Informatività e comunicazione
Informatività: adeguare la comunicazione alle conoscenze possedute dagli interlocutori. Usiamo le nostre risorse comunicative per adeguare il messaggio che trasmettiamo, in base alle conoscenze (che si hanno in un dato momento) e quali sono le informazioni attive (cose appena dette, evocate).
Conoscenza e informazione
Conoscenza: statica, indipendente dal contesto, posseduta o meno.
Informazione: dinamica, può cambiare natura nella comunicazione e la loro caratterizzazione rispetto al contesto (come per esempio la fonte, il grado di attivazione).
La nozione di “informazione” ci interessa di più per quanto riguarda la comunicazione poiché intesa come dinamica, trasmessa, dipendente dal contesto per fonte e grado di attivazione.
Tipi di conoscenze in una conversazione
Ci sono 4 tipi di conoscenze in una conversazione tra 2 persone:
- Conoscenze pregresse non attive (in stato di default)
- Conoscenze pregresse attive (si attivano quando vengono nominate)
- Conoscenze acquisite dal discorso
- Conoscenze acquisite dalla situazione (A vede che B ha i capelli corti, senza che gli venga detto, capisce che li ha tagliati)
Nel ground degli interlocutori, si attivano progressivamente delle conoscenze e se ne spengono delle altre. La presenza/assenza di conoscenze, l'aspettativa sul loro grado di attivazione e la loro provenienza (pregresse, acquisite) hanno uguale peso. Lo status delle conoscenze è ciò che chiamiamo informazione: nel trasmettere informazioni all’interlocutore, il parlante tiene conto di quello che immagina essere lo stato delle conoscenze del suo interlocutore. Informazione: conoscenze calcolate sulla base dello stato in cui si produce la comunicazione.
Intenzionalità nella comunicazione
Intenzionalità: quando parliamo cerchiamo continuamente di riconoscere l’intenzione comunicativa del parlante altrui. Questo ci fa produrre inferenze che non necessariamente sono ciò che l’interlocutore ha detto. Quindi non decodificare un messaggio interpretando i suoi singoli frammenti, ma lo decodifichiamo per riconoscere un’intenzione. Nel decodificare un messaggio può essere importante anche il contesto situazionale.
Modelli di comunicazione
- Modello di comunicazione basato sul codice: la comunicazione è garantita dalla condivisione fra i parlanti di un codice, sistema di convenzioni che assicurano la connessione fra significati e significanti. Tuttavia, quando comunichiamo non ci limitiamo ad impacchettare e spacchettare messaggi grazie all’opera traduttiva di un codice: quando interpretiamo e comunichiamo un messaggio, produciamo inferenze.
- Modello di comunicazione basato sulle inferenze: come parlante vogliamo che l’interlocutore riconosca la nostra intenzione, come ascoltatore vogliamo capire cosa intende dire il parlante. Non è la presenza di un codice, ma questo viene utilizzato per dare indizi, ma il tutto non è interamente codificato.
La comunicazione ha successo quando non quando l’ascoltatore riconosce il significato linguistico della frase, ma quando inferisce il significato inteso dal parlante.
Intenzione comunicativa
Ciò che struttura il messaggio di un parlante è la sua intenzione comunicativa, che fa scaturire anche la sua coerenza, grazie ad aspettative date da:
- Conoscenze sul mondo (anche quella del linguaggio e del comportamento linguistico)
- Conoscenze extralinguistiche (portare dalla comunicazione in corso, intesa come contesto e stato comunicativo)
L'informatività e la coesione di un testo sono prodotte e regolate dal gioco dinamico della ricerca di senso, dall’adeguamento costante delle proprie mappe mentali e dal contributo informativo al procedere della situazione comunicativa.
Meccanismi linguistici e coesione
Le lingue dispongono di meccanismi espliciti (di connettività) per segnalare le proprietà (intenzionalità, coesione, informatività, coerenza), così da poter agevolare l’ascoltatore nell’interpretazione.
Espressioni referenziali
Espressioni linguistiche (nomi comuni, propri, SN, pronomi) che hanno la funzione di evocare entità, referenti, nel discorso.
Triangolo semiotico
Le lingue sono sistemi di segni: il legame fra il significante (sonoro o grafico) ed il significato, è ciò che indichiamo come segno. I segni, in virtù dei loro tratti semantici, fanno riferimento a dei referenti, una serie di entità presenti nella realtà.
L’insieme dei tratti semantici che compongono il significato della parola, è chiamata connotazione o intensione della parola. L’insieme dei referenti a cui un segno può riferirsi, è detto la sua denotazione o estensione. I segni di un sistema linguistico, sono detti simboli; peculiari per:
- Associazione convenzionale tra significato e significante
- L’insieme dei tratti intensionali, delimita l’estensione del riferimento
Espressioni referenziali: SN, nomi comuni, propri, pronomi
- Nome proprio: segno composto da un significante, il cui significato non è descrivibile in termini di tratti semantici. Il significato è il referente stesso. Associazione convenzionale diretta fra significante e referente.
