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01 - L'Italia alla fine della guerra e la nascita della Repubblica - 01 - I danni materiali

Farina. L’Italia aveva un forte bisogno di aiuto americano, pena la sopravvivenza del Paese. Le condizioni dell’Italia dopo il secondo conflitto mondiale erano catastrofiche, anche se in misura inferiore di altri Paesi.

Soprattutto il Mezzogiorno era stato interessato dai bombardamenti, soprattutto al Sud, dove i bombardamenti furono massicci e non ci fu la stessa tutela da parte di imprenditori e classe operaia.

Necessità di riconversione: le aziende che avevano prodotto armamenti durante la guerra. Industria danneggiata: 21% delle abitazioni, 6,7 milioni su 31; cantieristica navale ad 1/3 della produzione; 40% delle aule scolastiche; strutture fortemente distrutte e danneggiate; industria automobilistica fortemente diminuita; 20% delle attrezzature ospedaliere.

Produzione interna limitata a 120.000/150.000 tonnellate di carbone al mese; necessità di circa 1 milione di carbone. 11.000 luoghi di culto, 8.000 ponti, 60% delle strade, 36% dei binari ferroviari.

Specialmente uliveti e vigneti: distruzione di alberi da frutto. Vie di comunicazione distrutte e interrotte: 46% delle linee ferroviarie aeree.

Soprattutto bovini: patrimonio zootecnico. Agricoltura danneggiata: 57% dei magazzini merci. Lenta ripartenza, per molti terreni furono minati: sminamento e perdite umane. 68% della capacità delle officine; 50% dei moli e delle banchine.

01 - L'Italia alla fine della guerra e la nascita della Repubblica - 02 - Le condizioni di vita

Le condizioni di vita del dopoguerra erano precarie. L’inefficienza dei controlli nel sistema di razionamento, con il quale venivano stabilite le quantità di alimenti acquistabili dalla popolazione, avviato nel 1936, unita ad intenzioni speculative e corruzione, portò ad alimentare un mercato nero, ben più caro.

Le famiglie si impoverirono sempre di più al punto di perdere i propri risparmi, lavorare arrabattandosi e addirittura a spingere le donne a prostituirsi.

A risentire di questa condizione furono soprattutto impiegati e cittadini del ceto medio, che persero il loro status sociale e avevano maggiori difficoltà nei lavori manuali e agricoli.

Durante la guerra le campagne diventarono il luogo più “sicuro” e con maggiori possibilità di sostentamento.

Il ritorno nelle città fu difficoltoso per via delle macerie, e si doveva ricorrere a soluzioni di fortuna:

  • Baracche
  • Cantinati
  • Soffitte
  • Grotte naturali (Napoli, Matera)

01 - L'Italia alla fine della guerra e la nascita della Repubblica - 03 - Le perdite umane

650.000 militari. Guerra 15-18: 600.000 civili. Mutilati. Circa 500.000 civili feriti. Donne violentate.

Particolarmente umiliante fu riuscire a rientrare in possesso dei propri beni sequestrati in seguito alle leggi razziali del 1938 ed alla persecuzione fisica del 1943-1945.

Il reinserimento dei reduci dei campi di concentramento fu mentalmente molto difficile e doloroso. Ci furono anche molti esodi forzati di popolazione.

Con la fine della guerra rientrarono anche i reduci dei campi di concentramento, circa 4.000 persone su 45.000 che furono deportate.

Auschwitz, Bergen Belsen, Ravensbruck, Mauthausen, Ebensee e Gusen, Dachau, Flossenburg, Mittelbau-Dora.

560.000 militari prigionieri, rimpatriati dopo il 1945: 400.000 in mano agli inglesi, 125.000 in mano agli americani, 350.000 in mano ai francesi.

01 - L'Italia alla fine della guerra e la nascita della Repubblica - 04 - Il governo Parri (1945)

Il governo del dopoguerra doveva per forza di cose essere nazionale, e rappresentare quindi le diverse idee del Paese. L’idea comune era quella di eleggere qualcuno non legato al periodo pre-fascista.

Ferruccio Parri, partigiano, accettò l’incarico nel giugno del 1945 e formò un governo composto dai partiti antifascisti del CLN, Comitato di Liberazione Nazionale.

Il governo era formato da:

  • Democrazia cristiana
  • Partito comunista
  • Partito socialista
  • Partito d'Azione
  • Partito liberale
  • Democrazia del lavoro

Presidente partigiano: Ferruccio Parri. Vice-presidente: Manlio Brosio, liberali. Pietro Nenni, socialista. Alcide De Gasperi, democristiano, ministro degli Esteri. Palmiro Togliatti, comunista, ministro della Giustizia. Altri ruoli: Ugo La Malfa, Mario Scelba.

