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L 1: Lezione e poikiai

Gli indigeni prima della colonizzazione greca

I Greci, al loro arrivo nel corso dell’VIII sec. a.C. in Sicilia e lungo le coste dell’Italia meridionale, non giunsero su terre deserte e disabitate.

Forte, infatti, era la presenza indigena con la quale i nuovi arrivati dovettero instaurare un rapporto, ora conflittuale, ora su per giù “amichevole”.

Gli storici greci poco o nulla ci riferiscono di questi indigeni, genti che a loro apparivano barbare, prive di storia: abbiamo alcuni nomi (Ausoni e Opici in Campania, Enotri in Basilicata e Calabria centro-settentrionale; Iapigi in Puglia; Siculi, Sicani ed Elimi in Sicilia, ecc.) e poche altre notizie generiche e vaghe.

Per di più gli etnonimi a noi tramandati non identificavano la singola civiltà, quanto i gruppi e le comunanze etniche, per cultura e istituzioni affini, oltre che la lingua.

La storiografia ellenica li fa nascere prima ancora della guerra di Troia (1192-1183 a.C.): ciò vale per Eratostene, ad esempio.

È questo, dunque, indagabile solo per mezzo dell’evidenza archeologica, il cd. periodo che si definisce della “Protostoria”, ma è entro di esso che si vengono a creare le popolazioni cui i Greci sottrarranno la terra, o che comunque avranno notevolmente a che fare.

I Micenei in Italia

A dire il vero l’Italia meridionale e la Sicilia sono, già durante l’Età del Bronzo, teatro di intensi contatti tra indigeni e navigatori micenei (espertissimi e dominatori dei mari per il periodo che va dal XVI/XV sec. – XIII/XI sec. a.C.), ben documentati dal rinvenimento di frammenti ceramici e di oggetti di metallo di produzione egea in numerosi contesti protostorici italiani. 1

Queste relazioni micenee sono rivolte con l’Occidente per l’approvvigionamento metallifero e sono preponderanti nel periodo che va dal XIV sec. al XIII sec. a.C. quando, caduta Creta, i micenei impongono la propria talassocrazia (rinvenimenti nel Brindisino, golfo di Taranto, Calabria ionica, Sardegna, penisola iberica – e con coinvolgimento anche di isole quali Rodi e Cipro – sono intensificati i rapporti anche con i parti dell’area levantina, con nuovi scali alla delta del Nilo, sulla costa libica, e simili).

A partire dal XII sec. poi sorgono i primi centri emporici finalizzati al commercio in punti strategici e non frequentati dai soli micenei (che non sono da considerarsi “colonie” ante litteram!).

Con la caduta della civiltà palaziale, a partire dall’XI sec. a.C., si verifica quella cesura tipica fra i contatti con l’Occidente che è figlio dell’”età buia” che si vive

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

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