Estratto del documento

Istituto d’istruzione secondaria superiore

Liceo classico, scientifico e socio-psico pedagogico

“V. Linares” di Licata (AG)

A cura di classe 5^ C indirizzo scientifico

Antonio Ballacchino. Anno scolastico 2008/2009

Prefazione

La scelta di questo tema può sembrare alquanto inusuale e inappropriata ai lettori di questa tesina, vista che a comporla e presentarla è chiamato un ragazzo di 19 anni nel pieno cioè della sua giovinezza e che ha ancora tante opportunità e prospettive future. Il pensiero infatti, è stato sempre legato ad una visione negativa della vita e del mondo.

In effetti a chi dà questa interpretazione non si può dar torto, ma a questa visione cupa della vita io vorrei contrapporre il lato positivo che questo pensiero ha prodotto. Chi di noi non è stato almeno per un momento pessimista nella propria vita? Io credo proprio nessuno, dato che la vita ci mette dinnanzi sia gioie che difficoltà che a volte si crede di non essere in grado di superare.

Ebbene è proprio questo sentimento che ci spinge a reagire e a cercare una via d’uscita utile per superare i nostri ostacoli e a vivere meglio. Un esempio di questa reazione l’abbiamo avuta di recente in occasione di un evento devastante come il terremoto in Abruzzo che ha messo in luce la solidarietà e l’amor di patria degli italiani.

Nella stesura di questa tesina mi propongo proprio di mettere in luce quest’ottica del pessimismo, di far emergere cioè gli slanci di vita e i prodotti positivi che questo sentimento ha suscitato nel corso della storia e in particolar modo negli autori che di esso ne hanno fatto una caratteristica inconfondibile della propria personalità.

In questo modo mi prefiggo di attribuire interesse e vitalità a un tema che appare a prima vista noioso e patetico, ma che in realtà nasconde delle qualità più poderose di altri facili visioni “rose e fiori”, della vita, fatte da soli escludendo delle realtà che l’uomo inevitabilmente è portato a vivere nella propria esistenza.

In conclusione ci tengo a dire che chi vi espone questo lavoro non è un pessimista che passa la vita crucciandosi dei mali del mondo, ma solo colui che possiede, o almeno prova ad avere nella sua modesta quotidianità, una visione della vita di cui fanno parte le varie felicità, emozioni, gioie, ma anche, purtroppo, momenti difficili e ostacoli che il più delle volte si riescono a superare grazie ad una nostra forza di volontà che ci spinge a reagire contro le avversità.

2 Scienze

I fenomeni sismici

Filosofia inglese

Arthur Schopenhauer William Blake

Italiano latino

Giacomo Leopardi Tacito

Storia storia dell’arte

I moti rivoluzionari Eugène Delacroix

dell’800 3

Scienze

I fenomeni sismici

Nel corso degli anni, la vita ci ha insegnato, attraverso grandi eventi più o meno catastrofici, a guardare la natura che ci circonda in maniera pessimistica. Il mondo in cui viviamo, infatti, è contraddistinto da vari fenomeni che mettono spesso in pericolo la vita delle persone.

Tra queste manifestazioni occupano grande rilievo i fenomeni sismici che soltanto nell’ultimo secolo (secondo i dati dal 1905 a oggi) hanno provocato più di un milione e trecentomila vittime senza contare gli enormi disastri ambientali e i costi per la ricostruzione delle città distrutte.

La causa di tutti questi danni è il fatto che ancora oggi l’uomo non è pienamente capace di prevedere questi fenomeni che si verificano così all’improvviso.

Per prevenire e quindi evitare disastri sarebbe importante capire come si originano i terremoti e quali siano le loro caratteristiche. I geologi, a questo proposito, hanno cercato di formulare delle ipotesi che spiegassero in modo valido questi meccanismi.

Un’importante teoria è quella del rimbalzo elastico, secondo cui le rocce che si trovano nella litosfera sono sottoposte a pressioni di notevole intensità.

Le rocce in questo stato assumerebbero inizialmente un comportamento elastico deformandosi e accumulando energia finché, una volta superato il limite di elasticità, la roccia si spezzerebbe formando una faglia, cioè una frattura della crosta terrestre lungo la quale i due blocchi rocciosi si muovono in senso opposto.

Questo movimento farebbe così liberare in un preciso punto, detto ipocentro, l’energia accumulata in precedenza che si propagherebbe così sotto forma di onde fino a raggiungere l’epicentro, ovvero il punto della superficie terrestre situato verticalmente sopra l’ipocentro.

Come detto, l’energia si propaga tramite onde e precisamente tre tipi di onde: onde P, S ed L. Le onde P sono quelle più veloci (viaggiano fino a 8 Km/s) e per questo sono avvertite prima delle altre. Esse provocano una variazione di volume, comprimendo e dilatando il materiale che attraversano.

Le onde S, invece, sono più lente (2.3-4.6 Km/s) e causano solo una deformazione dei materiali attraversati e per questo si propagano solo nei solidi. Le onde L, infine, sono quelle che giungono alla superficie e hanno una velocità inferiore (circa 3.5 Km/s) rispetto alle altre. Queste onde dissipano però la loro energia molto lentamente causando così maggiori danni.

I movimenti della terra vengono tenuti sotto controllo attraverso sofisticati macchinari, chiamati sismografi, che tracciano su di un foglio le onde sismiche, qualora si verificassero, attraverso il disegno di un sismogramma.