Varo della “Consulta nazionale” il 25/09/45: rappresentava tutte le forze politiche e sociali italiane, ad esclusione ovviamente dei fascisti; esprimeva pareri legislativi e controlli sul governo. Presidente: Carlo Sforza.

I risultati del governo Parri arrivarono in ogni caso:

  • Valle d’Aosta: riconoscimento del francese come lingua ufficiale e diverse misure economiche.
  • Alto Adige: si tentò di risolvere la problematica situazione etnico-linguistica scaturita da fascismo e nazismo.
  • Sicilia: misure volte a debellare il separatismo.
  • Sardegna: misure economiche favorevoli.

Furono attuate iniziative che avevano l’obiettivo di attenuare situazioni regionali.

La grande umiltà di Parri fu in parte uno svantaggio, in quanto non aveva le doti dell’uomo di Stato, che erano indispensabili per imporre linee politiche e stabilire priorità al governo.

Parri dimostrò da subito la sua umanità e disponibilità nell’aiutare il Paese, sempre ligio al dovere, disponibile ad ascoltare anche i semplici cittadini oltre alle delegazioni di partigiani.

I partiti al governo puntavano ad una epurazione e alla punizione di coloro che si erano compromessi con il Partito fascista, ma la cosa fu poco praticabile perché moltissimi erano stati costretti a prendere la tessera del Partito fascista.

Sembrò più una azione di parte più che una reale ricerca di responsabilità. I partiti moderati temevano però questo governo perché pensavano si sarebbe potuta ripetere l’esperienza dei soviet in Russia del 1917.

Nonostante i risultati, Parri fu comunque criticato di non aver saputo guidare in modo opportuno il governo. Successore di Parri al governo, Ivanoe Bonomi fu quindi escluso.

01 - L'Italia alla fine della guerra e la nascita della Repubblica - 05 - L'ascesa di De Gasperi

L’elezione di De Gasperi fu un fatto molto positivo per l’Italia. L’Italia aveva piuttosto bisogno di riavviare gli scambi con il resto del mondo; venne istituito quindi il Ministero per il commercio con l'estero, a differenza del fascismo che aveva imposto un sistema economico autarchico.

De Gasperi aveva diverse caratteristiche rilevanti:

  • Lunga esperienza politica antifascista
  • Solidi legami con la Chiesa

Il suo governo “De Gasperi”, formato il 10 dicembre 1945, fu composto da Togliatti, Nenni, Scelba, Corbino al Tesoro e Lombardi ai Trasporti.

Le sinistre sollecitavano il cambio della moneta per ragioni sociali, proponendo che fosse accompagnato da una imposta sul patrimonio, che sarebbe però stato penalizzato. Anche il ceto medio, già provato dalla guerra, avrebbe chiaramente danneggiato gli industriali che durante la guerra avevano comunque avuto possibilità di arricchirsi.

La questione del cambio della moneta fu spinosa e ricca di risvolti politici e sociali. Alla fine il cambio venne rimandato.

Le prime mosse, di carattere moderato, furono sostituzione dei prefetti di nomina ciellenistica, annuncio di voler chiudere con il discorso “epurazione”, sciogliendo l’alto commissariato costituito per lo scopo.

Nel gennaio 1946 furono negoziati accordi con gli Stati Uniti per aiuti all’Italia per quell’anno:

  • 70% dei generi alimentari
  • 80% dei prodotti agricoli
  • 20% dei prodotti industriali
  • 100% dei medicinali

United Nations Relief and Rehabilitation Administration. Gli operatori economici, le autorità anglo-americane apprezzarono molto queste mosse. La borsa reagì molto bene, ci fu un forte rialzo dei titoli.

01 - L'Italia alla fine della guerra e la nascita della Repubblica - 06 - Verso il referendum istituzionale

In Italia si era coscienti che i partiti di orientamento repubblicano puntavano a terminare la tradizione monarchica dei Savoia.

Per portare favori alla monarchia, l’anziano re Vittorio Emanuele 3° abdicò e partì in esilio per Alessandria d’Egitto. Al suo posto sarebbe andato il giovane figlio Umberto, 40 anni circa, poi Umberto 2°, 4° re dell’Italia unita, che più di altre cose non era stato compromesso dal fascismo come il padre.

Monarchia. Repubblica.

Si sentiva l’esigenza di andare alle urne, ma facendolo a suffragio universale, permettendo quindi realmente al popolo di scegliere chi più lo rappresentava.

Si andò a suffragio universale anche perché così facendo la DC, pro-Repubblica, evitò di schierarsi apertamente contro il mondo ecclesiastico, pro-monarchia.

Anticlericalismo, laicismo e mazzinianesimo facevano preoccupare il mondo cattolico. Secondo molti vescovi, la Repubblica sarebbe stato un “salto nel buio” e usò toni apocalittici.

