MICROECONOMIA
TEORIA DEL CONSUMO 22/02/2021
Di cosa si occupa la teoria economica, in particolare la microeconomia?
Cos’è una teoria?
La teoria è una storia che può essere vera, falsa oppure ne vera ne falsa.
I termini delle scienze naturali (per esempio astrologia) designano sempre qualcosa.
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La teoria economica (la scienza della società) è molto diversa dalla scienza
naturale poiché le storie della teoria economica non designano cose del mondo.
Esempio:
- E’ vera la storia: “la terra gira intorno al sole” perché la terra gira intorno al
sole
- E’ falsa la storia “la terra è piatta” perché la terra non è piatta
- La storia di Pinocchio non è né vera né falsa: è una rappresentazione
teatrale
- Cioè se “Mario” è la parola che designa Mario, “Pinocchio” invece non
designa nulla
- La teoria economica usa la parola consumatore ma come parola in sé non ha
senso, ma la usa per identificare una persona, famiglia ecc anche se essi non
nascono con l’etichetta di “consumatore”
La microeconomia è fatta di modelli.
I modelli sono storie raccontate con il linguaggio della matematica: numeri, variabili,
insiemi, funzioni, equazioni…
La teoria economica (in particolare la microeconomia) non è né vera né falsa: è
un modo di pensare il mondo. Perché le parole della microeconomia non designano
alcunché.
I modelli (le storie) delle scienze naturali sono veri o falsi, perché i loro termini (i loro
nomi) designano cose, e sono queste cose che rendono vero o falso ciò che il
modello dice di esse.
La teoria economica (la microeconomia) non è una scienza naturale (anche se è
una scienza della società): sostenere che dice il falso (o il vero) è insensato.
Le parole della microeconomia costituiscono storie secondo la teoria economica. 1
In queste storie ci sono degli oggetti, delle cose che chiamiamo BENI (beni
economici) e dei soggetti che sono in relazione con i beni.
Parleremo di relazioni di consumo e di produzione.
I soggetti in relazione di consumo (con i beni) sono consumatori e usano i beni
per consumarli.
I soggetti in relazione di produzione (con i beni) sono le imprese, ovvero soggetti
che producono beni.
Gli oggetti hanno un valore (che può essere di vari tipi):
- I beni di consumo hanno un valore soggettivo: ne è arbitro il consumatore,
che ne fa uso, e a cui è demandato il giudizio comparativo di migliore e
peggiore tra i beni alternativi. Ovvero il consumatore (che usa e consuma i
beni di consumo) è arbitro del valore dei beni che consuma.
Parleremo quindi di preferenza del consumatore che è in una relazione di
preferenza.
Non è possibile usare o scegliere più beni alternativi, se ne deve scegliere
uno solo.
- Nella produzione avremo un valore oggettivo: un processo di produzione
distrugge i beni per renderne disponibili altri. questo processo si svolge nel
tempo in una linea di principio.
- Nel consumo è chi usa del bene a definire il valore, nella produzione è
nelle cose: il soggetto impresa non usa i beni.
Il soggetto consumatore è molto diverso al soggetto impresa perché il soggetto
consumatore usa il bene su cui esprime il giudizio, il suo valore; mentre il soggetto
impresa non usa il bene soprintendente ad un processo di trasformazione che
avviene in vari modi intrinseci al processo stesso con beni che si ritrasformano.
La teoria economica è una teoria delle decisioni.
La teoria delle decisioni ipotizza che ci sia un soggetto decisore e davanti a
questo soggetto appaiono un insieme di alternative disponibili.
Il soggetto possiede criteri di valore sulle alternative sul quale li mette in fila, li
ordina secondo il valore, criterio migliore - peggiore, se un valore è oggettivo o
soggettivo, ovvero da ad un’alternativa un valore maggiore di un’altra.
Esempio: Esco e devo decidere se andare a piedi, in macchina o prendere
l’autobus.
Io posso decidere (ho il potere), io scelgo quella migliore, non tutte le alternative si
realizzano ma solo quella che decido. 2
Il soggetto non è razionale perché fa ciò che è giusto, ciò che è bene, lo è solo
se è coerente al suo ordinamento di valore.
Esempio: Il tossicodipendente che sgozza la nonna per rubarle la pensione e farsi ai
giardinetti è razionale perché segue il suo criterio.
