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Economia politica 18.10

Ciao bella.

Homo economicus: pensa solo a se stesso, la sua unica etica è quella del denaro. Base della teoria neoclassica, che si dipana in maniera onesta.

Senza la concorrenza perfetta e il mercato sul lavoro sono essenziali.

Concorrenza perfetta: esempio del mercato rionale, con stesso prezzo per gli stessi prodotti.

  • Libera e completa informazione.
  • Piena libertà di circolazione.

Economia politica

L’economia va applicata alla realtà. «L'Economia è quella scienza sociale che studia i problemi della produzione e della distribuzione di beni e servizi, fatta sostanzialmente per individuare le leggi (o uniformità) che regolano questi fenomeni. Il tutto viene attuato NON per uno scopo puramente astratto, ma per fornire - sia pure in via indiretta - qualche indicazione ai responsabili di scelte di politica economica per il raggiungimento dei fini che questi si pongono» (G. Caravale, 1988).

Il corso di Economia Politica si apre con una riflessione sul ruolo dell’economia nella società contemporanea. L’economia non è soltanto una disciplina astratta, ma uno strumento che permette di comprendere i problemi che individui e collettività affrontano quotidianamente. Come sottolinea Erik Angner, l’economia aiuta a valutare gli effetti delle azioni possibili e le conseguenze del non agire, consentendo non solo di prevedere i comportamenti delle persone, ma anche di giudicare nel merito le diverse alternative di scelta.

Quando si parla di economia, l’immaginario comune tende a evocare concetti come finanza, politica, crescita, commercio internazionale, banche, produzione, lavoro e dati statistici. Tuttavia, l’economia è molto più ampia di questo insieme di parole chiave: è un modo per interpretare il funzionamento della società e per orientare decisioni pubbliche e private.

Crescita economica

Uno dei temi centrali è la crescita economica. Analizzando la congiuntura italiana recente, emerge che la domanda interna continua a sostenere l’economia. Nel primo trimestre del 2024 il PIL è cresciuto dello 0,3%, grazie al contributo positivo di consumi, investimenti ed esportazioni nette. Anche l’occupazione è aumentata, con una crescita dello 0,6% tra marzo e maggio 2024, diffusa tra autonomi e dipendenti permanenti. L’inflazione, misurata tramite l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, è cresciuta dello 0,9% su base annua, un ritmo più lento rispetto alla media dell’area euro. L’export in valore ha registrato un lieve aumento, trainato soprattutto dai mercati extra-UE.

La crescita economica viene tradizionalmente associata all’aumento del PIL, dell’occupazione, della produzione e al controllo dell’inflazione. Secondo Samuelson, i fattori fondamentali della crescita sono le risorse umane, le risorse naturali, la formazione di capitale e il progresso tecnologico.

Per comprendere cosa sia l’economia politica, è utile partire dalla definizione di Lionel Robbins, secondo cui l’economia è la scienza che studia il comportamento umano come relazione tra fini e mezzi scarsi. Questa definizione, pur influente, è stata criticata perché troppo ampia e allo stesso tempo troppo restrittiva. Essa si collega alla visione neoclassica, che considera l’economista un osservatore neutrale e il mercato un meccanismo capace di remunerare ogni fattore produttivo secondo il suo contributo. Tuttavia, questa visione è stata accusata di ignorare i conflitti distributivi e di non tenere conto delle imperfezioni del mondo reale.

Il modello neoclassico del mercato del lavoro si basa su ipotesi molto forti: piena libertà dei prezzi, presenza di molte piccole imprese, prodotti omogenei, informazione perfetta e libertà di circolazione. A ciò si aggiunge la figura dell’homo economicus, un individuo perfettamente razionale e motivato esclusivamente dal denaro. Questa rappresentazione contrasta con la visione di Hobbes, secondo cui l’uomo è mosso da egoismo e istinto di sopravvivenza, e le società si reggono sul timore reciproco.

Una definizione più realistica di economia politica è quella proposta da G. Caravale: l’economia è una scienza sociale che studia produzione e distribuzione di beni e servizi per individuare le leggi che regolano tali fenomeni, con l’obiettivo di fornire indicazioni utili alla politica economica.

Metodo scientifico e statistica ufficiale

Il metodo scientifico è fondamentale nello studio dell’economia: osservazione dei fenomeni, formulazione di teorie, progettazione di esperimenti, verifica e replicabilità. Questo approccio si contrappone alla tendenza diffusa a cercare solo informazioni che confermano le proprie idee, fenomeno amplificato dall’uso superficiale delle ricerche online.