De Gasperi riuscì quindi a stabilire i diversi aspetti del referendum:

  • Stabilire la modalità di convocazione degli elettori.
  • Decidere sul metodo proporzionale: chi otteneva più voti veniva eletto.
  • Fissare la data al 2 giugno 1946.
  • Stabilire che in caso di vittoria repubblicana, il Presidente del Consiglio avrebbe assunto i poteri di capo provvisorio dello Stato.

Sia stampa che radio furono usati moltissimo per diffondere materiale elettorale.

La campagna elettorale fu molto vivace. Tutti gli schieramenti mobilitarono le associazioni femminili cattoliche di Azione cattolica, Centro italiano donne, sempre più consapevoli del diritto-dovere che stavano per esercitare andando al voto, e Unione donne comuniste italiane, U.D.I.

Prima delle votazioni per l’Assemblea costituente furono organizzate le elezioni amministrative che mostrarono la preferenza alla DC, 2534 comuni, contro i partiti socialisti e comunisti, 2289 comuni.

01 - L'Italia alla fine della guerra e la nascita della Repubblica - 07 - Il voto del 2 giugno

DC, PCI al governo. PSIUP 35,2%. DC 207 seggi, Democrazia cristiana. Il 13 luglio 1946 nacque il primo governo dell’era repubblicana.

Corbino, Ministero del Tesoro. 20,7% PSIUP, 115 seggi, Partito socialista italiano unità proletaria. Nenni, Ministero degli Esteri. 18,9% PCI, 104 seggi, Partito comunista italiano. De Gasperi, Ministero degli Interni. Scoccimarro, Ministero delle Finanze.

UDN 41 seggi, Unione democratica nazionale. UQ 30 seggi, Partito dell’uomo qualunque, 5,3%. 23 seggi, Partito repubblicano, 4,4%. PRI, Partito d’Azione. PdA 1,5%.

L’iniziale controllo della Repubblica non fu semplice, soprattutto perché le persone al potere erano molto umili e modeste, lontane da ogni forma di esibizione del potere.

Enrico De Nicola fu eletto capo provvisorio dello Stato. Giuseppe Saragat fu eletto presidente dell’Assemblea costituente.

Il guardasigilli Togliatti emanò un decreto che concedeva l’amnistia per i reati politici, della quale beneficiarono soprattutto ex fascisti e partigiani che si macchiarono di delitti nel periodo post-liberazione.

3/4 della popolazione si espresse a favore della Repubblica, 2 milioni. La differenza di voti non fu grandissima ma la decisione fu netta. Repubblica soprattutto al Nord, monarchia soprattutto al Sud.

Il 18 giugno 1946 venne proclamata la Repubblica.

Il 12 giugno 1946 De Gasperi, insieme al governo, decise di assumere le funzioni di capo provvisorio dello Stato. Umberto 2° ritenne quell’atto un atto rivoluzionario e partì per esiliarsi in Portogallo.

Il 7 giugno un gruppo di giuristi padovani presentò ricorso. I monarchici parlarono di frode: secondo loro la maggioranza sarebbe stata assegnata in base alla maggioranza degli elettori votanti e non, anziché sulla maggioranza dei voti validi. Questo imponeva quindi che venissero conteggiate anche le schede bianche o nulle.

01 - L'Italia alla fine della guerra e la nascita della Repubblica - 08 - La questione siciliana

Uno degli argomenti più cruciali che Parri e De Gasperi dovettero affrontare fu quello delle agitazioni dei contadini e delle occupazioni dei latifondi.

Nel 1944 furono introdotte delle riforme in ambito contadino:

  • Riforma dei patti agrari.
  • Permesso di occupazione da parte di cooperative dei terreni incolti.
  • Indennità ai contadini che versavano i loro prodotti ai “granai del popolo”.

Queste riforme permisero ai contadini di guadagnare fiducia verso lo Stato, ma suscitarono reazioni, anche violente, dei proprietari terrieri.

La Sicilia fu la prima regione ad essere invasa ed occupata dagli alleati americani. Per poterla governare si rivolsero quindi alle personalità più influenti sul territorio: notabili, vescovi, politici del pre-fascismo, capi mafiosi.

La politica di quegli anni in Sicilia era molto “vuota” ed emergevano quindi diverse spinte indipendentiste. Secondo molti, la Sicilia poteva diventare agrariamente ed economicamente autosufficiente.

L’ordine pubblico in Sicilia era comunque precario. Ci furono diversi attentati, scontri ed omicidi. I mafiosi erano contro i sindacalisti, le organizzazioni contadine ed i partiti di sinistra.