Il tossico non fa ciò che gli dicono o ciò che è meglio ma segue un suo criterio di
valore, segue il suo criterio soggettivo e quindi è razionale.
La teoria economica quindi mette insieme la teoria delle decisioni e il rapporto tra il
soggetto e il bene.
Il consumatore o le imprese sono decisori che prendono decisioni rispetto ai beni
economici.
La teoria economica si occupa dei soggetti che prendono delle decisioni rispetto ai
beni:
- Nel consumo, il soggetto decisore è il consumatore: oggetto delle sue
decisioni, i suoi consumi, con criteri soggettivi
- Nella produzione, il soggetto decisore (l’impresa) resta esterno al
processo di produzione: il criterio di scelta sarà il valore oggettivo dei beni
coinvolti. chi fa uso di beni nel processo di produzione - il lavoratore - in
quanto tale non è soggetto perché non decide.
Vedremo poi come il soggetto consumatore potrà acquistare certi beni per poi
consumarli e prenderà decisioni sulla base di un criterio di migliore e peggiore
che sono le sue preferenze se è un consumatore razionale, ovvero se agisce
secondo coerentemente con il suo criterio di valore soggettivo.
L’impresa sceglierà quale processo di produzione realizzare, la scelta (se l’impresa è
razionale) è basata su un criterio di valore oggettivo, abbiamo quindi un valore
oggettivo dei beni coinvolti nel processo di produzione.
Nel processo di produzione coloro che consumano i beni sono i lavoratori.
Esempio: Nel processo di produzione di una casa i lavoratori sono quelli che
manipolano i materiali (mattoni, cemento, gru etc..) che fanno sì che diventano una
casa. I lavoratori agiscono sui beni, usano i beni.
Non sono né operai né ingegneri il soggetto decisionale (non sono l’impresa).
I lavoratori che utilizzano i beni di produzione non sono un soggetto perché non
decidono ma fanno parte del processo materiale di costruzione della casa.
RIPETIAMO
La microeconomia non denota
- Alcune parole denotano cose: “tavolo” denota il tavolo, “Mario” denota Mario 3
- “consumatore” non denota
- Nessuno nasce consumatore o impresa: queste sono categorie astratte,
personaggi dei quali è rimandato il riferimento
- A volte, una famiglia potrà essere considerata un “consumatore”, ma non
necessariamente
- A volte, un’azienda potrà essere considerata una “impresa”, oppure no: tale
denotazione non è compito della microeconomia.
Esempio: Io posso chiamare Giovanni “pinocchio” ma Giovanni non è nato con una
etichetta con scritto “Pinocchio”, sono io che decido di usare “Pinocchio” per
caratterizzare Giovanni.
L’economista usa la categoria di consumatore per parlare di una famiglia, ma che
questa famiglia come tale sia un consumatore ma posso considerare una famiglia
anche come un’impresa. E’ il microeconomista che usa un concetto astratto
della teoria economica per riferirsi ad una famiglia.
- Le scienze naturali denotano: la teologia, per esempio, no. Eppure è una
scienza, perché usa la logica ma in linea di principio svolge delle
argomentazioni dove ci sono concetti che non denotano. Infatti la fede del
teologo è soggettiva.
- Le storie della teoria economica si chiamano modelli: sono raccontate
con il linguaggio matematico (se..allora, quindi) e soggette alle leggi della
logica (come la teologia).
- Le storie della teoria economica sono ben fatte se sono coerenti alle
leggi di logica e matematica e speriamo che lo siano così almeno le
deduzioni sono valide a partire da delle ipotesi. Tutto questo non ha a che
fare con il “vero” e il “falso” come invece accade con le scienze naturali.
LA MACROECONOMIA DENOTA (OHIBO’)
La macroeconomia denota e si basa su un sistema di contabilità nazionale (in Italia
ISTAT) che si occupa di misurare statisticamente fenomeni sociali ed economici.
La premessa della contabilità è dire chi siano i consumatori, chi le imprese e quali
siano i beni, successivamente li descrive in modo variamente aggregato:
- Le famiglie saranno consumatori: i beni da esse acquisiti saranno il
consumo
- Le aziende saranno le imprese: i beni da esse rese disponibili saranno la
produzione
- Racconteranno che l’aggregazione è il carattere essenziale della
macroeconomia ma non è vero: è la contabilità nazionale, ovvero il denotare.
