivoluzione tecnologica. L’offerta di prestazioni immateriali (conoscenze) si
organizza in modo autonomo (esempio crescita dei servizi di comunicazione e
connessioni quali le app).
Si sviluppa altresì la neo-industria: una produzione materiale che si personalizza,
interagisce con la domanda e costruisce relazioni di servizi . con il processo di
servitizzazione il prodotto venduto viene accompagnato con un insieme di servizi a lui
legati ed accumunati.
- impresa nella rete del valore: le imprese sono soggette ad una crescita
DIMENSIONALE (ampliamento confini territoriali) e la crescita RELAZIONALE
(incremento delle relazioni di un’impresa). la catena del valore disaggrega un’azienda
nelle sue attività rilevanti per comprendere l’andamento dei costi e le fonti interne di
differenziazione. Ogni impresa partecipa al flusso in base agli input che riceve dalle
catene che la precedono e agli output che trasmette alle catene che seguono in quello
che viene chiamato SISTEMA VERTICALE DEL VALORE.
Il concetto rete del valore incorpora quello di sistema verticale del valore includendo i
fornitori diretti e indiretti a monte e i clienti diretti e indiretti a valle. Alle relazioni
verticali si aggiungono quelle orizzontali con i partner di affari/ alleati.
- proiezione globale del business: la globalizzazione corrisponde alla
valorizzazione selettiva dei contesti locali portandoli ad entrare in competizioni tra di
loro.
LA QUARTA RIVOLUZIONE:
Si basa sull’economia digitale
- Tecnologia mobile mix tra hardware, sistemi operativi e software che
permette agli utenti di accedere a certi contenuti dove e quando vogliono.
- Social media strumenti comunicativi e interattivi che mantengono in
contatto gli utenti tra di loro
- Cloud computing permette di ospitare contenuti e applicazioni in una
struttura centralizzata mettendoli a disposizioni simultaneamente a molti
dispositivi.
- Tecnologie machine- to- machine permette a diverse apparecchiature,
centri di controllo di scambiare autonomamente informazioni senza l’intervento
dell’uomo. Con le tecnologie 4.0 i prodotti godono di rapidi adattamenti nei
processi produttivi.
- Big data analytics i big data sono l’insieme di dati enormi che non possono
essere analizzati con le applicazioni tradizionali. La big data analitycs indica
l’analisi di tali dati per ottenere insights che permettano di prendere le migliori
decisioni d business.
Con trasformazione digitale si intende un’impresa trasformata dalle nuove tecnologie
digitali modifica il livello di business (strategia, struttura organizzativa e processi). I
principali cambiamenti riguardano:
- il modo in cui le imprese si connettono e creano valore con il cliente
(sponsorizzazione da parte dei clienti che consigliano l’eventuali modifiche)
- il modo di guardare la concorrenza e di considerare i dati.
- modo di innovazione dell’impresa e come le imprese comprendono e creano
valore per il cliente.
MANAGEMENT CAPITOLO 2
I fattori esterni che generano differenze tra le imprese (detti esogeni) essi causano
una diversità nel comportamento aziendale.
Vi sono due impostazioni:
- microeconomica classica: sostiene l’esistenza di un solo modello efficace ed
efficiente d’impresa all’interno di un contesto competitivo. Quindi in un dato
momento esiste solo un modello di impresa efficiente (idea neoclassica). La
diversità dimensionale non è quindi ammessa (sotto il profilo di strategia e
governance). Anche se sono ammessi fattori frizionali (regolamentazione
pubblica, introduzione nel mercato di una nuova tecnologia, esistenza di
economie di scala, imprese che che sfruttano economie of scope)che scalfiscono
l’eventuale impostazione rigida di questa configurazione ma non vengono
rilevati come varietà poiché questi aggiustamenti col tempo si ricompattano
nell’unica dimensione stabilita.
- La realtà empirica: mostra come le imprese sono strutturalmente diverse e
non omologabili rispetto ad un unico modello efficiente.
Esistono due fattori che incidono sulla diversità delle imprese:
- fattori esogeni (esterni) basati sul contesto localizzativo e territoriali
- fattori endogeni (interni) basati su paradigma degli assetti dei proprietari e
paradigma della resource based theory.
PARADIGMA STRUTTURALISTA (contesto esogeno): esso sostiene che l’impresa si
trovi in un ecosistema composto da molteplici attori che tra loro interagiscono. Una
parte di questi attori sono gli stakeholder ossia coloro portatori di interessi che
influenzano le decisioni dell’impresa (parliamo dei fornitori, dei clienti, dei
finanziatori). Queste relazioni tra soggetti sono di differenti tipi:
- formali / informali
- unilaterali / bilaterali
- conseguenze intense / deboli
- cooperative / competitive
- ne derivano vincoli / ne derivano opportunità
la COMPETITIVITÁ di un’impresa nel suo ecosistema è detto STRUTTURALISMO. Il
paradigma strutturalista è un nesso tra la struttura del contesto esogeno, la condotta
strategica dell’impresa e la performance economia sociale e ambientale conseguita da
quest’ultima.
L’azione dell’attore viene condizionata dal contesto in cui si svolge e di cui l’attore fa
esperienza. Vi sono due analisi che evidenziano le differenze tra le imprese ossia la
loro varietà:
- ecosistema localizzativo a livello nazionale e europeo. Quello di tipo
nazionale si riferisce ai sistemi capitalistici in cui l’impresa è collocata. I sentieri
di sviluppo sono
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