Anche se di difficile lettura, i sismogrammi sono molto utili per misurare la magnitudo, cioè la forza del terremoto, che si misura usando la scala Richter, che tiene conto di un sismogramma di riferimento ed è logaritmica.

Oltre alla scala Richter, esiste un’altra scala, detta delle intensità, o Mercalli, che tiene conto dei danni provocati dal terremoto prendendo in considerazione i danneggiamenti a persone, animali, costruzioni ed elementi naturali. Quindi più gravi sono i danni più alto è il grado della scala.

La scala Mercalli ha un valore massimo stabilito a XII, al contrario di quella Richter che, invece, non ne ha e può assumere qualsiasi grado. Inoltre la scala delle intensità ha una qualità molto relativa visto che la stessa forza di un terremoto può provocare differenti valori essendo influenzata da diversi fattori, come la presenza di centri abitati o anche la conformazione geologica del territorio.

Il panorama agghiacciante di L’Aquila, città dell’Abruzzo, colpita dal terremoto il 6 aprile 2009. Le scosse, che si sono percepite in tutta l’Italia centrale, hanno raggiunto il loro apice alle ore 3.32 della notte sorprendendo migliaia di persone. L’entità del terremoto è stata di 5.8 gradi Richter e tra l’8° e il 9° grado Mercalli.

L’evento ha causato la morte di 308 persone, tra cui molti studenti universitari di tutta Italia che si trovavano nella casa dello studente crollata poco dopo la scossa. I danni alle costruzioni sono stati ingenti e hanno costretto i superstiti a vivere in baracche come dei profughi in attesa che lo Stato italiano intervenga per la ricostruzione delle case.

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Altra immagine del terremoto in Abruzzo del 2009 in cui si vedono i soccorritori al lavoro alla ricerca di possibili corpi tra le macerie.

Dopo aver cercato di capire quali sono le cause che provocano queste scosse sismiche, si è tentato di trovare qualche soluzione per prevenire questi eventi provando almeno a limitare i danni.

È per questo che sono stati elaborati diversi piani di prevenzione dei terremoti. Uno di questi è quello di tipo probabilistico che tiene conto del pericolo sismico di un’area e della probabilità che si verifichi o meno un terremoto sulla base degli eventi sismici del passato.

Con la previsione deterministica si cerca, invece, di monitorare le faglie esistenti valutando eventuali variazioni che potrebbero essere segnali premonitori di nuove scosse sismiche.

Inoltre negli ultimi anni si sono elaborate carte sismiche sempre più precise e si sono intensificate le costruzioni antisismiche e i piani di evacuazione e di soccorso che educano le persone al modo in cui ci si debba comportare di fronte a questi fenomeni.

I terremoti e soprattutto questi mezzi di prevenzione sono l’esempio più evidente del pessimismo che nutre l’uomo nei confronti della natura. Esso comunque è un pensiero positivo perché se l’uomo non pensasse in maniera pessimistica egli continuerebbe a soccombere alle catastrofi naturali inerme, invece proprio per questo pensiero, tanto negativo quanto più prezioso, egli reagisce alla natura cercando di prevenire e quindi limitare il più possibile i danni.

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Filosofia

Arthur Schopenhauer

Un filosofo che più di tutti impersona il pensiero pessimista è sicuramente Arthur Schopenhauer, nato a Danzica nel 1788 e morto a Francoforte nel 1860. Per anni le sue idee sono state, non a torto, legate a questo tema.

Egli, infatti, influenzato da varie dottrine filosofiche precedenti quali il platonismo, il kantismo e tratti della filosofia orientale, ha costruito un pensiero che inevitabilmente sfocia in una visione nettamente pessimistica della vita.

Partendo dal distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé, egli finisce per affermare che il fenomeno non è altro che una parvenza o illusione, essa “è Maya, il velo ingannatore”, come scrive lo stesso filosofo nella sua opera più importante “Il mondo come volontà e rappresentazione”.

Quindi la vera realtà è la cosa in sé che Kant ha solo intuito mentre Schopenhauer si vanta di aver trovato. Egli riflette sul fatto che l’uomo non è soltanto spirito o rappresentazione ma è anche e soprattutto corpo.

A questo punto il filosofo afferma di aver “squarciato” il velo di Maya poiché ha messo in luce la vera cosa in sé che consiste nella volontà di vivere. Quest’ultima è l’essenza del mondo poiché ogni essere vivente che esiste in questa realtà è spinto a vivere e continuare a vivere.

Da queste constatazioni, il filosofo deriva tutto il suo pessimismo sull’esistenza: poiché volere significa desiderare, e desiderare significa trovarsi in uno stato di tensione, per la mancanza di qualcosa che non si ha e che invece si vorrebbe avere, l’uomo, che è più consapevole di questo fatto, è portato a soffrire e quindi a provare dolore.

Inoltre egli aggiunge che se nel caso questo desiderio si placasse o comunque venisse meno subentrerebbe un altro sentimento, la noia. Il piacere, la gioia ha solo un ruolo marginale nella vita poiché deriva dal dolore ed è destinato a durare poco.

Tutto ciò lo porta ad affermare che la vita è “un pendolo che oscilla tra dolore e noia” e a fare delle agghiaccianti considerazioni: “tutto soffre”, dal fiore che appassisce al vecchio uomo che muore; “più intelligenza avrai, più soffrirai”, alludendo al fatto che chi come l’uomo ha maggiore consapevolezza della volontà di vivere è portato a soffrire maggiormente; il valore illusorio dell’amore, il cui fine è l’accoppiamento e quindi la procreazione e il mantenimento della specie e della cosa in sé.

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