La statistica ufficiale si basa su principi di imparzialità, affidabilità, pertinenza, efficienza, riservatezza e trasparenza. In Italia, il Sistema Statistico Nazionale (SISTAN), istituito nel 1989, coordina la produzione di dati ufficiali attraverso una rete di enti pubblici e privati, tra cui l’Istat e l’Inapp.

Prodotto interno lordo

Un concetto centrale dell’economia è il Prodotto Interno Lordo (PIL), definito come il valore totale dei beni e servizi finali prodotti in un paese in un determinato periodo. Il PIL può essere calcolato tramite il metodo della spesa, dei redditi o del valore aggiunto. Le regole di calcolo sono uniformi a livello internazionale per consentire confronti affidabili.

Tuttavia, il PIL presenta numerosi limiti: considera tutte le transazioni come positive, non misura la distribuzione del reddito, ignora le attività non monetarie e non attribuisce correttamente i profitti delle multinazionali. Inoltre, riflette una visione del mondo centrata esclusivamente su crescita, produzione e occupazione, trascurando aspetti sociali e ambientali.

Se la crescita del PIL deriva da attività che generano esternalità negative, come inquinamento o degrado sociale, esso non può essere considerato un indicatore adeguato del benessere. Le esternalità sono effetti collaterali non pagati che ricadono su soggetti esterni al processo economico. Oggi emergono disuguaglianze generazionali, geografiche, salariali e legate alla cittadinanza, che il PIL non è in grado di cogliere.

Il mondo contemporaneo affronta sfide ambientali e sociali sempre più gravi: cambiamento climatico, inquinamento, siccità, eventi meteorologici estremi, migrazioni forzate, accumulo di rifiuti e perdita di biodiversità. Questi fenomeni mostrano i limiti di un modello economico basato esclusivamente sulla crescita quantitativa.

Il nuovo millennio è caratterizzato da numerosi trade-off: produzione contro inquinamento, produttività contro tempo libero, progresso tecnico contro perdita di posti di lavoro, consumismo contro esaurimento delle risorse, protezione dei confini contro libertà individuali, uguaglianza di genere contro rigidità culturali.

Sostenibilità e Agenda 2030

In questo contesto emerge il concetto di sostenibilità, intesa come la capacità di soddisfare i bisogni presenti senza compromettere quelli futuri. La sostenibilità si fonda su quattro pilastri: economia, ambiente, questioni sociali e istituzioni, e richiede giustizia sia intra- che intergenerazionale.

L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite definisce 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che delineano un nuovo modello di società basato su responsabilità economica, sociale e ambientale. Nessun paese e nessun individuo è escluso da questo percorso.

Turismo sostenibile

Il turismo è un settore particolarmente rilevante in questo quadro. Ha un enorme impatto economico globale: rappresenta circa il 10% del PIL mondiale, il 30% delle esportazioni di servizi e un posto di lavoro su dieci. Tuttavia, è anche un fenomeno ambivalente: può favorire lo sviluppo socioeconomico, ma può anche causare degrado ambientale, perdita di identità locali e fenomeni come overtourism, slum tourism e aumento dell’impronta ecologica. Secondo studi recenti, il turismo è responsabile dell’8% delle emissioni globali di gas serra.

Per questo motivo il turismo è incluso in diversi obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare quelli relativi alla crescita economica sostenibile, al consumo responsabile e alla tutela degli oceani. Il turismo sostenibile è definito come un modo di viaggiare che soddisfa i bisogni dei viaggiatori, delle comunità locali, dell’ambiente e delle imprese, salvaguardando gli equilibri ambientali, sociali ed economici e creando opportunità per le generazioni future.

I principi del turismo sostenibile includono la protezione dell’ambiente, la tutela del patrimonio culturale, l’inclusione sociale, la condivisione del benessere economico e la creazione di lavoro dignitoso. I benefici sono molteplici: salvaguardia del territorio, valorizzazione delle culture locali, diffusione di stili di vita sostenibili, sviluppo di progetti a lungo termine, crescita del benessere e dei posti di lavoro, rispetto dell’ambiente e promozione della pace.

