Timoteo Carpita
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TEMPO PADRONE DELL’UOMO
Percorso per la prova orale dell’esame di Stato 2005/2006
Liceo Ginnasio S.Properzio
“Sono uno che osserva e quando si osserva si ha una posizione una vedetta dalla quale osservare
qualcosa, se stessi e gli altri”.
DI PASSAGGIO
di Franco Battiato
Album : “L’imboscata”, 1996
[È la stessa cosa, che è viva e morta,
che è desta e dormiente, che è giovane
e vecchia. Queste cose infatti,
ricadono nel mutamento in quelle,
e quelle viceversa in queste.]
ERACLITO, Frammento 88
Passano gli anni,
i treni, i topi per le fogne,
i pezzi in radio,
le illusioni, le cicogne.
Passa la gioventù,
non te ne fare un vanto:
lo sai che tutto cambia,
nulla si può fermare.
Cambiano i regni,
le stagioni, i presidenti, le religioni,
gli urlettini dei cantanti...
e intanto passa ignaro
il vero senso della vita.
Si cambia amore, idea, umore,
per noi che siamo solo di passaggio.
L'Informazione, il Coito, la Locomozione.
Diametrali Delimitazioni,
Settecentoventi Case.
Soffia la Verità
nel Libro della Formazione.
Passano gli alimenti,
le voglie, i santi, i malcontenti.
Non ci si può bagnare
due volte nello stesso fiume,
né prevedere i cambiamenti di costume.
E intanto passa ignaro
il vero senso della vita.
Ci cambiano capelli, denti e seni,
a noi che siamo solo di passaggio. Dicendo; "Addio sole!"
Cleombroto d'Ambracia
da un alto muro
si gettò nell'Ade.
Non gli era capitato alcun male
che fosse degno di morte;
aveva solo letto
uno scritto di Platone:
quello intorno all'anima.]
Callimaco, Epigrammi, XXIII
e il πάντα ρέι ripreso da
ERACLITO BATTIATO
Battiato collocandosi su una vedetta dalla quale osserva se stesso, gli altri e la realtà, afferma che
tutto cambia, nulla si può fermare.
Dice che passano i treni, le illusioni, la gioventù e che cambia amore, idea e umore l’uomo che è
solo un essere di passaggio (il titolo della canzone).
Battiato quindi riprende i contenuti del filosofo greco Eraclito (vissuto ad Efeso tra il VI-V a.C.).
Non a caso infatti la canzone inizia con il frammento 88 di Eraclito letto in greco antico da Manlio
Sgalambro (filosofo siciliano contemporaneo amico di Battiato) e nella seconda strofa scrive “non
ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”, citando quasi letteralmente il frammento 49a.
Frammento 88
[È la stessa cosa, che è viva e morta,
che è desta e dormiente, che è giovane
e vecchia. Queste cose infatti, ricadono nel mutamento in quelle,
e quelle viceversa in queste.]
Battiato vuole comunicare quanto già tra il VI-V sec. a.C. andava affermando Eraclito: che esiste
una eterna dinamica di tutte le cose, per cui ogni aspetto della realtà cambia divenendo il suo
opposto.
Eraclito coniò l’espressione πάντα ρέι( tutto scorre), anche la vita dell’uomo costituisce un
mutamento incessante come il fluire delle acque di un fiume per cui è impossibile bagnarsi due
volte nello stesso fiume.
Così Battiato, dopo Eraclito, riconoscendo il continuo mutamento del reale non si stupisce
nemmeno se cambiano le persone più potenti, o vecchie credenze religiose vengono abbandonate
per delle nuove.
Non è turbato dal non poter possedere l’attimo che già non è più presente.
Eraclito infatti dice che questa dimensione del divenire, che la realtà delle cose si manifesta
attraverso una relazione tra contrari (ciascun aspetto si oppone all’altro ma si sviluppa anche
nell’altro),questa conflittualità comunque non è l’ultima parola sulla realtà, oltre la contesa vi è un
livello più profondo di accordo.
E dice di ritrovare questa armonia nascosta nell’unità degli opposti.
Compito del sapiente è proprio quello di ricercare questa armonia, e farla propria. Trovare il legame
tra i contrari, il λόγος.
Chi si ferma al πόλεµος πατέρ πάντων e non va alla ricerca del livello più profondo di accordo, del
λόγος, è sicuramente in balìa del tempo.
Come dice Battiato passerebbe ignaro “il vero senso della vita”.
SENECA si ferma al COTIDIE MORIMUR
Anche per Seneca (5-4 a.C.-65, scrittore latino) il sapiente ha un compito ben preciso.
Deve insegnare agli altri la sua filosofia di vita.
Deve insegnare che bisogna vivere nel presente, senza assurde aspettative considerando ogni
propria giornata come se fosse l’ultima.
Lo scrittore latino nel De Brevitate Vitae sottolinea come la vita dell’uomo non è corta ma è l’uomo
che la rende tale concentrandosi in attività inutili.
Per Seneca bisogna rendersi consapevoli del cotidie morimur, e conseguire il completo possesso del
tempo attraverso la ratio, come fa il saggio stoico.
Si tratta, però, di un possesso del tempo che crea turbamento nell’uomo.
E’ vero che fa sì che l’uomo comprenda che la vita non è corta.
Ma fondamentalmente rende chiaro all’uomo che è destinato a morire e non può fare niente per
vincere la morte. SHAKESPEARE sfida il TEMPO TIRANNO
Per William Shakespeare (1564-1616, drammaturgo inglese) invece c’è un modo per vincere la
morte : affidarsi alla poesia esternatrice.
SONETTO XIX
Devouring time blunt thou the Lion’s paws,
And m