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Divieto di discriminazione

Il potere del datore di lavoro di disporre la prestazione lavorativa non è un potere assoluto, perché esiste un potere che trova appiglio nell'articolo 3 della Cost. che è

Divieto di discriminazione

Il datore di lavoro che gode del potere direttivo ha il limite nel divieto di discriminazione.

Nel nostro ordinamento non esiste un principio di parità di trattamento, perché esiste un altro principio che è quello della libera iniziativa economica.

Per la legge il concetto di discriminazione è un concetto definito e tassativo.

Il nostro ordinamento punisce e riconosce come discriminazione solo quel trattamento datoriale che abbia come obiettivo quello di ledere un soggetto in quanto portatore di certi beni definiti fattori di rischio.

Divieto di discriminazione

Il potere del datore di lavoro di disporre la prestazione lavorativa non è un potere assoluto, perché esiste un potere che trova appiglio nell'articolo 3 della Cost. che è

Divieto di discriminazione

Il datore di lavoro che gode del potere direttivo ha il limite nel divieto di discriminazione.

Nel nostro ordinamento non esiste un principio di parità di trattamento, perché esiste un altro principio che è quello della libera iniziativa economica.

Per la legge il concetto di discriminazione è un concetto definito e tassativo.

Il nostro ordinamento punisce e riconosce come discriminazione solo quel trattamento lavorativo che abbia come obiettivo quello di ledere un soggetto in quanto portatore di certi beni definiti fattori di rischio.

Fattori di rischio

Vi è un elenco di fattori di rischio.

Costituiscono discriminazione quei comportamenti che discriminano per:

  • Sesso
  • Razza
  • Età
  • Orientamento sessuale
  • Origini etniche
  • Religione
  • Convinzioni personali
  • Disabilità

Discriminazioni di genere.

Discriminazioni non di genere.

Quando parliamo di discriminazioni lo facciamo solo in riferimento a questo elemento tassativo.

Le discriminazioni si dividono in:

A) Discriminazioni di genere

Cioè le discriminazioni legate al sesso.

Articoli 3 e 37 Cost. - parità tra uomo e donna:

  • A quello ordinario
  • D.lgs del 2001 - testo unico di maternità e paternità
  • Codice del 2006 - pari opportunità tra uomo e donna

Essa si divide poi in

Discriminazione diretta

Quando il comportamento del datore ha carattere di palese.

Quando una persona viene trattata in modo meno favorevole di quanto sarebbe stata trattata un'altra persona di una situazione analoga.

Discriminazione indiretta

Quando il comportamento non è palese.

Quando un comportamento apparentemente neutro può mettere in una situazione di particolare svantaggio le persone di un determinato genere, di una determinata età o razza.

Sono ammesse delle forme di giustificazione.

Non si parla di discriminazione indiretta nel caso in cui questa caratteristica determinata del dipendente sia assolutamente indispensabile per lo svolgimento della prestazione lavorativa.

* Esempio

Moto favorevoli di trasporto de trui in banda di assunzione requisito è la differenza.

30 molestie

Comportamenti indesiderati che hanno lo scopo o l'effetto di violare la dignità umana di una persona.

Esse hanno determinati requisiti:

  • Indesideratezza
  • Deve essere un comportamento che viene posto in essere perché il soggetto appartiene a un certo genere sessuale
  • Hanno come scopo o effetto di violare la dignità della persona
  • Creano un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante, offensivo

Differenza

Discriminazione

Prescinde dalla volontà effettiva del comportamento.

Molestia

Vi è l'intenzionalità nel comportamento.

All'interno del concetto delle pari opportunità vi è il concetto di molestia sessuale.

Si intende quel comportamento desiderato a connotazione sessuale che è indesiderato, che viola la dignità della persona offesa, crea un clima degradante e che viene posto in essere nei confronti di un soggetto in quanto portatore di un fattore di rischio.

Il divieto di discriminazione si estende a tutte le fasi del rapporto di lavoro:

  • Colloqui preassuntivi
  • Svolgimento del rapporto di lavoro
  • Cessazione del rapporto di lavoro

B) Discriminazioni non di genere

Le norme di riferimento sono:

  • D.lgs 215-216 del 2003

All'interno del quale sono vietate tutte le discriminazioni per ragioni non sessuali o di genere sessuale.

Anche qui vi è la distinzione tra dirette e indirette:

  • Non subiscono eccezioni
  • Possono avere delle deroghe

Deroghe -> ad esempio le scuole religiose o le organizzazioni di tendenza, cioè delle attività produttive che si caratterizzano per il fatto di essere ispirate a un fine ideologico.

Esempio della professoressa di arte nella scuola paritaria cattolica.

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Scienze giuridiche IUS/07 Diritto del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Biflo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Salimbeni Mariateresa.

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