4
La contabilità nazionale da alle cose del mondo i nomi astratti della microeconomia,
ovvero stabilisce una denotazione.
La macroeconomia costruirà dei modelli più o meno complessi e più o meno
simili a quelli della microeconomia, ovvero costruirà storie, ma queste storie
saranno in linea di principio basate sul capitolo 1 del libro di macroeconomia che
tratta della contabilità nazionale, ossia dove viene preliminarmente stabilito un
sistema di denotazione che lega i concetti della microeconomia alle cose del
nostro mondo sociale ed economico.
Inevitabilmente le storie costruite dalla macroeconomia saranno storie riguardanti
cose aggregate.
Esempio: Le statistiche dell’ISTAT, le sue statistiche non le fa su un individuo ma su
un aggregato come le famiglie Toscane.
La statistica sintetizza aggregando.
L’aggregazione è la conseguenza necessaria del fatto che si costruisce una struttura
di denotazione basato su una contabilità.
L’essenziale è la denotazione non l’aggregazione Il flusso circolare identifica
due soggetti aggregati che
sono le famiglie e le aziende
(in rosso) e nell'economia si
incontrano su dei mercati.
Queste famiglie sono
identificate come
aggregazione di soggetti
consumatori, così come le
aziende sono identificate
come aggregazione di
imprese.
Questi soggetti sono più o meno aggregati e questo dipende da quanti sono dine le
statistiche, cosicché ci sono famiglie che non sono un unico soggetto aggregato ma
una costellazione di soggetti variamente aggregati. 5
Quindi questi soggetti a questo punto, denotati dalla statistica della contabilità
nazionale, si incontrano in dei mercati, ossia si scambiano tra di loro tra i vari beni e
servizi, ovvero la capacità di usare beni per un periodo di tempo.
Bene è diverso da servizio
Esempio: la mela è un bene perché compro una mela, mentre quando compro un
biglietto non compro il treno bensì compro la possibilità di usare il treno in un tratto di
tempo e un tratto di spazio. IL CONCETTO DI COSTO
Costo è uno dei concetti chiave della teoria economica.
Esistono due concetti di costo legati alle 2 concezioni di valore, valore soggettivo e
valore oggettivo.
- Costo opportunità - traduzione alla lettera di opportunity cost - opportunity in
questo caso sta per occasione, possibilità.
Questo concetto di costo fa riferimento al fatto che siamo in un contesto della
teoria della scelta.
Costo opportunità significa quanto mi costa fare una determinata cosa,
quanto mi costa farlo.
In una teoria della scelta, il costo opportunità di un’alternativa è il valore
(soggettivo o oggettivo) dell’alternativa migliore a cui si rinuncia.
Nella scelta le alternative sono alternative, se io faccio una cosa non posso
farne un’altra.
Il costo opportunità di fare una certa cosa è ciò a cui io rinuncio per fare tale
cosa e non farne un’altra migliore possibile.
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Esempio: Se io decido di andare a scuola a piedi non vado a scuola in auto, il
costo opportunità di andare a piedi per me è il valore che io attribuisco ad
andare in auto, perchè a quello rinuncio poiché vado a piedi.
- Costo di produzione: fa riferimento alla teoria del valore oggettivo, quella
collocabile all’interno del concetto di produzione.
- In un processo di produzione il costo dei beni che si rendono disponibili è il
valore di quelli che vengono esauriti (con certe precauzioni)
- Prescinde dalla teoria della scelta
- Se il processo è scelto, il valore oggettivo del miglior processo alternativo
non è scelto è il costo opportunità di quello scelto. 6
- Anche un’impresa sceglie, quindi può usare il concetto di costo opportunità
del processo scelto come il valore oggetto miglior processo alternativo non
scelto.
Esempio: Il costo di produzione di una casa è il valore oggettivo dei mattoni,
del cemento, dell’utilizzo di gru, degli stipendi, il costo di tutti quei beni che
sono stati usati ed esauriti nel loro possibile utilizzo per rendere disponibile la
casa. I BENI SONO SCARSI
Bene scarso non significa che ce n’è poco.
il concetto di scarsità dipende dalla teoria della scelta, dipende dal dover
scegliere: poiché gli oggetti di scelta sono alternativi, sceglierne uno è
rinunciare agli altri.