Queste idee indipendentiste, che respingevano sia fascismo che comunismo, portarono all’affermazione di un movimento per l’indipendenza siciliana di spicco: il M.I.S.

Il Movimento per l’indipendenza siciliana aveva come esponenti il barone Lucio Tasca Bordonaro e Andrea Finocchiaro Aprile. Il M.I.S. voleva proclamare un nuovo Stato libero ed indipendente di Sicilia a regime repubblicano.

Il partito, fortemente risentito a livello sociale, aveva l’obiettivo di tutelare i latifondisti e le loro proprietà dalle “manomissioni comuniste”. Il M.I.S. ebbe un grande successo.

Nelle prime elezioni dell’Assemblea regionale siciliana fu vinta da comunisti e socialisti, Pd’A. Gli indipendentisti scomparvero. Il MIS fu quindi rapidamente sconfitto.

Nel febbraio 1944 la Sicilia ritornò sotto l’amministrazione del governo italiano. La svolta per il governo italiano fu quella di attuare progetti autonomisti. Nel 1948 fu approvato lo “Statuto per la Sicilia”.

Salvatore Aldisio, DC, operò per cercare di sconfiggere le tendenze secessionistiche, arrivando anche ad entrare in rapporti con personalità mafiose che avrebbero potuto aiutarlo contro il M.I.S. ed i comunisti.

Il governo italiano continuò ad ostacolare il M.I.S. che nel frattempo aveva anche formato un nucleo militare, esercito volontario per l’indipendenza siciliana.

L’arresto e l’esilio a Ponza dei capi del MIS non fece altro che dare spazio agli elementi più estremisti.

Il bandito Salvatore Giuliano ebbe contatti stretti con l'EVIS. Gli uomini del bandito Giuliano attaccarono questa politica stragista mafiosa.

Una folla di contadini riunita per festeggiare il 1° maggio: la politica stragista culminò con un evento in particolare. 11 morti e 27 feriti. Si parlò anche del coinvolgimento del boss Lucky Luciano.

Questi eventi stragisti misero in evidenza i forti legami che c’erano tra mafiosi e pezzi delle istituzioni.

Il bandito Giuliano morì il 5 luglio 1950, ucciso a tradimento dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta, da tempo in carcere. Morì però durante il processo per i fatti di Portella della Ginestra, avvelenato. Pisciotta minacciò di rivelare importanti relazioni tra banditismo e politica, contatto con il “Comando forze repressione banditismo”.

02 - Le scelte decisive del 1947 - 01 - Crisi sociale e ordine pubblico

Crisi economica

La situazione italiana del 1946 non era per nulla ottimale. Mancanza di materie prime. L’Italia si trovava a dover ancora dipendere dagli americani per i beni di prima necessità. L’inflazione era molto alta. I centri finanziari non si preoccupavano di licenziare i propri lavoratori.

La situazione si aggravò ulteriormente quando Togliatti si recò a Belgrado in visita al maresciallo Tito per risolvere la situazione della Venezia Giulia. La Jugoslavia consentì a Trieste di rimanere italiana, ma in cambio della cessione di Gorizia ed a patto di avere uno Stato autonomo.

De Gasperi nel frattempo subì anche le pressioni dell’area ecclesiastica, che puntava ad estromettere il PCI.

I nuovi atteggiamenti del PCI irrigidivano De Gasperi, DC, che vedeva la collaborazione con i comunisti come un fenomeno transitorio.

Oltre ai problemi economici c’erano forti agitazioni e anche diversi problemi sociali. Centinaia di partigiani, armati, comuniste ripresero la via della montagna.

Gesti nostalgici ma anche bombe e sparatorie a danno di associazioni partigiane, comuniste e fasciste. Tentativi di riorganizzazione clandestina, fu anche trafugata la tomba di Mussolini.

Anche all’interno della CGIL c’era tensione in quanto si aggravavano le divergenze di vedute tra l’area comunista, quella socialista e quella cattolica.

Al Sud continuavano le occupazioni delle terre, soprattutto per l’incertezza legislativa in tema di assegnazione di terreni incolti.

Nell’ottobre 1946 ci fu addirittura un assalto al Viminale con l’obiettivo di sospendere i lavori pubblici attuati fino a quel momento e ritenuti inutili.

Togliatti, PCI, decise di dedicarsi esclusivamente al partito, per sostenere con maggiore decisione le forme di protesta sociale.

02 - Le scelte decisive del 1947 - 02 - Il movimento dell'uomo qualunque

Furono chiamati al voto anche grandi città come Roma, Napoli, Genova, Torino, Firenze, Palermo.

Per la DC quindi questo partito era una forte minaccia, anche perché ampi settori dell’opinione pubblica cattolica erano anc

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aristotele.piroskafos di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Formigoni Guido.
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