- Nome comune: si riferiscono ad una classe di entità. Per fare riferimento a dei referenti specifici, a delle entità determinate, le inseriamo in entità referenziali complesse composte ad esempio da articoli.
- Pronome: tipo di segno che viene chiamato indice. In un indice, la componente di significato (intensione) è costituita da una serie di istruzioni (indicazioni che spiegano come va cercato il referente nel testo).
Le descrizioni: sono dei SN che specificano ulteriormente il riferimento.
Quantificazione
Relazione fra un’espressione referenziale e la classe di individui che essa denota. Un semplice nome può potenzialmente riferirsi alla totalità degli individui della classe, riferimento universale. Le espressioni referenziali possono anche avere un riferimento individuale, che può essere specifico o non specifico.
Gli specificatori o determinanti specificano il tipo di riferimento. Possono esserci altre espressioni linguistiche per la quantificazione:
- Art. det. + plurale = riferimento universale
- Art. partitivo + plurale = riferimento individuale
- Dimostrativo + plurale = rif. individuale
Numerale + singolare = riferimento individuale / universale. Determinanti che si riferiscono ad un nome proprio, all’interno di descrizioni, possono far riferimento, come per i nomi comuni, ad una classe. Indefiniti e numerali hanno quantificazione univoca, gli articoli no. Capiamo che l’espressione referenziale è univoca o individuale (se ha un articolo determinativo o indeterminativo) grazie alla predicazione.
Accessibilità
Identificabilità nell’universo di discorso, del referente evocato nell’espressione referenziale. Introduciamo con un art. ind. un referente inaccessibile e con un art. deter. un referente accessibile; l’accessibilità dei referenti testuali non è solamente legata al fatto che i referenti siano stati precedentemente nominati.
Referente accessibile
- Conoscenze condivise pregresse
- Evocazione nel co-testo
- Evocazione nel contesto (gestualità)
- Evocazione indiretta
In lingue come il turco, per la definitezza, siccome non abbiamo articoli, c’è la flessione del nome: marca di caso, numero.
Anafora
Fenomeno per cui un elemento linguistico, mancando di un chiaro riferimento indipendente, può recuperare il suo riferimento attraverso la connessione con un altro elemento linguistico. Relazione tra 2 elementi linguistici, tra i quali l’interpretazione di uno (anafora) è determinata dall’interpretazione dell’altro (antecedente); altrimenti, è la relazione fra un'espressione linguistica e la rappresentazione mentale del referente denotato dall’espressione linguistica.
Anafora = meccanismo di rinvio di cui si parla nella coesione. Le anafore non istituiscono relazioni solo con le entità, ma anche ad insiemi di proprietà, a predicati ed eventi. I dimostrativi ed i soggetti zero, se non deittici, sono sempre anaforici. Alcuni tipi di predicato hanno una funzione anaforica rispetto ai predicati precedenti (ex. verbo + pronome clitico). Parlando di anafore non ci riferiamo solo ai pronomi, ma abbiamo relazioni anaforiche anche tra predicati, eventi, proprietà ed antecedenti come avverbi, aggettivi, certe come di predicato, soggetti zero.
Conoscenze per recupero antecedente
Grammaticali:
- Flessione dei pronomi (genere, numero)
- Co-referenza del soggetto zero (con il sogg. della frase precedente)
Semantic:
- Rapporto di iperonimia-iponimia
Pragmatiche:
- Conoscenza delle cose del mondo, del perché si dicono cose o si fanno domande
Rapporto fra antecedente ed anafora:
- Co-referenza: identità di denotazione (il referente designato dall’anafora è lo stesso designato dall’elemento antecedente)
- Co-significanza: identità di connotazione (il referente designato dall’anafora non è lo stesso specifico, è lo stesso tipo di referente).
Esiste anche un’altra relazione di rinvio tra espressioni referenziali in un testo: anafora associativa, o anafora con referenza implicita. “Siamo stati a vedere una chiesa, ma la porta era chiusa” (rinvio anaforico implicito perché la chiesa evoca dei referenti, tra cui la porta. È accessibile perché introdotta da “una chiesa”.
L’anafora associativa è molto diffusa nelle lingue ma ha delle restrizioni grammaticali, come il fatto che non si possono usare i dimostrativi (per demarcare la relazione anaforica associativa, a meno che non sia stata introdotta precedentemente), ma solo gli articoli determinativi.
L’uso di anafore aiuta la coesione del testo, ma può arricchire semanticamente e pragmaticamente il referente a cui facciamo riferimento: l’elemento anaforico può portare tratti semantico-pragmatici ulteriori, che non erano presenti nelle menzioni precedenti dello stesso referente. L’arricchimento semantico-pragmatico può essere prodotto anche dai pronomi con l’anafora empatica. (Ex. pronomi “er”, “es” in “La metamorfosi” di Kafka).