Esempio: o vado al cinema o mangio la pizza, cioè il mio tempo è scarso
(perché non posso essere in due posti contemporaneamente), e il mio denaro
è scarso (perché non posso spendere gli stessi dieci euro due volte) anche se
avessi un reddito infinito: non posso realizzare due alternative.
La scarsità è costo opportunità positivo.
- Se non rinuncio a nulla (costo opportunità 0) non c’è scarsità
- L’aria, in situazioni normali, non è scarsa: non perché sia illimitata, ma
perché non rinuncio a nulla per averla (non pago) - ovviamente
l’inquinamento non fa parte del discorso -
- Se non ci sono alternative (al paese, non c’è altro modo di spendere 10
euro), andare al cinema non mi costa, perché non rinuncio a nulla (e il
mio tempo non è scarso, non potrei fare altro)
IL MERCATO
Il mercato è un altro concetto chiave della teoria economica.
- I soggetti economici, consumatori e imprese, si incontrano per mezzo dei beni
di cui hanno disponibilità
C’è concetto di disponibilità e proprietà di beni per i consumatori e imprese.
Questi consumatori e queste imprese si scambiano i beni che hanno a
disponibilità nel mercato. 7
- Una caratteristica importante del mercato è la libertà
Esempio: Se io possiedo un cesto di mele io decido se cederlo a qualcuno
che lo compra o no, sono libera di scegliere se vendere o no, se compro o no.
- Il mercato è il luogo di questa relazione di scambio
Questo (il mercato) è concetto astratto che può essere utilizzato per
caratterizzare certe realtà concrete che possiamo considerare.
Esempio: Mercato di San Lorenzo non è un luogo astratto ma concreto
Generalmente, identifichiamo un mercato monetario con un (tipo di) bene, ceduto e
acquistato contro moneta: il mercato del pane a Firenze.
Immaginiamo tante pagnotte di pane sostanzialmente uguali, ossia intercambiabili
nell’uso: beni standard.
La microeconomia immagina un mondo fatto di tanti beni ciascuno dei quali ha un
mercato e in ciascuno di questi mercati ciascun bene viene venduto e comprato
contro una opportuna quantità di uno stesso oggetto chiamato moneta.
La particolarità della moneta è di essere la controparte di tutti i beni in tutti i mercati:
oggetto fisico standard (banconota), o scrittura contabile - senza scambio di soldi in
mano - (rigo di movimenti in c/c)
Diversamente, avremo mercati di baratto (scambi diretti tra beni diversi).
DOMANDA E OFFERTA
I mercati li trattiamo con il concetto di domanda e il concetto di offerta.
- In molti casi, supporremo che ogni unità del bene sia scambiato ad un prezzo
uniforme (senza arbitraggio)
Esempio: un pane vale l’altro e prezzi diversi consentirebbero speculazioni
sulla differenza di prezzo.
Esempio: Mercato del pane ogni unità ha un prezzo uniforme (€2), il prezzo
che regola lo scambio è lo stesso che regola tutti gli scambi
La logica dietro queste ipotesi è l’ipotesi di assenza di arbitraggio
Esempio: Le pagnotte di pane uguale possono essere vendute a prezzi
diversi.
Fornaio Cure: €2 8
Fornaio Cavour: €1
Notiamo che ha un carattere di instabilità.
Io vado a prendere il pane in Cavour e mi compro le pagnotte ad €1 poi vado
a Cure e rivendo le pagnotte a coloro che stanno in coda per comprarle e le
vendo a €1.50. I clienti in questo caso risparmiano. Io faccio un’operazione di
arbitraggio, ovvero compro un bene ad un prezzo e lo rivendo con un prezzo
più alto così ci guadagno nella differenza (0.50).
Il mercato che ipotizza un prezzo uniforme è un mercato che ipotizza che
questo arbitraggio non sia possibile.
In questo caso parliamo di MERCATO PERFETTO
A volte però gli arbitraggi sono possibili quindi si parla di MERCATO
IMPERFETTO, ovvero situazioni di attrito per cui i vari venditori o non sono in
grado o non possono deliberatamente avere la possibilità di vendere lo stesso
bene a prezzo diverso.
- Un mercato non è solo l’insieme di transazioni effettuate riguar
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