La sostenibilità del turismo può essere valutata attraverso il framework MST (Measuring Sustainable Tourism), che integra dimensioni economiche, ambientali e sociali, analizzando flussi di visitatori, risorse idriche ed energetiche, rifiuti, emissioni, ecosistemi, occupazione, governance e distribuzione dei benefici.

Excursus storico dell’economia politica

Infine, un breve excursus storico mostra come l’economia politica si sia evoluta nel tempo. Nell’antichità era considerata una gestione domestica delle risorse. Con la nascita degli stati moderni, tra XV e XVI secolo, si sviluppa come disciplina autonoma. Nel XVII secolo William Petty introduce la “aritmetica politica”, segnando l’inizio dell’economia politica moderna.

Nel periodo mercantilista (XVI–XVII secolo), la ricchezza di una nazione era identificata con l’accumulo di oro tramite esportazioni superiori alle importazioni. I fisiocratici (XVII–XVIII secolo), guidati da Quesnay, ritenevano che la ricchezza derivasse dal surplus agricolo, considerato parte dell’ordine naturale. I classici (XVIII–XIX secolo), come Smith, Ricardo e Mill, fondavano la loro visione sulla fiducia nella ragione e nel mercato, sostenendo il liberismo e la divisione del lavoro.

Abbiamo poi i fisiocratici e la nouvelle science, che va dal 17 al 18 secolo, il maggiore esponente è Francois Quesnay. L’idea centrale è che la ricchezza è data dall’eccesso di produzione materiale rispetto ai mezzi di produzione per realizzare la stessa; tale ricchezza viene realizzata soprattutto nel settore dell’agricoltura.

I classici vanno dal 18 al 19 secolo, i maggiori esponenti sono Adam Smith, David Ricardo e John Stuart Mill. L’idea centrale è quella della fiducia nel progresso dell’uomo guidato dalla ragione e fiducia nel mercato. Abbiamo una catena da seguire ossia ostacolo al commercio → ostacolo alla divisione del lavoro → ostacolo all’aumento della produttività → ostacolo alla crescita della ricchezza di una nazione.

Karl Marx nasce a Treviri nel 1818, la sua idea centrale ha forti legami con la scuola classica e il nodo centrale è l’ingiustizia del sistema capitalistico, che determina un insito antagonismo tra le classi.

Scuola marginalista = sviluppatasi tra il 1870 ed il 1890, la metodologia marginalista è quella che ancora oggi con il Monetarismo esercita maggiore influenza. Le idee centrali sono = alla contrapposizione delle classi sociali viene sostituita l’armonia degli interessi, l’idea marxista di un sistema caratterizzato da sprechi di risorse viene sostituita da quella di un sistema capace di soluzioni efficienti e l’idea dell’ingiustizia viene sostituita con quella di profonda equità.

Economia politica 25.10

La microeconomia si occupa delle decisioni individuali relative a beni particolari e studia simultaneamente i mercati di tutti i beni e servizi. Essa fornisce una spiegazione del meccanismo complessivo che determina produzione, consumo e scambio in un dato istante. L’economia è una forma mentis: abbiamo problemi di soldi, problemi micro e macroeconomici. Ci occupiamo del singolo mercato, dell’impresa e del consumatore, delle decisioni individuali come reddito nazionale e inflazione, che appartengono alla macroeconomia. Siccome a volte parliamo di equilibrio economico generale, la microeconomia studia anche i mercati. L’individuo massimizza il proprio risultato dati i mezzi: fermo restando tutto quanto, io massimizzo il profitto o la mia utilità, oppure minimizzo i costi. L’economia è una scienza sociale applicata alle persone.

Il modello economico è una semplificazione della realtà: ricorrendo a ipotesi semplificatrici, consente di prevedere il comportamento degli attori economici. Il principio del ceteris paribus indica l’effetto di una variabile economica su un’altra, mantenendo ferme tutte le altre. In questo modo si considerano fattori come prezzi, gusti e preferenze, reddito, prezzo dei beni correlati e numero di consumatori, che influenzano la domanda. Quando facciamo economia dobbiamo fare una semplificazione o ipotesi: cosa succede se varia il prezzo di un bene? Per capire cosa succede dobbiamo ipotizzare che tutto il resto sia fermo. Quando parliamo di economia parliamo di esseri umani e le variabili sono infinite. La statistica entra nel discorso appena fatto, ossia quando cerchiamo di semplificare.

Organizzazione economica

I problemi dell’organizzazione economica si riassumono nelle domande “quanto produrre, come produrre e per chi produrre”. Gli input sono tutti quei beni e servizi utilizzati dalle imprese nei processi produttivi, come terra o risorse naturali, lavoro e capitale. Gli output sono invece i beni e servizi ottenuti dalla produzione, che possono essere impiegati in ulteriori processi produttivi o consumati.

La questione del “quanto produrre” può avere infinite soluzioni, comprese tra le scelte di libero mercato e quelle di economia pianificata. Nel libero mercato i bisogni dei consumatori vengono segnalati attraverso i prezzi, che fungono da indicatori di scarsità. Nell’economia pianificata, invece, la produzione è guidata da piani pluriennali formulati dallo Stato, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze della popolazione. Le teorie neoclassiche affermano che l’impresa deve decidere quanto produrre, come e per chi. Cosa produrre significa capire in quale mercato posizionarsi e in quale segmento operare, come produrre implica scegliere se farlo con persone oppure da sola, e quanto produrre dipende dai dati e dalla concorrenza. Per questo dobbiamo guardare le statistiche dell’ISTAT. Nel libero mercato si dice che il prezzo dipende dalla scarsità: più un bene è scarso e più è prezioso. Nell’economia pianificata, invece, in alcuni casi può essere più utile la pianificazione. Il libero mercato a volte non funziona.

Il “come produrre” riguarda la scelta delle tecniche da utilizzare. Nel libero mercato la decisione risponde al criterio di convenienza dell’imprenditore o a ciò che consente una maggiore espansione dell’impresa. Nell’economia pianificata la scelta avviene cercando di mantenere un equilibrio tra vari obiettivi. Per Ricardo essa dipendeva dalle condizioni della domanda, per Marx dalla tecnologia dominante, mentre per i neoclassici dai prezzi dei fattori produttivi, a loro volta legati alla disponibilità degli stessi. Oggi la sfida dell’imprenditore è quella di essere sostenibile. Quando la sostenibilità, che è la parola chiave del momento, e l’intelligenza artificiale diventano disinformazione, si parla di greenwashing: una pratica di marketing ingannevole in cui un’azienda si presenta come ecologica e sostenibile attraverso dichiarazioni esagerate, vaghe, fuorvianti o false, senza però apportare reali cambiamenti alle proprie pratiche ambientali.

Il “per chi produrre” si può analizzare sia dal punto di vista teorico sia da quello realistico. Dal punto di vista teorico, alcune teorie studiano la distribuzione in termini di antagonismo (Ricardo, Marx, Kaldor), mentre altre la spiegano in termini di armonia ed equità (neoclassici). Dal punto di vista realistico, nel libero mercato un ruolo importante è svolto dai rapporti tra i vari gruppi, mentre nelle economie collettiviste il problema è di garantire a ciascuno la stessa quantità secondo il rendimento.

Tipi di mercato e concorrenza

I diversi tipi di mercato dipendono dal numero di produttori e dalla differenziazione dei prodotti. Se i produttori sono pochi si ha l’oligopolio, mentre se esiste un solo produttore si ha il monopolio, con molti produttori si può avere concorrenza perfetta o concorrenza monopolistica. Quest’ultima si verifica quando i prodotti sono differenziati e ogni venditore esercita un certo potere di monopolio, pur coesistendo con la concorrenza grazie alla possibilità di sostituzione. Quando abbiamo un solo consumatore si parla di monopsonio. La concorrenza non si basa solo sul prezzo ma anche sulla differenziazione del prodotto. Tutto ciò funziona con l’Homo Economicus, che evita il lavoro inutile, agisce in modo egoista, prende decisioni razionali e persegue la ricchezza.

La libera concorrenza perfetta si realizza quando nessun operatore è in grado di influenzare il mercato. In questo contesto si ottiene il massimo profitto e la massima soddisfazione, con un’ottima allocazione delle risorse. Le condizioni necessarie sono la presenza di molte unità produttive piccole e incapaci di influenzare il mercato, l’omogeneità dei prodotti, la libera e completa informazione e la piena libertà di circolazione. La domanda è crescente, ma non è detto che alla variazione del prezzo aumenti o diminuisca. Ad un certo prezzo corrisponde una domanda. Se viene meno la libera e completa informazione, la concorrenza perfetta non può funzionare. Da

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiaram03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Perone Simona.
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